Oltre il nostro naso, c’è tutto il resto. Oltre il naso dell’Italia, c’è l’Europa e tutto il mondo. Oltre il naso del continente europeo c’è il medio oriente e il mondo arabo e ancora di più. Oltre c’è l’eurasia, sia passando dalla sterminata Russia che approcciata dall’oceano indiano. E oltre gli oceani pacifico e atlantico ci sono l’australia e le americhe (quella del nord e quella del sud). Questa pagina, sia con pillole di notizie che con commenti ci farà vedere proprio cosa c’è oltre il naso.
Panorama al 19 settembre 2008
Commenti in neretto a cura di maurizio aversa
Il ministro degli esteri Frattini, in occasione della presidenza del G8 da parte dell’Italia, fa il portavoce di Berlusconi ed invita Mubarak al tavolo dei big mondiali. Senza evitare di cogliere appieno l’occasione di rafforzare i rapporti bilaterali tra Egitto ed Italia. Il solito do ut des. Noi portiamo un po’ di merci ed accoglieremo qualche egiziano che vorrà studiare nelle nostre università. L’unica nota positiva – ma non poteva essere altrimenti con gli egiziani che ben conoscono i propri interessi e la situazione dei territori palestinesi – è la determinazione a bloccare nuovi insediamenti israeliani in Palestina e l’auspicio a non preveder uno stato palestinese solo di facciata ma con una propria struttura totalmente autonoma.
Il Cairo, 19 set – (Servizi-italiani.net) – L’Egitto e l’Italia hanno affermato la necessità di bloccare gli insediamenti israeliani nei Territori palestinesi occupati ed hanno ribadito l’importanza di negoziati credibili fra israeliani e palestinesi per giungere alla creazione dei due Stati. L’Italia ha poi dato pieno sostegno al ruolo svolto dall’Egitto nella crisi del Medio Oriente, definito come “esemplare, moderato e bilanciato”, teso ad incitare le parti al dialogo per arrivare ad un accordo di pace. Il presidente egiziano, Hosni Mubarak, ieri ha ricevuto nel palazzo della presidenza della Repubblica a Masr al-Jadida (Heliopolis) il ministro degli Esteri italiano, Franco Frattini, con cui ha discusso degli ultimi sviluppi della situazione nella regione del Medio Oriente, con particolare attenzione agli sforzi fatti per riavviare il processo di pace israelo-palestinese, la situazione in Iraq, la crisi in Libano e le guerre civili in Sudan ed in Somalia. Nell’incontro si è anche parlato degli strumenti per rafforzare le relazioni bilaterali fra Egitto ed Italia in diversi campi, soprattutto allo scopo di ampliare l’interscambio commerciali e gli investimenti fra i due paesi. Secondo il ministro degli Esteri egiziano, Ahmad Abu al-Gheit, che era presente alla riunione, l’incontro si è svolto in un clima intimo e caloroso ed il ministro degli Esteri italiano ha esposto i punti di vista del suo paese ed ascoltato quelli spiegati dal presidente Mubarak. Frattini ha consegnato a Mubarak un messaggio da parte del primo ministro italiano ed ha discusso con lui i dettagli della visita di Silvio Berlusconi in Egitto nel mese di ottobre. Il ministro degli Esteri italiano ha poi definito l’incontro come “estremamente fruttuoso ed importante” ed ha ribadito il desiderio dell’Italia di rafforzare il suo ruolo come primo partner europeo dell’Egitto: una partnership, ha spiegato Frattini, basata sia sulle ricche relazioni economiche e culturali che sul dialogo politico. Il minstro italiano ha poi dichiarato di aver ribadito al presidente egiziano l’intenzione dell’Italia, in qualità di presidente di turno del G8, di invitare l’Egitto a partecipare alle sessioni plenarie del vertice, raccogliendo l’adesione del presidente Mubarak che si è detto desideroso di partecipare personalmente alle riunioni che sarannopresiedute dal premier italiano Berlusconi. Frattini infine ha detto che nell’incontro ha discusso con Mubarak anche del ruolo della Siria, che egli spera possa contribuire alla stabilità ed alla pace in Medio Oriente e possa influire positivamente sull’Iran, alle cui scelte attualmente l’Unione