• Fiat: “anche il sequestro politico non armato” alla francese

    Fiat Piccolo acronimo dal grande e potente segno. Segno grafico imposto nel tempo della prorompente epopea industriale italiana. Segno dei tempi con la personificazione del prefascismo, del fascismo e del post fascismo comportamentale e dei costumi ed usi degli Agnelli. Segno attuale del globalismo e gigantismo apparentemente da industria primaria. In realtà da potenza economica ibrida con elevate quote decisionali (economiche, politiche, industriali perfino) in mano a finanze italiane ed estere e a banche italiane ed estere. Di fronte a questo Golia, da sempre nella pratica quotidiana, e nella memoria diffusa, nel cosiddetto immaginario collettivo, un antagonista: la classe operaia. I metalmeccanici. Ma, nel tempo, proprio perché i lavoratori sono Davide, ma non sono scemi, hanno saputo distinguere il crogiuolo delle lotte operaie, dall’insieme delle lotte dei lavoratori. Hanno evitato le sottigliezze dei camici bianchi differenti da…. Ma un po’ il clima politico, molto la grancassa padronale, hanno invogliato e fatto credere ai colletti bianchi che c’era una aristocrazia operaia da respingere. Fu la marcia di Torino e l’inizio dello smembramento dei fabbriconi in policentri che decentrarono il lavoro. Di fatto indebolirono le rappresentanze dei lavoratori, disperdendole. E polverizzarono l’universo del famoso indotto addosso ad ogni piccolo centro, di fatto regionalizzato: Melfi, Pomigliano, Cassino, Termini Imerese etc. Oggi, il Grande Disegno. Il vincente Marchionne che (sia detto chiaramente, ha avuto come unico merito quello di condividere –e non facendolo pagare al padrone- ciò che i sindacati Interni Fiat ed esterni ma del settore dicevano da tempo, il mestiere fiat è fare auto e non accumulare finanze creative!) appare agli occhi del mondo come un piccolo mago, non lo è. Per questo, il confronto e lo scontro, sia nazionale che globale, non può prescindere da questo giudizio. Altrimenti diventa (e inutilmente oltre che eticamente intollerabile) la guerra dei garantiti siti “italiani” contro quelli meno garantiti “tedeschi” e degli “americani” chi se frega. Non è così questo gioco. E non è un gioco è un dramma. Un dramma che può avere risposta solo utilizzando la stessa matrice: redistribuire la ricchezza. All’interno di questo, e solo all’interno di questo assunto, valido a Chicago, come a Francoforte così come a Melfi e Torino c’è il ruolo della rappresentanza sindacale. Sindacato che non deve scandalizzarsi delle “fratture all’interno” che sono tutt’altro segno dall’impazzimento sociale, dal luddismo, o dai sindacati gialli. Le “fratture dall’interno” possono riguardare la rappresentanza, il disagio fatta rabbia, l’asfissia degli orizzonti che il comportamento di Marchionne e c. non valutano, anzi sembra utilizzino come semi-ricatto. Questa tensione è drammatica. Hanno ragione gli osservatori della sinistra che sottolineano ciò. Ma non è pericolosa e non va strumentalizzata né per pacificare (ridicola Marcegaglia), né per disinteressarsene (col cazzo che parla il loquace piduista o l’inutile fascista governativo di turno). Parlano degli spintoni…Persino Rinaldini credo possa essere d’accordo nel dire che “vengano uno cento mille spintoni” se si fa un vero accordo industriale dalla parte dei lavoratori e togliendosi dalle scatole inutili trattative da pantomima filogovernativa. Detto ciò resta il comportamento letto come messaggio. Ai lavoratori che hanno rotto il tabù Fiom va fatto sapere a chiare lettere che il messaggio è arrivato. Che la “frattura interna” può essere sanata. Ma che i contenuti della piattaforma, la trasparenza per gestirla, i tempi per articolarla e le forme di lotte per combatterla saranno di tutti.Anche se si sceglierà il “sequestro politico non armato” come in Francia. (maurizio aversa)
  • pietre

    la loro consistenza è fatta per testimoniare che la durezza è una cosa che oltre ad essere spiegata, descritta, temuta o ricercata; è, anche un punto fermo. Sì, la pietra ha insito nella parola che sia una cosa consistente e dura. Sarà per questo che decenni fa chi organizzava gli operai, anzi i proletari – quelli che non avevano altro che vendere l’azione possibile con le proprie braccia – ricorrevano alla semplicità degli esempi alla portata di tutti. Sarà per questo che, anche nel tempo, le parole semplici (oltre che le analisi complicate) hanno sempre affascinato gli “intellettuali organici” quelli che non si sono mai sognati di tradire la classe operaia, i lavoratori, che quindi, hanno utilizzato e divulgato i significati di quelle parole. Sia nel loro valore concreto (cosa rappresentavano e rappresentano: il martello, la falce, la pietra etc) che nel loro significato allegorico. Così ancora oggi, tra le parole in uso nel linguaggio del confronto della politica organizzata (soprattutto di sinistra), nei confronti sulle questioni prioritarie (soprattutto economiche), nei riscontri delle ipotesi e proposte (soprattutto sindacali e contrattuali), è ricorrente l’uso della parola pietra. Una delle tante metafore in uso in questi giorni, in queste ore, è “le parole sono pietre”; il pensiero è una pietra di paragone; il muro di sostegno della casa comune che si sgretola pietra dopo pietra. Chissà se Fausto Bertinotti, Franco Giordano, Gennaro Migliore e Nichi Vendola abbiano avuto modo, in queste ore di riflettere su tale circostanza. Banalmente. Il bipolarismo, sembra non sopravvivere né alla legislatura, né al duemilanove e neppure a Veltroni e Berlusconi. La crisi economica che decreta la fine degli osanna per il liberismo somiglia all’anticamera dello sfascio totale a cui dover rispondere solo col cambio di fase o di sistema ( ma senza predeterminazionismo immobile) ovvero con una alternativa sociale al capitalismo. Le forze operaie, o di ispirazione e provenienti dal ceppo del movimento operaio (inclusi i milioni di persone che non sono in fabbrica o cantiere o ufficio e sono de-contrattualizzati) hanno la oggettiva necessità di rispondere alla deriva culturale, sociale e politica in cui è sprofondata parte della sinistra. Il compito è gravoso. La via è semplice. Riunire l’idea originaria, che è moderna perché la situazione di questa fase storica ha esattamente la medesima matrice dellos contro originario: con altri nomi, altri soggetti, ma stesse conseguenze. La crisi la fanno pagare ai più deboli. I soggetti di difesa dei lavoratori e dei cittadini deboli (per esempio gli studenti o i pensionati) vengono attaccati, emarginati, svuotati. E’ semplice la risposta. Riunirsi, con l’originaria idea comunista, chiamare a raccolta i più e dimostrare che questo pensiero duro come le pietre; può essere termine e pietra di paragone per chiunque si smarrisca; basta fare riferimento ad un po’ di analisi concreta di chi sta pagando (operai, lavoratori, pensionati, studenti, migranti, donne…) di chi si sta colpendo (sindacati di sinistra, partiti di sinistra, movimenti non allineati…) di quale uscita viene proposta (presidenzialismo plebiscitario, destra arrembante e neofascista, razzismo come modello sociale…) per capire in un sol colpo che il maggior comune denominatore si deve fare con le parole che sono pietre. Con i pensieri duri e comprensibili. Ecco, questa è la fase dell’unità dei comunisti che può essere artefice della ricostruzione del solido muro della casa della sinistra fatta con le pietre di tutti a cominciare da quelle delle idee comuniste. Ecco perché l’argilla non lavorata e non cotta di Vendola e gli altri compagni rischia semplicemente di sciogliersi con la prima pioggia intanto che il Pd modernizzato non capisce più ne cosa sia una pala, né una carriola e calpesta l’argilla che non userà: figurarsi le pietre!
  • massimo

    massimo è il profitto che cerca ogni padrone che si appresta ad attivare la sua più grande fatica: prender una idea, renderla tecnicamente valida, irretire - per fame, per necessità, per illusione perfino - uno o centinaia di lavoratori e ricavarne il di più. Che proprio perchè i più ne cerca il massimo. Anche una scuola, una università, che sia capace di insegnare e trasmettere il sapere; e trasformare questa azione con un ritorno di nuovo sapere che si autoalimenta dell'ampliamento delle conoscenze, è il massimo di democrazia del sapere che si può auspicare. Totalmente differente dal sapere centellinato, passato sottobanco a pochi eletti; così come la possibilità di "accedere" a sminari esclusivi; a corsi riservati; a cenacoli preselezionati ad invito; questo è quello che rappresenta il massimo della divisione di classe del sapere; questo è il massimo della raffinatezza ello sfruttamento che si può mettere in campo da parte di una classe dirigente e padronale capitalistica. Ma, massimo è anche un dirigente del Pd. Un ex presidente del consiglio. Un ex segretario. Un ex capopartito e capo parlamentare. A suo dire non un ex comunista. Pensa, il massimo in questione - è questo è davvero il massimo - che sia il più comunista rimasto in circolazione. Il colorito personaggio del film di Verdone direbbe: mica so' comunista così (con un pugno alzato), io sso' communista cosììì (raddoppiando le doppie, alzando il tono della voce e tutte e due i pugni in alto!!!). Ecco, poichè questa cavolata, a parte il luogo che si prestava al gioco delle parti (una intervista comica di Crozza nel suo show), è tale che non avrà bisogno di alcuna smentita, noi vogliamo solo rivolgere un pensiero conclusivo sull'argomento Pd-comunismo: forse qualcuno lo è stato; forse anche al meglio; forse molti sono pentiti di aver buttato bimbetto e acqua sporca insieme restando solo con la bacinella unta di sapone; forse parecchi stanno pensando di riaprire una linea di credibilità a quei comunisti che sono rimasti coerenti e non si sono mossi al meglio della furbizia e scaltrezza di qualche massimo che stava di là; tutti però possono giudicare che fare cinque minuti di comunista è bello, far sembrare di esserlo e non pensarci proprio è astuto ma essere comunisti, dirlo ed agire come tali è il massimo. Tastorosso
  • chiave

