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STIAMO ANNUNCIANDO L’INVASIONE DELLA LIBIA (E DELL’AFRICA DEL NORD) – contro lo scandalo della verità taciuta.

aprile: 2011
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A cura di maurizio aversa

E’ la guerra a tutto tondo. Come se non fosse in corso una guerra civile. Come se la Libia avesse vissuto la stagione dei moti popolari di Egitto e Tunisia, e, forse, oggi della Siria. Non a caso, come ricorda Lucio Caracciolo, in un suo ultimo intervento su Limes, la comunicazione (di Al Jazeera e dei media filogovernativi europei) si è data da fare per dipingere tragedia il livello dei diritti umani calpestati.

caccia italiani

Clamorosa la denuncia di fosse comuni con decine di migliaia di cadaveri inesistenti. La stessa comunicazione che ha fatto in modo che gli USA, che oggi sono presenti solo con le vani che sono di stanza nel Mediterraneo e con i consiglieri militari a Bengasi (alias uomini dei servizi segreti) e nulla di più, si spingessero fino ad appoggiare le richieste di Francia e Inghilterra per un intervento ONU. Senza l’ONU niente “copertura”, senza gli USA nessuna risoluzione ONU. Fatto questo “lavoro”, che è stato il vero “lavoro sporco”, perché ha creato il presupposto agli equivoci e al perpetrarsi di un moderno imperialismo, è iniziata la rincorsa (europea) ad essere primi attori.

Riunione del Consiglio di Sicurezza dell'Onu

Attori politici: Inglesi e francesi bramavano di poter tenere all’angolo la Germania sulla scena internazionale. Attori economici: le multinazionali, le politiche energetiche dei paesi europei, gli avanposti del futuro sviluppo del nord africa (infrastrutturale dei servizi etc), facevano e fanno gola alle fauci mai sazie dei padroni occidentali. Del capitalismo imperialista multinazionale sia delle s.p.a. private che delle grandi imprese a partecipazione pubblica. Nello scenario sono inclusi riposizionamenti. Tutti in perdita quelli dell’Italia. Per la politica estera zoppicante ed evanescente. Per i comportamenti statuali ed economici, nonché gli imprimatur politico-governativi tutti improntati all’orizzonte mancante; alle previsioni di scenari mai pensati; al piccolo cabotaggio (dei grandi numeri) che hanno teso a fare cassa immediata nella politica energetica, elle infrastrutture, delle finanze, negli accordi sottoscritti tra il nostro paese e la Libia.

Sarcozy e Cameron

Conclusione: per Francia e Inghilterra siamo quasi dei nemici. Seconda conclusione: non è parso vero all’asse anglofrancese, di vedere la Germania tirarsi fuori e poter trattare così la sbeffeggiata Italia, poco più che un incomodo utile per usare l’asfalto delle piste su cui far rullare gli aerei della conquista di Libia. Ecco allora, sempre senza una linea politica estera vera, ingigantire, da parte del governo divenuto guerrafondaio, tutti i fattori “umanitari” e scegliere negli ultimi quaranta giorni la linea dell’escalation. Appoggio alla risoluzione ONU. Disponibilità logistica delle basi. Intervento di ricognizione ma, per carità per non bombardare mai. Ora, bombardamenti, ma intelligenti. Così, vergognandosi di dire le cose col loro nome, siamo entrati in guerra senza dire che era così. Anzi, avventurandoci a sostenere che stiamo facendo azione umanitaria! E’ necessario interrompere questa barbarie. Degli interventi. Delle ipocrisie che sostengono gli interventi.

La Russa

Prima che, come accadrà se non c’è uno stop ora, si giustificherà l’intervento militare con truppe a terra: in quel momento è datato l’inizio della Seconda Guerra di Libia. E visto che noi siamo stati i primi colonialisti per questa nazione (col governatore “libico” Italo Balbo), passeremo nei media e nella storia come gli artefici che hanno riconquistato la Libia come l’epopea fascista roboando ci assocerà ne binomio LaRussa-Balbo, con in cambio l’aver massacrato un popolo che ben altra “liberazione” da Gheddafi poteva avere; e come quelli che hanno intascato tre spiccioli per la partecipazione societaria a qualche azienda francese, che dopo la genuflessione di Berlusconi a Sarkozi, ci è stata concessa.

Non a caso da Berlino,  – 27 apr (Servizi-italiani.net) –  rileva:  Guerra in Libia: l’Italia in prima linea. L’Italia ha deciso di partecipare senza riserve alla missione militare internazionale in Libia; la drammatica situazione che si è creata intorno alla città di Misurata ha indotto il governo italiano ad abbandonare ogni riserva. In precedenza, Silvio Berlusconi aveva comunicato al presidente Usa, Barack Obama, che l’Italia avrebbe preso parte ad operazioni mirate contro obiettivi militari. Così, come ricorda il TGcom, i cacciabombardieri Tornado italiani hanno effettuato la loro prima missione di bombardamento sulla Libia: la notizia è stata confermata da fonti della Difesa. I velivoli hanno effettuato il raid su obiettivi militari: i caccia sono dotati di armamento di precisione per colpire “bersagli selezionati”. Dopo che il governo ha autorizzato la partecipazione delle nostre forze ai bombardamenti sul Paese nordafricano, sono due i Tornado italiani che hanno compiuto la loro prima missione. Al momento si ignorano gli obiettivi mentre, come dicono fonti del ministero della Difesa, le comunicazioni sono state assunte dalla Nato. Da giovedì, inoltre, gli istruttori italiani sono a Bengasi e opereranno insieme agli inglesi ed i francesi “a sostegno del personale libico operante nel costituendo comando operativo del CNT (Consiglio Nazionale Transitorio)”. Lo si apprende dallo Stato Maggiore della Difesa.
Sempre nella mattinata di giovedì, un caccia F-16 del 37esimo Stormo dell’Aeronautica militare non è riuscito a effettuare il decollo quando stava per levarsi dalla pista della base di Trapani Birgi. A causa di un guasto tecnico, il velivolo si è fermato alla fine della pista. Indenne il pilota. Nella base è scattato, come da procedura, lo stato di emergenza. (così non abbiamo perso neppure l’occasione di iniziare una guerra “alla pulcinella” con l’aereo che parte e non parte perché si rompe!). Il Partito Democratico, intanto, si schiera “coraggiosamente” con la linea che indossa subito le “mimetiche da combattimento”. Per questo sul caso Libia approda ufficialmente alla Camera. E l’Aula sarà chiamata a esprimersi con un voto. Come chiede l’opposizione e come tutto sommato vuole anche la Lega Nord. Il presupposto sarà la mozione che è stata presentata oggi dal Pd, primo firmatario il capogruppo Dario Franceschini. Un documento che, al di là del contenuto, avrà l’effetto di costringere la maggioranza a contarsi. «Non so cosa farà la Lega che fa la voce grossa in Padania e cala le braghe a Roma – ha commentato Franceschini -. Sono più propenso a pensare che calerà le braghe, ma se ci fosse un voto differenziato sarebbe crisi nei fatti. Il voto, in ogni caso, farà chiarezza perchè non si può andare avanti con il doppio gioco e le ambiguità». E’ una prospettiva, quella della conta, su cui lo stesso Silvio Berlusconi ha ostentato ottimismo – “il voto non ci fa paura” ha detto nella notte replicando alla presa di posizione della Lega – ma che con la maggioranza che da tempo si regge ormai sui voti dei Responsabili qualche incognita la riserva.

