Panorama del 6 settembre 2008
Oltre il nostro naso, c’è tutto il resto. Oltre il naso dell’Italia, c’è l’Europa e tutto il mondo. Oltre il naso del continente europeo c’è il medio oriente e il mondo arabo e ancora di più. Oltre c’è l’eurasia, sia passando dalla sterminata Russia che approcciata dall’oceano indiano. E oltre gli oceani pacifico e atlantico ci sono l’australia e le americhe (quella del nord e quella del sud). Questa pagina, sia con pillole di notizie che con commenti ci farà vedere proprio cosa c’è oltre il naso.
Commenti in neretto a cura di maurizio aversa
Paesi arabi e medio oriente
E’ difficile comprendere tutte le attività, affannose e disarticolate, che si muovono attorno al groviglio mediorientale e panarabo se non si cerca il bandolo nella proterva volontà degli stati uniti di svolgere fino in fondo il proprio ruolo imperialista che si è scelto, e degli interessi che quel paese riesce a concertare con un bel pezzo di occidente di ambedue le sponde atlantiche. Per questo, il marcamento dell’Iran, come la ricerca dello smarcamento della Siria, sono tutte attività non riconducibili ad una sincera ricerca della pace (la vice di Mac Caine, non è la rappresentante della lobby dei produttori di armi americani?), quanto piuttosto ad una opportunistica leadership che accrediti il proprio ruolo come solutore di problemi (problemi dell’establishment o dei detentori delle ricchezze di quei paesi). Per questo, anche in presenza di dinamiche positive, si assiste a sospetti e giudizi controversi persino sulle ipotesi di distensione.
Il Cairo, 5 set – (Servizi-italiani.net) – Ieri si sono conclusi i lavori del vertice di Damasco a cui hanno partecipato i leader di Siria, Francia, Turchia e Qatar, e nel quale si è discusso soprattutto del processo di pace in Medio Oriente; affrontate anche la situazione in Libano, in Iraq e nel Darfur (ovest del Sudan), oltre ad alcune crisi internazionali con riflessi sulla regione mediorientale, come quella del nucleare iraniano e e l’instabilità dei Balcani. Nel discorso conclusivo il presidente siriano, Bashar al-Assad, ha confermato che la Siria sta preparando una bozza di documento su cui intenderebbe basare negoziati diretti con Israele ed ha espresso la speranza che la comunità internazionale sostenga il progresso del processo di pace per quanto riguarda i palestinesi. In relazione al dossier nucleare dell’Iran, Assad ha infine ribadito come l’unica via per arrivare ad una soluzione sia quella pacifica.
Riad, 4 set – (Servizi-italiani.net) – Il ministro della Difesa israeliano, Ehud Barak, in una intervista rilasciata alla tv del Qatar “al-Jazeera” ha affermato che esistono ancora dei margini per bloccare il piano nucleare dell’Iran attraverso iniziative diplomatiche. Barak però ha avvertito che lo Stato ebraico è quanto mai determinato a ricorrere a qualsiasi mezzo per sventare i tentativi iraniani di produrre la bomba atomica, qualora la diplomazia fallisse a tale scopo.
Londra, 5 set – (Servizi-italiani.net) – Il vertice franco-turco-siriano-qatariota, svoltosi ieri a Damasco, ha messo fine all’isolamento della Siria. Intanto il presidente francese, Nicolas Sarkozy, ha messo in guardia l’Iran dal rischio di un attacco militare israeliano. Guardinga invece la posizione del Qatar, il cui principe, Hamad ben Khalifa al-Thani, ha declinato le sollecitazioni dell’Occidente a coinvolgere i paesi arabi del Golfo Persico in un conflitto armato contro Teheran.