    Negli anni sessanta, per usare una metafora che fosse ben compresa dal popolo minuto (pensate sia alla scarsità di media che divulgavano notizie, così come al bassissimo taso di scolarità) Pietro Nenni, per intendere che i socialisti stavano facendo un passo per andare a governare e portare una ventata di riforme (la storia vuole che sia stato fatto con l'accordo del Pci di Togliatti) nell'esecutivo fino ad allora solo democristiani, disse questo concetto: entriamo nella stanza dei bottoni così avremo la chiave per le decisioni. E' importante la chiave. Simboleggia il possesso, ma anche la condivisione; il focolare e la casa, ma anche il paese d'origine. C'è chi, questa chiave, la vive con una simbologia ancora più drammatica, tragica. Sono i palestinesi cacciati dalle proprie terre e che ora sono esuli in Libano (come nei campi di Shabra e Chatila); in Giordania (nei dintorni di Damasco così come in tutto il paese); così come nella striscia di Gaza o in Cisgiordania. In tutte queste realtà, ogni famiglia palestinese ha appesa all'esterno della baracca, o della tenda o della situazione abitativa precaria in cui versa, una chiave. Che è insieme, la chiave materiale della casa che è stata costretta ad abbandonare e che magari ora è abbattuta. Che è anche una chiave simbolica perchè sta lì a sottolineare che l'intento e l'obiettivo della vita - insieme rivendicazione e sogno d'ogni singolo palestinese - è fare ritorno "a casa" portando le proprie chiavi. Per questo la manifestazione di sabato 29 è stata aperta, ancor prima della bandiera palestinese, da una gigantesca chiave che simboleggia questo sogno-diritto. Oggi, poi, a pochi giorni dal documento internazionale firmato a Damasco sul diritto al ritorno; questo simbolo ha maggior forza di diritto perchè sotto l'egida internazionale si è scritta una importante pagina per ogni rifugiato in esilio, a maggior ragione proprio per il popolo palestinese, in quanto è stato riconosciuto il diritto al ritorno. tastorosso
  • contenuto

    di una bottiglia o di una busta tetrapak di latte è il latte. E, solitamente, quando voglio acquistare del latte, pur avendo preferenze tra vetro o tetrapak o pet o plastica, mi è abbastanza facile decidere di prendere l'uno o l'altro involucro in quanto ciò che mi fa decidere è il contenuto, il latte stesso. Allo stesso modo, se nello scompartimento del lattaio o del supermercato trovo tante bottiglie tutte insieme, o tante marche di bottiglie tutte insieme, ovvero solo un paio di tipologie del latte che sto cercando io, ciò che mi farà decidere quale acquistare è quel latte che piace a me. No, non sono impazzito, nè devo proporvi il tre per due alla coop. E' semplicemente che questo banale esempio su contenitore e contenuto mi è venuto in mente dopo aver letto l'agenzia stampa della Dire in cui vari esponenti del Pd, in primis Tonini - braccio e mente destri di Veltroni - che spiegano cosa e perchè lo faranno a proposito dello sciopero del 12 dicembre. Bene, Damiano, l'ex ministro, ex segretario della fiom, ha detto che anche se il Pd, suo partito, che dirige con altri, non partecipa nè aderisce, conta di stare lì al fianco degli operai. Al contrario, Tonini, ritiene sbagliato lo sciopero, sbagliato aderire, sbagliato partecipare. La chicca è la motivazione: perchè siccome lo promuove un solo sindacato, la Cgil, il Pd non vuole essere o fare da cinghia di trasmissione. Ed ecco il punto. Sia Damiano che Tonini, ci hanno parlato del tetrapak e della bottiglia. Ma del contenuto? Le motivazioni dello sciopero: contro il governo e contro i padroni (in verità la Cgil è stata pure timida nei manifesti, perchè ha chiamato a raccolta contro ...la crisi) sono o non sono condivise? Piace questo contenuto o no? Compagno Damiano se quel contenuto lo condividi non è una cosa da poco ricevere una sportellata in faccia dal tuo partito: è roba da mandarli al diavolo e cambiare collocazione (oppure è opportuno, per te restare? Appunto da opportunista?). Fratel Tonini, sii più esplicito, senza nascondere la linea del Pd dietro il tetrapak: tu non partecipi perchè la linea politica che esprimi in questo contenuto è pari a quella del governo e dei padroni: allora, con chiarezza mandaci al diavolo, a noi che saremo in piazza il 12 dicembre. E noi, ma anche gli altri lavoratori avranno più nitida l'immagine di fronte di chi sta con chi. E soprattutto dove sta nascosto l'amico del giaguaro. Il contenuto è il contenuto, la bottiglia è la bottiglia, specie quando è vuota. tatsorosso
  • sommarietto 22 novembre

    qui sotto, per il "moderno vocabolario politico-sociale" abbiamo aggiunto il tema "parte". Nelle pagine sopra la testata abbiamo arricchito di notizie e commenti i contenitori "Editoriale", "Internazionale" e "Bandierrossa". Nella prima pagina ciò che vedete anche in evoluzione, perchè, come possiamo, aggiorniamo con contributi "catturati" altrove, o giunti ad arricchire da singoli e soggetti sociali, o da noi sollecitati. Ultima nota odierna, per chi legge da Castelli romani e Lazio, stiamo partendo con la pagina specifica (sempre sopra la testata) Castelli.
  • parte

    la realtà delle cose, nella società occidentale, non ha armonia. Per lo più è divisa in due parti. Una parte che sfrutta e cerca alleanze, connivenze, sodalizi, complicità tutta volta a soggiogare un'altra parte che è solidale, debole e che cerca di resistere allo sfruttamento. Anzi ad opporsi ad esso e se vi riesce anche a smantellare lo sfruttamento stesso. Per lo più i capitalisti, molti corrotti, la stragrande maggioranza degli opportunisti, i padroni antelitteram ed i padroncini autoillusi di essere i padroni-capitalisti sono in questa parte. I lavoratori, i precari, i senza lavoro, gli artigiani che soffrono la doppia condizione di essere piccoli imprenditori imprigionati nel sistema ma che non vogliono sfruttare i propri addetti, chi opera nel sociale, è nella seconda parte. Per lo più i referenti politici della prima parte sono le attuali forze del governo guidato dal piduista Berlusconi (ma spesso a costoro va bene qualunque direzione filo governativa e filo potere), ma anche gli oppositori (loro malgrado) della destra, ma anche buona parte della attuale opposizione parlamentare (siano essi i dipietristi che i veltroniani). Al contrario, la seconda parte fa quasi tutta riferimento alla attuale sinistra extraparlamentare e a quell'arcipelago di sociale e movimento di idee ribelli e di comunisti non ancora ben organizzati. Ora per rendere le cose chiare, semplici, visibili e, quindi, costringere ognuno di noi che potrebbe essere debole, se solo, di fronte all'arroganza e alla prepotenza degli sfruttatori occorre fare una basilare operazione verità sulla parte e su ognuno. Ognuno ha il diritto di stare dalla parte che crede lo rappresenti: ma deve chiaramente essere riconosciuto che quella prima parte lo iscrive nella parte degli sfruttatori, dei capitalisti, dei padroni e delle destre. Così come, chi si crede di essere di sinistra, progressista, anticapitalista e contro gli sfruttatori non ha alibi di sorta, la sua parte è la seconda. Ora che per parte in commedia qualcuno si mascheri e si faccia gli affari propri, è umanamente comprensibile; un po' da fessi e francamente incomprensibile è reggere il moccolo e fare la clacque a chi mischia le carte fregando i più. Perchè, l'ultima cosa ce lo testimoniano i numeri, la prima parte basa il proprio inganno sociale e politico facendo credere ad ognuno che comunque potrà far parte del giro (degli sfruttatori e potenti ed averne i privilegi), ma non è così. Al di là dell'etica, che a nessuno di costoro frega nulla, è certificato che l'espansione della ricchezza nelle classi medio alte è aumentata per le altissime (euromultimilionari), ha fatto un piccolo balzo (circa 20.000 famiglie in tutta italia negli ultimi anni) per le classi medie (euromilionari) ed invece si è ristretta per la classe media (i benestanti che hanno proprie attività e proprietà). Ecco allora che la parte inconsapevole che si affida alla parte prima e alla destra governativa forse si sta fregando da sola. Ed ecco dimostrato che chi affida alla parte seconda pensando di garantirsi con gli oppositori comodi (Pd, Idv) si troveranno ugualmente turlupinati. Quelli che non hanno nulla da perdere e che sono già sostenitori della parte sana della società possono essere il solo punto di riferimento. Per rimettere, se non altro, le cose in chiaro e dare ad ognuna il proprio nome: i padroni sono padroni, la destra è destra, la sinistra è contro lo sfruttamento e il cambiamento nasce dalla lotta dell'opposizione sociale e politica non dai minuetti del teatrino gelliano. Quindi le due parti, in realtà vanno interpretate non come di quà e di là fittizie ma come sopra e sotto, e destra e sinistra: e la nostra scelta rivoluzionaria è far coincidere chi sta sotto con la sinistra. Allora il blocco sociale e politico potrà proporsi come parte della società che rappresenta gli interessi di tutti: contro solo gli sfruttatori. tastorosso
  • sommarietto 18 novembre

