• Fiat: “anche il sequestro politico non armato” alla francese

    Fiat Piccolo acronimo dal grande e potente segno. Segno grafico imposto nel tempo della prorompente epopea industriale italiana. Segno dei tempi con la personificazione del prefascismo, del fascismo e del post fascismo comportamentale e dei costumi ed usi degli Agnelli. Segno attuale del globalismo e gigantismo apparentemente da industria primaria. In realtà da potenza economica ibrida con elevate quote decisionali (economiche, politiche, industriali perfino) in mano a finanze italiane ed estere e a banche italiane ed estere. Di fronte a questo Golia, da sempre nella pratica quotidiana, e nella memoria diffusa, nel cosiddetto immaginario collettivo, un antagonista: la classe operaia. I metalmeccanici. Ma, nel tempo, proprio perché i lavoratori sono Davide, ma non sono scemi, hanno saputo distinguere il crogiuolo delle lotte operaie, dall’insieme delle lotte dei lavoratori. Hanno evitato le sottigliezze dei camici bianchi differenti da…. Ma un po’ il clima politico, molto la grancassa padronale, hanno invogliato e fatto credere ai colletti bianchi che c’era una aristocrazia operaia da respingere. Fu la marcia di Torino e l’inizio dello smembramento dei fabbriconi in policentri che decentrarono il lavoro. Di fatto indebolirono le rappresentanze dei lavoratori, disperdendole. E polverizzarono l’universo del famoso indotto addosso ad ogni piccolo centro, di fatto regionalizzato: Melfi, Pomigliano, Cassino, Termini Imerese etc. Oggi, il Grande Disegno. Il vincente Marchionne che (sia detto chiaramente, ha avuto come unico merito quello di condividere –e non facendolo pagare al padrone- ciò che i sindacati Interni Fiat ed esterni ma del settore dicevano da tempo, il mestiere fiat è fare auto e non accumulare finanze creative!) appare agli occhi del mondo come un piccolo mago, non lo è. Per questo, il confronto e lo scontro, sia nazionale che globale, non può prescindere da questo giudizio. Altrimenti diventa (e inutilmente oltre che eticamente intollerabile) la guerra dei garantiti siti “italiani” contro quelli meno garantiti “tedeschi” e degli “americani” chi se frega. Non è così questo gioco. E non è un gioco è un dramma. Un dramma che può avere risposta solo utilizzando la stessa matrice: redistribuire la ricchezza. All’interno di questo, e solo all’interno di questo assunto, valido a Chicago, come a Francoforte così come a Melfi e Torino c’è il ruolo della rappresentanza sindacale. Sindacato che non deve scandalizzarsi delle “fratture all’interno” che sono tutt’altro segno dall’impazzimento sociale, dal luddismo, o dai sindacati gialli. Le “fratture dall’interno” possono riguardare la rappresentanza, il disagio fatta rabbia, l’asfissia degli orizzonti che il comportamento di Marchionne e c. non valutano, anzi sembra utilizzino come semi-ricatto. Questa tensione è drammatica. Hanno ragione gli osservatori della sinistra che sottolineano ciò. Ma non è pericolosa e non va strumentalizzata né per pacificare (ridicola Marcegaglia), né per disinteressarsene (col cazzo che parla il loquace piduista o l’inutile fascista governativo di turno). Parlano degli spintoni…Persino Rinaldini credo possa essere d’accordo nel dire che “vengano uno cento mille spintoni” se si fa un vero accordo industriale dalla parte dei lavoratori e togliendosi dalle scatole inutili trattative da pantomima filogovernativa. Detto ciò resta il comportamento letto come messaggio. Ai lavoratori che hanno rotto il tabù Fiom va fatto sapere a chiare lettere che il messaggio è arrivato. Che la “frattura interna” può essere sanata. Ma che i contenuti della piattaforma, la trasparenza per gestirla, i tempi per articolarla e le forme di lotte per combatterla saranno di tutti.Anche se si sceglierà il “sequestro politico non armato” come in Francia. (maurizio aversa)
  • pietre

    la loro consistenza è fatta per testimoniare che la durezza è una cosa che oltre ad essere spiegata, descritta, temuta o ricercata; è, anche un punto fermo. Sì, la pietra ha insito nella parola che sia una cosa consistente e dura. Sarà per questo che decenni fa chi organizzava gli operai, anzi i proletari – quelli che non avevano altro che vendere l’azione possibile con le proprie braccia – ricorrevano alla semplicità degli esempi alla portata di tutti. Sarà per questo che, anche nel tempo, le parole semplici (oltre che le analisi complicate) hanno sempre affascinato gli “intellettuali organici” quelli che non si sono mai sognati di tradire la classe operaia, i lavoratori, che quindi, hanno utilizzato e divulgato i significati di quelle parole. Sia nel loro valore concreto (cosa rappresentavano e rappresentano: il martello, la falce, la pietra etc) che nel loro significato allegorico. Così ancora oggi, tra le parole in uso nel linguaggio del confronto della politica organizzata (soprattutto di sinistra), nei confronti sulle questioni prioritarie (soprattutto economiche), nei riscontri delle ipotesi e proposte (soprattutto sindacali e contrattuali), è ricorrente l’uso della parola pietra. Una delle tante metafore in uso in questi giorni, in queste ore, è “le parole sono pietre”; il pensiero è una pietra di paragone; il muro di sostegno della casa comune che si sgretola pietra dopo pietra. Chissà se Fausto Bertinotti, Franco Giordano, Gennaro Migliore e Nichi Vendola abbiano avuto modo, in queste ore di riflettere su tale circostanza. Banalmente. Il bipolarismo, sembra non sopravvivere né alla legislatura, né al duemilanove e neppure a Veltroni e Berlusconi. La crisi economica che decreta la fine degli osanna per il liberismo somiglia all’anticamera dello sfascio totale a cui dover rispondere solo col cambio di fase o di sistema ( ma senza predeterminazionismo immobile) ovvero con una alternativa sociale al capitalismo. Le forze operaie, o di ispirazione e provenienti dal ceppo del movimento operaio (inclusi i milioni di persone che non sono in fabbrica o cantiere o ufficio e sono de-contrattualizzati) hanno la oggettiva necessità di rispondere alla deriva culturale, sociale e politica in cui è sprofondata parte della sinistra. Il compito è gravoso. La via è semplice. Riunire l’idea originaria, che è moderna perché la situazione di questa fase storica ha esattamente la medesima matrice dellos contro originario: con altri nomi, altri soggetti, ma stesse conseguenze. La crisi la fanno pagare ai più deboli. I soggetti di difesa dei lavoratori e dei cittadini deboli (per esempio gli studenti o i pensionati) vengono attaccati, emarginati, svuotati. E’ semplice la risposta. Riunirsi, con l’originaria idea comunista, chiamare a raccolta i più e dimostrare che questo pensiero duro come le pietre; può essere termine e pietra di paragone per chiunque si smarrisca; basta fare riferimento ad un po’ di analisi concreta di chi sta pagando (operai, lavoratori, pensionati, studenti, migranti, donne…) di chi si sta colpendo (sindacati di sinistra, partiti di sinistra, movimenti non allineati…) di quale uscita viene proposta (presidenzialismo plebiscitario, destra arrembante e neofascista, razzismo come modello sociale…) per capire in un sol colpo che il maggior comune denominatore si deve fare con le parole che sono pietre. Con i pensieri duri e comprensibili. Ecco, questa è la fase dell’unità dei comunisti che può essere artefice della ricostruzione del solido muro della casa della sinistra fatta con le pietre di tutti a cominciare da quelle delle idee comuniste. Ecco perché l’argilla non lavorata e non cotta di Vendola e gli altri compagni rischia semplicemente di sciogliersi con la prima pioggia intanto che il Pd modernizzato non capisce più ne cosa sia una pala, né una carriola e calpesta l’argilla che non userà: figurarsi le pietre!
  • massimo

    massimo è il profitto che cerca ogni padrone che si appresta ad attivare la sua più grande fatica: prender una idea, renderla tecnicamente valida, irretire - per fame, per necessità, per illusione perfino - uno o centinaia di lavoratori e ricavarne il di più. Che proprio perchè i più ne cerca il massimo. Anche una scuola, una università, che sia capace di insegnare e trasmettere il sapere; e trasformare questa azione con un ritorno di nuovo sapere che si autoalimenta dell'ampliamento delle conoscenze, è il massimo di democrazia del sapere che si può auspicare. Totalmente differente dal sapere centellinato, passato sottobanco a pochi eletti; così come la possibilità di "accedere" a sminari esclusivi; a corsi riservati; a cenacoli preselezionati ad invito; questo è quello che rappresenta il massimo della divisione di classe del sapere; questo è il massimo della raffinatezza ello sfruttamento che si può mettere in campo da parte di una classe dirigente e padronale capitalistica. Ma, massimo è anche un dirigente del Pd. Un ex presidente del consiglio. Un ex segretario. Un ex capopartito e capo parlamentare. A suo dire non un ex comunista. Pensa, il massimo in questione - è questo è davvero il massimo - che sia il più comunista rimasto in circolazione. Il colorito personaggio del film di Verdone direbbe: mica so' comunista così (con un pugno alzato), io sso' communista cosììì (raddoppiando le doppie, alzando il tono della voce e tutte e due i pugni in alto!!!). Ecco, poichè questa cavolata, a parte il luogo che si prestava al gioco delle parti (una intervista comica di Crozza nel suo show), è tale che non avrà bisogno di alcuna smentita, noi vogliamo solo rivolgere un pensiero conclusivo sull'argomento Pd-comunismo: forse qualcuno lo è stato; forse anche al meglio; forse molti sono pentiti di aver buttato bimbetto e acqua sporca insieme restando solo con la bacinella unta di sapone; forse parecchi stanno pensando di riaprire una linea di credibilità a quei comunisti che sono rimasti coerenti e non si sono mossi al meglio della furbizia e scaltrezza di qualche massimo che stava di là; tutti però possono giudicare che fare cinque minuti di comunista è bello, far sembrare di esserlo e non pensarci proprio è astuto ma essere comunisti, dirlo ed agire come tali è il massimo. Tastorosso
  • chiave

    Negli anni sessanta, per usare una metafora che fosse ben compresa dal popolo minuto (pensate sia alla scarsità di media che divulgavano notizie, così come al bassissimo taso di scolarità) Pietro Nenni, per intendere che i socialisti stavano facendo un passo per andare a governare e portare una ventata di riforme (la storia vuole che sia stato fatto con l'accordo del Pci di Togliatti) nell'esecutivo fino ad allora solo democristiani, disse questo concetto: entriamo nella stanza dei bottoni così avremo la chiave per le decisioni. E' importante la chiave. Simboleggia il possesso, ma anche la condivisione; il focolare e la casa, ma anche il paese d'origine. C'è chi, questa chiave, la vive con una simbologia ancora più drammatica, tragica. Sono i palestinesi cacciati dalle proprie terre e che ora sono esuli in Libano (come nei campi di Shabra e Chatila); in Giordania (nei dintorni di Damasco così come in tutto il paese); così come nella striscia di Gaza o in Cisgiordania. In tutte queste realtà, ogni famiglia palestinese ha appesa all'esterno della baracca, o della tenda o della situazione abitativa precaria in cui versa, una chiave. Che è insieme, la chiave materiale della casa che è stata costretta ad abbandonare e che magari ora è abbattuta. Che è anche una chiave simbolica perchè sta lì a sottolineare che l'intento e l'obiettivo della vita - insieme rivendicazione e sogno d'ogni singolo palestinese - è fare ritorno "a casa" portando le proprie chiavi. Per questo la manifestazione di sabato 29 è stata aperta, ancor prima della bandiera palestinese, da una gigantesca chiave che simboleggia questo sogno-diritto. Oggi, poi, a pochi giorni dal documento internazionale firmato a Damasco sul diritto al ritorno; questo simbolo ha maggior forza di diritto perchè sotto l'egida internazionale si è scritta una importante pagina per ogni rifugiato in esilio, a maggior ragione proprio per il popolo palestinese, in quanto è stato riconosciuto il diritto al ritorno. tastorosso
  • contenuto

    di una bottiglia o di una busta tetrapak di latte è il latte. E, solitamente, quando voglio acquistare del latte, pur avendo preferenze tra vetro o tetrapak o pet o plastica, mi è abbastanza facile decidere di prendere l'uno o l'altro involucro in quanto ciò che mi fa decidere è il contenuto, il latte stesso. Allo stesso modo, se nello scompartimento del lattaio o del supermercato trovo tante bottiglie tutte insieme, o tante marche di bottiglie tutte insieme, ovvero solo un paio di tipologie del latte che sto cercando io, ciò che mi farà decidere quale acquistare è quel latte che piace a me. No, non sono impazzito, nè devo proporvi il tre per due alla coop. E' semplicemente che questo banale esempio su contenitore e contenuto mi è venuto in mente dopo aver letto l'agenzia stampa della Dire in cui vari esponenti del Pd, in primis Tonini - braccio e mente destri di Veltroni - che spiegano cosa e perchè lo faranno a proposito dello sciopero del 12 dicembre. Bene, Damiano, l'ex ministro, ex segretario della fiom, ha detto che anche se il Pd, suo partito, che dirige con altri, non partecipa nè aderisce, conta di stare lì al fianco degli operai. Al contrario, Tonini, ritiene sbagliato lo sciopero, sbagliato aderire, sbagliato partecipare. La chicca è la motivazione: perchè siccome lo promuove un solo sindacato, la Cgil, il Pd non vuole essere o fare da cinghia di trasmissione. Ed ecco il punto. Sia Damiano che Tonini, ci hanno parlato del tetrapak e della bottiglia. Ma del contenuto? Le motivazioni dello sciopero: contro il governo e contro i padroni (in verità la Cgil è stata pure timida nei manifesti, perchè ha chiamato a raccolta contro ...la crisi) sono o non sono condivise? Piace questo contenuto o no? Compagno Damiano se quel contenuto lo condividi non è una cosa da poco ricevere una sportellata in faccia dal tuo partito: è roba da mandarli al diavolo e cambiare collocazione (oppure è opportuno, per te restare? Appunto da opportunista?). Fratel Tonini, sii più esplicito, senza nascondere la linea del Pd dietro il tetrapak: tu non partecipi perchè la linea politica che esprimi in questo contenuto è pari a quella del governo e dei padroni: allora, con chiarezza mandaci al diavolo, a noi che saremo in piazza il 12 dicembre. E noi, ma anche gli altri lavoratori avranno più nitida l'immagine di fronte di chi sta con chi. E soprattutto dove sta nascosto l'amico del giaguaro. Il contenuto è il contenuto, la bottiglia è la bottiglia, specie quando è vuota. tatsorosso
  • sommarietto 22 novembre

    qui sotto, per il "moderno vocabolario politico-sociale" abbiamo aggiunto il tema "parte". Nelle pagine sopra la testata abbiamo arricchito di notizie e commenti i contenitori "Editoriale", "Internazionale" e "Bandierrossa". Nella prima pagina ciò che vedete anche in evoluzione, perchè, come possiamo, aggiorniamo con contributi "catturati" altrove, o giunti ad arricchire da singoli e soggetti sociali, o da noi sollecitati. Ultima nota odierna, per chi legge da Castelli romani e Lazio, stiamo partendo con la pagina specifica (sempre sopra la testata) Castelli.
  • parte

    la realtà delle cose, nella società occidentale, non ha armonia. Per lo più è divisa in due parti. Una parte che sfrutta e cerca alleanze, connivenze, sodalizi, complicità tutta volta a soggiogare un'altra parte che è solidale, debole e che cerca di resistere allo sfruttamento. Anzi ad opporsi ad esso e se vi riesce anche a smantellare lo sfruttamento stesso. Per lo più i capitalisti, molti corrotti, la stragrande maggioranza degli opportunisti, i padroni antelitteram ed i padroncini autoillusi di essere i padroni-capitalisti sono in questa parte. I lavoratori, i precari, i senza lavoro, gli artigiani che soffrono la doppia condizione di essere piccoli imprenditori imprigionati nel sistema ma che non vogliono sfruttare i propri addetti, chi opera nel sociale, è nella seconda parte. Per lo più i referenti politici della prima parte sono le attuali forze del governo guidato dal piduista Berlusconi (ma spesso a costoro va bene qualunque direzione filo governativa e filo potere), ma anche gli oppositori (loro malgrado) della destra, ma anche buona parte della attuale opposizione parlamentare (siano essi i dipietristi che i veltroniani). Al contrario, la seconda parte fa quasi tutta riferimento alla attuale sinistra extraparlamentare e a quell'arcipelago di sociale e movimento di idee ribelli e di comunisti non ancora ben organizzati. Ora per rendere le cose chiare, semplici, visibili e, quindi, costringere ognuno di noi che potrebbe essere debole, se solo, di fronte all'arroganza e alla prepotenza degli sfruttatori occorre fare una basilare operazione verità sulla parte e su ognuno. Ognuno ha il diritto di stare dalla parte che crede lo rappresenti: ma deve chiaramente essere riconosciuto che quella prima parte lo iscrive nella parte degli sfruttatori, dei capitalisti, dei padroni e delle destre. Così come, chi si crede di essere di sinistra, progressista, anticapitalista e contro gli sfruttatori non ha alibi di sorta, la sua parte è la seconda. Ora che per parte in commedia qualcuno si mascheri e si faccia gli affari propri, è umanamente comprensibile; un po' da fessi e francamente incomprensibile è reggere il moccolo e fare la clacque a chi mischia le carte fregando i più. Perchè, l'ultima cosa ce lo testimoniano i numeri, la prima parte basa il proprio inganno sociale e politico facendo credere ad ognuno che comunque potrà far parte del giro (degli sfruttatori e potenti ed averne i privilegi), ma non è così. Al di là dell'etica, che a nessuno di costoro frega nulla, è certificato che l'espansione della ricchezza nelle classi medio alte è aumentata per le altissime (euromultimilionari), ha fatto un piccolo balzo (circa 20.000 famiglie in tutta italia negli ultimi anni) per le classi medie (euromilionari) ed invece si è ristretta per la classe media (i benestanti che hanno proprie attività e proprietà). Ecco allora che la parte inconsapevole che si affida alla parte prima e alla destra governativa forse si sta fregando da sola. Ed ecco dimostrato che chi affida alla parte seconda pensando di garantirsi con gli oppositori comodi (Pd, Idv) si troveranno ugualmente turlupinati. Quelli che non hanno nulla da perdere e che sono già sostenitori della parte sana della società possono essere il solo punto di riferimento. Per rimettere, se non altro, le cose in chiaro e dare ad ognuna il proprio nome: i padroni sono padroni, la destra è destra, la sinistra è contro lo sfruttamento e il cambiamento nasce dalla lotta dell'opposizione sociale e politica non dai minuetti del teatrino gelliano. Quindi le due parti, in realtà vanno interpretate non come di quà e di là fittizie ma come sopra e sotto, e destra e sinistra: e la nostra scelta rivoluzionaria è far coincidere chi sta sotto con la sinistra. Allora il blocco sociale e politico potrà proporsi come parte della società che rappresenta gli interessi di tutti: contro solo gli sfruttatori. tastorosso
  • sommarietto 18 novembre

    E' allarmante l'assenza di notizie certe di quanto stia accadendo in Palestina a Gaza, per questo nella pagina Internazionale vi diamo qualche elemento in più di quanto Israele non dica e non permetta di sapere dalla stampa che caccia via. Dure accuse ai dirigenti Thyssen. Ha ragione il pm Guariniello ad affermare che forse nel paese si può realizzare una svolta sulle responsabilità per le morti da lavoro. Purtroppo con una giornata già funestata, oltre che dal dolore deif amiliari della Thyssen, anche dalle vite bruciate a Sasso Marconi. Il governo, intanto, è intento ad attivare il gioco delle tre carte per far assistere alla prestidigitazione del piduista capo dell'esecutivo che alla fine dirà: qui investiamo, qui togliamo e per far star buoni i sudditi a fine anno gli diamo un contentino che ci facciamo restituire con qualche prelievo fantastico del giocoliere Tremonti. Non solo governo; la grande sorpresa nel suo proporsi più democristiano di Casini, ormai Fini è lanciatissimo. O pensa che Berlusconi ne abbia per poco e quindi accelera; oppure pensa che più va veloce ora meno conti pagherà elettoralmente...ma noi, impertinenti, gli ricordiamo la foto di famiglia fornitaci dal Mercante di Venezia.tastorosso
  • solidarietà

    la prima solidarietà importante che viene alla mente è quella dei due testimoni che, in quella magnifica terra di civiltà e di cultura che è l'emilia romagna, in presenza di criminali con la tara razzista che hanno dato fuoco al più inerme degli esseri umani, un senzacasa senzalavoro senzafamiglia, non ci hanno pensato su un attimo e sono corsi a collaborare per punire i colpevoli del gesto criminale. Solidarietà è quella che viene in mente verso gli operai ed i lavoratori e dipendenti dell'Alitalia che attivano il fronte del no. Perchè sono lì, mi ha scritto un compagno, in quanto non possono non dire no al nulla che gli viene prospettato. E' così. E allora l'altra solidarietà è quella dirimpetto a tale situazione e che salta subito agli occhi. Quella che dovrebbe garantire ogni forza che si richiama al sindacalismo e ai diritti del lavoro. E cosa distingue una piccola comunità di difensori dei propri diritti ed interessi rispetto ad una grande forza sindacale? E' la solidarietà che quest'ultima deve essere in grado di esercitare svolgendo perfino un ruolo - oltre che rivendicazionista - anche di compensatore sociale. E cosa sta compensando la Cisl Ricerca e la Cisl scuola, quando abbandona a se stessi quei genitori che si battono per non smantellare la parte di scuola che garantisce diritti e non rinuncia al diritto allo studio (inclusi atti solidali di diritti universali riconosciuti ed applicati come quello dell'integrazione tramite l'istruzione)? Cosa sta compensando quella Cisl quando non è più al fianco dei ricercatori che denunciano periodicamente da giornali e schermi televisivi che per fare quello che amano ed in cui riescono meglio - tra l'altro con molto vantaggio per il paese e per qualche azienda capitalista italiana - devono recarsi in parti dell'occidente dove vengono apprezzati, pagati, spremuti e poi o integrati al sistema in cui si trovano o rispediti a casa? Cosa sta compensando ed in quale stile solidale quella cisl che vedrà solo dalle finistre sfilare la grande manifestazione degli studenti medi ed universitari che si sta preparando per il 12 a Roma? E quale solidarietà Cisl e Uil nell'incontro con il cappello in mano ed il capo chino chiamati dal capo piduista del governo hanno potuto esprimere se non quella verso la Marcegaglia che era lì a chiedere e ordinare che i padroni fossero aiutati, e la segretaria del sindacato fascista ripulito pronta ad incassare solidarietà politica per appartenere ai vincitori (alla faccia dell'accusa di gestione "politica" della Cgil della fase contrattuale attuale)? Ecco la solidarietà è una delle chiavi che muovono l'appartenenza alla cultura italiana fatta di quotidianità e di frequentazione condivisa verso chi ha bisogno di aiuto, di sostegno, di forza morale e materiale da mostrare in frangenti difficili (una lotta, una esclusione sociale etc). Per questo il quesito, oltre quello pubblico che può sempre essere urlato come denuncia, sulla solidarietà mancata, ogni sera che Bonanni fa ritorno a casa e, oltre che da sindacalista, anche da buon cattolico, sarà abituato a farsi esame di coscienza, come si porrà la domanda?: quanto ho fatto contento il padrone e il governo per essere stato solidale col più forte? Oppure, quanto sono stato solidale col pubblico impiego avendoli convinti che a fronte di più di cento euro di ogni contratto fin qui firmato, il loro è proprio buona cosa averlo siglato a 70 euro lordi? Oppure, ancora, si chiederà quanto sono stato solidale con la Uil e l'Ugl per aver messo all'angolo la Cgil. Un po' come voleva un pezzo di Pd, tutta l'Udc e buona parte del Pdl per trattare le posizioni di sinistra (anche sindacali) come "radicali" perchè appartenenti a forze vicine agli "extraparlamentari" ed ai comunisti, cioè quelli da cancellare? Bonanni, complimenti per la genuflessione al piduista intanto che ti facevi servo del padrone e crumiro coi lavoratori: l'unica solidarietà che possiamo offrirti, oltre quella del rinsavimento politico-sindacale, è di consigliarti di non farti vedere dalle parti dei lavoratori in lotta. tastorosso
  • lavoro