Europea guarda con preoccupazione. In risposta alle domande dei giornalisti sul processo di pace in Medio Oriente il ministro degli Esteri egiziano, Abu al-Gheit, ha detto che la cosa più importante è che ci sia la volontà politica di portare avanti il negoziato: secondo al-Gheit, i palestinesi sono sinceri e costruttivi nel negoziato con Israele e lui stesso spera che il governo israeliano proceda sulla strada verso quelle decisioni che, a 30 anni dagli acordi di Camp David, non ha ancora voluto prendere. Egli ha poi aggiunto che il processo di pace ha dei punti fermi, il primo dei quali è il blocco, da parte di Israele, della costruzione di insediamenti nei territori palestinesi. Nella conferenza stampa congiunta il ministro degli Esteri italiano a sua volta ha detto ai giornalisti che la comunità internazionale deve sostenere il presidente palestinese, Mahmoud ASbbas (alias Abu Mazen) e che deve parlare con onestà ad Israele in merito agli insediamenti: Frattini si è detto d’accordo con Abu al-Gheit sulla necessità di bloccare gli insediamenti israeliani ed ha espresso il sostegno dell’Italia al ruolo egiziano nel dialogo fra le fazioni palestinesi. Abu al-Gheit ha quindi invitato la comunità internazionale a seguire l’esempio dell’Italia nell’indicare il rischio politico rappresentato dagli insediamenti israeliani, ha chiesto ad Israele di bloccarli ed ha invitato il governo israeliano a trattare con credibilità con i palestinese per giungere alla creazione di due Stati, chiarendo tuttavia che il futuro Stato palestinese dovrebbe essere in grado di essere autosufficiente e non essere uno Stato di pura facciata.
Livni una donna finalmente si sbandiera sui giornali occidentali. Livni l’ala moderata che tiene alla soluzione della questione palestinese. Si, però. Non perché il rivale è peggio, vuol dire che questa sia una buona soluzione. Si, però. Non perché donna non ha alle spalle il suo passato (?) militare e nei servizi segreti (stiamo parlando del Mossad non della difesa interna di San Marino) condividendo da ufficiale gerarchicamente inquadrato all’interno della struttura tutte le schifezze di cui quel servizio segreto è stato capace. Oppure, tutti questi interrogativi, scodellati un giorno si ed una altro pure sui mezzi di comunicazione occidentali, sono validi nei confronti del maschio Vladimir Putin ma non della femmina Tzipi Livni?
Beirut, 19 set – (Servizi-italiani.net) – Tzipi Livni, il nuovo leader del partito “Kadima”, al potere in Israele, ha annunciato che formerà un nuovo governo entro una settimana. A parere degli osservatori sarà comunque una battaglia dura, piena di insidie, mentre il partito religioso “Shas” punta a fare l’ago della bilancia nella formazione della nuova coalizione.
Riad, 19 set – (Servizi-italiani.net) – Commentando la vittoria della Livni alle elezioni interne del partito Kadima, il capo dei negoziatori palestinesi, Saeb Erekat, ha dichiarato che la vittoria della ministra degli Esteri israeliana, che in passato aveva preso parte in modo attivo al negoziato con i palestinesi, lascia presupporre che il nuovo leader della coalizione israeliana proseguirà gli forzi per mettere fine al conflitto bilaterale.
Quasi a conferma di quali saranno le doti-caratteristiche di Livni che saranno meglio messe al servizio del paese da Londra ci arriva un input forte sulla situazione siriana.
Londra, 19 set – (Servizi-italiani.net) – Un alto ufficiale israeliano, il generale Avi Mizrahi, comandante delle forze terrestri, non ha escluso che, nel caso dello scoppio di un confronto militare con la Siria, si possa far ricorso alle armi chimiche e non ha nemmeno escluso che i siriani possano impiegare tecniche di guerriglia.
Non di meno la realtà libanese è sempre in equilibrio sulla propria precarietà non risolta dal mancato smantellamento della diffusione delle armi presso milizie non ufficiali, presso gruppi e clan e presso ogni singolo che abbia la possibilità di armarsi.