    E' allarmante l'assenza di notizie certe di quanto stia accadendo in Palestina a Gaza, per questo nella pagina Internazionale vi diamo qualche elemento in più di quanto Israele non dica e non permetta di sapere dalla stampa che caccia via. Dure accuse ai dirigenti Thyssen. Ha ragione il pm Guariniello ad affermare che forse nel paese si può realizzare una svolta sulle responsabilità per le morti da lavoro. Purtroppo con una giornata già funestata, oltre che dal dolore deif amiliari della Thyssen, anche dalle vite bruciate a Sasso Marconi. Il governo, intanto, è intento ad attivare il gioco delle tre carte per far assistere alla prestidigitazione del piduista capo dell'esecutivo che alla fine dirà: qui investiamo, qui togliamo e per far star buoni i sudditi a fine anno gli diamo un contentino che ci facciamo restituire con qualche prelievo fantastico del giocoliere Tremonti. Non solo governo; la grande sorpresa nel suo proporsi più democristiano di Casini, ormai Fini è lanciatissimo. O pensa che Berlusconi ne abbia per poco e quindi accelera; oppure pensa che più va veloce ora meno conti pagherà elettoralmente...ma noi, impertinenti, gli ricordiamo la foto di famiglia fornitaci dal Mercante di Venezia.tastorosso
  • solidarietà

    la prima solidarietà importante che viene alla mente è quella dei due testimoni che, in quella magnifica terra di civiltà e di cultura che è l'emilia romagna, in presenza di criminali con la tara razzista che hanno dato fuoco al più inerme degli esseri umani, un senzacasa senzalavoro senzafamiglia, non ci hanno pensato su un attimo e sono corsi a collaborare per punire i colpevoli del gesto criminale. Solidarietà è quella che viene in mente verso gli operai ed i lavoratori e dipendenti dell'Alitalia che attivano il fronte del no. Perchè sono lì, mi ha scritto un compagno, in quanto non possono non dire no al nulla che gli viene prospettato. E' così. E allora l'altra solidarietà è quella dirimpetto a tale situazione e che salta subito agli occhi. Quella che dovrebbe garantire ogni forza che si richiama al sindacalismo e ai diritti del lavoro. E cosa distingue una piccola comunità di difensori dei propri diritti ed interessi rispetto ad una grande forza sindacale? E' la solidarietà che quest'ultima deve essere in grado di esercitare svolgendo perfino un ruolo - oltre che rivendicazionista - anche di compensatore sociale. E cosa sta compensando la Cisl Ricerca e la Cisl scuola, quando abbandona a se stessi quei genitori che si battono per non smantellare la parte di scuola che garantisce diritti e non rinuncia al diritto allo studio (inclusi atti solidali di diritti universali riconosciuti ed applicati come quello dell'integrazione tramite l'istruzione)? Cosa sta compensando quella Cisl quando non è più al fianco dei ricercatori che denunciano periodicamente da giornali e schermi televisivi che per fare quello che amano ed in cui riescono meglio - tra l'altro con molto vantaggio per il paese e per qualche azienda capitalista italiana - devono recarsi in parti dell'occidente dove vengono apprezzati, pagati, spremuti e poi o integrati al sistema in cui si trovano o rispediti a casa? Cosa sta compensando ed in quale stile solidale quella cisl che vedrà solo dalle finistre sfilare la grande manifestazione degli studenti medi ed universitari che si sta preparando per il 12 a Roma? E quale solidarietà Cisl e Uil nell'incontro con il cappello in mano ed il capo chino chiamati dal capo piduista del governo hanno potuto esprimere se non quella verso la Marcegaglia che era lì a chiedere e ordinare che i padroni fossero aiutati, e la segretaria del sindacato fascista ripulito pronta ad incassare solidarietà politica per appartenere ai vincitori (alla faccia dell'accusa di gestione "politica" della Cgil della fase contrattuale attuale)? Ecco la solidarietà è una delle chiavi che muovono l'appartenenza alla cultura italiana fatta di quotidianità e di frequentazione condivisa verso chi ha bisogno di aiuto, di sostegno, di forza morale e materiale da mostrare in frangenti difficili (una lotta, una esclusione sociale etc). Per questo il quesito, oltre quello pubblico che può sempre essere urlato come denuncia, sulla solidarietà mancata, ogni sera che Bonanni fa ritorno a casa e, oltre che da sindacalista, anche da buon cattolico, sarà abituato a farsi esame di coscienza, come si porrà la domanda?: quanto ho fatto contento il padrone e il governo per essere stato solidale col più forte? Oppure, quanto sono stato solidale col pubblico impiego avendoli convinti che a fronte di più di cento euro di ogni contratto fin qui firmato, il loro è proprio buona cosa averlo siglato a 70 euro lordi? Oppure, ancora, si chiederà quanto sono stato solidale con la Uil e l'Ugl per aver messo all'angolo la Cgil. Un po' come voleva un pezzo di Pd, tutta l'Udc e buona parte del Pdl per trattare le posizioni di sinistra (anche sindacali) come "radicali" perchè appartenenti a forze vicine agli "extraparlamentari" ed ai comunisti, cioè quelli da cancellare? Bonanni, complimenti per la genuflessione al piduista intanto che ti facevi servo del padrone e crumiro coi lavoratori: l'unica solidarietà che possiamo offrirti, oltre quella del rinsavimento politico-sindacale, è di consigliarti di non farti vedere dalle parti dei lavoratori in lotta. tastorosso
  • lavoro

    In tre notizie che riportiamo di seguito, Obama, Napolitano e Lula, e la produzione Istat, c'è un condensato di cosa diavolo sta accadendo all'economia. All'economia capitalistica. A questa parte di mondo che noi abitiamo e che dobbiamo il più presto possibile iniziare a rivoltare sottosopra se non vogliamo impazzire delle cose che potremmo pensare. La chiave è il lavoro. Questa nostra società capitalistica ha prodotto (tramite il lavoro sfruttato che ha arricchito pochi capitalisti) una immensa quantità di beni che non sa più a chi dare. Intendiamoci il problema sarà, da qui a quando lo sapremo affrontare, anche come far coniugare un lavoro (possibilmente piacevole e poco alienante) e il prodotto di questo impegno dell'ingegno, del tempo e della fatica umana. Intanto però il dato è che le macchine, le automobili hanno riempito buona parte del pianeta da noi calpestato. Le cementificazioni per case, palazzi, paesi e città ha distrutto un bel po' di spazio non riproducibile e lasciato la vecchia edilizia per lo più abbandonata a se stessa, tutto ciò ha prodotto lavoro. Ma questi frutti sono diventati non alla portata. Allora, la fertile mente del capitalista, che pensa sempre che al mattina di casa esce un furbo e un cojone, ha inventato i subprime. Cioè, non ce la fai a comprarti la casa col mutuo perchè non hai garanzie (ha detto e fatto Bush, che guarda caso ha nella famiglia grandi interessi con l'immobiliare internazionale Carlyle), non ti preoccupare. Noi inventiamo una carta (futures) che diamo alle banche che riceveranno soldi per clienti che le acquisteranno e che guadagneranno sopra essa quando tu finalmente pagherai il tuo debito. Insomma la vendita della dilazione di pagamento di un debito che era già un mutuo. Accade che 5.000.000 cinque milioni di famiglie non ce la fanno a pagare il mutuo e allora si corre ai ripari. Bush, e tutto il capitalismo occidentale hanno la trovata. Il lavoro non c'è. Allora lo stato (ogni stato) può pagare quei debiti alle banche che si trovano in mano carta straccia che vengono rivendicate come soldi dai creditori (tra cui Bush e tutti quelli che con banche, finanziarie e immobiliari hanno a che fare nel capitalismo occidentale imperante). E cominciano a frullare somme da capogiro. 700 miliardi di dollari mettono sul tavolo gli States. 2-3-400 i vari stati europei.Sempre per pagare soldi che hanno valore di carta straccia e carta straccia che assume valore di soldi. Bisogna interessare il Fondo Monetario Internazionale etc. Ma nessuno ancora ha tirato fuori come priorità il lavoro per chi non lo ha così da metterlo in condizione di provvedere a se stesso. Ed eccoci alle tre notizie. Obama, saluta la vittoria e dice che salvaguarderà ed interverrà per sostenere la classe media. Poi penserà anche ai ceti più deboli. Alla faccia della logica e dei valori cristiani sventolati. Prima si pensa alla classe media e poi ai più diseredati..se ce l'avranno fatta a resistere. Lula dice a Napolitano, guarda che così "compagnero" non va. Il G8 deve pensare alla parte di mondo che sta galappando verso il progresso economico, tecnologico, sociale. Tutti i grandi si devono misurare con noi e distribuire meglio le ricchezze e le risorse del pianeta. E' un po' il risvolto, non ancora affrontato, delle cose e della qualità e quantità da produrre. L'Istat, che analizza con numeri crudi ogni cosa, e quindi anche il lavoro, per quanto riguarda il nostro paese decreta che peggio di così stavano dieci anni fa. Alla faccia del progresso capitalista. Intendiamoci, non è che c'è un marziano che nel frattempo si è istallato sulla terra da altri mondi e sta rubando il nostro lavoro, i nostri soldi ed i nostri beni. No, semplicemente ci sono una serie di appartenenti al capitalismo occidentale (sempre quelli che operano con finanze e spostamenti di crediti tra banche e immobiliari, che magari stanno al governo o partecipano a salvataggi di aziende italiane che hanno bisogno: a proposito è ottimo l'impegno di Caltagirone per l'Alitalia; coincidenza tra i beni di Alitalia ci sono ettari ed ettari di terreno tra la magliana e Fiumicino) che stanno arricchendosi in modo spropositato, facendo storcere il naso perfino a gente col pelo sullo stomaco (cribbio, ha detto il piduista Berlusconi, capo del governo, è ora di finirla con queste speculazioni finanziarie. Se lo dice lui...).Ecco allora che i milioni di euro che vengono dichiarati per essere impiegati qui o là, non potranno non partire, ed ogni poverocristo avrà il diritto di urlarlo a squarciagola, dalla salvaguardia dei servizi, del lavoro sano e produttivo che c'è, anche se a pagare (per una volta, con minor guadagno non con la bancarotta o il suicidio) sarà qualche capitalista. Dal lavoro, ricominciare dal lavoro, questa è la chiave, modificando, già ora le produzioni inutili là dove ci sono ed utilizzando tutte le tutele sociali per garantire un minimo di vita dignitosa per tutti. Tastorosso
  • sociale