La risposta è tutta nel “gioco” solito, cinico, da commercio degli stracci, tra Bossi e Berlusconi. Non cala la tensione nel governo dopo la decisione di Palazzo Chigi di impegnare gli aerei italiani in raid armati su obiettivi militari.

Maroni, Bossi e Berlusconi

Berlusconi sale al Quirinale e, durante un colloquio di un’ora, tenta di rassicurare il Presidente della Repubblica sul rispetto degli impegni presi con gli alleati della Nato. In serata, il leader leghista Umberto Bossi sembra raffreddare gli animi, ma i malumori nel Carroccio restano tanto che lo stesso Senatùr, dopo aver dichiarato di non volere far saltare il governo, alla domanda: “Ci sarà la crisi?”, risponde: “Speriamo di no”.

Noi non cambiano idea da un giorno all’altro. I bombardamenti intelligenti, per definizione, non esistono», ha detto il ministro dell’Interno, Roberto Maroni, che ha poi aggiunto : «Mi sembra inevitabile che ci sia un passaggio parlamentare su una cosa così rilevante. Lo chiede l’opposizione, noi non siamo contrari. Ho parlato con Bossi: la linea della Lega sulla questione della Libia non cambia, ed è quella espressa dal segretario e riportata dalla Padania». Ma Maroni esclude una crisi di governo: «Il governo è in pericolo solo se non fa quello che deve fare». Il testo della mozione presentata dal PD, non dice una beneamata cippa. Serve solo far vedere che il governo è diviso (se sarà diviso. E se Bossi non fa macchina indietro come al solito) e che il PD è interventista. Una sorta i accreditamento più verso il Terzo Polo che a difesa della incauta posizione (davvero fuori contesto e fuori costituzione) assunta dal presidente Napolitano. Ecco il testo della brevissima mozione

PD. “ TESTO MOZIONE PRESENTATA DA PD SU LIBIA
Mozione. La Camera, richiamata la risoluzione 6/00072 approvata il 24 marzo 2011 dalla Camera dei Deputati;
preso atto delle comunicazioni rese dal Governo alle Commissioni riunite Esteri e Difesa di Camera e Senato in data 27 aprile 2011; considerato il drammatico aggravarsi della situazione umanitaria in Libia, con particolare riguardo alle aree oggetto di pesanti e indiscriminati bombardamenti da parte delle truppe del colonnello Gheddafi, specie nell’area di Misurata e Zintan, dove si stanno consumando vere e proprie stragi di civili;
impegna il Governo, a continuare nell’adottare ogni iniziativa necessaria ad assicurare una concreta protezione dei civili, – in coerenza con le deliberazioni adottate dal Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite e le conseguenti deliberazioni del Parlamento Italiano – mantenendo altresì costantemente aggiornate le Camere sulla quotidiana evoluzione del contesto libico. Primo firmatario: Dario Franceschini” Fine della mozione. Ovviamente contrari a queto stato di cose e a questa iniziativa sono Vendola e Di Pietro.

Antonio Di Pietro

Il leader dell’Italia dei Valori ha detto “Io sono del tutto d’accordo con chi, anche nel Pdl, dice che bisogna sempre andare in Parlamento e lì avere il consenso dei parlamentari. Sulla Libia, le opposizioni, sicuramente l’Idv e il Pd, stanno già approntando una mozione: vogliamo vedere qual è la politica estera e verificare se sul tema non si crea una diversa maggioranza. Vogliamo vedere come vota la Lega, come vota il Pdl ma anche come vota l’opposizione. Perché io temo che sulla politica estera ci sia molta confusione e un voto in Parlamento è quindi necessario.” Inoltre l’ex magistrato ha precisato e argomentato: “In questo caso, poi, c’è una ragione in più per cui è opportuno che tutte le opposizioni votino una mozione unitaria. Noi dell’Italia dei Valori la abbiamo presentata proprio oggi e speriamo che possa diventare una mozione unitaria. Dice che non dobbiamo ampliare il conflitto militare e la presenza militare dell’Italia in Libia, non dobbiamo bombardare quelli che vengono chiamati obiettivi mirati mentre in realtà di mirato c’è soltanto il grilletto. Chi ci sta sotto a quelle bombe non lo si sa mai se non dopo, quando ci sono scappati i morti. Anche oggi ce ne sono scappati una decina, di morti civili, colpiti da bombe alleate.” Dal canto suo in una intervista a Nichi su Il Fatto Quotidiano (27 apr), a cura di Fabrizio D’Esposito, sostiene  ‘Serve un nuovo centrosinistra, il Pd rischia di aspettare Godot – dice Nichi – Berlusconi è minoranza nel paese, una minoranza rancorosa, da mandare all’opposizione al più presto’.