Beirut, 5 set – (Servizi-italiani.net) – Editoriale di Walid Shukir, “E’ la stagione dell’apertura alla Siria”. Lo dimostrano la visita del presidente Nicolas Sarkozy a Damasco e il vertice a quattro tra Francia, Siria, Turchia e Qatar, voluto proprio dal capo di Stato siriano Bashar al Assad e che ha avuto luogo ieri nella capitale siriana. E’ davvero una stagione fruttuosa per la Siria che nasce dalla convinzione diffusa in Occidente, e in Francia in particolare, che l’apertura alla Siria e la fine del suo isolamento la incoraggino a proseguire nelle trattative con Israele. Anche gli Stati Uniti sperano che queste trattative portino a un graduale distaccamento della Siria dall’Iran e alla fine dell’alleanza strategica tra i due paesi.
Beirut, 5 set – (Servizi-italiani.net) – Israele ieri ha immediatamente risposto alle dichiarazioni rilasciate dal presidente siriano, Bashar al-Assad, mettendone in dubbio la sincerità per quanto riguarda la pace nella regione mediorientale ed accusandolo invece di continuare ad armare Hezbollah libanese (il Partito di Dio, sciita filo iraniano, ndr); intanto da fonti diplomatiche europee si è appreso che gli Stati Uniti non intendono più far partecipare un loro inviato alle trattative di pace indirette fra Israele e Siria in corso in Turchia: secondo le fonti, si tratterebbe di una ripicca per la visita a Damasco del presidente francese, Nicolas Sarkozy, un viaggio non ben visto a Washington.
Iraq
Similmente, tutta l’operazione che vede, sempre protagonista gli Usa, predisporre l’avvicendamento delle milizie assoldate per la guerra ad Al Queida (cioè l’uso di organizzazioni paramilitari sunnite resesi mercenari nella guerra civile a sostegno delle truppe di occupazione americane e della coalizione internazionale) ora mettono sul tappeto nodi intricatissimi: chi sostituirà questo ruolo? E le milizie sunnite saranno d’accordo in questo? In cambio di che potrebbero far restare la grande provincia di Al Anbar pacificata? Tutti quesiti che né il governo iraqeno, né l’amministrazione americana sono in grado di affrontare e risolvere. Anzi, tali quesiti, dal punto di vista degli Usa e di Bush, sono un fastidio rispetto alla necessità di dimostrare-decantare l’uscita dalla guerra del’Iraq e la partenza (non preannunciabile) degli eserciti occupanti dalla regione araba.
Londra, 5 set – (Servizi-italiani.net) – Le truppe Usa in Iraq si apprestano a consegnare al governo di Baghdad, entro l’inizio di ottobre, la guida dei Consigli di al-Sahwa (la milizia sunnita che combatte al-Qaeda e gli insorti islamici, organizzata e finanziata direttamente dagli Usa, ndr). Si parla anche dell’approssimarsi del ritiro delle truppe Usa schierate fuori dalla capitale Baghdad.
Riad, 4 set – (Servizi-italiani.net) – “Al-Anbar (Iraq) chi lo avrebbe detto”. Editoriale di Tarek Hamid. Chi avrebbe mai creduto che il governatorato di al-Anbar, una delle più vaste province dell’Iraq che comprende le due grandi città come Falluja e Ramadi, sarebbe stato ripreso dagli iracheni dopo anni in cui quella provincia era considerato una delle più pericolose ed instabili del paese. Due anni fa infatti le autorità irachene avevano perso completamente il controllo su quella provincia, in cui fra l’altro gli Stati Uniti a loro volta hanno perso un quarto dei soldati uccisi in Iraq. Ma al-Anbar non era soltato un inferno per gli statunitensi: lo era anche per i propri cittadini, cittadini di una delle più grandi province a maggioranza sunnita. Per completare questo successo ora occorre però realizzare un grande progetto di ricostruzione, per rianimarne l’economia che ha sofferto a lungo a causa del terrorismo.
Salgono in Iraq le tensioni tra i Consigli del risveglio (le milizie tribali sunnite organizzate e finanziate dagli Stati Uniti per combattere al-Qaeda, ndr), che hanno grandemente contribuito a riportare sicurezza nella provincia di Anbar, ed il governo centrale (a maggioranza sciita) guidato dal premier Nouri al-Maliki (anche lui sciita): motivo del contendere, l’approssimarsi della data del 1 ottobre: quel giorno il comando delle pattuglie miste composte da miliziani sunniti e da militari statunitensi passerà alle autorità irachene, che potrebbero decidere di smantellarle.