    è emergenza sociale se si possono certificare, cioè riconoscere come esistenti, sette milioni e mezzo di poveri nel nostro paese. E' questione sociale preminente, per tutta la società italiana, il fatto che migliaia di famiglie, molte monoreddito, sono restate, stanno rimanendo o rimarranno senza una delle entrate principali economiche per le fabbriche che chiuderanno ed i posti di lavoro che verranno meno. E' incazzatura sociale, il movimento diffuso ormai in mille rivoli di lotte locali, regionali, distrettuali, settoriali, nazionali che stanno prendendo piede come arma di denuncia e di richiesta di misure da adottare in tutto il paese da parte di impiegati, lavoratori, operai, stagionali e giornalieri. A conferma della valenza generale dei temi dell'istruzione, della ricerca e della formazione delle nuove intelligenze che guideranno il paese, è stato giusto che i protagonisti dell'Onda studentesca, si siano recati nel parlamentino della Fiom, motivando che per coincidenza della questione sociale che li abbraccia, è bene che d'ora in avanti le lotte di studenti e operai si facciano insieme. Sociale, potrebbe essere un intervento mirato a tutelare (letteralmente, con una tata) il presidente del consiglio che riesce ogni volta che pensa di essere originale a fare più danni di un elefante che faccia piroette in un negozio di cristalli. Assolutamente di rilievo sociale sono ormai le inquietanti presenze politiche che i grupposcoli fascisti sparsi nel paese, cercano di far passare come "normali" al solo fine di non garantire più agibilità democratica alla vita istituzionale e politica del paese di tanti giovani democratici. E', sindacale, politico, economico, e, finalmente, sociale, la decisione della Cgil - e cisl e uil in quanto sigle facciano quel che credono -di indire al più presto lo sciopero generale in tutto il paese. Ribadiamo è risposta economica e sindacale, ha indubbi aspetti politici, ma è sicuramente, in questo periodo, il più grande intervento sociale che si potesse ipotizzare. maurizio aversa
  • nessuna

    Sembra che il sessanta per cento degli aventi diritto al voto abbia partecipato alla elezione del nuovo presidente degli States, Brak Obama. Quindi della poco più della metà, di tutti quelli che avrebbero potuto, in qualità di cittadini, andare ad iscriversi, due ogni tredici hanno esercitato il diritto di voto. Per spiegare con cose di casa nostra: è come se dei 23 milioni di elettori, una parte, circa 12 milioni si vanno a prenotare per esercitare il diritto. Di questi solo 8 milioni vanno effettivamente a votare. Tra i quali, il 52 per cento ha scelto il candidato vincente. Quindi 4,5 milioni. Cioè, l'Italia sarebbe governata da una forza capace di suscitare consensi tra il sette-otto per cento di tutta la popolazione. Questo è stato l'esercizio formale, per dire di altro, della applicazione delle regole democratiche del più grande paese nel mondo occidentale che vuole recarsi in ogni dove ad "insegnare" i valori e le regole della democrazia. Ma Tocqueville non ha proprio nulla da dire? Nessuna remora dunque che tutti i fulminati sulla via di Damasco, pur non essendo nessuno Saul, si siano sbracciati per certificare l'evento storico. Nessuna regola od idea per quanto di spessore o per quanto di retaggio storico(nel senso dei secoli trascorsi) può davvero accreditare, se non fermandosi alla superficie, l'appellativo di storico a quanto accaduto oggi. Nessuna meraviglia, immagino, susciterebbe in alcuno se nel comune xy sperduto in Italia, si venisse a sapere che tutte le amministrazioni che si sono succedute dal dopoguerra ad oggi, con varie formazioni politiche e con ricambi continui, hanno datocome risultato della assenza totale di nepotismo, raggiri, abusi d'ufficio, appalti pilotati e porcherie simili. Nessuna meraviglia tranne che dire, vi siete decisi ad essere normali!. Ecco, è quanto è accaduto negli immaginifici Usa, dove un presidente eletto, solo per il fatto di essere afroamericano, invece che latino o indoeuropeo abbia potuto esultare "Siamo gli Stati Uniti la nazione dove tutto può succedere". Cioè, quindi, anche essere normali. Ce l'avete fatta. Cominciate a mettervi a paro. Che i vostri retaggi, che nessuna politica progressista (mica comunista) vi ha mai richiesto, ha avuto per lascito il germe del razzismo di ritorno in europa e nel nostro paese. Nessuna meraviglia dunque che i veltroniani abbiano immediatamente mutuato usi e costumi di Kojac per festeggiare. Va bene motivare che vi chiamate allo stesso modo, va bene che una festa illusoriamente sognata da voi autosufficienti vi era rimasta "in canna"; però se proprio volevate festeggiare l'accortezza di non farlo al centro del centro quasi elitario potevate sceglierla. E, comunque, nessuna, nessuna pietà per l'orribile scelta kojachiana di offrire ciambelle e caffè americano invece di fette di pane, porchetta e vino dei Castelli.
  • centralità

    Un governo, quello guidato dal piduista Berlusconi portatore non sano di giganteschi conflitti di interesse, che tiene in modo particolare a dividere il fronte sindacale con prebende e ammaliamenti, tutto nonostante la propria indiscutibile attuale forza politico-elettorale, in verità non avrà paura della crescita di coscienza che sta riaffiorando nella società per la centralità del lavoro? Una classe padronale che ha al proprio inetrno e nelle organizzazioni che esprime quei padroni che volevano prendere a calci in culo i sindacalisti che sarebbero andati "a rompergli i cogl..", così come quelli che hanno teorizzato circa l'ineluttabilità della tragedia Thyssen o - addirittura - della richiesta di risarcimento danni ai morti nel silos della umbria olii di Campello sul Clitunno, in realtà non hanno tutta questa libertà di manovra perchè non è più visibile la centralità del lavoro e non si vede ancora bene il profilo della nuova moderna centralità del lavoro? I giovani comunisti che nel movimento per la scuola contro la Gelmini pensano a gestire un centro di mutualità concreta come è l'aiuto giuridico per le imbecillità delle direttive da questurino che il ministro dell'interno emana sulle occupazioni, non sono complementari alla proposta di Gianni Rinaldini che annunciando losciopero generale lo vede come costruito e realizzato assieme al movimento degli studenti, ed ambedue non sono la rappresentazione visiva della nuova moderna necessità di dare vita ad una nuova centralità del lavoro? Lavoro come espressione umana, come mezzo di sostentamento e di contribuzione alla società delle proprie capacità da condividere; lavoro come rappresentazione in acrne ed ossa delle persone, gli operai ed i lavoratori che ne sono gli artefici primi; lavoro come nuovo lavoro, nelle modalità di espletamento - quando volontario è fattore di positività - e nelle dinamiche di nuovo sfruttamento come il precariato e la parcellizazione inerente che colpisce soprattutto giovani, donne ed espulsi da precedenti cicli produttivi. E tutto ciò non è denuncia, necessità manifesta di una nuova centralità del lavoro, dei lavoratori salariati? E chi se non il riconoscersi in classe, classe lavoratrice, classe operaia ci dà l'immediatezza della risposta alla richiesta di centralità? Chi se non l'organizzazione dei lavoratori, fatta dai lavoratori, pensata, guidata, diretta dai lavoratori è garanzia di questa rinnovata centralità? Chi se non un partito comunista ri-costruito qui ed ora, qui nel nostro paese e ora nel duemilaotto è la risposta più moderna per far partire valori sociali e salvaguardia per gli individui liberi è la risposta per ripartire dalla centralità del lavoro e dell'umanesimo sociale nel nostro paese? Tastorosso
  • Oppure