Beirut, 19 set – (Servizi-italiani.net) – Le precarie condizioni della sicurezza in Libano e la valutazione delle conseguenze politiche degli scontri armati fra le fazioni, in particolare quelli fra le Forze libanesi e la corrente di al-Marada (entrambi cristiano-maroniti, ndr) hanno dominato ieri l’agenda politica nel paese. La questione è stata affrontata durante la riunione del Consiglio dei ministri, mentre le varie formazioni politiche hanno ribadito la loro intenzione di proseguire il dialogo nazionale iniziato martedì scorso. Alcuni esponenti politici hanno però sollecitato lo Stato a mettere al bando le milizie e a confiscare le loro armi.
Continua lì invettiva della Jihad nello Yemen dopo gli ultimi attentati e si rivolge direttamente agli uomini del regime e agli stessi collaboratori del prsidente Saleh.
Beirut, 19 set – (Servizi-italiani.net) – In un nuovo comunicato, l’Organizzazione della Jihad nello Yemen, che si era attribuita la responsabilità dell’attacco suicida avvenuto l’altroieri contro l’ambasciata Usa a Sanaa, ha ammesso di far parte di al-Qaeda e ha minacciato di colpire gli interessi occidentali nello Yemen e di mettere a segno nuovi attentati a danno di alti esponenti del regime, tra cui stretti collaboratori dello stesso presidente Abdullah Saleh, qualora le autorità non accettassero di rilasciare alcuni suoi membri detenuti nelle prigioni del paese.
La pace continua a fare da cappello alle azioni militari e agli “errori” tecnici che in questa occasione ha fatto sette vittime tra i soldati Usa.
Beirut, 19 set – (Servizi-italiani.net) – Le forze di occupazione Usa in Iraq ieri hanno subito duri colpi, il peggiore dei quali ha visto la morte di sette soldati uccisi in un incidente che ha coinvolto, nei pressi di Bassora, un elicottero diretto al vicino Kuwait. Intanto il Parlamento iracheno ha rinviato a domenica prossima la discussione del progetto di legge per le elezioni dei Consigli provinciali, su richiesta della commissione Regioni.
In Mauritania, così come in molte parti del pianeta, il pallino delle informazioni è in mano statunitense. Ma gli alti ufficiali dell’esercito mauritano, non dando retta alle informative della cia sono incappati nel rapimento di 12 graduati rapiti.
Algeri, 19 set – (Servizi-italiani.net) – Alti ufficiali dell’esercito della Mauritania hanno confermato il rapimento di 12 soldati da parte del gruppo terroristico salafita che opera nella regione di Turine, nel Nord del paese. I responsabili militari, che hanno parlato sotto garanzia di anonimato, hanno affermato che le autorità del loro paese non avevano prestato particolare ascolto alle informazioni fornite dai servizi segreti Usa, che li avevano messi in guardia contro la minaccia rappresentata dal gruppo armato che si è infiltrato in quella zona.
L’istrionico Ahmadinejad ne ha tirata fuori un’altra. Ha sfidato, alla presenza dei media, Obama e McCaine ad un incontro pubblico. Non c’è che dire. E’ bravissimo nell’utilizzare le stesse armi del nemico-amico giurato: gli Usa, l’occidente, la comunicazione mediatica.
Riad, 19 set – (Servizi-italiani.net) – Il presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejad si è detto disponibile ieri ad incontrare i due candidati alle elezioni presidenziali Usa, in presenza dei media, durante la sua prossima visita a New York, dove prenderà parte all’Assemblea generale delle Nazioni Unite. Quanto alle sanzioni Usa sull’Iran, il presidente ha commentato sprezzante: “lasciamoli fare, più sanzioni ci sono più ringraziamo Iddio”.
Udite, udite. Barbablù dopo aver fatto razzie, regala caramelle. Sembra proprio l’escalation dal dramma alla farsa quella degli Usa che dopo aver devastato e fatto devastare i musei iraqeni, ora denunciano che da due anni c’era un traffico di opere d’arte e che loro lo hanno sventato e recuperato – restituendole – opere d’arte. Grazie. Un quesito: se rimanevate a casa vostra, chi sarebbe andato a distruggere i musei di Baghdad per rubare opere d’arte?