Nichi Vendola

Sulle bombe italiane a Tripoli, ieri pomeriggio, ci sono state ben tre ore di differenza tra Nichi Vendola e Pier Luigi Bersani. Nel senso che il leader di Sinistra ecologia libertà alle quindici ha detto che la “guerra è sempre una sconfitta”. Il segretario del Pd si è espresso invece alle sei di sera con una dichiarazione minimalista, condizionata dal sì del Colle allo “sviluppo naturale della missione” in Libia. Ha spiegato Bersani: “Credo che la risoluzione già votata sia capiente di un’iniziativa italiana”. Forse anche per questo il partito del governatore pugliese ha sfondato il muro del 7% nel sondaggio Cise-Sole 24 Ore pubblicato ieri dal quotidiano confindustriale. Sette virgola uno, a fronte di un Pdl indebolito e di un Pd convalescente, che sarebbe condannato al “suicidio” se si alleasse col terzo polo centrista anziché con Sel e Idv. “Quello dei leghisti non è pacifismo. – spiega Vendola – È cinismo, indifferenza. Una posizione dettata dal fatto di mettersi al riparo dall’arrivo di altri profughi. Non scherziamo, Emergency e Calderoli non si possono paragonare.” Chiede D’Esposito: Il risultato politico però non cambia. Sel non è in Parlamento. Altrimenti? “Ci divideremo su questo, senza dubbio”. Il Pd fa anche scudo a Napolitano, continua il giornalista. “Sono stato tante volte d’accordo con il capo dello Stato ma adesso dissento con molta sofferenza.”. – altra domanda – Non c’è alcun “sviluppo naturale” della missione libica? “No, assolutamente. Il teatrino di Berlusconi contiene una sequenza incredibile di salti logici. Siamo passati dalla vergogna del baciamano al Rais alle bombe. Senza dimenticare che noi siamo stati il paese colonialista che ha occupato la Libia. L’Italia ha tentennato per settimane. Appunto. E l’ansia di Berlusconi non era per le sorti del popolo libico ma per quella dell’amico Gheddafi. Adesso ci accodiamo ai bombardamenti aprendo un altro grave problema.

Cosa faremo in Siria, nello Yemen? Qual è il metro per misurare che la violazione dei diritti umani non è più tollerabile? La verità è che l’Europa è senza classe dirigente, senza antenne per capire quello che stava e sta succedendo nelle viscere delle società mediterranee.”. – e poi le ultime domande del giornalista del Fatto Quotidiano – E l’Italia? “È l’avanguardia della retroguardia europea. L’escalation militare fa tornare un fantasma che sinora non aveva fatto capolino. L’islamismo radicale. I fondamentalisti troveranno vigore per la loro campagna anti-occidentale.”.  La guerra che situazioni ha determinato sinora? “La Libia potrebbe essere un nuovo Afghanistan.”. A sinistra come se ne esce? “Il premier si batte solo con un’alleanza Pd-Idv-Sel.
Per me la teoria dell’ingerenza è morta e sepolta, insieme con le ideologie del Novecento. Però mi rifiuto di credere che l’unico volto dell’ingerenza sia quello della guerra. Io voglio ingerire eccome se uno Stato sovrano tortura i suoi oppositori. La sinistra mondiale deve discutere su come dare luoghi e forme nuove al diritto internazionale, dopo che le guerre infinite di Bush, con gli errori di Blair, hanno ridisegnato la geografia del pianeta. Oggi siamo divisi. Ma sono convinto che se fossimo stati al governo non avremmo accolto Gheddafi col baciamano e avremmo capito le rivoluzioni mediterranee come accadde con quelle dell’est europeo”.

Oliviero Diliberto

Altre reazioni sono venute dalla Federazione della Sinistra. Diliberto: Governo è babele, no a guerra anticostituzionale. “Questo governo è una babele. Dichiarano guerra alla Libia e non sanno nemmeno se hanno i numeri in Parlamento”. Così Oliviero Diliberto, segretario nazionale del PdCI-Federazione della sinistra.

“Con tutto il dovuto rispetto che si deve al Presidente della Repubblica – continua Diliberto – chiediamo a Napolitano come si può dare credito ad un siffatto Esecutivo. Più che politici di governo sembrano dilettanti allo sbaraglio. La guerra alla Libia non è solo anticostituzionale ma è anche un crimine. Lo si capisca prima che sia davvero troppo tardi”.In più, Oliviero Diliberto sostiene che Premier e Bossi mercanteggiano su pelle italiani

“Berlusconi e Lega stanno, come al solito, mercanteggiando sulla pelle degli italiani. La Lega vorrà qualche Ente, qualche posto lucroso in più. Ma se il mercato non arrivasse a buon fine che farà il Pd in caso di voto sulla Libia? Voterà con Berlusconi mantenendogli la maggioranza in Parlamento? Sarà inutile dire, a quel punto, che la maggioranza Pdl-Lega non c’è più e Berlusconi deve dare le dimissioni”.

A seguire per maggior completezza, si riportano gli stralci “centrali, focali” della risoluzione ONU.

Ancora dopo, un intervento integrale di Michele Ainis sull’Espresso in edicola.

“Deliberando in base al Capo VII dello Statuto delle Nazioni Unite,

Richiede l’immediata adozione di un cessate il fuoco e la completa cessazione di ogni violenza e di qualsiasi attacco o abuso a danno di civili;

Sottolinea l’esigenza di intensificare gli sforzi per addivenire ad una soluzione della crisi che risponda alle legittime richieste del popolo libico e prende atto delle decisioni del Segretario Generale di mandare il suo Inviato Speciale in Libia, nonché del Consiglio di Pace e Sicurezza dell’Unione Africana di inviare il suo Alto Comitato ad hoc in Libia, allo scopo di facilitare il dialogo per approdare alle riforme politiche necessarie per trovare una soluzione pacifica e sostenibile;

Richiede che le autorità libiche ottemperino ai loro obblighi in base al diritto internazionale, compreso il diritto umanitario internazionale e la normativa sui diritti umani e sui profughi, e prendano tutti i provvedimenti necessari per proteggere i civili e soddisfare i loro bisogni essenziali, nonché per assicurare il passaggio rapido e senza ostacoli dell’assistenza umanitaria;