    Oppure hanno ragione le assistenti di volo che non hanno firmato l’accordo perché è davvero umiliante, oltre che materialmente impossibile, far coincidere dei tempi di lavoro “asettici” come se gli orari di vita non comprendessero la cura delle persone congiunte o presenti in casa. Oppure si deve fare proprio come hanno fatto il sindacalismo alternativo e la Cgil Funzione Pubblica che hanno mandato a quel paese il governo e Brunetta che irresponsabilmente e disumanamente ha fatto finta di non sapere che 40 euro nette in due anni sono meno di una elemosina non proposta a nessun altro contratto affrontato fino ad ora (dove ci si è orientati, anche se insufficienti per la crisi, attorno alle 100-120 euro annui); così come ha taciuto che dei 2 miliardi impiegati lo scorso anno ne prevede meno della metà per i prossimi due. Oppure hanno ragione i lavoratori che si indignano e che vogliono raggiungere ben altri risultati a fronte di una economia che si presenta come “capitalismo in difficoltà” in cui occorre tirare la cinghia e quella a cui vengono aggiunti i buchi per restringere è sempre quella dei lavoratori mentre le Banche – per le operazioni della finanza, dell’economia di carta -, trova ampia disponibilità nelle casse Bankitalia. Cioè la nostra banca nazionale. Quella stessa a cui attinge il piduista Berlusconi per i suoi giochi finanziari affidati alle innumeroveli presenze societarie nazionali e internazionali e multinazionali tramite figli, parenti, amici e sodali. Oppure hanno dalla loro parte la ragione della storia e degli avvenimenti coloro che gridano allo scandalo per il fatto che il consegnatario della tessera P2 numero 1816, Licio Gelli, benché ai domiciliari, benché vecchio e malandato, stia ancora lì a blaterare per tifare Silvio Berlusconi. Oppure abbiamo ragione pure noi che gli abbiamo dedicato lo sdegno di Sonia Alfano, il grido di Paolo Bolognesi ed il nostro schifo con uno sputo in faccia. Oppure tutto questo non è sufficiente se non ci unisce, come comunisti, per dare coraggio e speranza alla sinistra che aggregando le forze democratiche ricacci nelle fogne il lordume fascista, i mestatori che operano nell’ombra e finalmente prospettino un approdo della società che superi lo sfruttamento, che superi i disvalori, che superi il capitalismo come ci ricorda Paolo Ferrero nel bel documento redatto oggi. Tastorosso
  • MENTRE

    Mentre poliziotti e carabinieri disattenti si facevano distrarre dai mille colori della pantera ritornata, e dai ruggiti di un movimento di lotta che non ci stà a finirla così, quarantaquattro fascisti manganellatori - ci sarà l'accusa di vilipendio per questi incolti che hanno dipinto i colori della bandiera sui loro vigliacchi bastoni? - la facevano quasi da padroni. Ma la giovane pantera non è un micetto. Quindi prima ha respinto l'assalto ed in seguito ha destinato le proprie energie a continuare la propria lotta, fatta di manifestazione e di ricerca del consenso contro un governo che "governa" i propri sondaggi come un pastore le pecore. Mentre gli studenti lottano, le fabbriche chiudono. Perchè la famosa colonna portante dell'economia italiana fatta da piccole e medie imprese, è lesta a chiedere ed ottenere prebende, esoneri, finanziamenti, commesse pubbliche ed altro, così come è sveltissima a chiudere aziende - anche quando sono sane - mettendo sul lastrico migliaia di famiglie. Perchè il succo del mercato capitalistico è che servono le mani libere (più mercato e meno stato hanno gridato all'ossesso Comunione e Liberazione, poi i socialisti craxiani, poi la confindustria, poi il loro governo servo del piduista Berlusconi), infatti hanno ottenuto denari pubblici (cioè di tutti noi) per salvare iniziative e fondi finanziari privati (cioè i loro) e non avere così più un euro per scuola, ambiente e lavoratori (cioè le cose che interessano noi). La conclusione è che mentre accade tutto ciò, sarà bene che chiunque stia lottando per qualche giustizia sociale da rivendicare, agisca anche sul piano politico. Ricordando contro chi si sta lottando oggi, mentre l'informazione è manipolata; domani, mentre i poteri forti tenteranno di anestetizzare qualunque spinta sociale e culturale e - appunto - politica da cui tutto ciò potrà derivare; e perfino in un futuro più lontano, mentre le forze di sinistra e di progresso, a cominciare dalla forza comunista, saranno nuovamente l'unico approdo sicuro per coniugare libertà con giustizia sociale. tastorosso

OLTRE IL NASO

Panorama del 6 settembre 2008

Oltre il nostro naso, c’è tutto il resto. Oltre il naso dell’Italia, c’è l’Europa e tutto il mondo. Oltre il naso del continente europeo c’è il medio oriente e il mondo arabo e ancora di più. Oltre c’è l’eurasia, sia passando dalla sterminata Russia che approcciata dall’oceano indiano. E oltre gli oceani pacifico e atlantico ci sono l’australia e le americhe (quella del nord e quella del sud). Questa pagina, sia con pillole di notizie che con commenti ci farà vedere proprio cosa c’è oltre il naso.

 

Commenti in neretto a cura di maurizio aversa

 

Paesi arabi e medio oriente

 

E’ difficile comprendere tutte le attività, affannose e disarticolate, che si muovono attorno al groviglio mediorientale e panarabo se non si cerca il bandolo nella proterva volontà degli stati uniti di svolgere fino in fondo il proprio ruolo imperialista che si è scelto, e degli interessi che quel paese riesce a concertare con un bel pezzo di occidente di ambedue le sponde atlantiche. Per questo, il marcamento dell’Iran, come la ricerca dello smarcamento della Siria, sono tutte attività non riconducibili ad una sincera ricerca della pace (la vice di Mac Caine, non è la rappresentante della lobby dei produttori di armi americani?), quanto piuttosto ad una opportunistica leadership che accrediti il proprio ruolo come solutore di problemi (problemi dell’establishment o dei detentori delle ricchezze di quei paesi). Per questo, anche in presenza di dinamiche positive, si assiste a sospetti e giudizi controversi persino sulle ipotesi di distensione.

 

Il Cairo, 5 set – (Servizi-italiani.net) – Ieri si sono conclusi i lavori del vertice di Damasco a cui hanno partecipato i leader di Siria, Francia, Turchia e Qatar, e nel quale si è discusso soprattutto del processo di pace in Medio Oriente; affrontate anche la situazione in Libano, in Iraq e nel Darfur (ovest del Sudan), oltre ad alcune crisi internazionali con riflessi sulla regione mediorientale, come quella del nucleare iraniano e e l’instabilità dei Balcani. Nel discorso conclusivo il presidente siriano, Bashar al-Assad, ha confermato che la Siria sta preparando una bozza di documento su cui intenderebbe basare negoziati diretti con Israele ed ha espresso la speranza che la comunità internazionale sostenga il progresso del processo di pace per quanto riguarda i palestinesi. In relazione al dossier nucleare dell’Iran, Assad ha infine ribadito come l’unica via per arrivare ad una soluzione sia quella pacifica.

Riad, 4 set – (Servizi-italiani.net) – Il ministro della Difesa israeliano, Ehud Barak, in una intervista rilasciata alla tv del Qatar “al-Jazeera” ha affermato che esistono ancora dei margini per bloccare il piano nucleare dell’Iran attraverso iniziative diplomatiche. Barak però ha avvertito che lo Stato ebraico è quanto mai determinato a ricorrere a qualsiasi mezzo per sventare i tentativi iraniani di produrre la bomba atomica, qualora la diplomazia fallisse a tale scopo.

Londra, 5 set – (Servizi-italiani.net) – Il vertice franco-turco-siriano-qatariota, svoltosi ieri a Damasco, ha messo fine all’isolamento della Siria. Intanto il presidente francese, Nicolas Sarkozy, ha messo in guardia l’Iran dal rischio di un attacco militare israeliano. Guardinga invece la posizione del Qatar, il cui principe, Hamad ben Khalifa al-Thani, ha declinato le sollecitazioni dell’Occidente a coinvolgere i paesi arabi del Golfo Persico in un conflitto armato contro Teheran.

Beirut, 5 set – (Servizi-italiani.net) – Editoriale di Walid Shukir, “E’ la stagione dell’apertura alla Siria”. Lo dimostrano la visita del presidente Nicolas Sarkozy a Damasco e il vertice a quattro tra Francia, Siria, Turchia e Qatar, voluto proprio dal capo di Stato siriano Bashar al Assad e che ha avuto luogo ieri nella capitale siriana. E’ davvero una stagione fruttuosa per la Siria che nasce dalla convinzione diffusa in Occidente, e in Francia in particolare, che l’apertura alla Siria e la fine del suo isolamento la incoraggino a proseguire nelle trattative con Israele. Anche gli Stati Uniti sperano che queste trattative portino a un graduale distaccamento della Siria dall’Iran e alla fine dell’alleanza strategica tra i due paesi.