    In tre notizie che riportiamo di seguito, Obama, Napolitano e Lula, e la produzione Istat, c'è un condensato di cosa diavolo sta accadendo all'economia. All'economia capitalistica. A questa parte di mondo che noi abitiamo e che dobbiamo il più presto possibile iniziare a rivoltare sottosopra se non vogliamo impazzire delle cose che potremmo pensare. La chiave è il lavoro. Questa nostra società capitalistica ha prodotto (tramite il lavoro sfruttato che ha arricchito pochi capitalisti) una immensa quantità di beni che non sa più a chi dare. Intendiamoci il problema sarà, da qui a quando lo sapremo affrontare, anche come far coniugare un lavoro (possibilmente piacevole e poco alienante) e il prodotto di questo impegno dell'ingegno, del tempo e della fatica umana. Intanto però il dato è che le macchine, le automobili hanno riempito buona parte del pianeta da noi calpestato. Le cementificazioni per case, palazzi, paesi e città ha distrutto un bel po' di spazio non riproducibile e lasciato la vecchia edilizia per lo più abbandonata a se stessa, tutto ciò ha prodotto lavoro. Ma questi frutti sono diventati non alla portata. Allora, la fertile mente del capitalista, che pensa sempre che al mattina di casa esce un furbo e un cojone, ha inventato i subprime. Cioè, non ce la fai a comprarti la casa col mutuo perchè non hai garanzie (ha detto e fatto Bush, che guarda caso ha nella famiglia grandi interessi con l'immobiliare internazionale Carlyle), non ti preoccupare. Noi inventiamo una carta (futures) che diamo alle banche che riceveranno soldi per clienti che le acquisteranno e che guadagneranno sopra essa quando tu finalmente pagherai il tuo debito. Insomma la vendita della dilazione di pagamento di un debito che era già un mutuo. Accade che 5.000.000 cinque milioni di famiglie non ce la fanno a pagare il mutuo e allora si corre ai ripari. Bush, e tutto il capitalismo occidentale hanno la trovata. Il lavoro non c'è. Allora lo stato (ogni stato) può pagare quei debiti alle banche che si trovano in mano carta straccia che vengono rivendicate come soldi dai creditori (tra cui Bush e tutti quelli che con banche, finanziarie e immobiliari hanno a che fare nel capitalismo occidentale imperante). E cominciano a frullare somme da capogiro. 700 miliardi di dollari mettono sul tavolo gli States. 2-3-400 i vari stati europei.Sempre per pagare soldi che hanno valore di carta straccia e carta straccia che assume valore di soldi. Bisogna interessare il Fondo Monetario Internazionale etc. Ma nessuno ancora ha tirato fuori come priorità il lavoro per chi non lo ha così da metterlo in condizione di provvedere a se stesso. Ed eccoci alle tre notizie. Obama, saluta la vittoria e dice che salvaguarderà ed interverrà per sostenere la classe media. Poi penserà anche ai ceti più deboli. Alla faccia della logica e dei valori cristiani sventolati. Prima si pensa alla classe media e poi ai più diseredati..se ce l'avranno fatta a resistere. Lula dice a Napolitano, guarda che così "compagnero" non va. Il G8 deve pensare alla parte di mondo che sta galappando verso il progresso economico, tecnologico, sociale. Tutti i grandi si devono misurare con noi e distribuire meglio le ricchezze e le risorse del pianeta. E' un po' il risvolto, non ancora affrontato, delle cose e della qualità e quantità da produrre. L'Istat, che analizza con numeri crudi ogni cosa, e quindi anche il lavoro, per quanto riguarda il nostro paese decreta che peggio di così stavano dieci anni fa. Alla faccia del progresso capitalista. Intendiamoci, non è che c'è un marziano che nel frattempo si è istallato sulla terra da altri mondi e sta rubando il nostro lavoro, i nostri soldi ed i nostri beni. No, semplicemente ci sono una serie di appartenenti al capitalismo occidentale (sempre quelli che operano con finanze e spostamenti di crediti tra banche e immobiliari, che magari stanno al governo o partecipano a salvataggi di aziende italiane che hanno bisogno: a proposito è ottimo l'impegno di Caltagirone per l'Alitalia; coincidenza tra i beni di Alitalia ci sono ettari ed ettari di terreno tra la magliana e Fiumicino) che stanno arricchendosi in modo spropositato, facendo storcere il naso perfino a gente col pelo sullo stomaco (cribbio, ha detto il piduista Berlusconi, capo del governo, è ora di finirla con queste speculazioni finanziarie. Se lo dice lui...).Ecco allora che i milioni di euro che vengono dichiarati per essere impiegati qui o là, non potranno non partire, ed ogni poverocristo avrà il diritto di urlarlo a squarciagola, dalla salvaguardia dei servizi, del lavoro sano e produttivo che c'è, anche se a pagare (per una volta, con minor guadagno non con la bancarotta o il suicidio) sarà qualche capitalista. Dal lavoro, ricominciare dal lavoro, questa è la chiave, modificando, già ora le produzioni inutili là dove ci sono ed utilizzando tutte le tutele sociali per garantire un minimo di vita dignitosa per tutti. Tastorosso
  • sociale

    è emergenza sociale se si possono certificare, cioè riconoscere come esistenti, sette milioni e mezzo di poveri nel nostro paese. E' questione sociale preminente, per tutta la società italiana, il fatto che migliaia di famiglie, molte monoreddito, sono restate, stanno rimanendo o rimarranno senza una delle entrate principali economiche per le fabbriche che chiuderanno ed i posti di lavoro che verranno meno. E' incazzatura sociale, il movimento diffuso ormai in mille rivoli di lotte locali, regionali, distrettuali, settoriali, nazionali che stanno prendendo piede come arma di denuncia e di richiesta di misure da adottare in tutto il paese da parte di impiegati, lavoratori, operai, stagionali e giornalieri. A conferma della valenza generale dei temi dell'istruzione, della ricerca e della formazione delle nuove intelligenze che guideranno il paese, è stato giusto che i protagonisti dell'Onda studentesca, si siano recati nel parlamentino della Fiom, motivando che per coincidenza della questione sociale che li abbraccia, è bene che d'ora in avanti le lotte di studenti e operai si facciano insieme. Sociale, potrebbe essere un intervento mirato a tutelare (letteralmente, con una tata) il presidente del consiglio che riesce ogni volta che pensa di essere originale a fare più danni di un elefante che faccia piroette in un negozio di cristalli. Assolutamente di rilievo sociale sono ormai le inquietanti presenze politiche che i grupposcoli fascisti sparsi nel paese, cercano di far passare come "normali" al solo fine di non garantire più agibilità democratica alla vita istituzionale e politica del paese di tanti giovani democratici. E', sindacale, politico, economico, e, finalmente, sociale, la decisione della Cgil - e cisl e uil in quanto sigle facciano quel che credono -di indire al più presto lo sciopero generale in tutto il paese. Ribadiamo è risposta economica e sindacale, ha indubbi aspetti politici, ma è sicuramente, in questo periodo, il più grande intervento sociale che si potesse ipotizzare. maurizio aversa
  • nessuna

    Sembra che il sessanta per cento degli aventi diritto al voto abbia partecipato alla elezione del nuovo presidente degli States, Brak Obama. Quindi della poco più della metà, di tutti quelli che avrebbero potuto, in qualità di cittadini, andare ad iscriversi, due ogni tredici hanno esercitato il diritto di voto. Per spiegare con cose di casa nostra: è come se dei 23 milioni di elettori, una parte, circa 12 milioni si vanno a prenotare per esercitare il diritto. Di questi solo 8 milioni vanno effettivamente a votare. Tra i quali, il 52 per cento ha scelto il candidato vincente. Quindi 4,5 milioni. Cioè, l'Italia sarebbe governata da una forza capace di suscitare consensi tra il sette-otto per cento di tutta la popolazione. Questo è stato l'esercizio formale, per dire di altro, della applicazione delle regole democratiche del più grande paese nel mondo occidentale che vuole recarsi in ogni dove ad "insegnare" i valori e le regole della democrazia. Ma Tocqueville non ha proprio nulla da dire? Nessuna remora dunque che tutti i fulminati sulla via di Damasco, pur non essendo nessuno Saul, si siano sbracciati per certificare l'evento storico. Nessuna regola od idea per quanto di spessore o per quanto di retaggio storico(nel senso dei secoli trascorsi) può davvero accreditare, se non fermandosi alla superficie, l'appellativo di storico a quanto accaduto oggi. Nessuna meraviglia, immagino, susciterebbe in alcuno se nel comune xy sperduto in Italia, si venisse a sapere che tutte le amministrazioni che si sono succedute dal dopoguerra ad oggi, con varie formazioni politiche e con ricambi continui, hanno datocome risultato della assenza totale di nepotismo, raggiri, abusi d'ufficio, appalti pilotati e porcherie simili. Nessuna meraviglia tranne che dire, vi siete decisi ad essere normali!. Ecco, è quanto è accaduto negli immaginifici Usa, dove un presidente eletto, solo per il fatto di essere afroamericano, invece che latino o indoeuropeo abbia potuto esultare "Siamo gli Stati Uniti la nazione dove tutto può succedere". Cioè, quindi, anche essere normali. Ce l'avete fatta. Cominciate a mettervi a paro. Che i vostri retaggi, che nessuna politica progressista (mica comunista) vi ha mai richiesto, ha avuto per lascito il germe del razzismo di ritorno in europa e nel nostro paese. Nessuna meraviglia dunque che i veltroniani abbiano immediatamente mutuato usi e costumi di Kojac per festeggiare. Va bene motivare che vi chiamate allo stesso modo, va bene che una festa illusoriamente sognata da voi autosufficienti vi era rimasta "in canna"; però se proprio volevate festeggiare l'accortezza di non farlo al centro del centro quasi elitario potevate sceglierla. E, comunque, nessuna, nessuna pietà per l'orribile scelta kojachiana di offrire ciambelle e caffè americano invece di fette di pane, porchetta e vino dei Castelli.
  • centralità

    Un governo, quello guidato dal piduista Berlusconi portatore non sano di giganteschi conflitti di interesse, che tiene in modo particolare a dividere il fronte sindacale con prebende e ammaliamenti, tutto nonostante la propria indiscutibile attuale forza politico-elettorale, in verità non avrà paura della crescita di coscienza che sta riaffiorando nella società per la centralità del lavoro? Una classe padronale che ha al proprio inetrno e nelle organizzazioni che esprime quei padroni che volevano prendere a calci in culo i sindacalisti che sarebbero andati "a rompergli i cogl..", così come quelli che hanno teorizzato circa l'ineluttabilità della tragedia Thyssen o - addirittura - della richiesta di risarcimento danni ai morti nel silos della umbria olii di Campello sul Clitunno, in realtà non hanno tutta questa libertà di manovra perchè non è più visibile la centralità del lavoro e non si vede ancora bene il profilo della nuova moderna centralità del lavoro? I giovani comunisti che nel movimento per la scuola contro la Gelmini pensano a gestire un centro di mutualità concreta come è l'aiuto giuridico per le imbecillità delle direttive da questurino che il ministro dell'interno emana sulle occupazioni, non sono complementari alla proposta di Gianni Rinaldini che annunciando losciopero generale lo vede come costruito e realizzato assieme al movimento degli studenti, ed ambedue non sono la rappresentazione visiva della nuova moderna necessità di dare vita ad una nuova centralità del lavoro? Lavoro come espressione umana, come mezzo di sostentamento e di contribuzione alla società delle proprie capacità da condividere; lavoro come rappresentazione in acrne ed ossa delle persone, gli operai ed i lavoratori che ne sono gli artefici primi; lavoro come nuovo lavoro, nelle modalità di espletamento - quando volontario è fattore di positività - e nelle dinamiche di nuovo sfruttamento come il precariato e la parcellizazione inerente che colpisce soprattutto giovani, donne ed espulsi da precedenti cicli produttivi. E tutto ciò non è denuncia, necessità manifesta di una nuova centralità del lavoro, dei lavoratori salariati? E chi se non il riconoscersi in classe, classe lavoratrice, classe operaia ci dà l'immediatezza della risposta alla richiesta di centralità? Chi se non l'organizzazione dei lavoratori, fatta dai lavoratori, pensata, guidata, diretta dai lavoratori è garanzia di questa rinnovata centralità? Chi se non un partito comunista ri-costruito qui ed ora, qui nel nostro paese e ora nel duemilaotto è la risposta più moderna per far partire valori sociali e salvaguardia per gli individui liberi è la risposta per ripartire dalla centralità del lavoro e dell'umanesimo sociale nel nostro paese? Tastorosso
  • Oppure

    Oppure hanno ragione le assistenti di volo che non hanno firmato l’accordo perché è davvero umiliante, oltre che materialmente impossibile, far coincidere dei tempi di lavoro “asettici” come se gli orari di vita non comprendessero la cura delle persone congiunte o presenti in casa. Oppure si deve fare proprio come hanno fatto il sindacalismo alternativo e la Cgil Funzione Pubblica che hanno mandato a quel paese il governo e Brunetta che irresponsabilmente e disumanamente ha fatto finta di non sapere che 40 euro nette in due anni sono meno di una elemosina non proposta a nessun altro contratto affrontato fino ad ora (dove ci si è orientati, anche se insufficienti per la crisi, attorno alle 100-120 euro annui); così come ha taciuto che dei 2 miliardi impiegati lo scorso anno ne prevede meno della metà per i prossimi due. Oppure hanno ragione i lavoratori che si indignano e che vogliono raggiungere ben altri risultati a fronte di una economia che si presenta come “capitalismo in difficoltà” in cui occorre tirare la cinghia e quella a cui vengono aggiunti i buchi per restringere è sempre quella dei lavoratori mentre le Banche – per le operazioni della finanza, dell’economia di carta -, trova ampia disponibilità nelle casse Bankitalia. Cioè la nostra banca nazionale. Quella stessa a cui attinge il piduista Berlusconi per i suoi giochi finanziari affidati alle innumeroveli presenze societarie nazionali e internazionali e multinazionali tramite figli, parenti, amici e sodali. Oppure hanno dalla loro parte la ragione della storia e degli avvenimenti coloro che gridano allo scandalo per il fatto che il consegnatario della tessera P2 numero 1816, Licio Gelli, benché ai domiciliari, benché vecchio e malandato, stia ancora lì a blaterare per tifare Silvio Berlusconi. Oppure abbiamo ragione pure noi che gli abbiamo dedicato lo sdegno di Sonia Alfano, il grido di Paolo Bolognesi ed il nostro schifo con uno sputo in faccia. Oppure tutto questo non è sufficiente se non ci unisce, come comunisti, per dare coraggio e speranza alla sinistra che aggregando le forze democratiche ricacci nelle fogne il lordume fascista, i mestatori che operano nell’ombra e finalmente prospettino un approdo della società che superi lo sfruttamento, che superi i disvalori, che superi il capitalismo come ci ricorda Paolo Ferrero nel bel documento redatto oggi. Tastorosso
  • MENTRE

    Mentre poliziotti e carabinieri disattenti si facevano distrarre dai mille colori della pantera ritornata, e dai ruggiti di un movimento di lotta che non ci stà a finirla così, quarantaquattro fascisti manganellatori - ci sarà l'accusa di vilipendio per questi incolti che hanno dipinto i colori della bandiera sui loro vigliacchi bastoni? - la facevano quasi da padroni. Ma la giovane pantera non è un micetto. Quindi prima ha respinto l'assalto ed in seguito ha destinato le proprie energie a continuare la propria lotta, fatta di manifestazione e di ricerca del consenso contro un governo che "governa" i propri sondaggi come un pastore le pecore. Mentre gli studenti lottano, le fabbriche chiudono. Perchè la famosa colonna portante dell'economia italiana fatta da piccole e medie imprese, è lesta a chiedere ed ottenere prebende, esoneri, finanziamenti, commesse pubbliche ed altro, così come è sveltissima a chiudere aziende - anche quando sono sane - mettendo sul lastrico migliaia di famiglie. Perchè il succo del mercato capitalistico è che servono le mani libere (più mercato e meno stato hanno gridato all'ossesso Comunione e Liberazione, poi i socialisti craxiani, poi la confindustria, poi il loro governo servo del piduista Berlusconi), infatti hanno ottenuto denari pubblici (cioè di tutti noi) per salvare iniziative e fondi finanziari privati (cioè i loro) e non avere così più un euro per scuola, ambiente e lavoratori (cioè le cose che interessano noi). La conclusione è che mentre accade tutto ciò, sarà bene che chiunque stia lottando per qualche giustizia sociale da rivendicare, agisca anche sul piano politico. Ricordando contro chi si sta lottando oggi, mentre l'informazione è manipolata; domani, mentre i poteri forti tenteranno di anestetizzare qualunque spinta sociale e culturale e - appunto - politica da cui tutto ciò potrà derivare; e perfino in un futuro più lontano, mentre le forze di sinistra e di progresso, a cominciare dalla forza comunista, saranno nuovamente l'unico approdo sicuro per coniugare libertà con giustizia sociale. tastorosso

l’undici ottobre a Roma

 

 

 

 

 

Fgci: Scuola. Per denunce avvocato gratis su TAGLIALAGELMINI.IT

 

“Dopo il tentativo fallito di discreditare il movimento con gli scontri di piazza Navona, in cui c’era l’ordine preciso di lasciar fare i fascisti senza intervenire, ora il governo ci prova con la repressione. A quanto si apprende dai quotidiani di oggi sarebbe partita, dopo l’ordine di Maroni, la prima ondata di denunce”. Riccardo Messina, coordinatore nazionale della Fgci, la federazione giovanile del Pdci, ricorda: “Chiunque abbia bisogno di assistenza legale può rivolgersi, gratuitamente, a noi. Sul sito, www.taglialagelmini.it, abbiamo aperto uno sportello di consulenza gratuita. Il movimento contro i provvedimenti di questo sciagurato governo contro la scuola e l’università pubblica non si fermerà. Proseguiremo al grido di ‘denunciateci tutti’”.

METALMECCANICI. GIANNI RINALDINI ANNUNCIA IL PROSSIMO SCIOPERO GENERALE

di Francesco Mancuso

 

“La Fiom e’ con il movimento studentesco”. Lo ribadisce più volte il segretario, Gianni Rinaldini, mentre  apre la sua relazione ai delegati dell’assemblea nazionale di Roma richiamando la protesta di piazza degli studenti e condannando gli scontri di piazza Navona. “Noi, la Cgil, il popolo antifascista – spiega – siamo e saremo un argine insormontabile alle provocazioni che sono alimentate anche dalle dichiarazioni del ministro Maroni”.  Il passo per l’annuncio dello sciopero generale dei metalmeccanici è breve. Sarà il 12 dicembre prossimo, con manifestazione nazionale a Roma, scatta immediata la standing ovation suggellando cosi’ la proclamazione della mobilitazione. “E’ una crisi piu’ profonda di quella del 2002-2003. E non sara’ breve. E’ in arrivo una marea di cassaintegrazione”. Spiega Gianni Rinaldini, tratteggiando la grave situazione del paese dal palco dell’assemblea dei delegati. “E’ una vera emergenza sociale” prosegue puntando il dito contro gli interventi del governo per il salvataggio del sistema finanziario fatto con le risorse pubbliche “che corre il rischio di essere scaricato per intero sui precari e i lavoratori”. Per questo, per la Fiom, servono strumenti attenti al mondo del lavoro, a cominciare dall’estensione degli ammortizzatori sociali a tutto il lavoro dipendente e per tutti i tipi di contratto. “Non e’ possibile negare il futuro ai lavoratori. Le risorse pubbliche utilizzate per le banche devono essere utilizzate anche per questo”, aggiunge chiedendo inoltre l’eliminazione dei vincoli sui massimali per far tornare all’80% del salario la retribuzione in cassa integrazione. E sul fronte fiscale il sindacato torna a bocciare la detassazione degli straordinari e dei premi di produttivita’ offerti dal governo: “E’ una beffa, una presa in giro”, ammonisce ancora Rinaldini che chiede invece l’immediata detassazione della tredicesima per il biennio 2008-2009 in qualita’ di misura straordinaria mentre, strutturalmente, rivendica la restituzione del fiscal drag e la messa a punto di un “meccanismo automatico di definizione delle aliquote per impedire questa truffa non dichiarata”. E ancora, sul fronte finanziario: “Un’aliquota del 40% sulle stock option che sono una truffa legalizzata e l’aumento della tassazione sulle rendite finanziarie al 20% perche’ quella attuale e’ indecorosa”. E sul piatto la Fiom mette anche la richiesta di “un aumento delle risorse per la cassa integrazione in deroga per i prossimi due anni”. Davanti all’emergenza il segretario della Cgil Guglielmo Epifani ritrova la compattezza con la Fiom e rivendica l’unita’ e la coesione all’interno del sindacato di Corso Italia. “Fiom e la Cgil sono la stessa cosa – ha detto il leader sindacale all’assemblea nazionale delegati della Fiom – senza annullare la dialettica staremo in campo con un disegno condiviso”. Riferendosi infatti alla crisi in atto Epifani ha spiegato che da questi momenti non sempre si esce per il meglio, dunque abbiamo il dovere di stare in campo con un’idea alta di confederalita’”. “Il sindacato confederale – ha aggiunto Epifani – non e’ un sindacato che non fa gli accordi, ma e’ un sindacato che ha un’idea e a questa resta attaccato, ha dei valori a cui resta affezionato”.

(dazebao.org , 1 novembre 2008

METALMECCANICI. GIANNI RINALDINI ANNUNCIA IL PROSSIMO SCIOPERO GENERALEdi Francesco Mancuso  “La Fiom e’ con il movimento studentesco”. Lo ribadisce più volte il segretario, Gianni Rinaldini, mentre  apre la sua relazione ai delegati dell’assemblea nazionale di Roma richiamando la protesta di piazza degli studenti e condannando gli scontri di piazza Navona. “Noi, la Cgil, il popolo antifascista – spiega – siamo e saremo un argine insormontabile alle provocazioni che sono alimentate anche dalle dichiarazioni del ministro Maroni”.  Il passo per l’annuncio dello sciopero generale dei metalmeccanici è breve. Sarà il 12 dicembre prossimo, con manifestazione nazionale a Roma, scatta immediata la standing ovation suggellando cosi’ la proclamazione della mobilitazione. “E’ una crisi piu’ profonda di quella del 2002-2003. E non sara’ breve. E’ in arrivo una marea di cassaintegrazione”. Spiega Gianni Rinaldini, tratteggiando la grave situazione del paese dal palco dell’assemblea dei delegati. “E’ una vera emergenza sociale” prosegue puntando il dito contro gli interventi del governo per il salvataggio del sistema finanziario fatto con le risorse pubbliche “che corre il rischio di essere scaricato per intero sui precari e i lavoratori”. Per questo, per la Fiom, servono strumenti attenti al mondo del lavoro, a cominciare dall’estensione degli ammortizzatori sociali a tutto il lavoro dipendente e per tutti i tipi di contratto. “Non e’ possibile negare il futuro ai lavoratori. Le risorse pubbliche utilizzate per le banche devono essere utilizzate anche per questo”, aggiunge chiedendo inoltre l’eliminazione dei vincoli sui massimali per far tornare all’80% del salario la retribuzione in cassa integrazione. E sul fronte fiscale il sindacato torna a bocciare la detassazione degli straordinari e dei premi di produttivita’ offerti dal governo: “E’ una beffa, una presa in giro”, ammonisce ancora Rinaldini che chiede invece l’immediata detassazione della tredicesima per il biennio 2008-2009 in qualita’ di misura straordinaria mentre, strutturalmente, rivendica la restituzione del fiscal drag e la messa a punto di un “meccanismo automatico di definizione delle aliquote per impedire questa truffa non dichiarata”. E ancora, sul fronte finanziario: “Un’aliquota del 40% sulle stock option che sono una truffa legalizzata e l’aumento della tassazione sulle rendite finanziarie al 20% perche’ quella attuale e’ indecorosa”. E sul piatto la Fiom mette anche la richiesta di “un aumento delle risorse per la cassa integrazione in deroga per i prossimi due anni”. Davanti all’emergenza il segretario della Cgil Guglielmo Epifani ritrova la compattezza con la Fiom e rivendica l’unita’ e la coesione all’interno del sindacato di Corso Italia. “Fiom e la Cgil sono la stessa cosa – ha detto il leader sindacale all’assemblea nazionale delegati della Fiom – senza annullare la dialettica staremo in campo con un disegno condiviso”. Riferendosi infatti alla crisi in atto Epifani ha spiegato che da questi momenti non sempre si esce per il meglio, dunque abbiamo il dovere di stare in campo con un’idea alta di confederalita’”. “Il sindacato confederale – ha aggiunto Epifani – non e’ un sindacato che non fa gli accordi, ma e’ un sindacato che ha un’idea e a questa resta attaccato, ha dei valori a cui resta affezionato”. (dazebao.org , 1 novembre 2008) 

Un dibattito a Roma su unità sindacale e rappresentanza politica delle lotte

 

 

Presenti i sindacati di base, Fiom-Cgil, Pdci, Prc e Sinistra critica

Il sindacalismo di base, la Fiom-Cgil e i partiti della sinistra comunista si sono riuniti intorno ad un tavolo

in occasione della presentazione, a Roma presso il Centro Congressi Cavour degli atti del convegno dell’associazione marxista “Politica e classe”. Alla luce della manifestazione nazionale del 17 ottobre organizzata dai sindacati di base, delle mobilitazioni del mondo della scuola e, infine, dello sciopero Cgil del 30 ottobre, tutte risposte al tentativo di scaricare la crisi del capitale sulle spalle dei lavoratori, si riapre il dibattito sulle forme della rappresentanza sindacale e politica.