Protezione dei civili

Autorizza gli Stati Membri che ne abbiano informato il Segretario Generale, che agiscano su iniziativa nazionale o attraverso organizzazioni o accordi regionali, operando in collaborazione con il Segretario Generale, a prendere tutte le misure necessarie, anche senza tener conto del paragrafo 9 della risoluzione 1970 (2011), per proteggere i civili e le aree a popolazione civile minacciate di attacco nella Jamahiriya Araba di Libia, compresa Bengasi, escludendo l’ingresso di una forza di occupazione straniera in qualsiasi forma e qualsiasi parte del teritorio libico, e richiede agli Stati Membri interessati di informare immediatamente il Segretario Generale sulle misure che prendono in base all’autorizzazione conferita con questo paragrafo, le quali saranno immediatamente comunicate al Consiglio di Sicurezza;

Riconosce l’importante ruolo della Lega degli Stati Arabi nelle materie attinenti al mantenimento della pace e della sicurezza internazionale nella regione, e tenendo presente il Capo VIII dello Statuto delle Nazioni Unite, richiede agli Stati Membri della Lega degli Stati Arabi di cooperare con gli altri Stati Membri nell’attuazione del paragrafo 4;”

Michele Ainis – L’Espresso La verità? è una guerra illegale.

Continuano a chiamarla missione umanitaria, per aggirare la Costituzione. Ma nemmeno una bomba poteva essere sganciata senza una delibera netta del governo e un’approvazione aperta delle Camere. Quello che è successo, invece, è stato il passaggio silenzioso dell’Italia da repubblica parlamentare a premierato monarchico
(28 aprile 2011)

E’ lecito avanzare un dubbio, una riserva, un’opinione dissenziente sulla nostra guerra in Libia? Anzi: è lecito definirla guerra? Perché ad ascoltare le voci che risuonano dentro le stanze del palazzo, neanche la decisione di premere il grilletto avrebbe cambiato la natura del nostro intervento. che è militare, sì, ma pur sempre «umanitario ». Contro Gheddafi,ma non contro la Libia. Come se qualcuno rovesciasse qualche tonnellata di bombe sul suolo in cui abitiamo,sostenendo che i confetti esplosivi sono indirizzati a Berlusconi, non agli italiani. E a proposito di bombe, a proposito del presidente del consiglio.

Il governo ha immediatamente dichiarato che i bombardamenti dei tornado tricolori sono in realtà «missioni con missili di precisione su obiettivi specifici». insomma se la bomba colpisce il suo bersaglio diventa una missione, altrimenti è un bombardamento. Ma per fortuna noi abbiamo soltanto bombe (pardon, missioni) intelligenti, come i nostri governanti.

E’ questa guerra di parole che sta divampando da oltre un mese dentro i confini nazionali. L’altra, quella che riempie gli ospedali e i cimiteri, si consuma sull’altra sponda del Mediterraneo. Lontano, ma poi neppure troppo. E allora diciamolo, anche a costo di finire al muro come traditori della Patria: è una guerra illegale. La prima, ma soprattutto la seconda. E il fatto che non sia mai stata dichiarata, il fatto che di giorno in giorno risucchi i nostri eserciti come un buco nero, non la trasforma in una guerra legale.

Avevamo cominciato in punta di piedi, o meglio di scarponi. Offrendo le basi militari agli alleati, e spergiurando che quella era la soglia massima, dopotutto l’ex potenza coloniale in Libia non avrebbe potuto concedere di più. Poi abbiamo inviato istruttori militari. Poi abbiamo fatto alzare i nostri aerei in volo, per accecare con qualche diavoleria elettronica i radar di Gheddafi. Poi abbiamo ordinato agli aerei di sparare. E sempre con lo schermo della risoluzione 1973 dell’Onu, sempre sull’onda dei voti espressi dal Parlamento a metà marzo. Una prosecuzione logica del nostro impegno, della nostra primitiva scelta in favore della libertà dei popoli: ecco la trincea argomentativa del governo. Con questa logica, se domani sganciassimo un’atomica su Tripoli, nessuno avrebbe il diritto d’eccepire. Ma non c’è logica nella guerra che l’Occidente sferra contro il tiranno Gheddafi, lasciando indisturbato il tiranno Assad.

Quanto all’Italia, non c’è neppure logica giuridica. Per due ragioni: l’una formale, l’altra sostanziale. In primo luogo, si dà il caso che l’art. 78 della Carta pretenderebbe che ogni guerra venga deliberata dalle Camere. Non dal Consiglio supremo di difesa, che sempre a metà marzo aveva approvato un atto d’indirizzo. Non dal Parlamento in forme generiche e allusive, com’è fin qui avvenuto. Serve una decisione univoca, circostanziata, meditata. E va espressa nell’unico luogo istituzionale in cui le opposizioni hanno un posto in tavola. In questo caso, viceversa, neanche uno straccio di delibera del Consiglio dei ministri. La licenza d’uccidere, come per l’agente007, l’ha decisa Sua Maestà, ovvero il presidente Berlusconi. E’ l’evoluzione estrema della nostra forma di governo: dal parlamentarismo al premierato, dalla repubblica alla monarchia. E c’è poi l’aspetto sostanziale. L’Italia «ripudia» la guerra, dice l’art. 11 della Costituzione. Significa che è ammessa la sola guerra difensiva, per resistere a un’aggressione altrui.