Beirut, 5 set – (Servizi-italiani.net) – Israele ieri ha immediatamente risposto alle dichiarazioni rilasciate dal presidente siriano, Bashar al-Assad, mettendone in dubbio la sincerità per quanto riguarda la pace nella regione mediorientale ed accusandolo invece di continuare ad armare Hezbollah libanese (il Partito di Dio, sciita filo iraniano, ndr); intanto da fonti diplomatiche europee si è appreso che gli Stati Uniti non intendono più far partecipare un loro inviato alle trattative di pace indirette fra Israele e Siria in corso in Turchia: secondo le fonti, si tratterebbe di una ripicca per la visita a Damasco del presidente francese, Nicolas Sarkozy, un viaggio non ben visto a Washington.

 

 

Iraq

 

Similmente, tutta l’operazione che vede, sempre protagonista gli Usa, predisporre l’avvicendamento delle milizie assoldate per la guerra ad Al Queida (cioè l’uso di organizzazioni paramilitari sunnite resesi mercenari nella guerra civile a sostegno delle truppe di occupazione americane e della coalizione internazionale) ora mettono sul tappeto nodi intricatissimi: chi sostituirà questo ruolo? E le milizie sunnite saranno d’accordo in questo? In cambio di che potrebbero far restare la grande provincia di Al Anbar pacificata? Tutti quesiti che né il governo iraqeno, né l’amministrazione americana sono in grado di affrontare e risolvere. Anzi, tali quesiti, dal punto di vista degli Usa e di Bush, sono un fastidio rispetto alla necessità di dimostrare-decantare l’uscita dalla guerra del’Iraq e la partenza (non preannunciabile) degli eserciti occupanti dalla regione araba.

 

Londra, 5 set – (Servizi-italiani.net) – Le truppe Usa in Iraq si apprestano a consegnare al governo di Baghdad, entro l’inizio di ottobre, la guida dei Consigli di al-Sahwa (la milizia sunnita che combatte al-Qaeda e gli insorti islamici, organizzata e finanziata direttamente dagli Usa, ndr). Si parla anche dell’approssimarsi del ritiro delle truppe Usa schierate fuori dalla capitale Baghdad.

Riad, 4 set – (Servizi-italiani.net) – “Al-Anbar (Iraq) chi lo avrebbe detto”. Editoriale di Tarek Hamid. Chi avrebbe mai creduto che il governatorato di al-Anbar, una delle più vaste province dell’Iraq che comprende le due grandi città come Falluja e Ramadi, sarebbe stato ripreso dagli iracheni dopo anni in cui quella provincia era considerato una delle più pericolose ed instabili del paese. Due anni fa infatti le autorità irachene avevano perso completamente il controllo su quella provincia, in cui fra l’altro gli Stati Uniti a loro volta hanno perso un quarto dei soldati uccisi in Iraq. Ma al-Anbar non era soltato un inferno per gli statunitensi: lo era anche per i propri cittadini, cittadini di una delle più grandi province a maggioranza sunnita. Per completare questo successo ora occorre però realizzare un grande progetto di ricostruzione, per rianimarne l’economia che ha sofferto a lungo a causa del terrorismo.

Salgono in Iraq le tensioni tra i Consigli del risveglio (le milizie tribali sunnite organizzate e finanziate dagli Stati Uniti per combattere al-Qaeda, ndr), che hanno grandemente contribuito a riportare sicurezza nella provincia di Anbar, ed il governo centrale (a maggioranza sciita) guidato dal premier Nouri al-Maliki (anche lui sciita): motivo del contendere, l’approssimarsi della data del 1 ottobre: quel giorno il comando delle pattuglie miste composte da miliziani sunniti e da militari statunitensi passerà alle autorità irachene, che potrebbero decidere di smantellarle.

 

 

Riad, 5 set – (Servizi-italiani.net) - E’ slittata di qualche ora la visita a Tripoli del segretario di Stato Usa, Condoleezza Rice, prima tappa di un tour che la condurrà poi in Tunisia, in Algeria e in Marocco. Fonti libiche hanno rivelato che eccezionali misure di sicurezza sono state adottate in previsione dell’arrivo della Rice. Esistono forti timori che gruppi integralisti, vicini ad al-Qaeda ed operanti in Nordafrica, possano mettere a segno un attentato per assassinare l’esponente governativo Usa.

 

 

Londra, 4 set – (Servizi-italiani.net) – Secondo il quotidiano israeliano “Haaretz”, Egitto e Giordania sarebbero contrari alla firma di un accordo di pace parziale fra Israele e i palestinesi, come viene suggerito dal premier israeliano, Ehud Olmert. A detta del quotidiano, la posizione contraria dell’Autorità Nazionale Palestinese a tale accordo riceve pieno sostegno dal Cairo e da Amman.

 

 

Londra, 4 set – (Servizi-italiani.net)Singolare iniziativa religiosa in Giordania. Una nuova moschea appena inaugurata a Maadaba è stata subito batezzata “Moschea di Gesù”. E’ la prima volta che una moschea in un paese musulmano reca il nome del fondatore del Cristianesimo, ma lo scopo di questa iniziativa è mostrare al mondo la tolleranza dell’Islam contrariamente a quanto viene affermato in Occidente sulla faziosità dei musulmani.

 

 

 

La crisi in Georgia

 

Continua il confronto internazionale sulla vicenda della Georgia. Il nodo irrisolto dell’autonomia territoriale di alcune regioni (ossezia ed abkhazia, ma non solo), strappate dalla loro cultura e dalla propria storia solo in virtù di momentanei episodi e fortunate contingenze internazionali – unite agli immancabili interessi economici locali ed internazionali – hanno riportato, con l’iniziativa militare russa, al centro delle questioni il diritto internazionale che dovrà, in un modo o in un altro porre fine ai disegni di strateghi d’oltre oceano per ogni situazione che materialmente viene vissuta “ai margini dell’impero”. Non è più possibile, oltre che tollerabile, giocare a risiko con le vite di milioni di persone.

 

Il miliardo di dollari stanziato dagli Stati Uniti per la Georgia prevede aiuti economici e umanitari, ma non contributi militari: i dettagli del finanziamento, che deve ancora ricevere l’ok del Congresso Usa, sono stati illustrati ieri dal segretario di Stato Usa, Condoleezza Rice, in concomitanza con la partenza del vicepresidente, Dick Cheney, per il Caucaso. (Washington post)

Editoriale. La Russia deve capire che l’Occidente non si lascerà intimidire dalle sue minacce e non abbandonerà la Georgia, una democrazia che sta lottando per sopravvivere. Per questo l’amministrazione Usa deve mantenere alta la pressione per convincere Mosca a ritirare anche le ultime truppe rimaste in territorio georgiano, acconsentendo poi al dispiegamento di una forza di pace neutrale.(New York Times)

Articolo di David Ignatius. Nei giorni immediatamente successivi all’invasione russa in Georgia, il mondo ha potuto conoscere le differenti strategie in politica estera dei due candidati alla Casa Bianca. Il contrasto tra il repubblicano John McCain e Barack Obama è lo stesso che c’è tra caldo e freddo, tra l’azione rapida e la pacata riflessione, tra un uomo che guarda alle forze armate e alle strategie militari e uno tutto concentrato sulla diplomazia. (Washington post)

 

 

Arnaldo Otegi, l’ex portavoce del disciolto partito separatista basco Batasuna, uscito di prigione sabato scorso, ha ottenuto un permesso per venire in vacanza in Italia. Otegi, sotto processo all’Audiencia Nacional per i suoi presunti legami con l’Eta, intende trascorrere una settimana in Lombardia.

 

 

L’ex capo della Régia polizia a cavallo canadese (le celebri “Giubbe rosse”, ndr), Giuliano Zaccardelli, ha dichiarato in un’intervista che la responsabilità della vicenda di Maher Arar non è da attribuire al suo corpo, ma alle ingerenze politiche degli Stati Uniti: Arar, un ingegnere canadese di origine siriana, fu arrestato come sospetto terrorista nel 2002 all’aeroporto di New York e trasferito in Siria, dove venne torturato.

 

 

 

 

 

 

Panorama del 12 luglio

 

Oltre il nostro naso, c’è tutto il resto. Oltre il naso dell’Italia, c’è l’Europa e tutto il mondo. Oltre il naso del continente europeo c’è il medio oriente e il mondo arabo e ancora di più. Oltre c’è l’eurasia, sia passando dalla sterminata Russia che approcciata dall’oceano indiano. E oltre gli oceani pacifico e atlantico ci sono l’australia e le americhe (quella del nord e quella del sud). Questa pagina, sia con pillole di notizie che con commenti ci farà vedere proprio cosa c’è oltre il naso.

commento delle notizie (in grassetto) a cura di Maurizio Aversa

 

 

Facile per i grandi che partecipano al G8, stabilire priorità: sono tutte pensate dal punto di vista di chi ha in mano i cordoni della borsa; la conoscenza delle innovazioni buone per oggi e per il futuro; e, soprattutto ha una gran parte di popolazioni che usufruiscono proprio del divario, dello scompenso, dello sfruttamento che il capitalismo mondiale impone ai paesi più deboli.