Riad, 5 set – (Servizi-italiani.net) - E’ slittata di qualche ora la visita a Tripoli del segretario di Stato Usa, Condoleezza Rice, prima tappa di un tour che la condurrà poi in Tunisia, in Algeria e in Marocco. Fonti libiche hanno rivelato che eccezionali misure di sicurezza sono state adottate in previsione dell’arrivo della Rice. Esistono forti timori che gruppi integralisti, vicini ad al-Qaeda ed operanti in Nordafrica, possano mettere a segno un attentato per assassinare l’esponente governativo Usa.
Londra, 4 set – (Servizi-italiani.net) – Secondo il quotidiano israeliano “Haaretz”, Egitto e Giordania sarebbero contrari alla firma di un accordo di pace parziale fra Israele e i palestinesi, come viene suggerito dal premier israeliano, Ehud Olmert. A detta del quotidiano, la posizione contraria dell’Autorità Nazionale Palestinese a tale accordo riceve pieno sostegno dal Cairo e da Amman.
Londra, 4 set – (Servizi-italiani.net) – Singolare iniziativa religiosa in Giordania. Una nuova moschea appena inaugurata a Maadaba è stata subito batezzata “Moschea di Gesù”. E’ la prima volta che una moschea in un paese musulmano reca il nome del fondatore del Cristianesimo, ma lo scopo di questa iniziativa è mostrare al mondo la tolleranza dell’Islam contrariamente a quanto viene affermato in Occidente sulla faziosità dei musulmani.
La crisi in Georgia
Continua il confronto internazionale sulla vicenda della Georgia. Il nodo irrisolto dell’autonomia territoriale di alcune regioni (ossezia ed abkhazia, ma non solo), strappate dalla loro cultura e dalla propria storia solo in virtù di momentanei episodi e fortunate contingenze internazionali – unite agli immancabili interessi economici locali ed internazionali – hanno riportato, con l’iniziativa militare russa, al centro delle questioni il diritto internazionale che dovrà, in un modo o in un altro porre fine ai disegni di strateghi d’oltre oceano per ogni situazione che materialmente viene vissuta “ai margini dell’impero”. Non è più possibile, oltre che tollerabile, giocare a risiko con le vite di milioni di persone.
Il miliardo di dollari stanziato dagli Stati Uniti per la Georgia prevede aiuti economici e umanitari, ma non contributi militari: i dettagli del finanziamento, che deve ancora ricevere l’ok del Congresso Usa, sono stati illustrati ieri dal segretario di Stato Usa, Condoleezza Rice, in concomitanza con la partenza del vicepresidente, Dick Cheney, per il Caucaso. (Washington post)
Editoriale. La Russia deve capire che l’Occidente non si lascerà intimidire dalle sue minacce e non abbandonerà la Georgia, una democrazia che sta lottando per sopravvivere. Per questo l’amministrazione Usa deve mantenere alta la pressione per convincere Mosca a ritirare anche le ultime truppe rimaste in territorio georgiano, acconsentendo poi al dispiegamento di una forza di pace neutrale.(New York Times)
Articolo di David Ignatius. Nei giorni immediatamente successivi all’invasione russa in Georgia, il mondo ha potuto conoscere le differenti strategie in politica estera dei due candidati alla Casa Bianca. Il contrasto tra il repubblicano John McCain e Barack Obama è lo stesso che c’è tra caldo e freddo, tra l’azione rapida e la pacata riflessione, tra un uomo che guarda alle forze armate e alle strategie militari e uno tutto concentrato sulla diplomazia. (Washington post)
Arnaldo Otegi, l’ex portavoce del disciolto partito separatista basco Batasuna, uscito di prigione sabato scorso, ha ottenuto un permesso per venire in vacanza in Italia. Otegi, sotto processo all’Audiencia Nacional per i suoi presunti legami con l’Eta, intende trascorrere una settimana in Lombardia.