In un confronto serrato ma consapevole della necessità di dialogo, oggi, tra le diverse realtà sindacali hanno partecipato alla discussione Giorgio Cremaschi della Fiom-Cgil Rete 28 aprile, Pierpaolo Leonardi della Confederazione Unitaria di Base, Piero Bernocchi della Confederazione Cobas e Paolo Sabatini, Sdl intercategoriale. Presenti alla discussione anche rappresentanti dei Comunisti italiani, di Rifondazione Comunista, di Sinistra critica e dei Blocchi Precari Metropolitani, oltre agli organizzatori della Rete dei Comunisti e dell’associazione “Politica e classe”.Riemerge in questa fase di lotte la questione della rappresentanza politica degli interessi dei lavoratori, che oggi trovano esclusiva manifestazione sul versante sindacale a cui però non corrisponde un fronte unito e capace di contrastare le politiche reazionarie del Governo. Da una parte, c’è un sindacalismo di base fortemente radicato nel territorio ma limitato nella capacità d’intervento sul piano nazionale dal mancato riconoscimento da parte padronale dei diritti di rappresentanza. Dall’altra, c’è la Cgil che si trova di fronte alla fine della politica di concertazione con Governo e Confindustria, che gli chiedono invece di sposare una politica di complicità come stanno facendo Cisl e Uil.Per Cremaschi oggi «i sindacati sono rimasti gli unici strumenti di lotta, più forti della politica, più in grado di intervenire e di pesare» perché a questa forza quantitativa e qualitativa non corrisponde una forza politica reale. Pensa ad «una grande alleanza anticapitalistica» Bernocchi, intesa come unità organica, di programma, di iniziativa tra una pluralità di soggetti politici, sindacali e sociali, che, pur nella loro autonomia, si riconoscono nella comune avversione al sistema capitalistico. Intorno alla questione salariale, al modello contrattuale e alle forme della precarietà del lavoro devono essere aperte «vertenze e conflitti territoriali nel tentativo di costruire percorsi di lotta condivisi». Bernocchi non esclude la possibilità di lavorare con quella parte della Cgil che punta alla radicalizzazione del conflitto, non escludendo uno sciopero generale di tutto il mondo del lavoro. In primis con la Fiom-Cgil, che ha proclamato per il prossimo 12 dicembre lo sciopero con manifestazione nazionale a Roma.

(1.11.08)

Ancora genitori e insegnanti in lotta in tutto il paese contro il decreto gelmini. dALLE GRANDI CITTà AI PICCOLI CENTRI DALLE PICCOLE PROVINCIE ALLE AREE METROPOLITANE, OVUNQUE C’E’ VIVO UN MOTO DI RIPULSA PER LE SCELTE COMPIUTE. DI SEGUITO TESIMONIAMO UNA PICCOLA INIZIATIVA LOCALE COSTRUITA CON PAZIENZA, INTELLIGENZA, FORZA CRITICA E, SOPRATTUTTO, TENDENTE AL BENE DELLA SCUOLA PUBBLICA                                                                volantinomanifestazione_smmole1        Scuola: sciopero generale

di Piegiorgio Bergonzi

Il 30 ottobre è sciopero generale della scuola, dell’università e della ricerca. Si tratta di uno sciopero senza precedenti per la sua entità, per il momento in cui si verifica, per gli obiettivi che si pone, per  il consenso che lo caratterizza. Esso vedrà sfilare uniti, a Roma, insegnanti, studenti, ricercatori, genitori, docenti universitari, lavoratori, cittadini. Difenderanno il diritto all’istruzione, alla conoscenza, la libertà del sapere, cioè il futuro del Paese. Diritti che la destra, perseguendo un progetto reazionario che non ha precedenti nella storia d’Italia, vuole cancellare in quanto fondanti della democrazia e dell’uguaglianza fra i cittadini. I Comunisti italiani sono con questo sciopero e con questa grande mobilitazione.
Il 30 ottobre  (l’altra scadenza importante fu il 17 scorso) costituirà un importante punto di arrivo e di ripartenza di un movimento per la scuola e l’università pubbliche che nel volgere di quaranta giorni ha assunto dimensioni e caratteri senza precedenti. E’ un movimento grande, unitario, responsabile creativo e intelligente, pacifico, geloso della propria autonomia, fortemente determinato. Sono questi caratteri che gli consentono di estendersi, di propagarsi in tutto il Paese con una rapidità del tutto inusuale ed inaspettata. E’ un movimento, una mobilitazione che va dalle scuole e dalle università occupate, alle manifestazioni sempre più partecipate che ormai quotidianamente si svolgono in tutte le città italiane, alle lezioni tenute nelle piazze, nei giardini, nelle scuole e rivolte a tutti i cittadini, a pacifiche azioni dimostrative, alle delibere dei Senati Accademici delle università, agli ordini del giorno votati spesso in modo unanime dai  Collegi dei Docenti nelle scuole, alle delibere di innumerevoli Consigli comunali e provinciali di tutta Italia, ai ricorsi di numerose Regioni alla Corte Costituzionale. Siamo di fronte  a un movimento unito come mai prima era accaduto, ad un movimento capace di comunicare e di porsi  in positiva relazione con la società.
Ciò perchè uno straordinario obiettivo di portata storica  accomuna questo movimento: quello di tenere aperta per le giovani generazioni e per l’intera società la speranza del futuro garantendo a tutti il diritto all’istruzione, alla cultura, al sapere. Lo stesso diritto, la stessa speranza che la destra vuole chiudere  alla grande maggioranza dei giovani del nostro Paese.
Lo fa deliberatamente, cinicamente. Con un semplice Decreto (divenuto poi uno dei cento articoli di una legge finanziaria) abbassa (unico paese al mondo!) l’obbligo di istruzione da 16 a 14 anni di età, opera tagli tanto pesanti di risorse e personale alla scuola, all’università  da impedirne il normale funzionamento; riduce del 20% l’orario scolastico obbligatorio per i bambini dai tre ai dieci  anni e in tutti gli ordini di scuola, ripristina il maestro unico, colpisce la scuola e l’università nelle loro parti migliori senza ipotizzare alcun atto di riforma del molto che non funziona,  prevede la privatizzazione di scuole e università statali trasformandole in fondazioni. Alla fine:  dai tre anni di età i bambini verrebbero discriminati nell’accesso a scuole qualificate e  la maggioranza dei ragazzi sopra i quattordici anni verrebbe privata della possibilità di frequentare con successo la secondaria superiore, la Repubblica cesserebbe di essere garante del diritto all’istruzione e al sapere per tutti.
Un’opera di smantellamento e di sovvertimento della scuola e dell’università pubbliche finalizzata a realizzare una  società dell’ignoranza che dia basi stabili ad un regime autoritario e della disuguaglianza. Questa è la storica posta in gioco oggi, questo il disegno reazionario che bisogna in ogni modo fermare.
Il disegno della destra non è riuscito a passare nella scuola e nella società nonostante i decreti, le leggi, i piani attuativi imposti con colpi di mano indegni della nostra democrazia costituzionale, nonostante le continue intimidazioni contro chi si mobilita e lotta, nonostante le intenzioni “similgolpiste” di mandare la polizia nelle scuole e nelle università subito bloccate dall’unitarietà e dalla vastità del movimento.
La battaglia è tutta aperta.
Sarà una battaglia  lunga e difficile soprattutto in una fase di gravissima crisi economica che la destra cercherà di far pagare ancora una volta ai lavoratori e ai meno abbienti.
Ma è possibile vincere.
Anzitutto perché quella per il diritto al sapere, per la scuola e l’università pubblica si sta rivelando come una battaglia sempre più forte e condivisa potenzialmente capace di coinvolgere l’intera società.  Inoltre perché, in questo contesto, il movimento,  la sinistra, i comunisti si stanno dimostrando in grado di avanzare un progetto contrapposto a quello della destra: l’investimento nel sapere come garanzia per il futuro delle giovani generazioni, come via per uscire dalla crisi, per riattivare processi di trasformazione e sviluppo della società; il no al finanziamento alla scuola privata; il reperimento di risorse dalle spese per le armi (via finalmente dall’Afghanistan!) e dall’evasione fiscale; l’obbligo di istruzione gratuito fino a 18 anni; proposte credibili di atti di riforma per realizzare la scuola di tutti, progetti condivisi di riforma dell’università.
Questo si sta anche rivelando il movimento che è nato e sta crescendo: una straordinaria palestra di mobilitazione, di confronto democratico, di elaborazione, di progettualità per affermare il diritto inalienabile al sapere e la sua libertà quale base imprescindibile della democrazia e dell’uguaglianza fra i cittadini.
Per queste ragioni i Comunisti italiani sono nel e con il movimento nel totale rispetto della sua autonomia, per queste ragioni sono in piazza e in sciopero il 30 ottobre.

Fgci: Scuola. Dal blocco studentesco atteggiamenti

30 ottobre sciopero
30 ottobre sciopero

schizofrenici 

“Con il Blocco studentesco non si può coabitare”. Lo dice Riccardo Messina, coordinatore nazionale della Fgci, la federazione giovanile del Pdci. “Nella manifestazione degli studenti che si è tenuta oggi a Roma per contestare la controriforma Gelmini – spiega Messina – ci si è trovati di fronte ad un atteggiamento prevaricatore da parte di alcuni neofascisti del Blocco che hanno preso la testa del corteo e hanno cominciato a inneggiare al duce. Intanto ricordiamo al Blocco che il Movimento che oggi ha provato a egemonizzare si batte anche contro la proposta della Lega di inserire classi separate tra italiani e immigrati, una scelta razzista e xenofoba che probabilmente il Blocco condivide”.

Messina ricorda “che gli studenti del Blocco, che si definiscono ipocritamente apolitici, il 2 dicembre 2007 partecipavano alla manifestazione del centrodestra contro il governo Prodi a fianco di Berlusconi e oggi governano la consulta studentesca di Roma insieme con i giovani del Pdl che attaccano il Movimento. Insomma – conclude Messina – negli atteggiamenti del Blocco c’è una sorta di schizofrenia: un giorno sta con Berlusconi, l’altro scende in piazza per provare a egemonizzare il Movimento del quale invece è un nemico, al pari della Gelmini”.

 

 

Studenti al Senato, cori anti-Gelmini. Il ministro: “Pochi quelli che protestano”

ROMA – Sulle note di “The final countdown” degli ‘Europe’ un nuovo corteo degli studenti delle scuole romane è arrivato sotto Palazzo Madama, al Senato, per protestare contro la riforma Gelmini. Con le braccia alzate, i ragazzi intonano slogan del tipo “La riforma non la vogliamo” e “Se ci tolgono il futuro noi togliamo la citta’”. E ancora: “Buffoni, buffoni chi non salta la Gelmini è”.

In mattinata, oltre 7.000 studenti erano partiti da piazza della Repubblica in corteo verso il centro di Roma. Il cordone di studenti ha percorso le vie del centro per arrivare a piazza Venezia dove i ragazzi si sono fermati per un sit-in di protesta. Dopo, hanno proseguito in direzione Senato.

Nelle prossime ore crescerà il numero di scuole a Roma e in tutta Italia in mobilitazione. La protesta, spiega l’Unione degli studenti, crescerà fino a mercoledì, quando è prevista la votazione finale al Senato del decreto Gelmini.

La protesta prosegue anche con il ciclo delle lezioni in piazza organizzato dagli studenti dell’Università La Sapienza, per dire no ai provvedimenti del ministro Gelmini in materia di atenei, a partire dal taglio dei fondi.

Oggi è la volta dei ragazzi di Medicina I che, con tanto di camici indosso, si sono presentati alle 10 sotto al ministero dell’Istruzione per una lezione di chirurgia toracica. Sulle gradinate del dicastero ci sono più di cento universitari pronti ad ascoltare la lezione del professor Marco Biffoni. Gli studenti, in particolare, contestano gli articoli 16 e 66 della manovra estiva del governo e la legge 133, “che bloccano il turn-over nelle università, propongono di trasformare gli atenei in fondazioni di diritto provato e ci tagliano i fondi”, spiega Giulia, che ha soli 23 anni è già frequenta il sesto corso di Medicina, un record. “Questo a dimostrazione del fatto- spiega- che in piazza non scendono i fannulloni, ma ragazzi pronti a lottare per i loro diritti. Con le proposte del governo avremo una università più povera. Comunque a Gelmini diciamo che stiamo anche preparando, nelle facoltà, delle contro-proposte perchè sappiamo che ci sono problemi e cose da riformare, ma bisogna anche ascoltare chi nelle università ci va e ci lavora”.

A piazza Farnese, invece, per tutto il giorno ci saranno le lezioni in piazza degli studenti di Roma 3. Tra gli altri interverrà il professor Giacomo Marramao.

E mentre notizie di proteste e occupazioni arrivano da moltissime città italiane, i Cobas annunciano un presidio a oltranza davanti al Senato a partire da domani.

Il culmine delle manifestazioni verrà raggiunto giovedì prossimo, il 30 ottobre, quando è previsto lo sciopero nazionale del comparto scuola indetto da Cgil, Cisl e Uil.

Evento sul quale il ministro Gelmini, in una intervista sul Corriere della Sera, esprime forti critiche. “E’ il solito vecchio rito di chi difende l’indifendibile”, afferma. “Ma dopo, credo- prosegue- si potrà riprendere a confrontarsi con le riforme. Ovviamente con chi fa proposte”. Nell’intervista Gelmini ribadisce il suo “no” al ritiro del decreto scuola chiesto anche dal leader del Pd, Walter Veltroni, lo scorso sabato al Circo Massimo. E sull’atteggiamento del principale partito dell’opposizione il ministro insiste: “Sono cinque mesi che si discute di scuola e il Pd non ha fatto una proposta che fosse una. A me sembrano pietrificati”. Quanto alle proteste in corso nelle scuole e nelle università il ministro ribadisce che “gli studenti in Italia sono 9 milioni, coloro che protestano alcune migliaia”.

27 ottobre 2008

SCUOLA: CRESCE LA MOBILITAZIONE VERSO LO SCIOPERO DI GIOVEDI’

 ROMA – Cortei, occupazioni e iniziative “creative” come lezioni all’aperto o in diretta sul web. Si apre così, in tante città italiane, la settimana decisiva per il movimento che si oppone al decreto del ministro Mariastella Gelmini e che dovrebbe essere approvato definitivamente il 29 ottobre.

Dalla tarda mattinata qualche centinaio di studenti staziona davanti al Senato per protestare contro il decreto Gelmini che è all’ esame dell’ Aula di Palazzo Madama. Dietro le transenne, poste all’inizio della stradina che collega corso Rinascimento a piazza Navona, gli studenti scandiscono slogan contro il ministro mentre un altoparlante diffonde ad alto volume le note di “The final countdown” degli ‘Europe’. Gli studenti spiegano che si tratta solo di un primo appuntamento di protesta in attesa di una mobilitazione massiccia prevista per domani e dopodomani a piazza Navona in vista dell’ approvazione del decreto.

C’é anche chi “controprotesta” usando internet: sulle pagine di Facebook sono comparsi gruppi che si chiamano “Io voglio studiare” o “Occupate a casa vostra”, mentre a Firenze sono state stampate 10 mila cartoline indirizzate al rettore con gli analoghi slogan e alla Statale di Milano è in corso una raccolta di firme contro il blocco della didattica.

Organizzate dagli studenti universitari lezioni all’aperto si sono svolte stamani in alcune piazze di Roma (anche di fronte al ministero dell’istruzione), ma anche a Napoli, dove hanno preso il via le trasmissioni della web-tv degli studenti dell’ Università orientale occupata. E’ trasmessa sul web anche la maratona di 24 ore di lezioni organizzata a Firenze dagli studenti del polo di Scienze, trasmesse in diretta dal dipartimento di matematica Ulisse Dini. Maratona simile anche alla facoltà di sociologia di Trento e lezioni all’aperto pure a Bari, nella centrale piazza Umberto.

Se a Milano hanno preso il via stamani le occupazioni degli istituti secondari, in molte altre città si sono svolti cortei di studenti medi. A Roma uno dei cortei è partito dalla centralissima piazza della Repubblica senza simboli di partito ma con striscioni contro il ministro Gelmini, mentre all’ Eur è in corso un sit-in. Analoghe iniziative a Palermo, dove la protesta si svolge davanti alla sede Rai. Cortei anche a Potenza.

UDS, RAGAZZI DESTRA SI SONO PRESI LA TESTA DEL CORTEO
Si è spaccato all’altezza di via Cavour il corteo degli studenti medi che era partito alle 9 da piazza della Repubblica diretta a piazza Venezia. Lo ha fatto sapere l’Unione degli studenti (Uds). “Ad un tratto – ha raccontato Stefano dell’esecutivo nazionale dell’Uds, che partecipava al corteo – militanti di Blocco Studentesco, formazione vicina alla Fiamma Tricolore, a bordo di un camioncino con il megafono, hanno preso con la forza la testa del corteo, che era stato organizzato in maniera spontanea dagli studenti degli istituti del IV municipio”. I promotori della manifestazione hanno tentato allora di distanziarsi dalla testa del corteo e, giunti a via dei Fori imperiali, invece di voltare verso piazza Venezia hanno tentato di voltare a sinistra verso il Colosseo, ma la deviazione non è stata autorizzata dalle forze dell’ordine, molti studenti non hanno capito che cosa stava succedendo e hanno continuato a seguire Blocco studentesco che ha organizzato un sit-in davanti al Senato. “Un corteo di un movimento in lotta contro la riforma Gelmini e i tagli alla finanziaria – conclude l’Uds – é stato strumentalizzato da gruppi di estrema destra, che hanno tentato di mettere il cappello ad un movimento antifascista, proprio loro che hanno votato chi sta al governo”.

 

 

 

 

 

 

Venier: Scuola. La lotta paga

“Dopo il ritiro delle classi ghetto da parte della Gelmini ora è addirittura Berlusconi a fare dietrofront, e lo fa a modo suo, cioè, come al solito, smentendo se stesso. Non una marcia indietro, ma una negazione della realtà.”. Iacopo Venier, dell’Ufficio politico del Pdci, spiega: “Berlusconi ieri voleva mandare la polizia a sgomberare le scuole, oggi afferma di non aver mai detto né pensato all’intervento. Oggi gli studenti, invece di farsi ammaestrare hanno rilanciato la lotta e aumentato il numero delle occupazioni. Bisogna continuare così, la lotta paga. Questo movimento – conclude Venier – non è un gatto ma una Pantera.  Roma 23 ottobre

Pagliarini: Statali, 45 euro in due anni? Una vergogna difficile da commentare


Il presunto protocollo sul rinnovo del contratto del pubblico impiego non esiste, e il governo Berlusconi lo sa bene. Con il ‘no’ della Cgil, infatti, il consenso sindacale è largamente al di sotto del 51%, dunque quel protocollo non potrà mai essere trasformato in contratto. Ciò significa che il governo vuole agire unilateralmente, negando qualunque futuro ai precari del settore e adeguando le buste paghe dei lavoratori con una miseria che non consente di tutelare minimamente il potere di acquisto delle retribuzioni. Aggiungere ai magri stipendi 45 euro in due anni, facendo finta di aver reso un servizio ai lavoratori, è una vergogna difficile persino da commentare. Evidentemente palazzo Chigi disprezza il lavoro e chi ne difende la dignità. Noi comunisti non abbiamo esitazioni: facciamo una scelta di parte e siamo al fianco di tutti i lavoratori che daranno battaglia contro l’ennesima ingiustizia perpetrata ai loro danni.  

 

Venier: Berlusconi conferma che vorrebbe essere un dittatore
“Un dittatore non dialoga con nessuno. Un dittatore criminalizza le opposizioni e i movimenti di piazza. Un dittatore non sopporta la libertà di stampa. Berlusconi conferma, con le sue stesse parole, il pericolo enorme che corre la democrazia in Italia”. Lo dichiara Jacopo Venier dell’Ufficio politico del PdCI, direttore di PdCITv.
 
 
 
 
 
 
 

 

 

Bergonzi: Scuola. Il movimento ha costretto Berlusconi a rimangiarsi il diktat
Studenti, docenti, genitori hanno ottenuto un primo importante risultato: hanno costretto Berlusconi a rimangiarsi il “diktat” da regime di impiegare la forza pubblica contro scuole ed università occupate. Berlusconi è stato costretto a capire che non potrà privare del diritto al sapere milioni di giovani con la forza della polizia. Nei prossimi giorni e nei prossimi mesi questo movimento unitario, pacifico, sempre più grande e determinato lo convincerà che non riuscirà a farlo neppure per decreto legislativo. Roma 24 ottobre

 

 

NOI LA CRISI NON LA PAGHIAMO!

di Paolo Ferrero, segretario nazionale Prc

 

«Noi la crisi non la paghiamo!» Questo slogan, che caratterizza le manifestazioni del movimento, mi pare rappresenti al meglio la piena politicità di questa stagione di lotte. La controriforma della Gelmini è stato l’elemento di innesco della protesta e il suo ritiro è l’obiettivo principale. Il movimento esprime però una capacità di “leggere la fase” che mette in discussione non solo il berlusconismo ma l’intera stagione neoliberista e l’egemonia dell’impresa sui disegni di riforma sociale.

 

Un movimento di tutta la scuola, dagli studenti agli insegnanti ai genitori, dove la comunicazione politica passa in primo luogo all’interno stesso del movimento, tra i diversi soggetti e le diverse generazioni che lo compongono. Un movimento radicalmente non violento che nel suo “non ci rappresenta nessuno” pone – a noi in primo luogo – un problema di riforma dell’agire politico che parta dalla capacità di costruzione sociale, dalla critica della rappresentanza come forma separata della politica.


Non è un caso che le mobilitazioni nelle scuole, nelle università, negli enti pubblici di ricerca dilagano assumendo le forme di un movimento ampio e generalizzato che non solo si oppone ai disegni regressivi del governo Berlusconi, ma mette in discussione, nel complesso la passivizzazione e il conformismo.


Inoltre, oggi, in una fase in cui la produzione di conoscenza è diventata un nodo centrale dello sviluppo e delle contraddizioni capitalistiche, questo movimento mette in scena una grande capacità di lettura, di andare alla radice, di cogliere i nessi tra la gestione governativa della crisi e i tagli all’istruzione pubblica («noi la crisi non la paghiamo» appunto), tra i tagli occupazionali e i tagli alla qualità della conoscenza e alla qualità del futuro («non tagliateci il futuro»), tra l’impoverimento dei processi formativi e la riduzione degli spazi di agibilità democratica, tra recessione e repressione.


Il carattere espansivo di questo movimento sembra essere basato, dunque, sulla capacità di dare una risposta complessiva all’attacco sistemico (dalle elementari agli enti di ricerca) portato avanti da questo governo: la definitiva messa in discussione della funzione sociale della formazione e della ricerca pubblica.


L’impressione è che si stia configurando un processo ampio che unisce le generazioni attorno all’idea che il bene pubblico della conoscenza sia garantito a tutte e tutti. Genitori, studenti medi e universitari, dottorandi, ricercatori precari, lavoratori tecnici e amministrativi, docenti di ogni ordine e grado sono oggi uniti nella lotta contro l’obiettivo del governo di dismettere la struttura pubblica della formazione andando a ledere i principi basilari della nostra Costituzione repubblicana.


E’ un movimento che nasce nelle scuole e nelle università ma parla alla società tutta, che occupa non solo le strade, ma le città. Il mondo è scosso dalla crisi dei mercati finanziari e da un modo capitalistico di produzione che dimostra di non essere compatibile con lo sviluppo umano e con l’aspirazione a una società democratica dove sviluppo economico e benessere sociale si muovano all’unisono. Il Governo Berlusconi invece di portare avanti una politica seria di sostegno alla domanda, aumentando da un lato il potere d’acquisto delle famiglie e allargando dall’altro gli spazi di accesso alla conoscenza, risorsa fondamentale per produrre uno sviluppo qualitativo delle società contemporanee, risponde alla crisi in modo regressivo, mostrando a pieno il suo volto reazionario.