Sta tutta qui la differenza tra l’Italia e la Germania. Non è che loro siano pavidi mentre noi siamo audaci. E’ che i tedeschi prendono sul serio la Carta cui hanno giurato fedeltà, la quale vieta espressamente – al pari della nostra – ogni guerra offensiva (art. 26). Noi, invece, ce la mettiamo sotto i tacchi. La Costituzione, prima ancora della Libia. Non va più bene, è diventata un fossile giuridico? E allora cambiamola. Ma smettiamo di trattarla come una mummia imbalsamata. (Ainis, da L’Espresso in edicola)

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pietre

la loro consistenza è fatta per testimoniare che la durezza è una cosa che oltre ad essere spiegata, descritta, temuta o ricercata; è, anche un punto fermo. Sì, la pietra ha insito nella parola che sia una cosa consistente e dura. Sarà per questo che decenni fa chi organizzava gli operai, anzi i proletari – quelli che non avevano altro che vendere l’azione possibile con le proprie braccia – ricorrevano alla semplicità degli esempi alla portata di tutti. Sarà per questo che, anche nel tempo, le parole semplici (oltre che le analisi complicate) hanno sempre affascinato gli “intellettuali organici” quelli che non si sono mai sognati di tradire la classe operaia, i lavoratori, che quindi, hanno utilizzato e divulgato i significati di quelle parole. Sia nel loro valore concreto (cosa rappresentavano e rappresentano: il martello, la falce, la pietra etc) che nel loro significato allegorico. Così ancora oggi, tra le parole in uso nel linguaggio del confronto della politica organizzata (soprattutto di sinistra), nei confronti sulle questioni prioritarie (soprattutto economiche), nei riscontri delle ipotesi e proposte (soprattutto sindacali e contrattuali), è ricorrente l’uso della parola pietra. Una delle tante metafore in uso in questi giorni, in queste ore, è “le parole sono pietre”; il pensiero è una pietra di paragone; il muro di sostegno della casa comune che si sgretola pietra dopo pietra. Chissà se Fausto Bertinotti, Franco Giordano, Gennaro Migliore e Nichi Vendola abbiano avuto modo, in queste ore di riflettere su tale circostanza. Banalmente. Il bipolarismo, sembra non sopravvivere né alla legislatura, né al duemilanove e neppure a Veltroni e Berlusconi. La crisi economica che decreta la fine degli osanna per il liberismo somiglia all’anticamera dello sfascio totale a cui dover rispondere solo col cambio di fase o di sistema ( ma senza predeterminazionismo immobile) ovvero con una alternativa sociale al capitalismo. Le forze operaie, o di ispirazione e provenienti dal ceppo del movimento operaio (inclusi i milioni di persone che non sono in fabbrica o cantiere o ufficio e sono de-contrattualizzati) hanno la oggettiva necessità di rispondere alla deriva culturale, sociale e politica in cui è sprofondata parte della sinistra. Il compito è gravoso. La via è semplice. Riunire l’idea originaria, che è moderna perché la situazione di questa fase storica ha esattamente la medesima matrice dellos contro originario: con altri nomi, altri soggetti, ma stesse conseguenze. La crisi la fanno pagare ai più deboli. I soggetti di difesa dei lavoratori e dei cittadini deboli (per esempio gli studenti o i pensionati) vengono attaccati, emarginati, svuotati. E’ semplice la risposta. Riunirsi, con l’originaria idea comunista, chiamare a raccolta i più e dimostrare che questo pensiero duro come le pietre; può essere termine e pietra di paragone per chiunque si smarrisca; basta fare riferimento ad un po’ di analisi concreta di chi sta pagando (operai, lavoratori, pensionati, studenti, migranti, donne…) di chi si sta colpendo (sindacati di sinistra, partiti di sinistra, movimenti non allineati…) di quale uscita viene proposta (presidenzialismo plebiscitario, destra arrembante e neofascista, razzismo come modello sociale…) per capire in un sol colpo che il maggior comune denominatore si deve fare con le parole che sono pietre. Con i pensieri duri e comprensibili. Ecco, questa è la fase dell’unità dei comunisti che può essere artefice della ricostruzione del solido muro della casa della sinistra fatta con le pietre di tutti a cominciare da quelle delle idee comuniste. Ecco perché l’argilla non lavorata e non cotta di Vendola e gli altri compagni rischia semplicemente di sciogliersi con la prima pioggia intanto che il Pd modernizzato non capisce più ne cosa sia una pala, né una carriola e calpesta l’argilla che non userà: figurarsi le pietre!

Fiat: “anche il sequestro politico non armato” alla francese

Fiat Piccolo acronimo dal grande e potente segno. Segno grafico imposto nel tempo della prorompente epopea industriale italiana. Segno dei tempi con la personificazione del prefascismo, del fascismo e del post fascismo comportamentale e dei costumi ed usi degli Agnelli. Segno attuale del globalismo e gigantismo apparentemente da industria primaria. In realtà da potenza economica ibrida con elevate quote decisionali (economiche, politiche, industriali perfino) in mano a finanze italiane ed estere e a banche italiane ed estere. Di fronte a questo Golia, da sempre nella pratica quotidiana, e nella memoria diffusa, nel cosiddetto immaginario collettivo, un antagonista: la classe operaia. I metalmeccanici. Ma, nel tempo, proprio perché i lavoratori sono Davide, ma non sono scemi, hanno saputo distinguere il crogiuolo delle lotte operaie, dall’insieme delle lotte dei lavoratori. Hanno evitato le sottigliezze dei camici bianchi differenti da…. Ma un po’ il clima politico, molto la grancassa padronale, hanno invogliato e fatto credere ai colletti bianchi che c’era una aristocrazia operaia da respingere. Fu la marcia di Torino e l’inizio dello smembramento dei fabbriconi in policentri che decentrarono il lavoro. Di fatto indebolirono le rappresentanze dei lavoratori, disperdendole. E polverizzarono l’universo del famoso indotto addosso ad ogni piccolo centro, di fatto regionalizzato: Melfi, Pomigliano, Cassino, Termini Imerese etc. Oggi, il Grande Disegno. Il vincente Marchionne che (sia detto chiaramente, ha avuto come unico merito quello di condividere –e non facendolo pagare al padrone- ciò che i sindacati Interni Fiat ed esterni ma del settore dicevano da tempo, il mestiere fiat è fare auto e non accumulare finanze creative!) appare agli occhi del mondo come un piccolo mago, non lo è. Per questo, il confronto e lo scontro, sia nazionale che globale, non può prescindere da questo giudizio. Altrimenti diventa (e inutilmente oltre che eticamente intollerabile) la guerra dei garantiti siti “italiani” contro quelli meno garantiti “tedeschi” e degli “americani” chi se frega. Non è così questo gioco. E non è un gioco è un dramma. Un dramma che può avere risposta solo utilizzando la stessa matrice: redistribuire la ricchezza. All’interno di questo, e solo all’interno di questo assunto, valido a Chicago, come a Francoforte così come a Melfi e Torino c’è il ruolo della rappresentanza sindacale. Sindacato che non deve scandalizzarsi delle “fratture all’interno” che sono tutt’altro segno dall’impazzimento sociale, dal luddismo, o dai sindacati gialli. Le “fratture dall’interno” possono riguardare la rappresentanza, il disagio fatta rabbia, l’asfissia degli orizzonti che il comportamento di Marchionne e c. non valutano, anzi sembra utilizzino come semi-ricatto. Questa tensione è drammatica. Hanno ragione gli osservatori della sinistra che sottolineano ciò. Ma non è pericolosa e non va strumentalizzata né per pacificare (ridicola Marcegaglia), né per disinteressarsene (col cazzo che parla il loquace piduista o l’inutile fascista governativo di turno). Parlano degli spintoni…Persino Rinaldini credo possa essere d’accordo nel dire che “vengano uno cento mille spintoni” se si fa un vero accordo industriale dalla parte dei lavoratori e togliendosi dalle scatole inutili trattative da pantomima filogovernativa. Detto ciò resta il comportamento letto come messaggio. Ai lavoratori che hanno rotto il tabù Fiom va fatto sapere a chiare lettere che il messaggio è arrivato. Che la “frattura interna” può essere sanata. Ma che i contenuti della piattaforma, la trasparenza per gestirla, i tempi per articolarla e le forme di lotte per combatterla saranno di tutti.Anche se si sceglierà il “sequestro politico non armato” come in Francia. (maurizio aversa)