L’ex capo della Régia polizia a cavallo canadese (le celebri “Giubbe rosse”, ndr), Giuliano Zaccardelli, ha dichiarato in un’intervista che la responsabilità della vicenda di Maher Arar non è da attribuire al suo corpo, ma alle ingerenze politiche degli Stati Uniti: Arar, un ingegnere canadese di origine siriana, fu arrestato come sospetto terrorista nel 2002 all’aeroporto di New York e trasferito in Siria, dove venne torturato.
Panorama del 12 luglio
Oltre il nostro naso, c’è tutto il resto. Oltre il naso dell’Italia, c’è l’Europa e tutto il mondo. Oltre il naso del continente europeo c’è il medio oriente e il mondo arabo e ancora di più. Oltre c’è l’eurasia, sia passando dalla sterminata Russia che approcciata dall’oceano indiano. E oltre gli oceani pacifico e atlantico ci sono l’australia e le americhe (quella del nord e quella del sud). Questa pagina, sia con pillole di notizie che con commenti ci farà vedere proprio cosa c’è oltre il naso.
commento delle notizie (in grassetto) a cura di Maurizio Aversa
Facile per i grandi che partecipano al G8, stabilire priorità: sono tutte pensate dal punto di vista di chi ha in mano i cordoni della borsa; la conoscenza delle innovazioni buone per oggi e per il futuro; e, soprattutto ha una gran parte di popolazioni che usufruiscono proprio del divario, dello scompenso, dello sfruttamento che il capitalismo mondiale impone ai paesi più deboli.
Ed è in questo quadro che Cina e India, per non fare la parte dei vasi di coccio in viaggio sul carro coi vasi di ferro, hanno fatto qualche resistenza sul clima. Soprattutto là dove era da loro richiesto, ma non è stato concesso, di conoscere un programma esplicito di abbattimento dell’inquinamento globale con scadenze a breve tempo che impegnasse le nazioni forti (occidente capitalistico). Invece oltre al diniego, Usa ed Europa hanno anche inscenato una reprimenda nei confronti degli inquinatori Cina e India che non hanno voluto firmare un documento generico che li inchiodasse all’abbattimento dell’inquinamento entro il 2050! Non si capisce perché non li abbiano obbligati anche ad un programma di salvaguardia e tutela dei minori entro il 3.000!
Editoriale. Quelle del cibo, dei carburanti e del mercato finanziario sono tre crisi strettamente legate che saranno al centro dell’agenda del vertice del G8 che inizia oggi in Giappone. Il dibattito sul problema del cibo e della scarsità di petrolio rischia però di oscurare quello sullo sviluppo e sulla lotta ai cambiamenti climatici, due priorità dei precedenti vertici del G8 per le quali le potenze economiche mondiali si erano impegnate a versare, al G8 di Gleaneagles, centinaia di milioni di dollari.
Speciale G8. In primo piano le dichiarazioni del presidente degli Stati Uniti, George Bush, sui colloqui sulle politiche contro il cambiamento climatico. Il leader della Casa Bianca ritiene che il dibattito sia costruttivo ma insiste sulla necessità di vincolare un eventuale accordo alla partecipazione di Cina e India.
Energia ed ecologia: il paese dei cretini. Quando Angela Merkel fu costretta, suo malgrado, a difendere la posizione degli anti-nuclearisti a Heiligendamm, alcuni membri del suo partito (la Cdu, Unione cristiano-democratica, di centrodestra, ndr) parlarono esplicitamente di compromessi “cretini”; ci si domandaa che cosa accadrà adesso al G8 del Lago di Toya, ove la maggioranza dei convenuti è di fatto dichiaratamente filo-nuclearista.
A causa del rincaro dei generi alimentari, il numero delle persone affamate nel mondo è aumentato di 122 milioni di unità l’anno scorso, secondo i dati del dipartimento dell’Agricoltura degli Stati Uniti. Per molti, inoltre, c’è il rischio di un decennio di malnutrizione.
Cina e India non hanno appoggiato l’impegno del G8 per il dimezzamento delle emissioni di anidride carbonica entro il 2050. Il mancato consenso delle due potenze asiatiche è un duro colpo per il vertice, aperto per la prima volta ai paesi in via di sviluppo.