 

Il sistema bancario vacilla e il governo gli corre in soccorso mettendo a disposizione dei responsabili della crisi fiumi di risorse sottratte alle famiglie. Non si tagliano gli armamenti, non si bloccano progetti inutili e dannosi come la Tav o il ponte sullo Stretto di Messina, ma si riduce la spesa sociale e si massacrano ricerca e istruzione pubblica. Se il progetto del governo andrà in porto, a breve 85mila insegnanti e 45mila lavoratori tecnici e amministrativi delle scuole verranno mandati a casa. Con il taglio di circa 1.500 milioni di euro alle Università a cui si aggiunge il blocco sostanziale delle assunzioni, decine di migliaia di precari della ricerca dovranno abbandonare il paese o ancor peggio ripiegare su altre prospettive di lavoro, mentre 57mila lavoratori precari del comparto pubblico da qui a sei mesi non si vedranno rinnovati i contratti pur avendo maturato i requisiti per le stabilizzazioni previste nelle due passate leggi finanziarie.


E poi l’opzione scellerata offerta a scuole e università, atterrate dal taglio dei finanziamenti pubblici, di trasformarsi in fondazioni regalando di fatto ai privati la possibilità di gestire risorse e strutture pubbliche, condizionando pesantemente la formazione e la ricerca nel nostro paese. Per non parlare dello svuotamento del tempo pieno, che invece di essere esteso anche in quelle realtà, soprattutto meridionali, dove non è mai stato veramente applicato, viene ridotto o quantomeno svuotato di significato, mentre con la reintroduzione della “maestra unica” e del voto in condotta si ripropone un modello di scuola gerarchico e autoritario.


Questa è la società che ci propone la destra. Dove la scuola è ridotta a palestra di conformismo e la ricerca precarizzata, schiava dei capricci di un mercato instabile. L’altro aspetto della gestione governativa della recessione è l’autoritarismo repressivo: dall’esercito nelle città al 5 in condotta alla minaccia della polizia nelle università. Questo movimento però è troppo vasto e la minaccia dell’uso della forza non è in grado di fermarlo.


Da un lato, abbiamo un governo che ci propone classismo, stato di polizia, razzismo istituzionale, anche attraverso l’istituzione di classi separate per i cittadini migranti; dall’altro una intera articolazione sociale che denuda il re, mostrando tutta la vitalità democratica, la rabbia ma anche la gioia di una società che chiede di investire nella conoscenza come bene comune.


Dobbiamo operare in questo movimento, per la sua crescita e la sua vittoria. Dobbiamo lavorare a saldare concretamente la lotta per la conoscenza come bene comune con la lotta al carovita. Sono due aspetti della stessa medaglia, l’ha capito il movimento lo può capire la maggioranza del paese. Lo sbocco politico del movimento è la sua vittoria, cioè il ritiro del decreto Gelmini. A questo sbocco politico dobbiamo lavorare, sia dentro il movimento sia allargando il più possibile la mobilitazione contro il carovita. Al congresso avevamo scommesso sulla possibilità di dar vita ad un autunno caldo. Adesso la temperatura è già salita di un bel po’, compito nostro trovare i nessi tra il disagio sociale diffuso e la lotta, tra la lotta contro il governo e quella contro Confindustria; nostro compito lavorare ad allargare il movimento. «La crisi noi non la paghiamo» deve diventare la nostra parola d’ordine, sin dalla mobilitazione del 25. Roma, 24 ottobre

LA SCUOLA, ORGANO VITALE DELLA DEMOCRAZIA. Ma facciamo l’ipotesi.. (di Pietro Calamandrei)

LA SCUOLA, ORGANO VITALE DELLA DEMOCRAZIA. Ma facciamo l’ipotesi..
 “Facciamo l’ipotesi, così astrattamente, che ci sia un partito al potere, un partito dominante, il quale però formalmente vuole rispettare la Costituzione, non la vuole violare in sostanza. Non vuol fare la marcia su Roma e trasformare l’aula in alloggiamento per i manipoli; ma vuol istituire, senza parere, una larvata dittatura”…. 
 
Piero Calamandrei – dal discorso pronunciato al III Congresso in difesa della Scuola Nazionale a Roma l’11 febbraio 1950
 

Allora, che cosa fare per impadronirsi delle scuole e per trasformare le scuole di Stato in scuole di partito? Si accorge che le scuole di Stato hanno il difetto di essere imparziali. C’è una certa resistenza; in quelle scuole c’è sempre, perfino sotto il fascismo c’è stata. Allora, il partito dominante segue un’altra strada (è tutta un’ipotesi teorica, intendiamoci). Comincia a trascurare le scuole pubbliche, a screditarle, ad impoverirle. Lascia che si anemizzino e comincia a favorire le scuole private. Non tutte le scuole private. Le scuole del suo partito, di quel partito. Ed allora tutte le cure cominciano ad andare a queste scuole private. Cure di denaro e di privilegi.
 
Si comincia persino a consigliare i ragazzi ad andare a queste scuole, perché in fondo sono migliori si dice di quelle di Stato. E magari si danno dei premi, come ora vi dirò, o si propone di dare dei premi a quei cittadini che saranno disposti a mandare i loro figlioli invece che alle scuole pubbliche alle scuole private. A ‘quelle’ scuole private. Gli esami sono più facili, si studia meno e si riesce meglio. Così la scuola privata diventa una scuola privilegiata. Il partito dominante, non potendo trasformare apertamente le scuole di Stato in scuole di partito, manda in malora le scuole di Stato per dare la prevalenza alle sue scuole private.

Attenzione, amici,
in questo convegno questo è il punto che bisogna discutere. Attenzione, questa è la ricetta. Bisogna tener d’occhio i cuochi di questa bassa cucina. L’operazione si fa in tre modi: ve l’ho già detto: rovinare le scuole di Stato. Lasciare che vadano in malora.Impoverire i loro bilanci. Ignorare i loro bisogni. Attenuare la sorveglianza e il controllo sulle scuole private. Non controllarne la serietà. Lasciare che vi insegnino insegnanti che non hanno i titoli minimi per insegnare. Lasciare che gli esami siano burlette. Dare alle scuole private denaro pubblico. Questo è il punto. Dare alle scuole private denaro pubblico!”    

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

oltre l’undici ottobre a roma

 

Non voglio solo dire della bellezza politica, sociale, perfino estetica della manifestazione dell’unidici ottobre a Roma. Vorrei provare a dire, da questa occasione vissuta, un po’ di più.

Per chi non ricorda: avevamo detto che arcobaleno era risposta insufficiente e che non ci faceva essere riferimento per lavoratori, cittadini progressisti, per il popolo comunista. Purtroppo abbiamo avuto ragione e a livello elettorale siamo stati cancellati. Avevamo detto che il percorso nuovo non poteva che ricominciare ricostruendo una grande alleanza sociale con base operaia e rivolta ai più deboli indicando chiaramente la valenza di sinistra e comunista del programma di lotta per tornare a guidare la società. La riprova, non l’unica, l’abbiamo registrata proprio in occasione dell’unidici ottobre. Al di là del gioco delle cifre dei questurini politicamente etero guidati dal leghista Maroni, dal piduista Berlusconi etc, chi c’era, o chi ha avuto voglia di documentarsi avrà notato – con le mille contraddizioni di una ripartenza – che centinaia di migliaia di compagni e compagne, di cittadini di sinistra e comunisti hanno invaso pacificamente Roma per affermare che è ora di finirla col governo dei fascisti; che è ora di difendere i salari operai e le conquiste sociali che si vogliono smantellare; che è ora di ricostruire un soggetto politico, un partito comunista, che pur con anime plurali sia garante della barra dritta per guidare un programma anticapitalista, una fase politica di garanzia unitaria per la sinistra, un freno alla deriva moderata paraconservatrice del Pd. Avevamo detto…ed ora quasi sta accadendo. Mi permetto di rilevare che già da Milano giungono segnali di unità delle lotte unitarie tra studenti ed operai e le reciproche piattaforme, apparentemente su materie separate, di fatto sulla stessa questione sociale e politica. La questione sociale è che il bluff della crisi finanziaria che rende tutti più poveri, in realtà grazie al corso “statalista” dei liberisti di turno (sia i fascisti che i piduisti, ma anche i liberal al governo) con i soldi pubblici a pagare saranno nuovamente le classi deboli, quindi, nel caso studenti ed operai. La questione politica è che questi soggetti sociali, che poi è un corpo strettamente connesso (quanti studenti sono figli di famiglie operaie e affrontano e subiscono due volte l’ingiustizia sociale?) hanno come interlocutore e avversario politico lo stesso soggetto: il governo della destra. Ora, già durante la grande manifestazione dell’undici, ma anche nelle successive giornate di lotta del 17 ed in questi giorni, quel che emerge chiaramente è che lo scontro è tale che deve costringere l’esecutivo a ritirare le proprie scelte oppure a mettere in discussione la propria esistenza. Questo si può fare solo con lo sciopero generale. Questo è il momento. I temi sociali ci sono. La rabbia operaia c’è. Gli studenti mobilitati sono in piazza ormai da giorni. Le divisioni vere nella compagine governativa sono manifeste, dove l’unico collante che resiste è la gestione del potere e la guida unica del padrone-piduista; perfino un tentativo di riverniciatura dell’opposizione (IDV e PD) sembra assumere un aspetto programmatico quasi distintivo rispetto all’atteggiamento oggettivamente supino condotto fino ad ora. Dunque, ora occorre indire lo sciopero generale contro il governo e i padroni. Ora.

Maurizio Aversa

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

A Roma studenti in rivolta, occupazioni e cortei

 

(Ansa) ROMA – E’ quasi sera quando il corteo di studenti romani, di tutte le università, ma anche dei licei, arrivano sotto il Senato della Repubblica: una tappa ’simbolo’ della loro protesta, dove chiedono la sospensione dei lavori e dove chiedono, soprattutto, di ‘fermare la riforma della scuola’. Una manifestazione che segna la fine di un’altra lunga giornata di proteste, occupazioni e sit-in. Quello del Senato della Repubblica diventa l’appuntamento per unire le proteste degli universitari e quelle dei liceali che per tutto il giorno hanno animato la città.
E come annunciato nei giorni scorsi dalla Rete degli Studenti, da questa mattina hanno preso il via le occupazioni in scuole superiori di quasi tutta Roma, come lo storico classico Tasso o il periferico scientifico Malpighi. E l’ondata di occupazioni delle scuole romane ha coinvolto anche il liceo classico Virgilio, uno dei più antichi di Roma, situato in via Giulia nel cuore del centro storico della capitale. Hanno scelto, invece, lo ’sciopero creativo’ gli studenti del liceo Russell e soprattutto rumoroso, facendo suonare la banda di istituto e organizzando una assemblea nel cortile dell’istituto. Ma cortei spontanei hanno bloccato i quartieri di Primavalle e San Giovanni.
Oltre un migliaio di studenti dei licei Pasteur, Cartesio, Gassman, Tacito, Einstein hanno sfilato a Primavalle, in periferia nord. Anche gli studenti dei licei Russell, De Chirico e dell’istituto magistrale Margherita Di Savoia, hanno dato vita ad una manifestazione da piazza Re di Roma fino a San Giovanni, attraversando la via Appia e mandando il traffico in tilt. Un tentativo di corteo è avvenuta anche da parte degli studenti del liceo Nomentano. E man mano che passavano le ore, come un tam-tam sono aumentate gli istituti occupati, in autogestione o in stato di agitazione: si sono aggiunti il Mamiani e il Tasso in occupazione, il De Chirico, il Russell, il Malpighi e il magistrale Margherita Di Savoia e l’Orazio in autogestione. Poi la protesta si è spostata a Piazza Colonna davanti alla presidenza del Consiglio.
“Non tagliateci il futuro” c’era scritto sullo striscione disteso dagli studenti. Poi nel tardo pomeriggio un lungo striscione firmato dagli studenti universitari della Sapienza di Roma, con la scritta “No ai tagli all’istruzione”, ha aperto il corteo che ha attraversato il centro della Capitale, in direzione del Senato. Il corteo, secondo le forze dell’ ordine, è di circa 6-7000 studenti. Tra gli slogan principali anche quello contro l’intenzione di far intervenire la polizia per bloccare le proteste negli atenei e nelle scuole. “Polizia: li difendiamo noi i diritti dei vostri figli”, recitava uno degli striscioni.
 
 
 
 
 
 
 
 

 

 

 

 

 

‘No ai tagli’, la mappa della protesta

 

(Ansa) Scuole e facoltà occupate, lezioni libere in strada, cortei: in tutta Italia, è stata un’altra giornata di lotta contro gli interventi del governo e i piani del ministro Mariastella Gelmini su scuola e università. Anche se appaiono molto lontani gli scenari di guerriglia che ieri la conferenza stampa del premier Berlusconi sembrava prospettare, non sono mancati momenti di tensione, e anche un intervento delle forze dell’ordine: nel cosentino, agenti di polizia e carabinieri hanno “convinto” gli studenti delle scuole di Fagnano Castello, San Marco Argentano e Roggiano a interrompere le occupazioni. Mentre a Cosenza, nel corso di una manifestazione, sono state danneggiate le finestre di un istituto. A Napoli, alcuni cortei di studenti, non annunciati, hanno bloccato il traffico su varie strade. Questo il quadro delle principali proteste e delle occupazioni in tutta Italia.
- IN PIEMONTE: varie scuole sono occupate, mentre 2 mila studenti del Politecnico di Torino si sono riuniti in assemblea stamattina. A Trento è la facoltà di Sociologia a guidare l’agitazione degli universitari
- A GENOVA gli organizzatori del Festival della Scienza, iniziato oggi, hanno annunciato di voler dedicare una giornata alle proteste contro i piani del ministro Gelmini. Sempre nel capoluogo ligure, gli studenti in hanno rispolverato la metafora funebre, sfilando in un corteo-funerale lungo le strade vicine ai poli universitari, con tanto di elogio “alla dolente università sepolta viva nelle profondità dell’ignoranza”.
- A MILANO: All’università Statale è stata bloccata per un’ora l’entrata della facoltà di Scienze Politiche, i cui studenti chiedono il blocco della didattica.
- IN VENETO dove l’ipotesi di interventi delle forze dell’ordine é stata contestata con striscioni anche in consiglio regionale, a Verona e Padova è stato decretato il blocco della didattica, e sempre a Padova gli studenti di un istituto professionale sono andati a scuola vestiti a lutto.
- A TRIESTE, gli studenti medi hanno costruito una “scuola di libri”, un muro eretto con i libri di testo davanti alla chiesa di San Giacomo.
- A BOLOGNA, in piazza del Nettuno, è stata allestita un’aula a cielo aperto, in occasione del collegamento con la trasmissione “Anno zero”, stasera su Rai Due
- TOSCANA: Fermento nelle scuole e nelle università toscane. A Firenze, i ragazzi dell’Istituto d’arte di Porta Romana hanno inscenato un “attraversamento pedonale” lungo le strade del centro, mentre su alcuni dei ponti sull’Arno sono apparsi striscioni come “L’università non è in vendita”. A Pisa, dove anche gli studenti della Normale hanno manifestato solidarietà alle proteste, studenti medi e universitari e docenti si sono uniti in un corteo formato, secondo gli organizzatori, da 10 mila persone.
- A ROMA: con lo slogan “Non tagliateci il futuro”, alcune centinaia di studenti hanno manifestato davanti a Palazzo Chigi, per poi spostarsi verso il Senato, e sono partite le occupazioni di vari istituti, tra cui il liceo classico Tasso e lo scientifico Malpighi. Gli universitari della capitale non stanno a guardare: alla Sapienza, gli studenti hanno deciso di occupare la facoltà di Ingegneria a San Pietro in Vincoli. Stessa forma di protesta alla facoltà di Scienze di Roma Tre. In serata poi corteo con nuovo sit in davanti al Senato, con tanto di contestazioni e fischI ai senatori, anche a quelli del Pd. 
- In ABRUZZO, docenti e studenti dell’università dell’Aquila hanno inscenato un sit-in di protesta davanti alla prefettura.
- In BASILICATA, a Matera, sono scesi in piazza un migliaio di studenti delle medie superiori, mentre a Potenza gli studenti universitari, assieme ad alcuni docenti e ricercatori, si sono riuniti in assemblea nell’Aula Magna per stabilire le prossime azioni di protesta.
- A LECCE, Scienze Politiche è in assemblea permanente.

- A PALERMO, con il sostegno del preside della facoltà di Ingegneria, un migliaio di studenti ha assistito a una lezione all’aperto, in piazza Politeama

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Studenti davanti al Senato: contestati anche Pd e Prc. Polizia? Berlusconi frena

(Dire) ROMA – Il corteo degli studenti universitari partito dalla Sapienza è arrivato davanti al Palazzo del Senato, raggiunto da Piazza Navona tramite Corsia Agonale. Mentre i manifestanti continuano a scandire slogan contro il governo, un gruppo di senatori del Pd è uscito da Palazzo Madama per confrontarsi con loro. Ma la reazione non è stata benevola: “Non ci rappresenta nessuno”. E’ quanto gridano gli studenti in sit in sotto al Senato.

Il grido si è fatto più forte all’arrivo di una delegazione del Pd e del segretario di Rifondazione comunista, Paolo Ferrero. “Ci state strumentalizzando- dicono gli studenti ai politici- via Rifondazione”. Poi, con le braccia alzate verso Palazzo Madama, gli universitari gridano “buffoni” e “siete tutti mafiosi”.

“E adesso torniamo in aula dove si sta votando per fare ostruzionismo”. Paolo Nerozzi, senatore del Pd, lascia con queste parole gli studenti che si trovano sotto Palazzo Madama dopo aver tentato, insieme a una delegazione di senatori del suo partito, di dialogare con i manifestanti. Con lui, infatti, ci sono Vincenzo Vita, Renzo Lusi, Giovanni Legnini, Mariapia Garavaglia, Albertina Soliani, Vittoria Franco, Ignazio Marino, Mariangela Bastico, i radicali Donatella Poretti e Marco Perduca.

Soliani afferra un megafono e improvvisa un comizio, mentre gli studenti urlano in coro “la rovina dell’Italia siete voi”, e dice: “Sono state tolte risorse fondamentali alla scuola, ma questo e’ gia’ accaduto, ora bisogna tentare di rallentare e impedire l’approvazione del decreto in parlamento”. Certo, aggiunge, “i numeri non sono sufficienti. L’importante e’ che comunque in queste ore ci sia un popolo intero che si ribella. Bisogna essere uniti contro Berlusconi e la Gelmini. Se noi ci dividiamo loro ridono occorre difendere la democrazia”. Ma ad ascoltare i senatori del Pd sono in pochi, visto che proseguono urla, buhh e slogan, tra cui un devastante “c’avete rotto il caz… Sospendete i lavori”.

Uno studente riprende il megafono e urla “siamo in 20.000. Questa e’ la risposta che abbiamo dato alle parole di ieri di Berlusconi”.

Manuela Palermi (pdci): Scuola. Gelmini assurda. Parole Berlusconi gravissime
Le misure della Gelmini sulla scuola sono assurde, tagli selvaggi sul numero degli insegnanti, tagli al tempo pieno che non è un ‘parcheggio’ per i bambini ma un modello di scuola che ha reso le nostre elementari un esempio di eccellenza. Il maestro unico significa il ritorno ad una scuola dell’800 ed il taglio di circa 88mila insegnanti. Quanto alle minacce di Berlusconi sono gravissime, in tutti i paesi democratici si fanno proteste ed occupazioni pacifiche, il Premier dovrebbe dimostrare molta più responsabilità, non vorremmo che le sue parole siano da alibi a qualche azione sconsiderata. Sotto il suo governo abbiamo già assistito al G8 di Genova, non vorremmo assistere ad altre tragedie. L’Italia democratica non starà a guardare.
Roma 23 ottobre 2008

 

 

Il corteo degli studenti è poi ripartito verso la Sapienza.

(Dire) IL CORTEO – Studenti in marcia verso il Senato. “Siamo in 20 mila”, affermano gli organizzatori del corteo di studenti e giovani ricercatori partito dall’università La Sapienza alla volta di Palazzo Madama, dove gli universitari si ricongiungeranno con gli studenti medi per protestare contro il decreto Gelmini in discussione nell’aula senatoriale. Studi orientali, Lettere, Scienze politiche, l’intero polo delle Scienze matematiche fisiche e naturali, Ingegneria ed Economia. Sono alcune delle facoltà presenti in corteo. Agli studenti della Sapienza si è unita anche una delegazione di universitari di Roma3. Per raggiungere il Senato il corteo, che non era autorizzato, attraversa piazza Esedra, via Cavour, i Fori Imperiali, piazza Venezia, Botteghe Oscure, Corso Vittorio Emanuele.

“La nostra non è una battaglia ideologica ma materiale- spiega Stefano, studente di Scienze politiche- le nostre parole d’ordine sono che noi non paghiamo la crisi economica e che non abbiamo paura delle cariche a freddo della polizia annunciate da Berlusconi. Vogliamo difendere i nostri diritti”.

“Non pagheremo noi la vostra crisi”: è questo lo striscione di apertura a cui si aggiungono quello degli archeologi (“Gelmini e Tremonti ci mandate a scavare sotto i ponti”), quello dei chimici (“chimica più acida che mai”), quello dei biotecnologi (“la ricerca muore con la 133″). “Berlusconi- dicono gli studenti- afferma che a manifestare siamo in pochi ma alla Sapienza su 140.000 iscritti solo in 10.000 frequentano giornalmente, quindi quelli che scendono in piazza sono moltissimi”.

BERLUSCONI: “MAI DETTO LA POLIZIA NELLE SCUOLE” – Mentre il corteo degli studenti e degli universitari sfila per le strade del centro di Roma per arrivare davanti a Palazzo Madama, dove si sta discutendo il decreto Gelmini, le forze dell’ordine sono già schierate e bloccano tutte le vie di accesso al Senato.

E mentre a Roma e molte città prosegue la protesta di scuole e università, dalla Cina, dove si trova in visita di Stato, arriva la smentita del premier, Silvio Berlusconi: “Non ho mai parlato di polizia nelle scuole”. Ecco le parole precise usate ieri dal presidente del Consiglio: “Convocherò oggi il ministro degli Interni e darò a lui istruzioni dettagliate su come intervenire attraverso le forze dell’ordine per impedire che questo possa succedere”.

Una frenata che viene rigettata dagli studenti: “Berlusconi è isolato e sempre più debole, per questo si è rimangiato le sue parole”, afferma Giorgio Sestili, studente de La Sapienza e membro dei consigli universitari, dal corteo romano. “Abbiamo sentito tutti le sue parole- dice Sestili- quindi una sua smentita è senza fondamento”. Berlusconi “è tornato sui suoi passi- prosegue- perchè oggi stiamo dando un’altra magnifica risposta con la nostra protesta, perchè i rettori gli hanno sbattuto la porta in faccia e perchè lo stesso presidente della Repubblica ha dato sostegno alla nostra protesta”.

IL VIMINALE: “FERMEZZA CON I VIOLENTI” – “Nel garantire piena possibilita’ di dissenso, purche’ espresso nel rispetto della legge e degli altrui diritti, si conferma tuttavia fermezza e determinazione nel prevenire qualsiasi tipo di degenerazione violenta, i cui responsabili saranno identificati e denunciati all’autorita’ giudiziaria”. E’ quanto si legge in una nota diffusa dal ministero dell’Interno, al termine di una riunione svolta al Viminale e presieduta dal sottosegretario Alfredo Mantovano.

Presenti anche il capo della Polizia Antonio Manganelli, il capo di stato maggiore dell’Arma dei Carabinieri, Leonardo Gallitelli, il direttore dell’Aisi, Giorgio Piccirillo, e il vicecapo di Gabinetto del ministero dell’Interno, Pasquale Piscitelli.

23 ottobre 2008

Mussi: Berlusconi non controlla le sue pulsioni autoritarie.

C’è voluto un attimo a Silvio Berlusconi per passare dalla Gelmini a Maroni, dal ministro della scuola e dell’università a quello dell’Interno.
Capisco che gli è difficile controllare le sue pulsioni autoritarie, che non ha mai compreso la differenza tra l’Italia e le sue aziende.
Ma il capo del governo deve sapere che, se affida un legittimo conflitto politico, sociale e culturale, (su una questione cruciale per il destino di un Paese come quella della conoscenza) alla polizia, trasformandolo immediatamente in un puro affare di ordine pubblico, è assai probabile che si renda responsabile della trasformazione degli attuali fuochi.  Mi rivolgo ai Rettori, con cui da ministro ho avuto ora motivi di consenso ora motivi di dissenso: si appellino immediatamente allo Statuto di autonomia degli atenei e al principio di libertà che appartiene alla loro natura. Respingano la militarizzazione del conflitto che viene dal governo.
I giovani hanno capito bene il disastro che gli aspetta, per il decreto Gelmini combinato con i provvedimenti di Tremonti e Brunetta.
Devono trovare ora accanto al loro movimento -  che deve mantenere calma, forza e compostezza -  tutti gli adulti che sanno cosa vuol dire per il futuro della nostra Nazione scuola, università e ricerca scientifica.