massimo

massimo è il profitto che cerca ogni padrone che si appresta ad attivare la sua più grande fatica: prender una idea, renderla tecnicamente valida, irretire - per fame, per necessità, per illusione perfino - uno o centinaia di lavoratori e ricavarne il di più. Che proprio perchè i più ne cerca il massimo. Anche una scuola, una università, che sia capace di insegnare e trasmettere il sapere; e trasformare questa azione con un ritorno di nuovo sapere che si autoalimenta dell'ampliamento delle conoscenze, è il massimo di democrazia del sapere che si può auspicare. Totalmente differente dal sapere centellinato, passato sottobanco a pochi eletti; così come la possibilità di "accedere" a sminari esclusivi; a corsi riservati; a cenacoli preselezionati ad invito; questo è quello che rappresenta il massimo della divisione di classe del sapere; questo è il massimo della raffinatezza ello sfruttamento che si può mettere in campo da parte di una classe dirigente e padronale capitalistica. Ma, massimo è anche un dirigente del Pd. Un ex presidente del consiglio. Un ex segretario. Un ex capopartito e capo parlamentare. A suo dire non un ex comunista. Pensa, il massimo in questione - è questo è davvero il massimo - che sia il più comunista rimasto in circolazione. Il colorito personaggio del film di Verdone direbbe: mica so' comunista così (con un pugno alzato), io sso' communista cosììì (raddoppiando le doppie, alzando il tono della voce e tutte e due i pugni in alto!!!). Ecco, poichè questa cavolata, a parte il luogo che si prestava al gioco delle parti (una intervista comica di Crozza nel suo show), è tale che non avrà bisogno di alcuna smentita, noi vogliamo solo rivolgere un pensiero conclusivo sull'argomento Pd-comunismo: forse qualcuno lo è stato; forse anche al meglio; forse molti sono pentiti di aver buttato bimbetto e acqua sporca insieme restando solo con la bacinella unta di sapone; forse parecchi stanno pensando di riaprire una linea di credibilità a quei comunisti che sono rimasti coerenti e non si sono mossi al meglio della furbizia e scaltrezza di qualche massimo che stava di là; tutti però possono giudicare che fare cinque minuti di comunista è bello, far sembrare di esserlo e non pensarci proprio è astuto ma essere comunisti, dirlo ed agire come tali è il massimo. Tastorosso

chiave

Negli anni sessanta, per usare una metafora che fosse ben compresa dal popolo minuto (pensate sia alla scarsità di media che divulgavano notizie, così come al bassissimo taso di scolarità) Pietro Nenni, per intendere che i socialisti stavano facendo un passo per andare a governare e portare una ventata di riforme (la storia vuole che sia stato fatto con l'accordo del Pci di Togliatti) nell'esecutivo fino ad allora solo democristiani, disse questo concetto: entriamo nella stanza dei bottoni così avremo la chiave per le decisioni. E' importante la chiave. Simboleggia il possesso, ma anche la condivisione; il focolare e la casa, ma anche il paese d'origine. C'è chi, questa chiave, la vive con una simbologia ancora più drammatica, tragica. Sono i palestinesi cacciati dalle proprie terre e che ora sono esuli in Libano (come nei campi di Shabra e Chatila); in Giordania (nei dintorni di Damasco così come in tutto il paese); così come nella striscia di Gaza o in Cisgiordania. In tutte queste realtà, ogni famiglia palestinese ha appesa all'esterno della baracca, o della tenda o della situazione abitativa precaria in cui versa, una chiave. Che è insieme, la chiave materiale della casa che è stata costretta ad abbandonare e che magari ora è abbattuta. Che è anche una chiave simbolica perchè sta lì a sottolineare che l'intento e l'obiettivo della vita - insieme rivendicazione e sogno d'ogni singolo palestinese - è fare ritorno "a casa" portando le proprie chiavi. Per questo la manifestazione di sabato 29 è stata aperta, ancor prima della bandiera palestinese, da una gigantesca chiave che simboleggia questo sogno-diritto. Oggi, poi, a pochi giorni dal documento internazionale firmato a Damasco sul diritto al ritorno; questo simbolo ha maggior forza di diritto perchè sotto l'egida internazionale si è scritta una importante pagina per ogni rifugiato in esilio, a maggior ragione proprio per il popolo palestinese, in quanto è stato riconosciuto il diritto al ritorno. tastorosso