Sul versante mediorientale, in questi giorni sono ancora in ballo gli equilibri all’interno della Palestina e tra la Palestina ed Israele. Sia per quanto attiene la liberazione e lo scambio di prigionieri; sia per quanto riguarda la vicenda del governo di Hamas ormai costretto a fare davvero i conti sia con Abu Mazen che con Al Fatah: il rischio è lo stallo. Buone le carte in mano alla Lega Araba e all’Egitto che con le convergenze siriane può approdare a soluzioni a breve.
Beirut, 8 lug – (Servizi-italiani.net) – I mezzi di informazione israeliani ieri hanno riferito che il rapporto redatto da Hezbollah libanese sulle indagini svolte per stabilire la sorte del navigatore Ron Arad (il cui aereo fu abbattuto molti anni fa sui cieli del Libano, ndr) non impedirà di realizzare lo scambio di prigionieri previsto per la prossima settimana, nonostante il fatto che tale rapporto non è ancora stato consegnato ad Israele e che il negoziatore israeliano responsabile del dossier sui prigionieri, Ofer Dekel, stia ancora trattando sul suo contenuto con la milizia sciita attraverso il mediatore tedesco, Gerhard Conrad. In effetti, unità dell’esercito israeliano hanno già cominciato ad esumare dalle loro tombe i resti dei 199 miliziani sciiti libanesi uccisi nel corso della “Guerra di luglio” del 2006 e le cui spoglie sono inserite nell’operazione di scambio. Uno scambio a cui è stato dato il nome in codice “Operazione superiorità morale” e che sta provocando un certo imbarazzo sia all’Autorità Nazionale Palestinese che al governo della Giordania.
Beirut, 8 lug – (Servizi-italiani.net) – Fonti palestinesi a Damasco hanno rivelato che gli sforzi diplomatici per la riconciliazione nazionale e i tentativi per dare il via a un dialogo fra le fazioni palestinesi saranno coronati con un incontro al Cairo fra tutte le fazioni, al quale prenderanno parte anche Egitto e Siria, quest’ultima in qualità di presidente di turno della Lega Araba.
La trattativa Ue-Iran sullo sviluppo nucleare all’interno del paese orientale è cruciale. Ormai la pressione di fine mandato di Bush e, sembra, il non convincimento di Barak Obama qualora fosse il nuovo presidente Usa a continuare su questa linea di crisi ricercata, mette oggettivamente nelle mani dell’europa – sia intesa come Ue, ma anche come come Ue e Russia – la ricerca di soluzioni intelligenti che non segnino fratture. Non intervengano con misure irreparabili. Anche in questo quadro, le iniziative “private” ultime, quella del ritiro di Total dall’Iran etc, hanno il sapore non della preparazione del peggio, ma quella dell’acuirsi dello scontro in chiave economica. Insomma alzare il prezzo per continuare insieme…
Beirut, 8 lug – (Servizi-italiani.net) – L’Alto rappresentante per la politica estera dell’Unione Europea, Javier Solana, ha definito “difficile e complessa” la risposta dell’Iran agli incentivi offertigli dall’Occidente per sospendere il suo programma nucleare. Dal canto suo il capo della diplomazia francese, Bernard Kouchner, ha espresso “disappunto per la risposta iraniana. E intanto, in un incontro ai margini del vertice del G8 in Giappone il presidente Usa, George Bush, ed il suo omologo russo, Dimitri Medvedev, hanno convenuto che le due potenze devono collaborare per risolvere la crisi del nucleare iraniano. In risposta a tutto ciò il presidente iraniano, Mahmoud Ahmadinejad, ha ribadito l’attaccamento del suo paese al proprio diritto a procedere nel programma di arricchimento dell’uranio.
Ottima iniziativa infrastrutturale che farà giocare un bel ruolo futuro all’Algeria. Puntare sulla potabilizzazione dell’acqua è insieme strategico e pacificatore dei rapporti economici e politici nel paese e tra gli stati del nordafrica
Algeri, 8 lug – (Servizi-italiani.net) – L’Algeria realizzerà una delle più grandi centrali di potabilizzazione dell’acqua. Il progetto, che costerà 468 milioni di dollari, sarà gestito dalla filiale per l’energia del gruppo petrolifero algerino Sonatrach e della società di Singapore Hiflox. La centrale sarà costruita nell’ovest del paese e dovrà produrre più di 500 mila metri cubi d’acqua potabile al giorno.