 

Fgci: Scuola. Entrati nell’era fascista

“Siamo entrati nell’era fascista”. Riccardo Messina, coordinatore nazionale della Fgci, la federazione giovanile del Pdci, spiega: “Le dichiarazioni di Berlusconi, che ha annunciato di voler risolvere come un problema di ordine pubblico le mobilitazioni e le occupazioni di questi giorni, dimostrano che il governo ha paura. Gli studenti e le studentesse italiane non hanno paura, e continueranno nella protesta. Chiediamo in particolare le immediate dimissioni del ministro Gelmini e dell’intero governo. Noi non abbiamo paura. Per difendere chi lotta abbiamo già attivato sul sito www.taglialagelmini.it uno sportello on line di supporto legale, a tutela di coloro che eventualmente verranno coinvolti nell’ondata repressiva di Berlusconi. Non ci fermeranno – conclude l’esponente comunista – agitando le baionette”.
Roma 23 ottobre 2008

DILIBERTO: SCUOLA. BERLUSCONI NON SA COSA E’ LA DEMOCRAZIA

L’universita’ e’ un luogo di partecipazione, confronto e democrazia. Ma Berlusconi non sa cosa e’ la democrazia. Lui e la democrazia sono due cose incompatibili, per questo vuole risolvere i problemi dell’universita’ con la polizia. Nell’univerita’ i giovani devono avere la possibilita’ di esprimersi, di imparare. Conoscenza, cultura, ma anche imparare ad essere cittadini e il restringimento degli spazi di confronto e di partecipazione e’ funzionale a chi immagina, dietro una finta meritocrazia, il modello di Amici e Maria De Filippi per la nostra scuola e per la nostra universita’.Roma 22 ottobre 2008

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

(1.11.08)

Ancora genitori e insegnanti in lotta in tutto il paese contro il decreto gelmini. dALLE GRANDI CITTà AI PICCOLI CENTRI DALLE PICCOLE PROVINCIE ALLE AREE METROPOLITANE, OVUNQUE C’E’ VIVO UN MOTO DI RIPULSA PER LE SCELTE COMPIUTE. DI SEGUITO TESIMONIAMO UNA PICCOLA INIZIATIVA LOCALE COSTRUITA CON PAZIENZA, INTELLIGENZA, FORZA CRITICA E, SOPRATTUTTO, TENDENTE AL BENE DELLA SCUOLA PUBBLICA                                                                volantinomanifestazione_smmole1        Scuola: sciopero generale

di Piegiorgio Bergonzi

Il 30 ottobre è sciopero generale della scuola, dell’università e della ricerca. Si tratta di uno sciopero senza precedenti per la sua entità, per il momento in cui si verifica, per gli obiettivi che si pone, per  il consenso che lo caratterizza. Esso vedrà sfilare uniti, a Roma, insegnanti, studenti, ricercatori, genitori, docenti universitari, lavoratori, cittadini. Difenderanno il diritto all’istruzione, alla conoscenza, la libertà del sapere, cioè il futuro del Paese. Diritti che la destra, perseguendo un progetto reazionario che non ha precedenti nella storia d’Italia, vuole cancellare in quanto fondanti della democrazia e dell’uguaglianza fra i cittadini. I Comunisti italiani sono con questo sciopero e con questa grande mobilitazione.
Il 30 ottobre  (l’altra scadenza importante fu il 17 scorso) costituirà un importante punto di arrivo e di ripartenza di un movimento per la scuola e l’università pubbliche che nel volgere di quaranta giorni ha assunto dimensioni e caratteri senza precedenti. E’ un movimento grande, unitario, responsabile creativo e intelligente, pacifico, geloso della propria autonomia, fortemente determinato. Sono questi caratteri che gli consentono di estendersi, di propagarsi in tutto il Paese con una rapidità del tutto inusuale ed inaspettata. E’ un movimento, una mobilitazione che va dalle scuole e dalle università occupate, alle manifestazioni sempre più partecipate che ormai quotidianamente si svolgono in tutte le città italiane, alle lezioni tenute nelle piazze, nei giardini, nelle scuole e rivolte a tutti i cittadini, a pacifiche azioni dimostrative, alle delibere dei Senati Accademici delle università, agli ordini del giorno votati spesso in modo unanime dai  Collegi dei Docenti nelle scuole, alle delibere di innumerevoli Consigli comunali e provinciali di tutta Italia, ai ricorsi di numerose Regioni alla Corte Costituzionale. Siamo di fronte  a un movimento unito come mai prima era accaduto, ad un movimento capace di comunicare e di porsi  in positiva relazione con la società.
Ciò perchè uno straordinario obiettivo di portata storica  accomuna questo movimento: quello di tenere aperta per le giovani generazioni e per l’intera società la speranza del futuro garantendo a tutti il diritto all’istruzione, alla cultura, al sapere. Lo stesso diritto, la stessa speranza che la destra vuole chiudere  alla grande maggioranza dei giovani del nostro Paese.
Lo fa deliberatamente, cinicamente. Con un semplice Decreto (divenuto poi uno dei cento articoli di una legge finanziaria) abbassa (unico paese al mondo!) l’obbligo di istruzione da 16 a 14 anni di età, opera tagli tanto pesanti di risorse e personale alla scuola, all’università  da impedirne il normale funzionamento; riduce del 20% l’orario scolastico obbligatorio per i bambini dai tre ai dieci  anni e in tutti gli ordini di scuola, ripristina il maestro unico, colpisce la scuola e l’università nelle loro parti migliori senza ipotizzare alcun atto di riforma del molto che non funziona,  prevede la privatizzazione di scuole e università statali trasformandole in fondazioni. Alla fine:  dai tre anni di età i bambini verrebbero discriminati nell’accesso a scuole qualificate e  la maggioranza dei ragazzi sopra i quattordici anni verrebbe privata della possibilità di frequentare con successo la secondaria superiore, la Repubblica cesserebbe di essere garante del diritto all’istruzione e al sapere per tutti.
Un’opera di smantellamento e di sovvertimento della scuola e dell’università pubbliche finalizzata a realizzare una  società dell’ignoranza che dia basi stabili ad un regime autoritario e della disuguaglianza. Questa è la storica posta in gioco oggi, questo il disegno reazionario che bisogna in ogni modo fermare.
Il disegno della destra non è riuscito a passare nella scuola e nella società nonostante i decreti, le leggi, i piani attuativi imposti con colpi di mano indegni della nostra democrazia costituzionale, nonostante le continue intimidazioni contro chi si mobilita e lotta, nonostante le intenzioni “similgolpiste” di mandare la polizia nelle scuole e nelle università subito bloccate dall’unitarietà e dalla vastità del movimento.
La battaglia è tutta aperta.
Sarà una battaglia  lunga e difficile soprattutto in una fase di gravissima crisi economica che la destra cercherà di far pagare ancora una volta ai lavoratori e ai meno abbienti.
Ma è possibile vincere.
Anzitutto perché quella per il diritto al sapere, per la scuola e l’università pubblica si sta rivelando come una battaglia sempre più forte e condivisa potenzialmente capace di coinvolgere l’intera società.  Inoltre perché, in questo contesto, il movimento,  la sinistra, i comunisti si stanno dimostrando in grado di avanzare un progetto contrapposto a quello della destra: l’investimento nel sapere come garanzia per il futuro delle giovani generazioni, come via per uscire dalla crisi, per riattivare processi di trasformazione e sviluppo della società; il no al finanziamento alla scuola privata; il reperimento di risorse dalle spese per le armi (via finalmente dall’Afghanistan!) e dall’evasione fiscale; l’obbligo di istruzione gratuito fino a 18 anni; proposte credibili di atti di riforma per realizzare la scuola di tutti, progetti condivisi di riforma dell’università.
Questo si sta anche rivelando il movimento che è nato e sta crescendo: una straordinaria palestra di mobilitazione, di confronto democratico, di elaborazione, di progettualità per affermare il diritto inalienabile al sapere e la sua libertà quale base imprescindibile della democrazia e dell’uguaglianza fra i cittadini.
Per queste ragioni i Comunisti italiani sono nel e con il movimento nel totale rispetto della sua autonomia, per queste ragioni sono in piazza e in sciopero il 30 ottobre.

Fgci: Scuola. Dal blocco studentesco atteggiamenti

30 ottobre sciopero
30 ottobre sciopero

schizofrenici 

“Con il Blocco studentesco non si può coabitare”. Lo dice Riccardo Messina, coordinatore nazionale della Fgci, la federazione giovanile del Pdci. “Nella manifestazione degli studenti che si è tenuta oggi a Roma per contestare la controriforma Gelmini – spiega Messina – ci si è trovati di fronte ad un atteggiamento prevaricatore da parte di alcuni neofascisti del Blocco che hanno preso la testa del corteo e hanno cominciato a inneggiare al duce. Intanto ricordiamo al Blocco che il Movimento che oggi ha provato a egemonizzare si batte anche contro la proposta della Lega di inserire classi separate tra italiani e immigrati, una scelta razzista e xenofoba che probabilmente il Blocco condivide”.

Messina ricorda “che gli studenti del Blocco, che si definiscono ipocritamente apolitici, il 2 dicembre 2007 partecipavano alla manifestazione del centrodestra contro il governo Prodi a fianco di Berlusconi e oggi governano la consulta studentesca di Roma insieme con i giovani del Pdl che attaccano il Movimento. Insomma – conclude Messina – negli atteggiamenti del Blocco c’è una sorta di schizofrenia: un giorno sta con Berlusconi, l’altro scende in piazza per provare a egemonizzare il Movimento del quale invece è un nemico, al pari della Gelmini”.

 

 

Studenti al Senato, cori anti-Gelmini. Il ministro: “Pochi quelli che protestano”

ROMA – Sulle note di “The final countdown” degli ‘Europe’ un nuovo corteo degli studenti delle scuole romane è arrivato sotto Palazzo Madama, al Senato, per protestare contro la riforma Gelmini. Con le braccia alzate, i ragazzi intonano slogan del tipo “La riforma non la vogliamo” e “Se ci tolgono il futuro noi togliamo la citta’”. E ancora: “Buffoni, buffoni chi non salta la Gelmini è”.

In mattinata, oltre 7.000 studenti erano partiti da piazza della Repubblica in corteo verso il centro di Roma. Il cordone di studenti ha percorso le vie del centro per arrivare a piazza Venezia dove i ragazzi si sono fermati per un sit-in di protesta. Dopo, hanno proseguito in direzione Senato.

Nelle prossime ore crescerà il numero di scuole a Roma e in tutta Italia in mobilitazione. La protesta, spiega l’Unione degli studenti, crescerà fino a mercoledì, quando è prevista la votazione finale al Senato del decreto Gelmini.

La protesta prosegue anche con il ciclo delle lezioni in piazza organizzato dagli studenti dell’Università La Sapienza, per dire no ai provvedimenti del ministro Gelmini in materia di atenei, a partire dal taglio dei fondi.

Oggi è la volta dei ragazzi di Medicina I che, con tanto di camici indosso, si sono presentati alle 10 sotto al ministero dell’Istruzione per una lezione di chirurgia toracica. Sulle gradinate del dicastero ci sono più di cento universitari pronti ad ascoltare la lezione del professor Marco Biffoni. Gli studenti, in particolare, contestano gli articoli 16 e 66 della manovra estiva del governo e la legge 133, “che bloccano il turn-over nelle università, propongono di trasformare gli atenei in fondazioni di diritto provato e ci tagliano i fondi”, spiega Giulia, che ha soli 23 anni è già frequenta il sesto corso di Medicina, un record. “Questo a dimostrazione del fatto- spiega- che in piazza non scendono i fannulloni, ma ragazzi pronti a lottare per i loro diritti. Con le proposte del governo avremo una università più povera. Comunque a Gelmini diciamo che stiamo anche preparando, nelle facoltà, delle contro-proposte perchè sappiamo che ci sono problemi e cose da riformare, ma bisogna anche ascoltare chi nelle università ci va e ci lavora”.

A piazza Farnese, invece, per tutto il giorno ci saranno le lezioni in piazza degli studenti di Roma 3. Tra gli altri interverrà il professor Giacomo Marramao.

E mentre notizie di proteste e occupazioni arrivano da moltissime città italiane, i Cobas annunciano un presidio a oltranza davanti al Senato a partire da domani.

Il culmine delle manifestazioni verrà raggiunto giovedì prossimo, il 30 ottobre, quando è previsto lo sciopero nazionale del comparto scuola indetto da Cgil, Cisl e Uil.

Evento sul quale il ministro Gelmini, in una intervista sul Corriere della Sera, esprime forti critiche. “E’ il solito vecchio rito di chi difende l’indifendibile”, afferma. “Ma dopo, credo- prosegue- si potrà riprendere a confrontarsi con le riforme. Ovviamente con chi fa proposte”. Nell’intervista Gelmini ribadisce il suo “no” al ritiro del decreto scuola chiesto anche dal leader del Pd, Walter Veltroni, lo scorso sabato al Circo Massimo. E sull’atteggiamento del principale partito dell’opposizione il ministro insiste: “Sono cinque mesi che si discute di scuola e il Pd non ha fatto una proposta che fosse una. A me sembrano pietrificati”. Quanto alle proteste in corso nelle scuole e nelle università il ministro ribadisce che “gli studenti in Italia sono 9 milioni, coloro che protestano alcune migliaia”.

27 ottobre 2008

SCUOLA: CRESCE LA MOBILITAZIONE VERSO LO SCIOPERO DI GIOVEDI’

 ROMA – Cortei, occupazioni e iniziative “creative” come lezioni all’aperto o in diretta sul web. Si apre così, in tante città italiane, la settimana decisiva per il movimento che si oppone al decreto del ministro Mariastella Gelmini e che dovrebbe essere approvato definitivamente il 29 ottobre.

Dalla tarda mattinata qualche centinaio di studenti staziona davanti al Senato per protestare contro il decreto Gelmini che è all’ esame dell’ Aula di Palazzo Madama. Dietro le transenne, poste all’inizio della stradina che collega corso Rinascimento a piazza Navona, gli studenti scandiscono slogan contro il ministro mentre un altoparlante diffonde ad alto volume le note di “The final countdown” degli ‘Europe’. Gli studenti spiegano che si tratta solo di un primo appuntamento di protesta in attesa di una mobilitazione massiccia prevista per domani e dopodomani a piazza Navona in vista dell’ approvazione del decreto.

C’é anche chi “controprotesta” usando internet: sulle pagine di Facebook sono comparsi gruppi che si chiamano “Io voglio studiare” o “Occupate a casa vostra”, mentre a Firenze sono state stampate 10 mila cartoline indirizzate al rettore con gli analoghi slogan e alla Statale di Milano è in corso una raccolta di firme contro il blocco della didattica.

Organizzate dagli studenti universitari lezioni all’aperto si sono svolte stamani in alcune piazze di Roma (anche di fronte al ministero dell’istruzione), ma anche a Napoli, dove hanno preso il via le trasmissioni della web-tv degli studenti dell’ Università orientale occupata. E’ trasmessa sul web anche la maratona di 24 ore di lezioni organizzata a Firenze dagli studenti del polo di Scienze, trasmesse in diretta dal dipartimento di matematica Ulisse Dini. Maratona simile anche alla facoltà di sociologia di Trento e lezioni all’aperto pure a Bari, nella centrale piazza Umberto.

Se a Milano hanno preso il via stamani le occupazioni degli istituti secondari, in molte altre città si sono svolti cortei di studenti medi. A Roma uno dei cortei è partito dalla centralissima piazza della Repubblica senza simboli di partito ma con striscioni contro il ministro Gelmini, mentre all’ Eur è in corso un sit-in. Analoghe iniziative a Palermo, dove la protesta si svolge davanti alla sede Rai. Cortei anche a Potenza.

UDS, RAGAZZI DESTRA SI SONO PRESI LA TESTA DEL CORTEO
Si è spaccato all’altezza di via Cavour il corteo degli studenti medi che era partito alle 9 da piazza della Repubblica diretta a piazza Venezia. Lo ha fatto sapere l’Unione degli studenti (Uds). “Ad un tratto – ha raccontato Stefano dell’esecutivo nazionale dell’Uds, che partecipava al corteo – militanti di Blocco Studentesco, formazione vicina alla Fiamma Tricolore, a bordo di un camioncino con il megafono, hanno preso con la forza la testa del corteo, che era stato organizzato in maniera spontanea dagli studenti degli istituti del IV municipio”. I promotori della manifestazione hanno tentato allora di distanziarsi dalla testa del corteo e, giunti a via dei Fori imperiali, invece di voltare verso piazza Venezia hanno tentato di voltare a sinistra verso il Colosseo, ma la deviazione non è stata autorizzata dalle forze dell’ordine, molti studenti non hanno capito che cosa stava succedendo e hanno continuato a seguire Blocco studentesco che ha organizzato un sit-in davanti al Senato. “Un corteo di un movimento in lotta contro la riforma Gelmini e i tagli alla finanziaria – conclude l’Uds – é stato strumentalizzato da gruppi di estrema destra, che hanno tentato di mettere il cappello ad un movimento antifascista, proprio loro che hanno votato chi sta al governo”.

 

 

 

 

 

 


Venier: Scuola. La lotta paga

“Dopo il ritiro delle classi ghetto da parte della Gelmini ora è addirittura Berlusconi a fare dietrofront, e lo fa a modo suo, cioè, come al solito, smentendo se stesso. Non una marcia indietro, ma una negazione della realtà.”. Iacopo Venier, dell’Ufficio politico del Pdci, spiega: “Berlusconi ieri voleva mandare la polizia a sgomberare le scuole, oggi afferma di non aver mai detto né pensato all’intervento. Oggi gli studenti, invece di farsi ammaestrare hanno rilanciato la lotta e aumentato il numero delle occupazioni. Bisogna continuare così, la lotta paga. Questo movimento – conclude Venier – non è un gatto ma una Pantera.  Roma 23 ottobre

Pagliarini: Statali, 45 euro in due anni? Una vergogna difficile da commentare


Il presunto protocollo sul rinnovo del contratto del pubblico impiego non esiste, e il governo Berlusconi lo sa bene. Con il ‘no’ della Cgil, infatti, il consenso sindacale è largamente al di sotto del 51%, dunque quel protocollo non potrà mai essere trasformato in contratto. Ciò significa che il governo vuole agire unilateralmente, negando qualunque futuro ai precari del settore e adeguando le buste paghe dei lavoratori con una miseria che non consente di tutelare minimamente il potere di acquisto delle retribuzioni. Aggiungere ai magri stipendi 45 euro in due anni, facendo finta di aver reso un servizio ai lavoratori, è una vergogna difficile persino da commentare. Evidentemente palazzo Chigi disprezza il lavoro e chi ne difende la dignità. Noi comunisti non abbiamo esitazioni: facciamo una scelta di parte e siamo al fianco di tutti i lavoratori che daranno battaglia contro l’ennesima ingiustizia perpetrata ai loro danni.  

 

Venier: Berlusconi conferma che vorrebbe essere un dittatore
“Un dittatore non dialoga con nessuno. Un dittatore criminalizza le opposizioni e i movimenti di piazza. Un dittatore non sopporta la libertà di stampa. Berlusconi conferma, con le sue stesse parole, il pericolo enorme che corre la democrazia in Italia”. Lo dichiara Jacopo Venier dell’Ufficio politico del PdCI, direttore di PdCITv.
 
 
 
 
 
 
 

 

 

Bergonzi: Scuola. Il movimento ha costretto Berlusconi a rimangiarsi il diktat
Studenti, docenti, genitori hanno ottenuto un primo importante risultato: hanno costretto Berlusconi a rimangiarsi il “diktat” da regime di impiegare la forza pubblica contro scuole ed università occupate. Berlusconi è stato costretto a capire che non potrà privare del diritto al sapere milioni di giovani con la forza della polizia. Nei prossimi giorni e nei prossimi mesi questo movimento unitario, pacifico, sempre più grande e determinato lo convincerà che non riuscirà a farlo neppure per decreto legislativo. Roma 24 ottobre

 

 

NOI LA CRISI NON LA PAGHIAMO!

di Paolo Ferrero, segretario nazionale Prc

 

«Noi la crisi non la paghiamo!» Questo slogan, che caratterizza le manifestazioni del movimento, mi pare rappresenti al meglio la piena politicità di questa stagione di lotte. La controriforma della Gelmini è stato l’elemento di innesco della protesta e il suo ritiro è l’obiettivo principale. Il movimento esprime però una capacità di “leggere la fase” che mette in discussione non solo il berlusconismo ma l’intera stagione neoliberista e l’egemonia dell’impresa sui disegni di riforma sociale.

 

Un movimento di tutta la scuola, dagli studenti agli insegnanti ai genitori, dove la comunicazione politica passa in primo luogo all’interno stesso del movimento, tra i diversi soggetti e le diverse generazioni che lo compongono. Un movimento radicalmente non violento che nel suo “non ci rappresenta nessuno” pone – a noi in primo luogo – un problema di riforma dell’agire politico che parta dalla capacità di costruzione sociale, dalla critica della rappresentanza come forma separata della politica.


Non è un caso che le mobilitazioni nelle scuole, nelle università, negli enti pubblici di ricerca dilagano assumendo le forme di un movimento ampio e generalizzato che non solo si oppone ai disegni regressivi del governo Berlusconi, ma mette in discussione, nel complesso la passivizzazione e il conformismo.


Inoltre, oggi, in una fase in cui la produzione di conoscenza è diventata un nodo centrale dello sviluppo e delle contraddizioni capitalistiche, questo movimento mette in scena una grande capacità di lettura, di andare alla radice, di cogliere i nessi tra la gestione governativa della crisi e i tagli all’istruzione pubblica («noi la crisi non la paghiamo» appunto), tra i tagli occupazionali e i tagli alla qualità della conoscenza e alla qualità del futuro («non tagliateci il futuro»), tra l’impoverimento dei processi formativi e la riduzione degli spazi di agibilità democratica, tra recessione e repressione.


Il carattere espansivo di questo movimento sembra essere basato, dunque, sulla capacità di dare una risposta complessiva all’attacco sistemico (dalle elementari agli enti di ricerca) portato avanti da questo governo: la definitiva messa in discussione della funzione sociale della formazione e della ricerca pubblica.


L’impressione è che si stia configurando un processo ampio che unisce le generazioni attorno all’idea che il bene pubblico della conoscenza sia garantito a tutte e tutti. Genitori, studenti medi e universitari, dottorandi, ricercatori precari, lavoratori tecnici e amministrativi, docenti di ogni ordine e grado sono oggi uniti nella lotta contro l’obiettivo del governo di dismettere la struttura pubblica della formazione andando a ledere i principi basilari della nostra Costituzione repubblicana.


E’ un movimento che nasce nelle scuole e nelle università ma parla alla società tutta, che occupa non solo le strade, ma le città. Il mondo è scosso dalla crisi dei mercati finanziari e da un modo capitalistico di produzione che dimostra di non essere compatibile con lo sviluppo umano e con l’aspirazione a una società democratica dove sviluppo economico e benessere sociale si muovano all’unisono. Il Governo Berlusconi invece di portare avanti una politica seria di sostegno alla domanda, aumentando da un lato il potere d’acquisto delle famiglie e allargando dall’altro gli spazi di accesso alla conoscenza, risorsa fondamentale per produrre uno sviluppo qualitativo delle società contemporanee, risponde alla crisi in modo regressivo, mostrando a pieno il suo volto reazionario.

 

Il sistema bancario vacilla e il governo gli corre in soccorso mettendo a disposizione dei responsabili della crisi fiumi di risorse sottratte alle famiglie. Non si tagliano gli armamenti, non si bloccano progetti inutili e dannosi come la Tav o il ponte sullo Stretto di Messina, ma si riduce la spesa sociale e si massacrano ricerca e istruzione pubblica. Se il progetto del governo andrà in porto, a breve 85mila insegnanti e 45mila lavoratori tecnici e amministrativi delle scuole verranno mandati a casa. Con il taglio di circa 1.500 milioni di euro alle Università a cui si aggiunge il blocco sostanziale delle assunzioni, decine di migliaia di precari della ricerca dovranno abbandonare il paese o ancor peggio ripiegare su altre prospettive di lavoro, mentre 57mila lavoratori precari del comparto pubblico da qui a sei mesi non si vedranno rinnovati i contratti pur avendo maturato i requisiti per le stabilizzazioni previste nelle due passate leggi finanziarie.