Ed è in questo quadro che Cina e India, per non fare la parte dei vasi di coccio in viaggio sul carro coi vasi di ferro, hanno fatto qualche resistenza sul clima. Soprattutto là dove era da loro richiesto, ma non è stato concesso, di conoscere un programma esplicito di abbattimento dell’inquinamento globale con scadenze a breve tempo che impegnasse le nazioni forti (occidente capitalistico). Invece oltre al diniego, Usa ed Europa hanno anche inscenato una reprimenda nei confronti degli inquinatori Cina e India che non hanno voluto firmare un documento generico che li inchiodasse all’abbattimento dell’inquinamento entro il 2050! Non si capisce perché non li abbiano obbligati anche ad un programma di salvaguardia e tutela dei minori entro il 3.000!

Editoriale. Quelle del cibo, dei carburanti e del mercato finanziario sono tre crisi strettamente legate che saranno al centro dell’agenda del vertice del G8 che inizia oggi in Giappone. Il dibattito sul problema del cibo e della scarsità di petrolio rischia però di oscurare quello sullo sviluppo e sulla lotta ai cambiamenti climatici, due priorità dei precedenti vertici del G8 per le quali le potenze economiche mondiali si erano impegnate a versare, al G8 di Gleaneagles, centinaia di milioni di dollari.

Speciale G8. In primo piano le dichiarazioni del presidente degli Stati Uniti, George Bush, sui colloqui sulle politiche contro il cambiamento climatico. Il leader della Casa Bianca ritiene che il dibattito sia costruttivo ma insiste sulla necessità di vincolare un eventuale accordo alla partecipazione di Cina e India.

Energia ed ecologia: il paese dei cretini. Quando Angela Merkel fu costretta, suo malgrado, a difendere la posizione degli anti-nuclearisti a Heiligendamm, alcuni membri del suo partito (la Cdu, Unione cristiano-democratica, di centrodestra, ndr) parlarono esplicitamente di compromessi “cretini”; ci si domandaa che cosa accadrà adesso al G8 del Lago di Toya, ove la maggioranza dei convenuti è di fatto dichiaratamente filo-nuclearista.

A causa del rincaro dei generi alimentari, il numero delle persone affamate nel mondo è aumentato di 122 milioni di unità l’anno scorso, secondo i dati del dipartimento dell’Agricoltura degli Stati Uniti. Per molti, inoltre, c’è il rischio di un decennio di malnutrizione.

Cina e India non hanno appoggiato l’impegno del G8 per il dimezzamento delle emissioni di anidride carbonica entro il 2050. Il mancato consenso delle due potenze asiatiche è un duro colpo per il vertice, aperto per la prima volta ai paesi in via di sviluppo.

 

Sul versante mediorientale, in questi giorni sono ancora in ballo gli equilibri all’interno della Palestina e tra la Palestina ed Israele. Sia per quanto attiene la liberazione e lo scambio di prigionieri; sia per quanto riguarda la vicenda del governo di Hamas ormai costretto a fare davvero i conti sia con Abu Mazen che con Al Fatah: il rischio è lo stallo. Buone le carte in mano alla Lega Araba e all’Egitto che con le convergenze siriane può approdare a soluzioni a breve.

Beirut, 8 lug – (Servizi-italiani.net) – I mezzi di informazione israeliani ieri hanno riferito che il rapporto redatto da Hezbollah libanese sulle indagini svolte per stabilire la sorte del navigatore Ron Arad (il cui aereo fu abbattuto molti anni fa sui cieli del Libano, ndr) non impedirà di realizzare lo scambio di prigionieri previsto per la prossima settimana, nonostante il fatto che tale rapporto non è ancora stato consegnato ad Israele e che il negoziatore israeliano responsabile del dossier sui prigionieri, Ofer Dekel, stia ancora trattando sul suo contenuto con la milizia sciita attraverso il mediatore tedesco, Gerhard Conrad. In effetti, unità dell’esercito israeliano hanno già cominciato ad esumare dalle loro tombe i resti dei 199 miliziani sciiti libanesi uccisi nel corso della “Guerra di luglio” del 2006 e le cui spoglie sono inserite nell’operazione di scambio. Uno scambio a cui è stato dato il nome in codice “Operazione superiorità morale” e che sta provocando un certo imbarazzo sia all’Autorità Nazionale Palestinese che al governo della Giordania.

Beirut, 8 lug – (Servizi-italiani.net) – Fonti palestinesi a Damasco hanno rivelato che gli sforzi diplomatici per la riconciliazione nazionale e i tentativi per dare il via a un dialogo fra le fazioni palestinesi saranno coronati con un incontro al Cairo fra tutte le fazioni, al quale prenderanno parte anche Egitto e Siria, quest’ultima in qualità di presidente di turno della Lega Araba.

 

 

La trattativa Ue-Iran sullo sviluppo nucleare all’interno del paese orientale è cruciale. Ormai la pressione di fine mandato di Bush e, sembra, il non convincimento di Barak Obama qualora fosse il nuovo presidente Usa a continuare su questa linea di crisi ricercata, mette oggettivamente nelle mani dell’europa – sia intesa come Ue, ma anche come come Ue e Russia – la ricerca di soluzioni intelligenti che non segnino fratture. Non intervengano con misure irreparabili. Anche in questo quadro, le iniziative “private” ultime, quella del ritiro di Total dall’Iran etc, hanno il sapore non della preparazione del peggio, ma quella dell’acuirsi dello scontro in chiave economica. Insomma alzare il prezzo per continuare insieme…

Beirut, 8 lug – (Servizi-italiani.net) – L’Alto rappresentante per la politica estera dell’Unione Europea, Javier Solana, ha definito “difficile e complessa” la risposta dell’Iran agli incentivi offertigli dall’Occidente per sospendere il suo programma nucleare. Dal canto suo il capo della diplomazia francese, Bernard Kouchner, ha espresso “disappunto per la risposta iraniana. E intanto, in un incontro ai margini del vertice del G8 in Giappone il presidente Usa, George Bush, ed il suo omologo russo, Dimitri Medvedev, hanno convenuto che le due potenze devono collaborare per risolvere la crisi del nucleare iraniano. In risposta a tutto ciò il presidente iraniano, Mahmoud Ahmadinejad, ha ribadito l’attaccamento del suo paese al proprio diritto a procedere nel programma di arricchimento dell’uranio.

 

Ottima iniziativa infrastrutturale che farà giocare un bel ruolo futuro all’Algeria. Puntare sulla potabilizzazione dell’acqua è insieme strategico e pacificatore dei rapporti economici e politici nel paese e tra gli stati del nordafrica

Algeri, 8 lug – (Servizi-italiani.net) – L’Algeria realizzerà una delle più grandi centrali di potabilizzazione dell’acqua. Il progetto, che costerà 468 milioni di dollari, sarà gestito dalla filiale per l’energia del gruppo petrolifero algerino Sonatrach e della società di Singapore Hiflox. La centrale sarà costruita nell’ovest del paese e dovrà produrre più di 500 mila metri cubi d’acqua potabile al giorno.

 

Gran Bretagna e Spagna sono alle prese con la qualità dei propri interventi sugli scenari di guerra – dichiarata o mascherata -. Così alle spese militari degli inglesi, fanno da contrappunto gli investimenti per una moratoria delle cluster bomb. Le stesse che gli Usa hanno deciso di migliorare tecnologicamente affinché esplodano tutte quando vengono utilizzate, così da non restare innescate ed attive in secondo tempo quando molti bamini, tra le popolazioni civili dei teatri di guerra le trovano e ne restano vittime o mutilati a vita. Quando si dice la tecnologia occidentale e l’efficienza americana!

Londra, 8 lug – (Servizi-italiani.net) – I costi delle operazioni militari in Iraq continuano a salire; gli investimenti del ministero della Difesa britannico per la missione irachena sono risultati più esosi ben del 50 per cento, rispetto a quanto pronosticato all’inizio dell’anno.

Il ministero della Difesa spagnolo spenderà 4 milioni di euro per distruggere 5.600 bombe a grappolo presenti nell’arsenale delle Forze armate. La ministra della Difesa, Carme Chacòn, ha annunciato ieri, durante una visita al’Accademia degli ingegneri dell’esercito a Hoyo de Manzanares, nella regione di Madrid, che il governo approverà questo mese una moratoria unilaterale sull’impiego, lo sviluppo, la produzione, l’acquisizione, la conservazione o il trasferimento delle “cluster bombs”, come previsto dalla Conferenza internazionale di Dublino del 30 maggio scorso.

 

In compenso, lo zio Sam, non riesce ancora a far comprendere bene ai propri veterani che il ruolo che hanno svolto in Afghanistan, e in Iraq contro l’Omonero Bin Laden è positivo e di civilizzazione. E quelli, testardamente, continuano a dar retta a vecchi clichè pacifisti (alla “c’eravamo tanto amati”) e a sentirsi inutili e residuali tuffandosi nell’alcol…

New York, 8 lug – (Servizi-italiani.net) – L’abuso di alcol si sta diffondendo sempre più velocemente tra i veterani delle missioni in Afghanistan e in Iraq: molti militari tentano di attenuare i traumi della guerra e del rientro a casa affidandosi proprio al bicchiere.