Gran Bretagna e Spagna sono alle prese con la qualità dei propri interventi sugli scenari di guerra – dichiarata o mascherata -. Così alle spese militari degli inglesi, fanno da contrappunto gli investimenti per una moratoria delle cluster bomb. Le stesse che gli Usa hanno deciso di migliorare tecnologicamente affinché esplodano tutte quando vengono utilizzate, così da non restare innescate ed attive in secondo tempo quando molti bamini, tra le popolazioni civili dei teatri di guerra le trovano e ne restano vittime o mutilati a vita. Quando si dice la tecnologia occidentale e l’efficienza americana!
Londra, 8 lug – (Servizi-italiani.net) – I costi delle operazioni militari in Iraq continuano a salire; gli investimenti del ministero della Difesa britannico per la missione irachena sono risultati più esosi ben del 50 per cento, rispetto a quanto pronosticato all’inizio dell’anno.
Il ministero della Difesa spagnolo spenderà 4 milioni di euro per distruggere 5.600 bombe a grappolo presenti nell’arsenale delle Forze armate. La ministra della Difesa, Carme Chacòn, ha annunciato ieri, durante una visita al’Accademia degli ingegneri dell’esercito a Hoyo de Manzanares, nella regione di Madrid, che il governo approverà questo mese una moratoria unilaterale sull’impiego, lo sviluppo, la produzione, l’acquisizione, la conservazione o il trasferimento delle “cluster bombs”, come previsto dalla Conferenza internazionale di Dublino del 30 maggio scorso.
In compenso, lo zio Sam, non riesce ancora a far comprendere bene ai propri veterani che il ruolo che hanno svolto in Afghanistan, e in Iraq contro l’Omonero Bin Laden è positivo e di civilizzazione. E quelli, testardamente, continuano a dar retta a vecchi clichè pacifisti (alla “c’eravamo tanto amati”) e a sentirsi inutili e residuali tuffandosi nell’alcol…
New York, 8 lug – (Servizi-italiani.net) – Labuso di alcol si sta diffondendo sempre più velocemente tra i veterani delle missioni in Afghanistan e in Iraq: molti militari tentano di attenuare i traumi della guerra e del rientro a casa affidandosi proprio al bicchiere.
Ma non sono problemi che riguardano il fortunato bel paese che in questa girandola di economie basate sulla paura di Bin Laden (è proprio il diavolo), intanto dà una mano con l’industria della difesa ed acquisisce contratti per l’ansaldo…
New York, 8 lug – (Servizi-italiani.net) – Ansaldo Sts, del gruppo Finmeccanica, ha ottenuto un importante appalto ferroviario in Malesia consolidando la sua posizione in Asia. Il contratto, in joint venture con Balfour Beatty Rail Sdn Bhd, ha un valore di 390 milioni di euro, 135 milioni dei quali per la compagnia italiana. Il rating di Finmeccanica è stato alzato da Hsbc da “neutral” a “overweight”.
Apriti cielo. Maliki, non ha capito ancora come funziona nella testa, nelle regole non dette, e in quelle non scritte, l’offerta di aiuto che l’occidente e gli Usa hanno portato al martoriato paese nelle mani del dittatore Saddam ora imperversato da schiere di fidi seguaci di Al Quaeda e di Bin Laden. Funziona così: ti dico io come, cosa e con chi fare gli affari. Ed intanto per restare tuo amico resto qua con le basi militari e ti aiuto a controllarti. Invece questo Maliki, manco fosse a capo di uno stato indipendente con una propria storia, vuole che gli Usa inizino a pensare d un loro ritiro….
Washington, 8 lug – (Servizi-italiani.net) – Il premier iracheno Nouri al-Maliki ha suggerito per la prima volta di indicare una data per il ritiro delle truppe Usa dal suo paese, proponendo un passo a cui lamministrazione del presidente Usa George Bush è contraria da sempre.