Baghdad, 19 set – (Servizi-italiani.net) – Un portavoce ufficiale del ministero degli Esteri iracheno ha reso noto il ritrovamento di oltre mille prezioni pezzi archeologici rubati in Iraq nel corso degli ultimi due anni; inoltre l’ambasciata irachena a Washington (Usa) nel corso di una cerimonia ufficiale ha preso in consegna dalle autorità doganali degli Stati Uniti reperti archeologici antichi di migliaia di anni che stavano per essere contrabbandati aldifuori del paese e che sono stati fortunatamente confiscati dagli statunitensi.
Ora, di seguito, una serie di interventi sui giornali europei a proposito di Alitalia:
Dal Financial Times e dal Wall Street Journal: La cordata di imprenditori intenzionata ad acquistare Alitalia ha ritirato la sua offerta, lasciando la compagnia aerea italiana sull’orlo del baratro. Il ministro del Welfare, Maurizio Sacconi, ha dichiarato che non ci sono soluzioni alternative.
Da Le Monde e da Les Echo: La cordata di investitori italiani ha ritirato ufficialmente la sua offerta di acquisto su Alitalia, trascinando inevitabilmente la compagnia verso il fallimento. Si tratta di un grave rovescio per il capo del governo, Silvio Berlusconi, che si era personalmente impegnato nel salvataggio dell’azienda.
Dal Guardian: La Cai, il consorzio di imprese riunito da Silvio Berlusconi, il premier italiano, per mantenere la compagnia aerea Alitalia in mani italiane, ha ritirato la sua offerta per il vettore per non aver ottenuto l’appoggio dei sindacati di categoria. I piloti e gli assistenti di volo della società, da parte loro, hanno accolto con favore la decisione del Cai, ritenendo “ridicolo” il piano di recupero proposto dal consorzio.
Dal FrankFurter: Italia: Fenice in cenere? I media italiani incolpano i piloti della compagnia di bandiera italiana per il clamoroso collasso del progetto salva-Alitalia; i sindacati si sono trovati stritolati tra le responsabilità derivanti da un possibile fallimento e le richieste dei lavoratori dell’azienda. La proposta d’una dilazione per l’applicazione del piano di tagli al personale è stata rigettata dalla cordata incaricata di salvare l’azienda.
Qui, invece viene ricordato il vergognoso modo di affrontare una emergenza sociale nel nostro paese:
Da Le Monde: Articolo del magnate americano George Soros, di origine ungherese. L’emarginazione dei rom, la più vasta minoranza d’Europa, rappresenta una delle sconfitte più cocenti per l’Unione, in quanto società aperta che incorpora valori di cooperazione, tolleranza e libertà. Ma i recenti accadimenti in Italia, dalla raccolta delle impronte digitali all’attacco al campo di Ponticelli, ci ricordano la triste realtà di queste comunità.
Concludiamo la panoramica odierna con delle chicche sul lavoro sporco dei servizi segreti e sulle loro difficoltà ad operare.
Dal Frankfurter: Servizi segreti: saluti da Baghdad. I lavori della commissione d’inchiesta del Bundestag sulle attività del Bnd (il servizio segreto tedesco) hanno portato alla luce un aspetto inedito del coinvolgimento tedesco in Iraq: secondo alcuni documenti, il Bnd avrebbe monitorato dall’interno lo sviluppo delle operazioni militari; il tutto all’insaputa delle autorità Usa.
Dal Guardian: La Gran Bretagna deve creare nuove scuole d’intelligence per prevenire scandali come quello delle false armi di distruzione di massa dell’ex regime iracheno. Lo afferma l’Istituto internazionale per gli Studi strategici di Londra nel suo rapporto annuale pubblicato ieri, in cui attribuisce i “gravi errori” commessi dai servizi segreti alla vigilia della guerra in Iraq del 2003 ad una mancanza di “rigore critico” da parte degli agenti dell’Mi6.
Da El Pais: La Corte suprema spagnola ha deciso ieri, all’unanimità, di “Rendere illegalizzare e sciogliere” il Partito comunista delle terre basche (Pctv), dopo aver accolto i ricorsi presentati dalla Procura e dal Governo, rappresentato dall’Avvocatura di Stato. Secondo fonti della magistratura, le motivazioni che sono state determinanti nella sentenza dell’Alto tribunale sono di carattere prettamente economico e riguardano i rapporti tra il Pctv e membri di Batasuna, il braccio politico dell’organizzazione terroristica Eta.