contenuto

di una bottiglia o di una busta tetrapak di latte è il latte. E, solitamente, quando voglio acquistare del latte, pur avendo preferenze tra vetro o tetrapak o pet o plastica, mi è abbastanza facile decidere di prendere l'uno o l'altro involucro in quanto ciò che mi fa decidere è il contenuto, il latte stesso. Allo stesso modo, se nello scompartimento del lattaio o del supermercato trovo tante bottiglie tutte insieme, o tante marche di bottiglie tutte insieme, ovvero solo un paio di tipologie del latte che sto cercando io, ciò che mi farà decidere quale acquistare è quel latte che piace a me. No, non sono impazzito, nè devo proporvi il tre per due alla coop. E' semplicemente che questo banale esempio su contenitore e contenuto mi è venuto in mente dopo aver letto l'agenzia stampa della Dire in cui vari esponenti del Pd, in primis Tonini - braccio e mente destri di Veltroni - che spiegano cosa e perchè lo faranno a proposito dello sciopero del 12 dicembre. Bene, Damiano, l'ex ministro, ex segretario della fiom, ha detto che anche se il Pd, suo partito, che dirige con altri, non partecipa nè aderisce, conta di stare lì al fianco degli operai. Al contrario, Tonini, ritiene sbagliato lo sciopero, sbagliato aderire, sbagliato partecipare. La chicca è la motivazione: perchè siccome lo promuove un solo sindacato, la Cgil, il Pd non vuole essere o fare da cinghia di trasmissione. Ed ecco il punto. Sia Damiano che Tonini, ci hanno parlato del tetrapak e della bottiglia. Ma del contenuto? Le motivazioni dello sciopero: contro il governo e contro i padroni (in verità la Cgil è stata pure timida nei manifesti, perchè ha chiamato a raccolta contro ...la crisi) sono o non sono condivise? Piace questo contenuto o no? Compagno Damiano se quel contenuto lo condividi non è una cosa da poco ricevere una sportellata in faccia dal tuo partito: è roba da mandarli al diavolo e cambiare collocazione (oppure è opportuno, per te restare? Appunto da opportunista?). Fratel Tonini, sii più esplicito, senza nascondere la linea del Pd dietro il tetrapak: tu non partecipi perchè la linea politica che esprimi in questo contenuto è pari a quella del governo e dei padroni: allora, con chiarezza mandaci al diavolo, a noi che saremo in piazza il 12 dicembre. E noi, ma anche gli altri lavoratori avranno più nitida l'immagine di fronte di chi sta con chi. E soprattutto dove sta nascosto l'amico del giaguaro. Il contenuto è il contenuto, la bottiglia è la bottiglia, specie quando è vuota. tatsorosso

sommarietto 22 novembre

qui sotto, per il "moderno vocabolario politico-sociale" abbiamo aggiunto il tema "parte". Nelle pagine sopra la testata abbiamo arricchito di notizie e commenti i contenitori "Editoriale", "Internazionale" e "Bandierrossa". Nella prima pagina ciò che vedete anche in evoluzione, perchè, come possiamo, aggiorniamo con contributi "catturati" altrove, o giunti ad arricchire da singoli e soggetti sociali, o da noi sollecitati. Ultima nota odierna, per chi legge da Castelli romani e Lazio, stiamo partendo con la pagina specifica (sempre sopra la testata) Castelli.

parte

la realtà delle cose, nella società occidentale, non ha armonia. Per lo più è divisa in due parti. Una parte che sfrutta e cerca alleanze, connivenze, sodalizi, complicità tutta volta a soggiogare un'altra parte che è solidale, debole e che cerca di resistere allo sfruttamento. Anzi ad opporsi ad esso e se vi riesce anche a smantellare lo sfruttamento stesso. Per lo più i capitalisti, molti corrotti, la stragrande maggioranza degli opportunisti, i padroni antelitteram ed i padroncini autoillusi di essere i padroni-capitalisti sono in questa parte. I lavoratori, i precari, i senza lavoro, gli artigiani che soffrono la doppia condizione di essere piccoli imprenditori imprigionati nel sistema ma che non vogliono sfruttare i propri addetti, chi opera nel sociale, è nella seconda parte. Per lo più i referenti politici della prima parte sono le attuali forze del governo guidato dal piduista Berlusconi (ma spesso a costoro va bene qualunque direzione filo governativa e filo potere), ma anche gli oppositori (loro malgrado) della destra, ma anche buona parte della attuale opposizione parlamentare (siano essi i dipietristi che i veltroniani). Al contrario, la seconda parte fa quasi tutta riferimento alla attuale sinistra extraparlamentare e a quell'arcipelago di sociale e movimento di idee ribelli e di comunisti non ancora ben organizzati. Ora per rendere le cose chiare, semplici, visibili e, quindi, costringere ognuno di noi che potrebbe essere debole, se solo, di fronte all'arroganza e alla prepotenza degli sfruttatori occorre fare una basilare operazione verità sulla parte e su ognuno. Ognuno ha il diritto di stare dalla parte che crede lo rappresenti: ma deve chiaramente essere riconosciuto che quella prima parte lo iscrive nella parte degli sfruttatori, dei capitalisti, dei padroni e delle destre. Così come, chi si crede di essere di sinistra, progressista, anticapitalista e contro gli sfruttatori non ha alibi di sorta, la sua parte è la seconda. Ora che per parte in commedia qualcuno si mascheri e si faccia gli affari propri, è umanamente comprensibile; un po' da fessi e francamente incomprensibile è reggere il moccolo e fare la clacque a chi mischia le carte fregando i più. Perchè, l'ultima cosa ce lo testimoniano i numeri, la prima parte basa il proprio inganno sociale e politico facendo credere ad ognuno che comunque potrà far parte del giro (degli sfruttatori e potenti ed averne i privilegi), ma non è così. Al di là dell'etica, che a nessuno di costoro frega nulla, è certificato che l'espansione della ricchezza nelle classi medio alte è aumentata per le altissime (euromultimilionari), ha fatto un piccolo balzo (circa 20.000 famiglie in tutta italia negli ultimi anni) per le classi medie (euromilionari) ed invece si è ristretta per la classe media (i benestanti che hanno proprie attività e proprietà). Ecco allora che la parte inconsapevole che si affida alla parte prima e alla destra governativa forse si sta fregando da sola. Ed ecco dimostrato che chi affida alla parte seconda pensando di garantirsi con gli oppositori comodi (Pd, Idv) si troveranno ugualmente turlupinati. Quelli che non hanno nulla da perdere e che sono già sostenitori della parte sana della società possono essere il solo punto di riferimento. Per rimettere, se non altro, le cose in chiaro e dare ad ognuna il proprio nome: i padroni sono padroni, la destra è destra, la sinistra è contro lo sfruttamento e il cambiamento nasce dalla lotta dell'opposizione sociale e politica non dai minuetti del teatrino gelliano. Quindi le due parti, in realtà vanno interpretate non come di quà e di là fittizie ma come sopra e sotto, e destra e sinistra: e la nostra scelta rivoluzionaria è far coincidere chi sta sotto con la sinistra. Allora il blocco sociale e politico potrà proporsi come parte della società che rappresenta gli interessi di tutti: contro solo gli sfruttatori. tastorosso