E poi l’opzione scellerata offerta a scuole e università, atterrate dal taglio dei finanziamenti pubblici, di trasformarsi in fondazioni regalando di fatto ai privati la possibilità di gestire risorse e strutture pubbliche, condizionando pesantemente la formazione e la ricerca nel nostro paese. Per non parlare dello svuotamento del tempo pieno, che invece di essere esteso anche in quelle realtà, soprattutto meridionali, dove non è mai stato veramente applicato, viene ridotto o quantomeno svuotato di significato, mentre con la reintroduzione della “maestra unica” e del voto in condotta si ripropone un modello di scuola gerarchico e autoritario.


Questa è la società che ci propone la destra. Dove la scuola è ridotta a palestra di conformismo e la ricerca precarizzata, schiava dei capricci di un mercato instabile. L’altro aspetto della gestione governativa della recessione è l’autoritarismo repressivo: dall’esercito nelle città al 5 in condotta alla minaccia della polizia nelle università. Questo movimento però è troppo vasto e la minaccia dell’uso della forza non è in grado di fermarlo.


Da un lato, abbiamo un governo che ci propone classismo, stato di polizia, razzismo istituzionale, anche attraverso l’istituzione di classi separate per i cittadini migranti; dall’altro una intera articolazione sociale che denuda il re, mostrando tutta la vitalità democratica, la rabbia ma anche la gioia di una società che chiede di investire nella conoscenza come bene comune.


Dobbiamo operare in questo movimento, per la sua crescita e la sua vittoria. Dobbiamo lavorare a saldare concretamente la lotta per la conoscenza come bene comune con la lotta al carovita. Sono due aspetti della stessa medaglia, l’ha capito il movimento lo può capire la maggioranza del paese. Lo sbocco politico del movimento è la sua vittoria, cioè il ritiro del decreto Gelmini. A questo sbocco politico dobbiamo lavorare, sia dentro il movimento sia allargando il più possibile la mobilitazione contro il carovita. Al congresso avevamo scommesso sulla possibilità di dar vita ad un autunno caldo. Adesso la temperatura è già salita di un bel po’, compito nostro trovare i nessi tra il disagio sociale diffuso e la lotta, tra la lotta contro il governo e quella contro Confindustria; nostro compito lavorare ad allargare il movimento. «La crisi noi non la paghiamo» deve diventare la nostra parola d’ordine, sin dalla mobilitazione del 25. Roma, 24 ottobre

LA SCUOLA, ORGANO VITALE DELLA DEMOCRAZIA. Ma facciamo l’ipotesi.. (di Pietro Calamandrei)

LA SCUOLA, ORGANO VITALE DELLA DEMOCRAZIA. Ma facciamo l’ipotesi..
 “Facciamo l’ipotesi, così astrattamente, che ci sia un partito al potere, un partito dominante, il quale però formalmente vuole rispettare la Costituzione, non la vuole violare in sostanza. Non vuol fare la marcia su Roma e trasformare l’aula in alloggiamento per i manipoli; ma vuol istituire, senza parere, una larvata dittatura”…. 
 
Piero Calamandrei – dal discorso pronunciato al III Congresso in difesa della Scuola Nazionale a Roma l’11 febbraio 1950
 

Allora, che cosa fare per impadronirsi delle scuole e per trasformare le scuole di Stato in scuole di partito? Si accorge che le scuole di Stato hanno il difetto di essere imparziali. C’è una certa resistenza; in quelle scuole c’è sempre, perfino sotto il fascismo c’è stata. Allora, il partito dominante segue un’altra strada (è tutta un’ipotesi teorica, intendiamoci). Comincia a trascurare le scuole pubbliche, a screditarle, ad impoverirle. Lascia che si anemizzino e comincia a favorire le scuole private. Non tutte le scuole private. Le scuole del suo partito, di quel partito. Ed allora tutte le cure cominciano ad andare a queste scuole private. Cure di denaro e di privilegi.
 
Si comincia persino a consigliare i ragazzi ad andare a queste scuole, perché in fondo sono migliori si dice di quelle di Stato. E magari si danno dei premi, come ora vi dirò, o si propone di dare dei premi a quei cittadini che saranno disposti a mandare i loro figlioli invece che alle scuole pubbliche alle scuole private. A ‘quelle’ scuole private. Gli esami sono più facili, si studia meno e si riesce meglio. Così la scuola privata diventa una scuola privilegiata. Il partito dominante, non potendo trasformare apertamente le scuole di Stato in scuole di partito, manda in malora le scuole di Stato per dare la prevalenza alle sue scuole private.

Attenzione, amici,
in questo convegno questo è il punto che bisogna discutere. Attenzione, questa è la ricetta. Bisogna tener d’occhio i cuochi di questa bassa cucina. L’operazione si fa in tre modi: ve l’ho già detto: rovinare le scuole di Stato. Lasciare che vadano in malora.Impoverire i loro bilanci. Ignorare i loro bisogni. Attenuare la sorveglianza e il controllo sulle scuole private. Non controllarne la serietà. Lasciare che vi insegnino insegnanti che non hanno i titoli minimi per insegnare. Lasciare che gli esami siano burlette. Dare alle scuole private denaro pubblico. Questo è il punto. Dare alle scuole private denaro pubblico!”    

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

oltre l’undici ottobre a roma

 

Non voglio solo dire della bellezza politica, sociale, perfino estetica della manifestazione dell’unidici ottobre a Roma. Vorrei provare a dire, da questa occasione vissuta, un po’ di più.

Per chi non ricorda: avevamo detto che arcobaleno era risposta insufficiente e che non ci faceva essere riferimento per lavoratori, cittadini progressisti, per il popolo comunista. Purtroppo abbiamo avuto ragione e a livello elettorale siamo stati cancellati. Avevamo detto che il percorso nuovo non poteva che ricominciare ricostruendo una grande alleanza sociale con base operaia e rivolta ai più deboli indicando chiaramente la valenza di sinistra e comunista del programma di lotta per tornare a guidare la società. La riprova, non l’unica, l’abbiamo registrata proprio in occasione dell’unidici ottobre. Al di là del gioco delle cifre dei questurini politicamente etero guidati dal leghista Maroni, dal piduista Berlusconi etc, chi c’era, o chi ha avuto voglia di documentarsi avrà notato – con le mille contraddizioni di una ripartenza – che centinaia di migliaia di compagni e compagne, di cittadini di sinistra e comunisti hanno invaso pacificamente Roma per affermare che è ora di finirla col governo dei fascisti; che è ora di difendere i salari operai e le conquiste sociali che si vogliono smantellare; che è ora di ricostruire un soggetto politico, un partito comunista, che pur con anime plurali sia garante della barra dritta per guidare un programma anticapitalista, una fase politica di garanzia unitaria per la sinistra, un freno alla deriva moderata paraconservatrice del Pd. Avevamo detto…ed ora quasi sta accadendo. Mi permetto di rilevare che già da Milano giungono segnali di unità delle lotte unitarie tra studenti ed operai e le reciproche piattaforme, apparentemente su materie separate, di fatto sulla stessa questione sociale e politica. La questione sociale è che il bluff della crisi finanziaria che rende tutti più poveri, in realtà grazie al corso “statalista” dei liberisti di turno (sia i fascisti che i piduisti, ma anche i liberal al governo) con i soldi pubblici a pagare saranno nuovamente le classi deboli, quindi, nel caso studenti ed operai. La questione politica è che questi soggetti sociali, che poi è un corpo strettamente connesso (quanti studenti sono figli di famiglie operaie e affrontano e subiscono due volte l’ingiustizia sociale?) hanno come interlocutore e avversario politico lo stesso soggetto: il governo della destra. Ora, già durante la grande manifestazione dell’undici, ma anche nelle successive giornate di lotta del 17 ed in questi giorni, quel che emerge chiaramente è che lo scontro è tale che deve costringere l’esecutivo a ritirare le proprie scelte oppure a mettere in discussione la propria esistenza. Questo si può fare solo con lo sciopero generale. Questo è il momento. I temi sociali ci sono. La rabbia operaia c’è. Gli studenti mobilitati sono in piazza ormai da giorni. Le divisioni vere nella compagine governativa sono manifeste, dove l’unico collante che resiste è la gestione del potere e la guida unica del padrone-piduista; perfino un tentativo di riverniciatura dell’opposizione (IDV e PD) sembra assumere un aspetto programmatico quasi distintivo rispetto all’atteggiamento oggettivamente supino condotto fino ad ora. Dunque, ora occorre indire lo sciopero generale contro il governo e i padroni. Ora.

Maurizio Aversa

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

A Roma studenti in rivolta, occupazioni e cortei

 

(Ansa) ROMA – E’ quasi sera quando il corteo di studenti romani, di tutte le università, ma anche dei licei, arrivano sotto il Senato della Repubblica: una tappa ’simbolo’ della loro protesta, dove chiedono la sospensione dei lavori e dove chiedono, soprattutto, di ‘fermare la riforma della scuola’. Una manifestazione che segna la fine di un’altra lunga giornata di proteste, occupazioni e sit-in. Quello del Senato della Repubblica diventa l’appuntamento per unire le proteste degli universitari e quelle dei liceali che per tutto il giorno hanno animato la città.
E come annunciato nei giorni scorsi dalla Rete degli Studenti, da questa mattina hanno preso il via le occupazioni in scuole superiori di quasi tutta Roma, come lo storico classico Tasso o il periferico scientifico Malpighi. E l’ondata di occupazioni delle scuole romane ha coinvolto anche il liceo classico Virgilio, uno dei più antichi di Roma, situato in via Giulia nel cuore del centro storico della capitale. Hanno scelto, invece, lo ’sciopero creativo’ gli studenti del liceo Russell e soprattutto rumoroso, facendo suonare la banda di istituto e organizzando una assemblea nel cortile dell’istituto. Ma cortei spontanei hanno bloccato i quartieri di Primavalle e San Giovanni.
Oltre un migliaio di studenti dei licei Pasteur, Cartesio, Gassman, Tacito, Einstein hanno sfilato a Primavalle, in periferia nord. Anche gli studenti dei licei Russell, De Chirico e dell’istituto magistrale Margherita Di Savoia, hanno dato vita ad una manifestazione da piazza Re di Roma fino a San Giovanni, attraversando la via Appia e mandando il traffico in tilt. Un tentativo di corteo è avvenuta anche da parte degli studenti del liceo Nomentano. E man mano che passavano le ore, come un tam-tam sono aumentate gli istituti occupati, in autogestione o in stato di agitazione: si sono aggiunti il Mamiani e il Tasso in occupazione, il De Chirico, il Russell, il Malpighi e il magistrale Margherita Di Savoia e l’Orazio in autogestione. Poi la protesta si è spostata a Piazza Colonna davanti alla presidenza del Consiglio.
“Non tagliateci il futuro” c’era scritto sullo striscione disteso dagli studenti. Poi nel tardo pomeriggio un lungo striscione firmato dagli studenti universitari della Sapienza di Roma, con la scritta “No ai tagli all’istruzione”, ha aperto il corteo che ha attraversato il centro della Capitale, in direzione del Senato. Il corteo, secondo le forze dell’ ordine, è di circa 6-7000 studenti. Tra gli slogan principali anche quello contro l’intenzione di far intervenire la polizia per bloccare le proteste negli atenei e nelle scuole. “Polizia: li difendiamo noi i diritti dei vostri figli”, recitava uno degli striscioni.
 
 
 
 
 
 
 
 

 

 

 

 

 

‘No ai tagli’, la mappa della protesta

 

(Ansa) Scuole e facoltà occupate, lezioni libere in strada, cortei: in tutta Italia, è stata un’altra giornata di lotta contro gli interventi del governo e i piani del ministro Mariastella Gelmini su scuola e università. Anche se appaiono molto lontani gli scenari di guerriglia che ieri la conferenza stampa del premier Berlusconi sembrava prospettare, non sono mancati momenti di tensione, e anche un intervento delle forze dell’ordine: nel cosentino, agenti di polizia e carabinieri hanno “convinto” gli studenti delle scuole di Fagnano Castello, San Marco Argentano e Roggiano a interrompere le occupazioni. Mentre a Cosenza, nel corso di una manifestazione, sono state danneggiate le finestre di un istituto. A Napoli, alcuni cortei di studenti, non annunciati, hanno bloccato il traffico su varie strade. Questo il quadro delle principali proteste e delle occupazioni in tutta Italia.
- IN PIEMONTE: varie scuole sono occupate, mentre 2 mila studenti del Politecnico di Torino si sono riuniti in assemblea stamattina. A Trento è la facoltà di Sociologia a guidare l’agitazione degli universitari
- A GENOVA gli organizzatori del Festival della Scienza, iniziato oggi, hanno annunciato di voler dedicare una giornata alle proteste contro i piani del ministro Gelmini. Sempre nel capoluogo ligure, gli studenti in hanno rispolverato la metafora funebre, sfilando in un corteo-funerale lungo le strade vicine ai poli universitari, con tanto di elogio “alla dolente università sepolta viva nelle profondità dell’ignoranza”.
- A MILANO: All’università Statale è stata bloccata per un’ora l’entrata della facoltà di Scienze Politiche, i cui studenti chiedono il blocco della didattica.
- IN VENETO dove l’ipotesi di interventi delle forze dell’ordine é stata contestata con striscioni anche in consiglio regionale, a Verona e Padova è stato decretato il blocco della didattica, e sempre a Padova gli studenti di un istituto professionale sono andati a scuola vestiti a lutto.
- A TRIESTE, gli studenti medi hanno costruito una “scuola di libri”, un muro eretto con i libri di testo davanti alla chiesa di San Giacomo.
- A BOLOGNA, in piazza del Nettuno, è stata allestita un’aula a cielo aperto, in occasione del collegamento con la trasmissione “Anno zero”, stasera su Rai Due
- TOSCANA: Fermento nelle scuole e nelle università toscane. A Firenze, i ragazzi dell’Istituto d’arte di Porta Romana hanno inscenato un “attraversamento pedonale” lungo le strade del centro, mentre su alcuni dei ponti sull’Arno sono apparsi striscioni come “L’università non è in vendita”. A Pisa, dove anche gli studenti della Normale hanno manifestato solidarietà alle proteste, studenti medi e universitari e docenti si sono uniti in un corteo formato, secondo gli organizzatori, da 10 mila persone.
- A ROMA: con lo slogan “Non tagliateci il futuro”, alcune centinaia di studenti hanno manifestato davanti a Palazzo Chigi, per poi spostarsi verso il Senato, e sono partite le occupazioni di vari istituti, tra cui il liceo classico Tasso e lo scientifico Malpighi. Gli universitari della capitale non stanno a guardare: alla Sapienza, gli studenti hanno deciso di occupare la facoltà di Ingegneria a San Pietro in Vincoli. Stessa forma di protesta alla facoltà di Scienze di Roma Tre. In serata poi corteo con nuovo sit in davanti al Senato, con tanto di contestazioni e fischI ai senatori, anche a quelli del Pd. 
- In ABRUZZO, docenti e studenti dell’università dell’Aquila hanno inscenato un sit-in di protesta davanti alla prefettura.
- In BASILICATA, a Matera, sono scesi in piazza un migliaio di studenti delle medie superiori, mentre a Potenza gli studenti universitari, assieme ad alcuni docenti e ricercatori, si sono riuniti in assemblea nell’Aula Magna per stabilire le prossime azioni di protesta.
- A LECCE, Scienze Politiche è in assemblea permanente.

- A PALERMO, con il sostegno del preside della facoltà di Ingegneria, un migliaio di studenti ha assistito a una lezione all’aperto, in piazza Politeama

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Studenti davanti al Senato: contestati anche Pd e Prc. Polizia? Berlusconi frena

(Dire) ROMA – Il corteo degli studenti universitari partito dalla Sapienza è arrivato davanti al Palazzo del Senato, raggiunto da Piazza Navona tramite Corsia Agonale. Mentre i manifestanti continuano a scandire slogan contro il governo, un gruppo di senatori del Pd è uscito da Palazzo Madama per confrontarsi con loro. Ma la reazione non è stata benevola: “Non ci rappresenta nessuno”. E’ quanto gridano gli studenti in sit in sotto al Senato.

Il grido si è fatto più forte all’arrivo di una delegazione del Pd e del segretario di Rifondazione comunista, Paolo Ferrero. “Ci state strumentalizzando- dicono gli studenti ai politici- via Rifondazione”. Poi, con le braccia alzate verso Palazzo Madama, gli universitari gridano “buffoni” e “siete tutti mafiosi”.

“E adesso torniamo in aula dove si sta votando per fare ostruzionismo”. Paolo Nerozzi, senatore del Pd, lascia con queste parole gli studenti che si trovano sotto Palazzo Madama dopo aver tentato, insieme a una delegazione di senatori del suo partito, di dialogare con i manifestanti. Con lui, infatti, ci sono Vincenzo Vita, Renzo Lusi, Giovanni Legnini, Mariapia Garavaglia, Albertina Soliani, Vittoria Franco, Ignazio Marino, Mariangela Bastico, i radicali Donatella Poretti e Marco Perduca.

Soliani afferra un megafono e improvvisa un comizio, mentre gli studenti urlano in coro “la rovina dell’Italia siete voi”, e dice: “Sono state tolte risorse fondamentali alla scuola, ma questo e’ gia’ accaduto, ora bisogna tentare di rallentare e impedire l’approvazione del decreto in parlamento”. Certo, aggiunge, “i numeri non sono sufficienti. L’importante e’ che comunque in queste ore ci sia un popolo intero che si ribella. Bisogna essere uniti contro Berlusconi e la Gelmini. Se noi ci dividiamo loro ridono occorre difendere la democrazia”. Ma ad ascoltare i senatori del Pd sono in pochi, visto che proseguono urla, buhh e slogan, tra cui un devastante “c’avete rotto il caz… Sospendete i lavori”.

Uno studente riprende il megafono e urla “siamo in 20.000. Questa e’ la risposta che abbiamo dato alle parole di ieri di Berlusconi”.

Manuela Palermi (pdci): Scuola. Gelmini assurda. Parole Berlusconi gravissime
Le misure della Gelmini sulla scuola sono assurde, tagli selvaggi sul numero degli insegnanti, tagli al tempo pieno che non è un ‘parcheggio’ per i bambini ma un modello di scuola che ha reso le nostre elementari un esempio di eccellenza. Il maestro unico significa il ritorno ad una scuola dell’800 ed il taglio di circa 88mila insegnanti. Quanto alle minacce di Berlusconi sono gravissime, in tutti i paesi democratici si fanno proteste ed occupazioni pacifiche, il Premier dovrebbe dimostrare molta più responsabilità, non vorremmo che le sue parole siano da alibi a qualche azione sconsiderata. Sotto il suo governo abbiamo già assistito al G8 di Genova, non vorremmo assistere ad altre tragedie. L’Italia democratica non starà a guardare.
Roma 23 ottobre 2008

 

 

Il corteo degli studenti è poi ripartito verso la Sapienza.

(Dire) IL CORTEO – Studenti in marcia verso il Senato. “Siamo in 20 mila”, affermano gli organizzatori del corteo di studenti e giovani ricercatori partito dall’università La Sapienza alla volta di Palazzo Madama, dove gli universitari si ricongiungeranno con gli studenti medi per protestare contro il decreto Gelmini in discussione nell’aula senatoriale. Studi orientali, Lettere, Scienze politiche, l’intero polo delle Scienze matematiche fisiche e naturali, Ingegneria ed Economia. Sono alcune delle facoltà presenti in corteo. Agli studenti della Sapienza si è unita anche una delegazione di universitari di Roma3. Per raggiungere il Senato il corteo, che non era autorizzato, attraversa piazza Esedra, via Cavour, i Fori Imperiali, piazza Venezia, Botteghe Oscure, Corso Vittorio Emanuele.

“La nostra non è una battaglia ideologica ma materiale- spiega Stefano, studente di Scienze politiche- le nostre parole d’ordine sono che noi non paghiamo la crisi economica e che non abbiamo paura delle cariche a freddo della polizia annunciate da Berlusconi. Vogliamo difendere i nostri diritti”.

“Non pagheremo noi la vostra crisi”: è questo lo striscione di apertura a cui si aggiungono quello degli archeologi (“Gelmini e Tremonti ci mandate a scavare sotto i ponti”), quello dei chimici (“chimica più acida che mai”), quello dei biotecnologi (“la ricerca muore con la 133″). “Berlusconi- dicono gli studenti- afferma che a manifestare siamo in pochi ma alla Sapienza su 140.000 iscritti solo in 10.000 frequentano giornalmente, quindi quelli che scendono in piazza sono moltissimi”.

BERLUSCONI: “MAI DETTO LA POLIZIA NELLE SCUOLE” – Mentre il corteo degli studenti e degli universitari sfila per le strade del centro di Roma per arrivare davanti a Palazzo Madama, dove si sta discutendo il decreto Gelmini, le forze dell’ordine sono già schierate e bloccano tutte le vie di accesso al Senato.

E mentre a Roma e molte città prosegue la protesta di scuole e università, dalla Cina, dove si trova in visita di Stato, arriva la smentita del premier, Silvio Berlusconi: “Non ho mai parlato di polizia nelle scuole”. Ecco le parole precise usate ieri dal presidente del Consiglio: “Convocherò oggi il ministro degli Interni e darò a lui istruzioni dettagliate su come intervenire attraverso le forze dell’ordine per impedire che questo possa succedere”.

Una frenata che viene rigettata dagli studenti: “Berlusconi è isolato e sempre più debole, per questo si è rimangiato le sue parole”, afferma Giorgio Sestili, studente de La Sapienza e membro dei consigli universitari, dal corteo romano. “Abbiamo sentito tutti le sue parole- dice Sestili- quindi una sua smentita è senza fondamento”. Berlusconi “è tornato sui suoi passi- prosegue- perchè oggi stiamo dando un’altra magnifica risposta con la nostra protesta, perchè i rettori gli hanno sbattuto la porta in faccia e perchè lo stesso presidente della Repubblica ha dato sostegno alla nostra protesta”.

IL VIMINALE: “FERMEZZA CON I VIOLENTI” – “Nel garantire piena possibilita’ di dissenso, purche’ espresso nel rispetto della legge e degli altrui diritti, si conferma tuttavia fermezza e determinazione nel prevenire qualsiasi tipo di degenerazione violenta, i cui responsabili saranno identificati e denunciati all’autorita’ giudiziaria”. E’ quanto si legge in una nota diffusa dal ministero dell’Interno, al termine di una riunione svolta al Viminale e presieduta dal sottosegretario Alfredo Mantovano.

Presenti anche il capo della Polizia Antonio Manganelli, il capo di stato maggiore dell’Arma dei Carabinieri, Leonardo Gallitelli, il direttore dell’Aisi, Giorgio Piccirillo, e il vicecapo di Gabinetto del ministero dell’Interno, Pasquale Piscitelli.

23 ottobre 2008

Mussi: Berlusconi non controlla le sue pulsioni autoritarie.

C’è voluto un attimo a Silvio Berlusconi per passare dalla Gelmini a Maroni, dal ministro della scuola e dell’università a quello dell’Interno.
Capisco che gli è difficile controllare le sue pulsioni autoritarie, che non ha mai compreso la differenza tra l’Italia e le sue aziende.
Ma il capo del governo deve sapere che, se affida un legittimo conflitto politico, sociale e culturale, (su una questione cruciale per il destino di un Paese come quella della conoscenza) alla polizia, trasformandolo immediatamente in un puro affare di ordine pubblico, è assai probabile che si renda responsabile della trasformazione degli attuali fuochi.  Mi rivolgo ai Rettori, con cui da ministro ho avuto ora motivi di consenso ora motivi di dissenso: si appellino immediatamente allo Statuto di autonomia degli atenei e al principio di libertà che appartiene alla loro natura. Respingano la militarizzazione del conflitto che viene dal governo.
I giovani hanno capito bene il disastro che gli aspetta, per il decreto Gelmini combinato con i provvedimenti di Tremonti e Brunetta.
Devono trovare ora accanto al loro movimento -  che deve mantenere calma, forza e compostezza -  tutti gli adulti che sanno cosa vuol dire per il futuro della nostra Nazione scuola, università e ricerca scientifica.