Baghdad, 8 lug – (Servizi-italiani.net) – Il Pentagono risponde a Maliki: qualsiasi accordo venga raggiunto non includerà un calendario per il ritiro dall’Iraq. Il primo ministro iracheno, Nouri al-Maliki, tornato ieri a Baghdad da Abu Dhabi (Emirati Arabi Uniti) dove si era recato in visita, ha ventilato la possibilità che, invece del trattato di mutua sicurezza che Stati Uniti ed Iraq stanno negoziando, i due paesi possano firmare una “nota di intesa” che, oltre ad assicurare un argine alla minaccia iraniana, includa anche un calendario per il ritiro delle truppe Usa. Caotiche le reazioni dei partiti della maggioranza del governo iracheno, mentre il dipartimento della Difesa Usa ha risposto immediatamente affermando come i tempi per il ritiro debbano in ogni caso dipendere dalle situazioni concrete che si potrebbero verificare sul campo nel tormentato paese mediorientale.
Il consigliere per la sicurezza nazionale dellIraq ha dichiarato ieri che il governo di Baghdad non firmerà alcun accordo sul futuro ruolo delle forze armate Usa nel Paese a meno che esso non contenga un programma per il rimpatrio del contingente a stelle e strisce.
Missioni militari: morte d’un eroe. Editoriale di Peter-Philipp Schmitt. La sua foto con in braccio un bambino iracheno ha fatto il giro del mondo: il soldato Usa Joseph P. Dwyer era diventato il simbolo del volto “umanitario” della missione in Iraq. Adesso che il militare è morto per abuso di antidepressivi, la favola del “Buon soldato Dwyer” sembra destinata a trovare un epilogo inglorioso.
Analisi di Steven Lee Myers. Il tentativo del presidente Usa, George Bush, di arrivare ad un trattato con il governo di Baghdad che prolunghi la presenza delle truppe statunitensi in Iraq a tempo indeterminato, sta incontrando sempre maggiori difficoltà. Ironia della sorte, questi problemi nascono proprio dai progressi compiuti nel paese grazie al contingente a stelle e strisce.
Novità grande fratello. Lo zio Sam, che appunto aspire a diventare il fratellone, sta spingendo per un accordo – di polizia internazionale e con la reciprocità (sapete di quella egli accordi che funzionanocome sul Cermis, su Calidari etc) – per lo scambio di utilizzo degli archivi delle impronte digitali e del Dna.
Washington, 8 lug – (Servizi-italiani.net) – Gli Stati Uniti stanno trattando con i paesi europei per concludere un accordo che preveda il reciproco accesso agli archivi contenenti impronte digitali e Dna degli imputati nei processi penali e in quelli per terrorismo: tra le informazioni per cui è stata richiesta la trasferibilità vi sono anche quelle su origine etnica, fede religiosa, convinzioni politiche e orientamento sessuale.
E proprio le impronte digitali, sono alcentro della bella figura che abbiamo incassato in ambito europeo grazie al governo Berlusconi. Grazie alla pervicacia di idee fasciste e razziste mediate dal genio padano, ci siamo guadagnati in un batter d’occhio, commenti contro da rabbrividire (paragoni con Mussolini etc) voti contro che nemmeno il più minoritario dei governi ha mai meritato. Senza contare che, mai domi, abbiamo fatto accoppiare questo po’ po’ di risultato con la presentazione in grande stile a tutta europa del via libera alla schifezza del lodo Alfano. Intanto che Bush si premurava di far spere al mono che Berlusconi è uno che sta in politica grazie alla forza delle sue televisioni e per questo può guidare un paese corrotto e avvezzo al vizio. Non che ci piacerebbero commenti d’altra natura espressi dalla Casa Bianca, ma perché farsi fare beffe e non poter rispondere? Semplicemente perché la stampa internazionale ha ragione.