 

Ma non sono problemi che riguardano il fortunato bel paese che in questa girandola di economie basate sulla paura di Bin Laden (è proprio il diavolo), intanto dà una mano con l’industria della difesa ed acquisisce contratti per l’ansaldo…

New York, 8 lug – (Servizi-italiani.net) – Ansaldo Sts, del gruppo Finmeccanica, ha ottenuto un importante appalto ferroviario in Malesia consolidando la sua posizione in Asia. Il contratto, in joint venture con Balfour Beatty Rail Sdn Bhd, ha un valore di 390 milioni di euro, 135 milioni dei quali per la compagnia italiana. Il rating di Finmeccanica è stato alzato da Hsbc da “neutral” a “overweight”.

 

 

 

 

 

Apriti cielo. Maliki, non ha capito ancora come funziona nella testa, nelle regole non dette, e in quelle non scritte, l’offerta di aiuto che l’occidente e gli Usa hanno portato al martoriato paese nelle mani del dittatore Saddam ora imperversato da schiere di fidi seguaci di Al Quaeda e di Bin Laden. Funziona così: ti dico io come, cosa e con chi fare gli affari. Ed intanto per restare tuo amico resto qua con le basi militari e ti aiuto a controllarti. Invece questo Maliki, manco fosse a capo di uno stato indipendente con una propria storia, vuole che gli Usa inizino a pensare d un loro ritiro….

Washington, 8 lug – (Servizi-italiani.net) – Il premier iracheno Nouri al-Maliki ha suggerito per la prima volta di indicare una data per il ritiro delle truppe Usa dal suo paese, proponendo un passo a cui l’amministrazione del presidente Usa George Bush è contraria da sempre.

Baghdad, 8 lug – (Servizi-italiani.net) – Il Pentagono risponde a Maliki: qualsiasi accordo venga raggiunto non includerà un calendario per il ritiro dall’Iraq. Il primo ministro iracheno, Nouri al-Maliki, tornato ieri a Baghdad da Abu Dhabi (Emirati Arabi Uniti) dove si era recato in visita, ha ventilato la possibilità che, invece del trattato di mutua sicurezza che Stati Uniti ed Iraq stanno negoziando, i due paesi possano firmare una “nota di intesa” che, oltre ad assicurare un argine alla minaccia iraniana, includa anche un calendario per il ritiro delle truppe Usa. Caotiche le reazioni dei partiti della maggioranza del governo iracheno, mentre il dipartimento della Difesa Usa ha risposto immediatamente affermando come i tempi per il ritiro debbano in ogni caso dipendere dalle situazioni concrete che si potrebbero verificare sul campo nel tormentato paese mediorientale.

Il consigliere per la sicurezza nazionale dell’Iraq ha dichiarato ieri che il governo di Baghdad non firmerà alcun accordo sul futuro ruolo delle forze armate Usa nel Paese a meno che esso non contenga un programma per il rimpatrio del contingente a stelle e strisce.

Missioni militari: morte d’un eroe. Editoriale di Peter-Philipp Schmitt. La sua foto con in braccio un bambino iracheno ha fatto il giro del mondo: il soldato Usa Joseph P. Dwyer era diventato il simbolo del volto “umanitario” della missione in Iraq. Adesso che il militare è morto per abuso di antidepressivi, la favola del “Buon soldato Dwyer” sembra destinata a trovare un epilogo inglorioso.

Analisi di Steven Lee Myers. Il tentativo del presidente Usa, George Bush, di arrivare ad un trattato con il governo di Baghdad che prolunghi la presenza delle truppe statunitensi in Iraq a tempo indeterminato, sta incontrando sempre maggiori difficoltà. Ironia della sorte, questi problemi nascono proprio dai progressi compiuti nel paese grazie al contingente a stelle e strisce.

 

Novità grande fratello. Lo zio Sam, che appunto aspire a diventare il fratellone, sta spingendo per un accordo – di polizia internazionale e con la reciprocità (sapete di quella egli accordi che funzionanocome sul Cermis, su Calidari etc) – per lo scambio di utilizzo degli archivi delle impronte digitali e del Dna.

Washington, 8 lug – (Servizi-italiani.net) – Gli Stati Uniti stanno trattando con i paesi europei per concludere un accordo che preveda il reciproco accesso agli archivi contenenti impronte digitali e Dna degli imputati nei processi penali e in quelli per terrorismo: tra le informazioni per cui è stata richiesta la trasferibilità vi sono anche quelle su origine etnica, fede religiosa, convinzioni politiche e orientamento sessuale.

 

E proprio le impronte digitali, sono alcentro della bella figura che abbiamo incassato in ambito europeo grazie al governo Berlusconi. Grazie alla pervicacia di idee fasciste e razziste mediate dal genio padano, ci siamo guadagnati in un batter d’occhio, commenti contro da rabbrividire (paragoni con Mussolini etc) voti contro che nemmeno il più minoritario dei governi ha mai meritato. Senza contare che, mai domi, abbiamo fatto accoppiare questo po’ po’ di risultato con la presentazione in grande stile a tutta europa del via libera alla schifezza del lodo Alfano. Intanto che Bush si premurava di far spere al mono che Berlusconi è uno che sta in politica grazie alla forza delle sue televisioni e per questo può guidare un paese corrotto e avvezzo al vizio. Non che ci piacerebbero commenti d’altra natura espressi dalla Casa Bianca, ma perché farsi fare beffe e non poter rispondere? Semplicemente perché la stampa internazionale ha ragione.

Editoriale. “Il censimento della vergogna”. Le autorità italiane hanno iniziato ieri il “censimento Maroni”, approvato a maggio dal governo del premier Silvio Berlusconi dopo gli incendi dolosi scoppiati in alcuni campi rom. L’iniziativa avviata ieri dal ministro dell’Interno, Roberto Maroni, intende identificare tutti gli zingari e i rom residenti nel paese, inclusi i minori, indipendentemente dalla loro nazionalità. Non si tratta solamente di una misura xenofoba, ma di qualcosa di più grave, dato che tra i rom censiti vi sono anche migliaia di italiani, trattati come stranieri nel loro stesso paese.

Commento di Seumas Milne. In Italia, nel cuore dell’Europa, la polizia ha iniziato a prendere le impronte ai bambini sulla base della loro appartenenza etnica, con appena un mormorio di proteste da parte degli altri governi comunitari. La campagna per il “censimento” dei circa 150 mila rom residenti in Italia è un richiamo al passato fascista dello Stato europeo ed alle leggi razziali approvate dal regime di Benito Mussolini; il quale, già nel 1926, ordinò le prime espulsioni degli zingari dal paese.

La battaglia di Silvio Berlusconi contro i giudici compromette il dialogo nazionale sulle riforme. Il presidente del Consiglio italiano intende attaccare in forze per imporre il suo progetto di legge sull’immunità giudiziaria, oggi in Parlamento, suscitando le critiche della sua stessa maggioranza.

La Camera dei Deputati italiana ha approvato la legge che garantisce l’immunità al presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, veterano in una serie di processi per corruzione legati al suo impero mediatico. Il testo è passato, dopo un acceso dibattito, con 309 voti favorevoli, 236 contrari e 30 astensioni.

Il Parlamento europeo ha finalmente reagito di fronte alla deriva della politica d’immigrazione nell’Unione Europea. Ieri l’Eurocamera ha approvato una risoluzione di condanna nei confronti della politica razzista e xenofoba del governo italiano, per la sua iniziativa di prendere le impronte digitali agli immigrati di origine rom, inclusi i minori.

 

In Francia invece si sta combattendo, dietro le quinte e con qualche inquinamento nell’informazione pilotata, una battaglia tesa a mettere da parte Segolene. Mentre il governo francese accredita come il futuro importante da cui partire quello che vede il mediterraneo come fulcro di nuovo sviluppo economico e politico.

Ségolène Royal, esponente del Partito socialista francese, ha formulato un’accusa pesante nei confronti del presidente della Repubblica, Nicolas Sarkozy, affermando che esiste “un rapporto” tra i suoi attacchi al “clan Sarkozy” ed il furto avvenuto nel suo appartamento.

Europa: il futuro passa per il Mediterraneo. Articolo di Bernard Kouchner, ministro francese degli Affari esteri ed europei. Il progetto di Unione per il Mediterraneo – lanciato dal presidente francese, Nicolas Sarozy – è una grande idea: semplice ma ambiziosa, audace ma concreta. Il Mare Nostrum è al centro di tutte le grandi problematiche di questo inizio secolo: sviluppo, immigrazione, pace, dialogo tra civiltà, accesso ad acqua ed energia, ambiente.

 

La Russia sta denunciando gli atteggiamenti inglesi come frutto di pregiudizio, quando di una vera e propria campagna antirussa. Parte da lontano e sicuramente ci sono timori per i ruoli storici svolti dai servizi segreti dei due paesi durante la guerra fredda. Sicuramente c’entrano anche i ruoli che i magnati della nuova russia stanno svolgendo in Gran Bretagna allarmando il capitalismo casalingo. Così come non sono estranei a tutto ciò gli equilibri che Russia e Gran Bretagna cercano di esercitare in europa, rispetto agli scenari internazionali, proprio loro che non sono nella Ue…

L’ambasciatore russo in Gran Bretagna, Yuri Fedotov, ha denunciato ieri una presunta campagna dei media britannici contro il suo paese, chiedendo al governo di Londra di fermarla. Fedotov si è detto convinto che gli ultimi reportage di alcuni media britannici sulle minacce poste dagli 007 russi nel Regno Unito siano solo un tentativo di pregiudicare i recenti progressi fatti nelle relazioni tra i due paesi.

 

 

 

 

 

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