 

Fgci: Scuola. Entrati nell’era fascista

“Siamo entrati nell’era fascista”. Riccardo Messina, coordinatore nazionale della Fgci, la federazione giovanile del Pdci, spiega: “Le dichiarazioni di Berlusconi, che ha annunciato di voler risolvere come un problema di ordine pubblico le mobilitazioni e le occupazioni di questi giorni, dimostrano che il governo ha paura. Gli studenti e le studentesse italiane non hanno paura, e continueranno nella protesta. Chiediamo in particolare le immediate dimissioni del ministro Gelmini e dell’intero governo. Noi non abbiamo paura. Per difendere chi lotta abbiamo già attivato sul sito www.taglialagelmini.it uno sportello on line di supporto legale, a tutela di coloro che eventualmente verranno coinvolti nell’ondata repressiva di Berlusconi. Non ci fermeranno – conclude l’esponente comunista – agitando le baionette”.
Roma 23 ottobre 2008

DILIBERTO: SCUOLA. BERLUSCONI NON SA COSA E’ LA DEMOCRAZIA

L’universita’ e’ un luogo di partecipazione, confronto e democrazia. Ma Berlusconi non sa cosa e’ la democrazia. Lui e la democrazia sono due cose incompatibili, per questo vuole risolvere i problemi dell’universita’ con la polizia. Nell’univerita’ i giovani devono avere la possibilita’ di esprimersi, di imparare. Conoscenza, cultura, ma anche imparare ad essere cittadini e il restringimento degli spazi di confronto e di partecipazione e’ funzionale a chi immagina, dietro una finta meritocrazia, il modello di Amici e Maria De Filippi per la nostra scuola e per la nostra universita’.Roma 22 ottobre 2008

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

L’universita’ e’ un luogo di partecipazione, confronto e democrazia. Ma Berlusconi non sa cosa e’ la democrazia. Lui e la democrazia sono due cose incompatibili, per questo vuole risolvere i problemi dell’universita’ con la polizia. Nell’univerita’ i giovani devono avere la possibilita’ di esprimersi, di imparare. Conoscenza, cultura, ma anche imparare ad essere cittadini e il restringimento degli spazi di confronto e di partecipazione e’ funzionale a chi immagina, dietro una finta meritocrazia, il modello di Amici e Maria De Filippi per la nostra scuola e per la nostra universita’.Roma 22 ottobre 2008

 

 

 

 

(ansa) EPIFANI, GOVERNO FA ERRORE, NON MINACCI STUDENTI – “E’ profondamente sbagliato rispondere alle ragioni del movimento degli studenti con una modalità che non sia quella del dialogo”. Lo dice il leader della Cgil Guglielmo Epifani, dopo la cerimonia funebre per Vittorio Foa, commentando l’annuncio di Berlusconi di non voler permettere le occupazioni. “Il governo – sottolinea Epifani – non può ricorrere alle minacce. Questo è un movimento che ha caratteristiche del tutto nuove, che non ha senso paragonare al ‘68 ne’, tanto meno, al ‘77. E’ un movimento pacifico, gli studenti chiedono di investire nella scuola, è gente che chiede di studiare di più e meglio. Il governo – sottolinea Epifani – deve saper dialogare. Bisogna aprire canali di dialogo con gli studenti e anche con il sindacato confederale”.

 

 

SCUOLA, AVVISO A BAVA BECCARIS-BERLUSCONI. SOSTENIAMO LOTTE STUDENTI. GOVERNO USI FORZE DELL’ORDINE CONTRO LA CRIMINALITA’ ORGANIZZATA, NON PER REPRIMERE DIRITTI.

Avviso a Bava Beccaris-Berlusconi. Rifondazione comunista sostiene e continuerà a sostenere tutte le occupazioni che si stanno svolgendo e si svolgeranno nelle scuole, nelle università e nelle strutture di ricerca del mondo scolastico italiano.
Il presidente del Consiglio non provi a trasofrmare una libera e democratica forma di protesta sociale in un problema di ordine pubblico. Le forze dell’ordine il governo pernsi ad usarle contro la criminalità organizzata che minaccia, uccide e scorrazza in un gran pezzo del territorio del Paese, non contro gli studenti, i professori e i ricercatori che non fanno altro che rivendicare i loro diritti.Ottobre 22, 2008

Bergonzi: Scuola. Gelmini deve dimettersi

“Il ministro all’istruzione Mariastella Gelmini se ne deve andare. Glielo impone la protesta di genitori, studenti, docenti che si va espandendo a macchia d’olio e che ormai dilaga nelle scuole, nelle università, nelle piazze di tutte le città italiane”. Piergiorgio Bergonzi, responsabile Scuola del Pdci, chiede le dimissioni del ministro della Pubblica Istruizione, e spiega: “La Gelmini deve dimettersi per manifesta incapacità e incompetenza, per arroganza di potere che si traduce in mancanza di confronto e in ostentato disprezzo per tutti coloro che manifestano per il diritto all’istruzione e contro la privatizzazione del sapere; deve dimettersi quale massimo interprete di una politica contro la scuola e l’università pubblica di cui dovrebbe essere il più tenace difensore; deve dimettersi quale autore di una politica che impedirà alla maggioranza dei giovani di accedere ad un’istruzione qualificata e di conseguire il diploma della scuola secondaria superiore; deve dimettersi – conclude l’esponente comunista – quale primo esecutore di un disegno che, si propone di smantellare e sovvertire (anziché realizzare!) la scuola voluta dalla Costituzione”. Roma 22 ottobre 2008

 

 

 

 

“Il ministro all’istruzione Mariastella Gelmini se ne deve andare. Glielo impone la protesta di genitori, studenti, docenti che si va espandendo a macchia d’olio e che ormai dilaga nelle scuole, nelle università, nelle piazze di tutte le città italiane”. Piergiorgio Bergonzi, responsabile Scuola del Pdci, chiede le dimissioni del ministro della Pubblica Istruizione, e spiega: “La Gelmini deve dimettersi per manifesta incapacità e incompetenza, per arroganza di potere che si traduce in mancanza di confronto e in ostentato disprezzo per tutti coloro che manifestano per il diritto all’istruzione e contro la privatizzazione del sapere; deve dimettersi quale massimo interprete di una politica contro la scuola e l’università pubblica di cui dovrebbe essere il più tenace difensore; deve dimettersi quale autore di una politica che impedirà alla maggioranza dei giovani di accedere ad un’istruzione qualificata e di conseguire il diploma della scuola secondaria superiore; deve dimettersi – conclude l’esponente comunista – quale primo esecutore di un disegno che, si propone di smantellare e sovvertire (anziché realizzare!) la scuola voluta dalla Costituzione”. Roma 22 ottobre 2008

 

 

 

 

 

 

Licenziamento Dante De Angelis: Manifestazione di Solidarietà a Roma

 
 

LICENZIAMENTO DE ANGELIS: INVITO A MANIFESTAZIONE DI SOLIDARIETA’- ROMA 24 OTTOBRE 2008 INVITIAMO CITTADINI, VIAGGIATORI, UTENTI PENDOLARI, COMITATI, ASSOCIAZIONI, DELEGATI RSU E RLS, AMMINISTRATORI LOCALI, PARLAMENTARI, FORZE POLITICHE E SINDACALI, OPERATORI DELLA PREVENZIONE, OPERATORI DELL’INFORMAZIONE E TUTTI COLORO CHA HANNO A CUORE LA SICUREZZA, I DIRITTI E LE LIBERTA’ FONDAMENTALI A PARTECIPARE ALLA MANIFESTAZIONE PRESIDIO CONTRO IL LICENZIAMENTO RAPPRESAGLIA DI DANTE DEANGELIS STAZIONE DI ROMA TERMINI Venerdì 24 OTTOBRE 2008 ore 10-18 ingresso lato Via GiolittiDante De Angelis, macchinista Fs e rappresentante alla sicurezza (Rls), è stato licenziato da Trenitalia spa, il 15 agosto per aver rilasciato dichiarazioni sui numerosi incidenti avvenuti ai treni eurostar.Licenziare un RLS per aver esercitato il suo ruolo è sintomo del disprezzo e della sottovalutazione del diritto alla sicurezzza di tutti, proprio in un’azienda in cui solo nell’ultimo mese sono morti tre operai ed altri sono rimasti mutiliati. Dante ha solo esercitato il suo diritto dovere di sollevare – dopo una lunga serie di avarie e incidenti gravi – una questione di interesse generale sullo stato della sicurezza dei treni, tema che interessa e unisce ferrovieri e viaggiatori, cittadini e utenti. Da anni lotta in modo concreto sul fronte della salute e la sicurezza del lavoro occupandosi in particolare di ferrovieri e viaggiatori e per questo è colpito da una dirigenza miope e autoritaria, arrocata in difesa dei propri privilegi.La solidarietà e il sostegno a Dante e la revoca del suo licenziamento devono diventare un obbiettivo per tutti quelli che volgiono contribuire, con i fatti e non solo a parole, a fermare la strage quotidiana sul lavoro. La sicurezza dei treni è la sicurezza di tutti. Il diritto di parola per un RLS è la premessa indispensabile per svolgere il suo ruolo. Se “passa” questo licenziamento in una grande azienda pubblica saremo tutti meno liberi e meno sicuri.I delegati RSU/RLS dell’Assemblea Nazionale dei Ferrovieri

Scritto da Assemblea Nazionale dei Ferrovieri   

mercoledì 22 ottobre 2008

Torna la Pantera

di Francesca Scarpato, responsabile nazionale Università Fgci

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Roma 21 ottobre 2008

Assemblee di facoltà e di ateneo, presidi fuori e dentro l’università, sit-in davanti ai rettorati, cortei e manifestazioni, lezioni in piazza, notti bianche, fiaccolate e occupazioni; se non ci fossero le date dell’autunno 2008 in calce agli articoli dei giornali che descrivono il fermento che in questi giorni percorre gli atenei italiani, sembrerebbe di leggere un omaggio alquanto insolito all’anniversario del ’68. Ancora, sembrerebbe la riedizione delle cronache di quella Pantera degli anni ’90 la quale, oltre a essere fuggita da uno zoo di Roma, rappresentò soprattutto quell’imponente movimento che tentò, attraverso le riflessioni politiche e la generosità delle lotte studentesche, di contrastare il disegno di controriforma dell’università italiana che in quegli anni, con l’Autonomia di Ruberti, iniziava a delinearsi e che, successivamente, sarebbe andato ampliandosi.
I legislatori che si sono succeduti negli ultimi diciassette anni, così sensibili ai richiami delle sirene europee e, più nello specifico, di quella strategia di Lisbona che ha impresso un’accelerata all’aziendalizzazione delle università e alla privatizzazione del sapere, hanno ben pensato di continuare a muoversi nel solco di Ruberti: in scia si è messo dapprima il duo Berlinguer-Zecchino, con la riforma del 3+2, poi Moratti, con il nuovo sistema di reclutamento dei docenti, ed è ora la volta di Gelmini. Il taglio drastico dell’FFO – e poiché non bastavano gli 1,5 miliardi della Legge 133, ex decreto 112, ne sono previsti degli altri nella legge finanziaria – evidentemente il più pesante degli ultimi anni, non solo riconferma quel decennale disimpegno dello Stato in materia di politica universitaria, portato avanti con sistematicità sia da governi di centro destra che di centro sinistra; non solo spiega quanto a cuore debba stare al Ministro il proprio dicastero se acconsente, senza battere ciglio, che nel decreto 155, il cosiddetto “salva banche” (con cui si stabiliscono misure urgenti per garantire la stabilità del sistema creditizio a seguito della grave crisi che ha investito i mercati finanziari), si preveda di individuare tra le risorse da riservare alle operazioni di messa in sicurezza del sistema bancario anche quelle destinate “al fondo ordinario delle università e alla ricerca”; una riduzione così netta fa intuire la portata di un altro provvedimento compreso nella legge 133, e, dunque, la vera natura dell’ennesima controriforma fatta sulla punta di un decreto legge – la possibilità per le università di trasformarsi in fondazioni.
Deposta ogni ambiguità, il disegno risulta infine molto più chiaro; si potrà ora, e finalmente, procedere a riporre nel dimenticatoio termini antiquati quali “servizio pubblico”, “diritto allo studio”, “sapere libero”. Nelle nuove fondazioni, stando alle intenzioni del legislatore, i soldi li caccerà il privato e, assieme a esso, le famiglie di quegli studenti che potranno permettersi di pagare vere e proprie rette. Il sapere sarà affare di poche e pochi. Gli altri se ne facciano una ragione.
È proprio contro l’intenzionalità di privatizzare il sapere una volta per tutte (a patto poi che i privati arrivino per davvero, visto e considerato che negli anni dell’università dell’Autonomia non lo hanno mai fatto e, presumibilmente, continueranno a non farlo); è contro l’idea di uno Stato che considera l’educazione di massa superflua, perché tanto basta garantire la formazione alla classe dirigente, ai suoi figli e a pochi più; è contro uno Stato che non solo si disimpegna per lasciare spazio ai privati, quindi, ma che abdica alle proprie funzioni pubbliche proprio per mettersi a disposizione del privato (ce lo ricordiamo “il comitato d’affari della borghesia”?), che si stanno mobilitando le università in questi giorni e, in esse, gli studenti, i ricercatori, il personale docente e non. Per provare, ancora una volta con generosità, a rimandare al mittente l’ennesima controriforma, che investe pesantemente non solo l’università, ma anche il mondo della scuola. Generosità testimoniata dalle cifre delle mobilitazioni, sia in termini di persone che stanno animando le singole iniziative, sia in termini di università coinvolte.
Un nuovo movimento di massa, per costringere l’Italia a uscire da quel torpore in cui sembra essere completamente sprofondata da aprile, “il mese più crudele”. Un movimento che deve provare a vincere le resistenze che costrinsero la Pantera di nuovo nel recinto, che deve riprendere là dove la Pantera si era interrotta: dall’unificazione delle singole lotte che nel paese si stanno affacciando in questo inizio d’autunno – dal settore della scuola a quello del Pubblico Impiego – dalla convinzione che la battaglia può essere vinta, dalla comprensione che non si può, stavolta, non sconfiggere l’avversario.
Dobbiamo resistere un minuto in più della nostra controparte, in quest’occasione. Questo, e non altro, dobbiamo imporci di fare. E se non ora, veramente, quando?

 

Università; Oggi nuovi cortei e assemblee in molte città

Da Cagliari a Pavia si moltiplicano le iniziative anti-Gelmini

 
Roma, 21 ott. (Apcom) - Dopo le mobilitazioni di ieri, gli studenti universitari si preparano anche oggi a manifestazioni di dissenso in molti atenei d’Italia nei confronti della riforma del ministro Mariastella Gelmini e dei tagli del governo all’istruzione. A Cagliari l’Unione degli universitari (Udu) ha organizzato una assemblea d’ateneo, come anche a L’Aquila (nella Facoltà di Economia, a Parma (nella Facoltà di Ingegneria alle ore 14, in quella di Lettere alle 18), a Pavia (Facoltà di Scienze), a Perugia (assemblea con Sinistra Universitaria-Udu a Ingegneria di Santa Lucia e a Medicina del Polo S. Sisto). A Napoli le associazioni e i collettivi studenteschi locali hanno organizzato un corteo di protesta, mentre a Palermo, dopo il corteo di ieri che per gli organizzatori ha raccolto circa 15.000 studenti, si svolgeranno assemblee in tutte le 12 facoltà che si chiuderanno, dalle ore 11, con un corteo unitario per la città. Anche a Firenze, infine, le associazioni studentesche della regione Toscana, tra cui la Sinistra Universitaria-Udu, sfileranno in una manifestazione per ribadire, dopo le occupazioni, la forte contrarietà alla legge finanziaria.

i comunisti uniti al corteo

i comunisti uniti al corteo

l’undici ottobre a Roma

di maurizio aversa
Eravamo moltissimi.Vero.
Avevamo una piattaforma, contro il governo Berlusconi, contro confindustria, contro la riforma-balla della scuola e contro il razzismo. Temi attuali, drammaticamente attuali, temi che toccano nel profondo il popolo di sinistra, temi che appartengono ad una cultura di lotta e di ricerca delle soluzioni del movimento operaio italiano ed internazionale e dei comunisti italiani. Legittimo che ognuno pensi, visto il multicolorato scenario di adesione con diversi partiti e “spezzoni” di corteo, di aver inciso nel corteo. Errato pensare che ognuno (chicchessia) abbia rappresentato tutti. E’ banale ricordarlo, ma se fosse così, non saremmo tante anime e voci ma un unicuum. Differente ancora è la legittima aspirazione di alcuni a voler ispirare per istaurare un unico soggetto politico. In soldoni, è legittimo che Fava-Vendola pensino di fare un partito di sinistra. Ugualmente è legittimo che l’idea di lista comunista (PRC-PDCI) per le europee possa essere proposta. A maggior ragione è oltremodo legittimo che compagni come i comunisti uniti, al di là delle strumentalizzazioni del momento, ritengano di essere una sorta di piccola avanguardia del pensiero praticato della costituente comunista che vuole transitare nella vicenda della sinistra italiana e della vicenda comunista in particolare, non come gli snob “che hanno capito prima di altri”, ma semplicemente quelli che additano al percorso della ri-costruzione del partito comunista di massa non come necessità contingente elettorale, né come raccolta minima di un programmino antiberlusconiano, ma come progetto e prassi (analizzare per fare) del movimento comunista che cresce dalle lotte (scuola e università; fabbriche e precariato diffuso; servizi sociali e welfare come diritto di cittadinanza; ambiente ed uso del territorio come bene indisponibile per l’economia di mercato; ect). Da una simile traccia ne derivano priorità e tenuta della guardia. Tenere la guardia, ad esempio, dall’essere scambiati per una cordata di sottocorrente (trasversale o di un partito poco importa). Tenere la guardia dallo scivolare in estremismi comportamentali che se auto ghettizzanti in ambito di un corteo, diventano non più sostenibili politicamente se indicati come scelta collettiva. In altri termini, ora e sempre resistenza in alternativa alle politiche di peace keeping è uno slogan sano anche se duro. L’urlo inneggiante il compagno stalin terrore dei falsi comunisti, mi sembra pochissimo condiviso nel merito e non gradito nel metodo da chi stalinisticamente avrebbe forse prima dovuto chiedere assenso su tale slogan da lanciare in corteo. Oltre la guardia – che è difesa – va incentivata la presenza delle priorità che individuiamo. E’ giusto allora, correggere nei modi, i contenuti, per lo più già condivisi, ma anche quelli che arricchiremo strada facendo. Mi riferisco al fatto che dovremo (un po’ come abbiamo fatto all’inizio con il licenziamento di De Angelis) attivare una presenza a scaletta dei tempi di intervento pubblico, scegliendo fatti, lotte, cose significative che vogliamo far “leggere” secondo la nostra analisi e magari “illustrare” seconda una nostra proposta se ne siamo in grado. Ciò comporterà, oltre l’ovvia fatica di vederci e scambiarci opinioni ed idee in incontri oltre che con questo strumento che è internet, anche la previsione di una qualche spesa (per piccoli spazi autogestiti su giornali, solitamente sono centinaia e centinaia di euro per una lettera aperta o similare) al fine di pubblicizzare in modo marcato la nostra presenza. Infine, avvalendoci del prezioso contributo di idee e di immagine, nazionale o locale, che parecchi di noi hanno, potremmo ingaggiare vere e proprie sfide pubbliche (provocandole) con varie parti della sinistra o dei partiti comunisti, sempre finalizzate a far uscire fuori i contenuti dei comunisti uniti.
 
Al termine di questo primo sommario contributo ad una valutazione sulla manifestazione dell’11 ottobre a Roma, riporto – così da incamerare ancor di più il senso del potere anticomunista gestito sottilmente nella comunicazione di quasi-regime nel non dire, o nel dire obliquamente, ciò che è accaduto.
Roma, 11 ott. (Adnkronos/Ign) – Si è svolto oggi a Roma il corteo organizzato dalle forze della sinistra radicale contro le politiche del governo Berlusconi. Dopo mesi di ‘letargo’, a seguito della sconfitta elettorale, in piazza sono tornate le bandiere rosse e la falce e il martello. In migliaia, trecentomila secondo gli organizzatori (centomila per la Questura, 500mila secondo alcuni partecipanti) sono venuti alla manifestazione riuscita “al di là delle aspettative”, ammette Paolo Ferrero.

 

 

 

 

 

I leader di Sinistra democratica, Verdi, Pdci e Rifondazione hanno sfilato uniti per le vie del centro storico di Roma, pur restando divergenti le opinioni sul futuro. Quello che unisce sono però i contenuti, la piattaforma antiberlusconiana del corteo. ‘L’opposizione è nelle nostre mani, un’altra politica per un’altra Italia’, recita la striscione-slogan dell’iniziativa. Un’altra politica, innanzitutto, per fronteggiare la crisi finanziaria. Tema quest’ultimo su cui Fausto Bertinotti sollecita i ‘compagni’: “E’ importante questa manifestazione perché serve a ridare voce alla sinistra, a dimostrare che ci sei in questo deserto dei tempi. Ma in questo momento noi siamo solo dei testimoni, invece per essere dei protagonisti bisogna colmare il vuoto drammatico che c’è nella sinistra europea di fronte alla crisi finanziaria”, ragiona l’ex presidente della Camera.
Il segretario del Prc da parte sua non manca di sottolineare come il successo della manifestazione sia la conferma della “giustezza della linea politica” che lo ha portato a vincere il congresso e battere Nichi Vendola, il candidato bertinottiano alla guida di Rifondazione. “Questa manifestazione – osserva Paolo Ferrero – dimostra che si può ricostruire una sinistra di opposizione non partendo soltanto dai partiti, ma dalla gente, dalle forze sociali, questo dimostra che se si discute di nuovi partiti, magari vicino al Pd, si divide, invece di unire. Invece, quando si fa opposizione tra la gente, dal basso si unisce”. Per Ferrero la scommessa del futuro è “ricostruire l’utilità sociale della sinistra e questa è la linea di Rifondazione Comunista. L’idea è quella di costruire l’unità dal basso, sulle questioni sociali e sulle lotte, in autonomia dal Partito democratico. Oggi in piazza c’è la metà della gente che ha votato per la sinistra e questo vorrà dire qualcosa. Di qui dobbiamo ripartire”.
Il governatore della Puglia, Nichi Vendola, si concentra sulla piattaforma della manifestazione: “Dobbiamo raccontare la verità e cioè che è in atto una crisi economica mondiale e qual è la risposta della politica? Per noi è dare sostegno ai redditi, alle famiglie, ai pensionati e ai giovani. Deve essere la nostra ambizione perché questa è l’ambizione della sinistra. E bisogna essere qui perché bisogna oltrepassare il senso di frustrazione individuale che hanno tanti che sono qui”.
Ferrero e Vendola concordano, comunque, sul fatto che la manifestazione segna un ripartenza per la sinistra. “La manifestazione di oggi segna la fine della ritirata dopo mesi di conflitti e congressi. Qui c’è l’opposizione di sinistra al governo Berlusconi”, scandisce Ferrero. Stesse parole da Oliviero Diliberto del Pdci: “La manifestazione di oggi segna la ripresa della lotta della sinistra, dei comunisti d’Italia. La soddisfazione più grande – aggiunge Diliberto – è vedere tantissime bandiere rosse, quelle del Pdci e di Rifondazione, mischiate insieme. Oggi è stata la giornata dell’orgoglio comunista”
Al corteo erano presenti anche Livia Turco e Vincenzo Vita del Partito democratico. “Portiamo un saluto cordiale e affettuoso – dice Vita – anche se noi abbiamo una piattaforma diversa rispetto a quella di questa manifestazione”. Tuttavia, sottolinea Livia Turco, “è importante che si partecipi contro le politiche di questo governo e per riaffermare alcuni valori fondamentali di sinistra”.
 
Roma, 11 ott. – (Adnkronos) – “Oggi e’ stata la giornata dell’orgoglio comunista”. Questo il commento del leader del Pdci, Oliviero Diliberto, al termine della manifestazione delle forze di sinistra contro le politiche del governo Berlusconi. Diliberto, che sostiene da tempo la necessita’ di unire tutti i comunisti, non e’ voluto salire sul palco al termine del corteo per evitare che si riproponesse la ‘fotografia’ della ex Sinistra arcobaleno, progetto che, a suo parere, e’ stato un errore e per questo e’ stato punito dagli elettori.
Roma, 11 ott. (Adnkronos) – “Siamo trecentomila”. E’ questa la cifra che gli organizzatori della manifestazione della sinistra stanno dando dal palco a Bocca della Verita’ dove sta arrivando, man mano, il corteo indetto contro le politiche del governo Berlusconi.
 