Editoriale. “Il censimento della vergogna”. Le autorità italiane hanno iniziato ieri il “censimento Maroni”, approvato a maggio dal governo del premier Silvio Berlusconi dopo gli incendi dolosi scoppiati in alcuni campi rom. L’iniziativa avviata ieri dal ministro dell’Interno, Roberto Maroni, intende identificare tutti gli zingari e i rom residenti nel paese, inclusi i minori, indipendentemente dalla loro nazionalità. Non si tratta solamente di una misura xenofoba, ma di qualcosa di più grave, dato che tra i rom censiti vi sono anche migliaia di italiani, trattati come stranieri nel loro stesso paese.
Commento di Seumas Milne. In Italia, nel cuore dell’Europa, la polizia ha iniziato a prendere le impronte ai bambini sulla base della loro appartenenza etnica, con appena un mormorio di proteste da parte degli altri governi comunitari. La campagna per il “censimento” dei circa 150 mila rom residenti in Italia è un richiamo al passato fascista dello Stato europeo ed alle leggi razziali approvate dal regime di Benito Mussolini; il quale, già nel 1926, ordinò le prime espulsioni degli zingari dal paese.
La battaglia di Silvio Berlusconi contro i giudici compromette il dialogo nazionale sulle riforme. Il presidente del Consiglio italiano intende attaccare in forze per imporre il suo progetto di legge sull’immunità giudiziaria, oggi in Parlamento, suscitando le critiche della sua stessa maggioranza.
La Camera dei Deputati italiana ha approvato la legge che garantisce l’immunità al presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, veterano in una serie di processi per corruzione legati al suo impero mediatico. Il testo è passato, dopo un acceso dibattito, con 309 voti favorevoli, 236 contrari e 30 astensioni.
Il Parlamento europeo ha finalmente reagito di fronte alla deriva della politica d’immigrazione nell’Unione Europea. Ieri l’Eurocamera ha approvato una risoluzione di condanna nei confronti della politica razzista e xenofoba del governo italiano, per la sua iniziativa di prendere le impronte digitali agli immigrati di origine rom, inclusi i minori.
In Francia invece si sta combattendo, dietro le quinte e con qualche inquinamento nell’informazione pilotata, una battaglia tesa a mettere da parte Segolene. Mentre il governo francese accredita come il futuro importante da cui partire quello che vede il mediterraneo come fulcro di nuovo sviluppo economico e politico.
Ségolène Royal, esponente del Partito socialista francese, ha formulato un’accusa pesante nei confronti del presidente della Repubblica, Nicolas Sarkozy, affermando che esiste “un rapporto” tra i suoi attacchi al “clan Sarkozy” ed il furto avvenuto nel suo appartamento.
Europa: il futuro passa per il Mediterraneo. Articolo di Bernard Kouchner, ministro francese degli Affari esteri ed europei. Il progetto di Unione per il Mediterraneo – lanciato dal presidente francese, Nicolas Sarozy – è una grande idea: semplice ma ambiziosa, audace ma concreta. Il Mare Nostrum è al centro di tutte le grandi problematiche di questo inizio secolo: sviluppo, immigrazione, pace, dialogo tra civiltà, accesso ad acqua ed energia, ambiente.
La Russia sta denunciando gli atteggiamenti inglesi come frutto di pregiudizio, quando di una vera e propria campagna antirussa. Parte da lontano e sicuramente ci sono timori per i ruoli storici svolti dai servizi segreti dei due paesi durante la guerra fredda. Sicuramente c’entrano anche i ruoli che i magnati della nuova russia stanno svolgendo in Gran Bretagna allarmando il capitalismo casalingo. Così come non sono estranei a tutto ciò gli equilibri che Russia e Gran Bretagna cercano di esercitare in europa, rispetto agli scenari internazionali, proprio loro che non sono nella Ue…
L’ambasciatore russo in Gran Bretagna, Yuri Fedotov, ha denunciato ieri una presunta campagna dei media britannici contro il suo paese, chiedendo al governo di Londra di fermarla. Fedotov si è detto convinto che gli ultimi reportage di alcuni media britannici sulle minacce poste dagli 007 russi nel Regno Unito siano solo un tentativo di pregiudicare i recenti progressi fatti nelle relazioni tra i due paesi.