Roma, 11 ott. (Adnkronos) – “Un corteo straordinario che va verso le 500.000 presenze. Una manifestazione di comunisti, effervescente”. Per Iacopo venier, dell’Ufficio di Segreteria del Pdci, “il tappo, il vecchio, sta alla testa del corteo ma l’effervescenza dei comunisti che seguono, tantissimi, lo fara’ saltare. E’ dietro la testa del corteo la vera opposizione sociale di questo paese”.
Roma, 11 ott. – (Adnkronos) – “La manifestazione di oggi segna la fine della ritirata dopo mesi di conflitti e congressi. Qui c’e’ l’opposizione di sinistra al governo Berlusconi”. Paolo Ferrero parla cosi’ della manifestazione della sinistra organizzata oggi a Roma.
Roma, 11 ott. – (Adnkronos) – Fausto Bertinotti sfila nel corteo organizzato dalle forze della sinistra radicale contro le politiche del governo Berlusconi. Attorniato da decine di militanti che gli stringono la mano, l’ex presidente della Camera osserva l’importanza di questa manifestazione perche’ “serve a ridare voce alla sinistra, a dimostrare che ci sei in questo deserto dei tempi”.
Roma, 11 ott. – (Adnkronos) – E’ partito da piazza Esedra il corteo organizzato dalle forze della sinistra radicale contro le politiche del governo Berlusconi. Dopo mesi di ‘letargo’, a seguito della sconfitta elettorale, tornano in piazza le bandiere rosse e la falce e il martello. A migliaia sono venuti alla manifestazione di Roma e in testa al corteo c’e’ anche, tra gli altri esponenti della sinistra, anche Fausto Bertinotti.
 
Ed infine le posizioni di Paolo Ferrero e Oliviero Diliberto sull’appuntamento, sulla sinistra e sui comunisti.
11 ottobre, di Paolo Ferrero

L’11 ottobre, la sinistra d’opposizione
torna in piazza contro il governo Berlusconi e contro Confindustria. Inoltre, si impegna nella raccolta firme contro il lodo Alfano (meglio e più corretto sarebbe dire contro la “legge” Alfano, visto che di lodo ha davvero poco), al fianco di altre forze politiche, dall’Italia dei Valori di Antonio Di Pietro ai Democratici di Parisi per dire “no” a una legge che ha un profondo significato “castale”: è fatta, cioè, per difendere e salvaguardare una casta, quella di Berlusconi e dei suoi sodali. Una vera legge-vergogna contro cui è giusto battersi.
 Per alcuni troppi, mesi dopo la sconfitta elettorale, anche a causa di congressi difficili e dolorosi, siamo rimasti all’angolo, come un pugile suonato. Ora, a partire dall’11 ottobre, la ritirata è finita. Questo sabato saremo in piazza, a Roma, contro il governo e la Confindustria e contestualmente cominceremo la raccolta firme contro quella legge di casta che è il lodo Alfano. Anche in questo modo cercheremo di dimostrare che il governo Berlusconi non ha tutto il consenso di cui si vanta.
Il vero scandalo non è, a mio modesto parere, che il governo Berlusconi governi. E’ già accaduto, come tutti sanno, nel ’94 e nel 2001. Il vero scandalo è che oggi non è più in campo un’opposizione degna di questo nome. Quella del Pd è, al di là delle parole e delle dichiarazioni di questi giorni, una non-opposizione. Né fare opposizione sui temi della democrazia e della legalità, come fa Di Pietro, ci può bastare, anche se è importante. Entrambe queste opposizioni se la prendono solo e soltanto con Berlusconi e con le destre al governo, mai con Confindustria e con le sue politiche sociali ed economiche, ma è proprio Confindustria il vero e principale ispiratore e suggeritore di Berlusconi.

Dobbiamo invece dare vita
e mettere in campo, a partire dall’11 ottobre, a un’opposizione davvero “di sinistra”: contro il governo, contro Confindustria, contro tutti i poteri forti (Vaticano, banche e banchieri, speculatori e finanzieri d’assalto) del Paese. Ecco perché è dall’11 ottobre che può partire (e, ne sono certo, partirà) una dura e seria opposizione di sinistra.

Il cui fine non è la sommatoria tra ceti politici, ma l’idea di fare opposizione dal basso, a sinistra, in difesa soprattutto dei ceti popolari, senza difese di fronte a una crisi economica e finanziaria mondiale dalle proporzioni devastanti. Ecco perché anche un’idea di alternativa di società e di politiche da mettere in campo non può che ripartire da qui, dai bisogni reali e concreti della gente, contro i disastri di un liberismo economico che, come è sempre più evidente, fa acqua da tutte le parti e viene sconfessato anche dai suoi araldi.
Da qui può e deve ripartire anche un coordinamento di tutte le tante e diverse opposizioni oggi in campo, nel campo della sinistra, e non dai ceti politici, le cui sommatorie portano solo ai disastri elettorali che ben conosciamo. Un coordinamento delle opposizioni – politiche, sociali, culturali – questa è la proposta che avanziamo a tutti e a tutte, a partire dall’11 ottobre. Dove vi aspettiamo in tante e tanti per dire che, davvero, “il tempo della ritirata è finito”. Io ci credo, spero saremo in tanti e tante, a dirlo ad alta voce al governo Berlusconi e a Confindustria. L’opposizione torna in piazza.
 
 
11 ottobre. In piazza per “legittima difesa”
di Oliviero Diliberto
Sono passati poco più di quattro mesi da quando è stato varato il nuovo governo Berlusconi e il prezzo pagato dai lavoratori e dalla democrazia è già molto alto. La destra al governo ha dato via libera all’aggressività delle imprese e di Confindustria, ha proseguito l’opera di smantellamento delle conquiste sociali, ha continuato ad attaccare l’autonomia della magistratura, ha creato nel paese un clima pesante di cui sono testimonianza i ripetuti episodi di violenza razzista a danno dei migranti così come la pericolosa riattivazione del neofascismo. Non solo: il governo Berlusconi si è dimostrato anche incapace di gestire delicate crisi come quella dell’Alitalia.
In questa situazione grave, i principali mezzi di informazione oscurano le posizioni dei comunisti. Tutto sembra ruotare intorno ai balletti tra Partito democratico e Popolo delle libertà, dove si alternano le offerte di dialogo alle scaramucce. Il pericolo è che sia percepita una sorta di assenza dei comunisti, espulsi dalle pagine dei giornali e dalla comunicazione televisiva.
Invece è necessario rendere visibile la nostra presenza, l’unica in grado di fare una vera opposizione al governo Berlusconi e alla sua deriva autoritaria.
Non era scontato che, usciti sconfitti dalle elezioni e privi di rappresentanza parlamentare, trovassimo un’intesa e un’unità con varie associazioni e comitati e con il Prc attorno a una impegnativa iniziativa come la manifestazione nazionale dell’11 ottobre. I comunisti italiani si sono battuti perché questa manifestazione si svolgesse e perché si avviasse un cammino di unità dei due partiti comunisti italiani. E siamo lieti di scendere in piazza con i compagni di Rifondazione, così come con i Verdi e Sinistra democratica e le tante associazioni che agiscono sul territorio e su temi specifici.
Il nostro obiettivo di riunificare i comunisti non è antitetico con la ricerca di una unità a sinistra, così come non costituisce una rinuncia a incalzare il Partito democratico: la vocazione moderata del Pd ha provocato già molti danni politici e ci impedisce oggi di considerarlo un interlocutore, ma compito nostro è anche lavorare per metterne in luce le contraddizioni.
La manifestazione dell’11 ottobre è chiaramente ed esplicitamente contro il governo Berlusconi, verso il quale invochiamo la necessità di una “legittima difesa”, tuttavia non si ridurrà certo alla semplice invettiva nei confronti della destra. Sarà invece occasione per la proposta di una politica credibile e realistica, in grado di cambiare il corso politico del nostro paese a partire dalle questioni concrete, dai bisogni quotidiani delle persone. Vogliamo riprendere un’azione per la pace e il disarmo, per difendere retribuzioni e pensioni, per respingere l’idea del precariato, privo di garanzie, come nuova regola del mercato del lavoro, per denunciare i tentativi di demolire la scuola pubblica, l’Università e la ricerca italiana e la messa in discussione dei diritti costituzionali, per rivendicare la laicità dello stato, per rilanciare le lotte sui temi ambientali, sulla salute e sui beni comuni.
I comunisti italiani stanno lavorando in tutta Italia perché la manifestazione dell’11 ottobre rappresenti un grande fatto politico. Saremo a Roma per dimostrare che in Italia, mentre sembrano moltiplicarsi i club dell’antipolitica, c’è voglia di politica, ma una politica diversa. E’ nostro compito raccogliere la sfida di chi critica meccanismi e modelli della politica odierna, ma spostando lo scontro su un altro terreno: perché il rischio è che dietro le accuse generiche alla “politica” si voglia lasciare mano libera ai poteri forti. Invece, per contrastare la drammatica china su cui il governo Berlusconi sta portando l’Italia, c’è bisogno più che mai di politica, di partecipazione popolare e di lotte sociali, c’è bisogno dei comunisti.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 
 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 
 

 
 

 

 

 

 

 

 

 

 

 
 

 

 
 

 

 
 

 

 

 

 

 

 

 

 
 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Una Risposta

  1. COMUNISTI UNITI: DOPO LA MANIFESTAZIONE DELL’11 OTTOBRE

    Carissime compagne e carissimi compagni,

    la manifestazione dell’11 ottobre, indubbiamente, è riuscita in termini di partecipazione ben oltre le aspettative degli stessi organizzatori.
    Le voci della piazza sono state multiformi e le proposte politiche per uscire dall’attuale “pantano” del movimento comunista sono risultate evidentemente differenti. E’ stata una manifestazione per dare coraggio a militanti illusi e disillusi e una prima risposta sulla persistenza di un’opzione comunista nel nostro paese e delle sue enormi potenzialità per ridiventare l’anima dell’opposizione al capitalismo.

    Per capire come valorizzare una mobilitazione come quella di ieri però occorre individuarne i limiti oltre alle potenzialità.

    Da un punto di vista politico generale, bisogna sottolineare che mancavano quasi totalmente le anime dei “veri” movimenti di lotta del paese di questi ultimi anni. Anche dal palco questo limite si è riflesso, ad eccezione degli interventi di Nicoletta Dosio del movimento NO TAV e di Ciro Argentino della ThyssenKrupp di Torino. Anche questo è frutto degli errori del passato e non è sufficiente una manifestazione per recuperarli, ma occorre ripartire dal conflitto di classe. Ma questo non è stato l’unico limite della manifestazione di ieri.

    Ad esempio ancora non emerge con sufficiente chiarezza che tale crisi del movimento comunista non è dovuta al tracollo elettorale di aprile (e della conseguente collocazione ex-parlamentare dela cosiddetta “sinistra radicale”), ma al contrario quest’ultimo è conseguenza del fallimento delle strategie politiche governiste perseguite per oltre un decennio sia da PdCI che da PRC.

    Certo va registrato chiaramente che nel sentimento comune della stragrande maggioranza dell’11 ottobre è stata completamente affossata l’ipotesi di una nuova “flebo di arcobaleno” per resuscitare improbabili e improponibili generiche “unità delle sinistre” e alleanze rinnovate (o ricercate su “altre basi”) col PD. Questo, infatti, non è proprio quello che il variegato “popolo comunista” ha chiesto ieri.

    Altre invece sono le ipotesi che hanno avuto un forte spazio e che hanno cercato di dialogare con i due temi che ieri sono stati largamente maggioritari nel sentimento diffuso della piazza: una forte richiesta di unità ed una ripresa della presenza dei comunisti nel conflitto sociale e non solo nei salotti televisivi.

    Tali ipotesi politiche, che hanno marciato visibilmente ieri, vanno tuttavia dalla mera unità elettorale PRC-PdCI, passando per la rifusione “a freddo” dei due partiti per tornare alle “origini” della Rifondazione per arrivare fino ad un nuovo “coordinamento delle sinistre” con il mantenimento delle differenti identità. Tali ipotesi non ci sembrano sufficienti ad affrontare la difficile fas politica e sono ancora troppo ambigue sul ruolo del PD. E, conseguentemente, sono ambigue anche su quali alleanze puntare per rilanciare un’opposizione anticapitalista e antimperialista nel nostro paese, oggi contro il governo reazionario della PdL e domani magari contro il social-liberismo del PD. Sintomo di questo anche la mancanza colpevole di un richiamo forte (anche dal palco) allo sciopero generale del sindacalismo di base del 17 ottobre prossimo. Cosa invece che abbiamo inteso invece fare come Comunisti Uniti.

    Bisogna sottolineare, infatti, che all’interno di questa piccola e multiforme marea rossa, che ieri ha manifestato a Roma, se è stata presente l’ipotesi di ripresa di un’unità vincolata alla riconquista dell’autonomia dei comunisti questo lo si deve – anche e soprattutto – allo spezzone dei “Comunisti Uniti per la Costituente Comunista” (in allegato la foto alla partenza), ben visibile, caratterizzato dai fazzoletti rossi e che ha dialogato col resto della piazza che “sentimentalmente” non vi era distante seppure, evidentemente, lo era dalle idee di gran parte del gruppo dirigente di PRC e PdCI (basti leggere le loro dichiarazioni di presa di distanza da qualsiasi ipotesi di “costituente comunista”).

    Centinaia di compagni e compagne che hanno promosso, firmato o solo sostenuto l’appello Comunisti Uniti hanno marciato insieme da Lazio, Lombardia, Liguria, Sicilia, Campania, Piemonte, Emilia-Romagna, Toscana, Friuli, Basilicata e Puglia. Lo spezzone è stato vivace e, per forza di cose, molto variegato. Moltissimi gli studenti, tanti i lavoratori e le lavoratrici (soprattutto delegati RSU), militanti dei collettivi antagonisti, associazioni e comitati per la costituente comunista, membri del PdCI (con la presenza di Marco Rizzo e di compagni delle federazioni di diverse regioni) e del PRC (soprattutto dalle federazioni di Milano, Parma e Roma).

    A parte i due striscioni preparati dai gruppi del Lazio e della Lombardia vi erano molte bandiere, cartelli, slogan e parole d’ordine che richiamavano tanto le questioni nazionali (la mobilitazione anti-gelmini, la sicurezza sul lavoro e soprattutto lo sciopero del sindacalismo di base del 17 ottobre) che quelle internazionali (ritiro delle truppe da tutti i teatri di guerra, Libano compreso, appoggio alle resistenze antimperialiste). Fortissimo anche il richiamo alla storia del movimento comunista e il rifiuto di gettarla nella spazzatura come “indicibile”, gridando a gran voce la necessità di riprenderla e attualizzarla per rilanciare la lotta di classe e una prospettiva di liberazione definitiva del moderno proletariato dallo sfruttamento capitalista.

    Certo il limite evidente è che tutto questo è stato frutto di una certa dose di improvvisazione e della buona volontà di chi si è ostinato a mantenere aperta la proposta di partire dall’appello “Comunisti Uniti” per la costruzione di una casa comune per tutti i comunisti “ovunque collocati”, verso una Costituente Comunista fuori dai settarismi e fuori da ogni vizio di strumentalizzazione politicista.

    Questa improvvisazione fa sì che ancora ci si esprima in maniera non sufficientemente efficace ed omogenea, il messaggio poteva essere ancora più chiaro e i pericoli di affossamento del progetto non sono battuti.

    Ma proprio da questa riuscita iniziativa occorre ripartire per rilanciare, dal basso e in tutte le regioni, i coordinamenti “Comunisti Uniti” per trasformarli in un reale movimento nazionale per la Costituente Comunista. Tutti insieme vogliamo riprendere una strada che riporti nella storia del nostro paese un vero Partito Comunista con basi anticapitaliste ed antimperialiste.

    Ma non basta proclamare questa volontà per raggiungere l’obiettivo, occorre intanto muovere i primi passi e accorciare la forbice “tra quello che si proclame e quello che si fa”.

    Per questo nel nostro pecedente comunicato affermavamo che è, secondo noi, una necessità storica e prioritaria quella di costruire da subito una “casa comune dei comunisti”, ovunque collocati, in cui questi si ritrovino a discutere ed organizzarsi per mobilitarsi in strutture unitarie. Proponiamo, in questa prima fase, che il percorso che tutti insieme dovremo avviare preveda una “doppia appartenenza” e non lo scioglimento di questo quell’altro partito o gruppo organizzato.

    Solo così saremo utili a questa battaglia che ci accomuna indipendemente dalla attuale collocazione politico-organizzativa di ciascuno.

    A questo punto, proponiamo a tutte le compagne ed i compagni che hanno aderito, sostenuto o promosso questo tipo di progetto di metterci reciprocamente in contatto e fissare una riunione nazionale e verificare le strade per continuare insieme e in maniera più organizzata questo percorso.

    Come “Comunisti Uniti Lazio” ci mettiamo a disposizione e attendiamo vostre proposte, critiche e contatti per stabilire insieme i prossimi passaggi.

    Sotto vi alleghiamo anche l’intervento dal palco della manifestazione del compagno Ciro Argentino della ThyssenKrupp che ha marciato al nostro fianco durante il corteo.

    Saluti comunisti
    —————————-
    Comunisti Uniti Lazio
    http://www.comunistiuniti.it
    comunistiunitilazio@gmail.com
    —————————-

    LAVORATRICI e LAVORATORI,
    COMPAGNE e COMPAGNI,

    Oggi siamo qui non per pura testimonianza o solo per manifestare contro le scelte nefaste e le politiche impopolari già varate dal peggior governo del dopoguerra, un governo reazionario e pericoloso per la democrazia che sta mettendo in discussione la Costituzione e i diritti dei cittadini e in particolar modo dei lavoratori che perdono sempre più i diritti acquisiti nei decenni precedenti e oggi sono sempre più sfruttati e precari nella loro condizione lavorativa e sociale.

    E’ora che anche a partire da noi – lavoratori, delegati Rsu ed Rls – senza attendere i dettami e l’immobilismo degli apparati del sindacato confederale, insieme ai partiti della sinistra vera che oggi non è più in parlamento per gravi errori e per la sua mancanza d’identità classista, donne e uomini di sinistra si dica con forza e si prenda una posizione chiara con fermezza, senza gli opportunismi e le convergenze filo-governative del recente passato sia dei partiti sia dei sindacati, che il mondo del lavoro salariato vuole essere rappresentato da chi realmente farà i suoi interessi e vuole essere un nuovo blocco sociale per ricostruire un fronte d’opposizione politica e sociale nel paese contro il consociativismo dei partiti dei padroni siano essi reazionari o democratici.

    Il mondo del lavoro dipendente, salariato attraversa già da almeno un ventennio una fase talmente grave e pericolosa di arretramento dei diritti e di salari che si può solo paragonare ad una GUERRA, una guerra sociale sferrata dalle classi padronale internazionale e nazionale che ha come effetti drammatici l’impoverimento dei lavoratori dipendenti e dei pensionati in tutti i settori dal pubblico impiego al privato, dagli uffici alle fabbriche, dal lavoro operaio ai precari dei call center.

    Una guerra scatenata unilateralmente dai padroni in questo paese, Confindustria in prima fila che vuole cancellare diritti e tutele, abbattere il CCNL, aumentare l’orario, legare l’aumento dei salari solo al fattore produttività, insomma svuotare o meglio ancora annullare il ruolo del sindacato relegandolo come in Germania tanto per fare esempi concreti e vicini al nostro modello economico e produttivo a un ruolo di facciata e subalterno, tipo gli enti bilaterali e il sindacato unico su modello Cisl-Uil.

    Una guerra quella in corso che ci deve porre davanti ad un bivio, alla scelta di subire passivamente lo stato delle cose, o invece come credo quasi tutti noi in questa piazza pensiamo, e anzi sono convinto che siamo qui per non solo resistere e testimoniare ma invece per reagire con forza con i mezzi della lotta politica e sindacale che per adesso almeno fino a oggi ci sono consentiti dalla Costituzione e dalle leggi.

    Reagire e lottare per cercare di invertire lo stato delle cose, i rapporti di forza nella società, cambiare finalmente rotta che oggi ci vede alla deriva dopo una serie ininterrotta di sconfitte che si susseguono e ci perseguitano dalla più pesante e storica del 1980 a Torino contro la Fiat che ha avuto valenza e ripercussioni per tutta classe operaia e lavoratrice in Italia, alla grande truffa degli accordi del luglio ‘93 con la concertazione, preceduta dalla cancellazione della scala mobile sino alla sciagurata e vergognosa Legge 30 che crea la precarietà non solo lavorativa e contrattuale ma peggio ancora sociale, che porta alla morte non solo sociale nella strage continua delle morti sul lavoro.

    Una guerra che ha come ultimo effetto sui lavoratori le morti sul lavoro, l’anello più odioso e barbaro, della catena del potere dello sfruttamento del sistema capitalistico che si esprime con l’attuale sistema neo-liberista che per produrre sempre di più a costi sempre più bassi e per competere sui mercati e mantenersi vitale deve sfruttare fino anche a creare le condizioni dirette o indirette facendo morire o uccidendo lavoratori, per assetarsi come sanguisuga con il sangue di uomini e donne trattatti come merce in ogni dove nel mondo, qui nel nostro paese come in altri paesi a sistema capitalistico in Occidente o in Oriente anche nei paesi, in via di sviluppo ancor di più oggi egemoni sui mercati come India e Cina.

    Basta con le morti sul lavoro non può essere solo più uno slogan gridato o un esercizio puramente dialettico, ginnastica da convegni che oggi oramai non vanno più da nessuna parte, bisogna passare all’azione, ai fatti non delegando a nessuno la propria salute nei luoghi di lavoro nemmeno là dove c’è il sindacato piuttosto appoggiare i delegati e le Rls, il sindacato veramente schierato dalla nostra parte.

    Riformare le leggi che trattano la salute e la sicurezza nel mondo del lavoro seppur è stato in parte un atto meritorio non basta seppoi succede così come aveva fatto il governo precedente di aver fatto un testo unico sulla sicurezza con la contraddizione di annacquare la stessa legge su richiesta confindustriale prima della caduta del governo e ciò è comunque solo parte del problema e delle sue possibili soluzioni.

    Bisogna cambiare l’attuale sistema di rappresentanza sindacale, ci vuole una legge sulla rappresentanza , riformare il sistema di eleggibilità delle Rls che devono essere eletti direttamente dai lavoratori e non nominati dalle OOSS, avere più ore di permessi per quest’ultimi, ritornare ai delegati di reparto o di area contro la dispersione e la mancanza di potere e controllo effettivo delle Rsu.

    Io sono di Torino, lavoravo alla ThyssenKrupp, operaio ed RSU nel reparto maledetto delle linee dove appunto c’era la famigerata L5 che, nella notte del 6 dicembre scorso, si è portata via la vita di sette compagni di lavoro, di sette uomini.

    Oggi dopo 11 mesi di lotta per avere giustizia per i compagni uccisi dalla nostra azienda finalmente è iniziato il processo che ci vede costituiti parte civile, un centinaio di operai – e fatto storico e rivoluzionario – al tempo stesso siamo stati riconosciuti circa cinquanta dal giudice parte in causa nel processo.

    Oggi purtroppo grazie alla nostra tragica vicenda, forse per la prima volta in questo paese dopo più di vent’anni si è riscoperto che esiste ancora la classe operaia, siamo diminuiti siamo solo circa 7 milioni ma non siamo spariti come parte di questo paese ha cercato di far credere, la classe dirigente politica filo-padronale, la ex sinistra riformista, il mondo dell’informazione televisiva e della carta stampata anche di sinistra, lo stesso padronato che ci sfrutta e allo stesso tempo ci nega l’esistenza negandoci i diritti di cittadinanza e di lavoratori con la partecipazione dei governi che si sono succeduti negli ultimi 20 anni

    L’unica vera emergenza sicurezza in questo paese è la sicurezza e la salvaguardia della salute dei lavoratori, le chiacchere stanno a zero. La sinistra politica e sindacale, la Cgil ma anche il sindacalismo di base devono alzare il tiro e fare un salto di quantità e qualità nella guerra proclamata dal padronato tutti devono avere questo tema come prioritario e fondante per l’agire politico, cercare di frenare lo stillicidio da bollettino di guerra che vede morire nel nostro paese 3-4 lavoratori al giorno, in particolare i partiti comunisti, insieme e uniti, prepararsi per una lunga stagione di lotte che probabilmente durerà anni di conflitto sociale sapendo che solo con le grandi stagioni di lotte sociali si sono ottenuti i diritti nei decenni precedenti e di cui in parte gioviamo ancora oggi.

    Una tappa di tutto ciò potrà essere il 6 dicembre anniversario della strage alla ThyssenKrupp con una giornata di ricordo e commemorazione ma anche di rivendicazione con un corteo che stiamo organizzando e che ci auguriamo abbia una grande partecipazione di massa per non solo ricordare ma rivendicare che siamo prima di tutto uomini e poi operai e perché la gente reale non muore mai.

    Ciro Argentino, RSU ThyssenKrupp (Torino)

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