sommarietto 18 novembre

E' allarmante l'assenza di notizie certe di quanto stia accadendo in Palestina a Gaza, per questo nella pagina Internazionale vi diamo qualche elemento in più di quanto Israele non dica e non permetta di sapere dalla stampa che caccia via. Dure accuse ai dirigenti Thyssen. Ha ragione il pm Guariniello ad affermare che forse nel paese si può realizzare una svolta sulle responsabilità per le morti da lavoro. Purtroppo con una giornata già funestata, oltre che dal dolore deif amiliari della Thyssen, anche dalle vite bruciate a Sasso Marconi. Il governo, intanto, è intento ad attivare il gioco delle tre carte per far assistere alla prestidigitazione del piduista capo dell'esecutivo che alla fine dirà: qui investiamo, qui togliamo e per far star buoni i sudditi a fine anno gli diamo un contentino che ci facciamo restituire con qualche prelievo fantastico del giocoliere Tremonti. Non solo governo; la grande sorpresa nel suo proporsi più democristiano di Casini, ormai Fini è lanciatissimo. O pensa che Berlusconi ne abbia per poco e quindi accelera; oppure pensa che più va veloce ora meno conti pagherà elettoralmente...ma noi, impertinenti, gli ricordiamo la foto di famiglia fornitaci dal Mercante di Venezia.tastorosso

solidarietà

la prima solidarietà importante che viene alla mente è quella dei due testimoni che, in quella magnifica terra di civiltà e di cultura che è l'emilia romagna, in presenza di criminali con la tara razzista che hanno dato fuoco al più inerme degli esseri umani, un senzacasa senzalavoro senzafamiglia, non ci hanno pensato su un attimo e sono corsi a collaborare per punire i colpevoli del gesto criminale. Solidarietà è quella che viene in mente verso gli operai ed i lavoratori e dipendenti dell'Alitalia che attivano il fronte del no. Perchè sono lì, mi ha scritto un compagno, in quanto non possono non dire no al nulla che gli viene prospettato. E' così. E allora l'altra solidarietà è quella dirimpetto a tale situazione e che salta subito agli occhi. Quella che dovrebbe garantire ogni forza che si richiama al sindacalismo e ai diritti del lavoro. E cosa distingue una piccola comunità di difensori dei propri diritti ed interessi rispetto ad una grande forza sindacale? E' la solidarietà che quest'ultima deve essere in grado di esercitare svolgendo perfino un ruolo - oltre che rivendicazionista - anche di compensatore sociale. E cosa sta compensando la Cisl Ricerca e la Cisl scuola, quando abbandona a se stessi quei genitori che si battono per non smantellare la parte di scuola che garantisce diritti e non rinuncia al diritto allo studio (inclusi atti solidali di diritti universali riconosciuti ed applicati come quello dell'integrazione tramite l'istruzione)? Cosa sta compensando quella Cisl quando non è più al fianco dei ricercatori che denunciano periodicamente da giornali e schermi televisivi che per fare quello che amano ed in cui riescono meglio - tra l'altro con molto vantaggio per il paese e per qualche azienda capitalista italiana - devono recarsi in parti dell'occidente dove vengono apprezzati, pagati, spremuti e poi o integrati al sistema in cui si trovano o rispediti a casa? Cosa sta compensando ed in quale stile solidale quella cisl che vedrà solo dalle finistre sfilare la grande manifestazione degli studenti medi ed universitari che si sta preparando per il 12 a Roma? E quale solidarietà Cisl e Uil nell'incontro con il cappello in mano ed il capo chino chiamati dal capo piduista del governo hanno potuto esprimere se non quella verso la Marcegaglia che era lì a chiedere e ordinare che i padroni fossero aiutati, e la segretaria del sindacato fascista ripulito pronta ad incassare solidarietà politica per appartenere ai vincitori (alla faccia dell'accusa di gestione "politica" della Cgil della fase contrattuale attuale)? Ecco la solidarietà è una delle chiavi che muovono l'appartenenza alla cultura italiana fatta di quotidianità e di frequentazione condivisa verso chi ha bisogno di aiuto, di sostegno, di forza morale e materiale da mostrare in frangenti difficili (una lotta, una esclusione sociale etc). Per questo il quesito, oltre quello pubblico che può sempre essere urlato come denuncia, sulla solidarietà mancata, ogni sera che Bonanni fa ritorno a casa e, oltre che da sindacalista, anche da buon cattolico, sarà abituato a farsi esame di coscienza, come si porrà la domanda?: quanto ho fatto contento il padrone e il governo per essere stato solidale col più forte? Oppure, quanto sono stato solidale col pubblico impiego avendoli convinti che a fronte di più di cento euro di ogni contratto fin qui firmato, il loro è proprio buona cosa averlo siglato a 70 euro lordi? Oppure, ancora, si chiederà quanto sono stato solidale con la Uil e l'Ugl per aver messo all'angolo la Cgil. Un po' come voleva un pezzo di Pd, tutta l'Udc e buona parte del Pdl per trattare le posizioni di sinistra (anche sindacali) come "radicali" perchè appartenenti a forze vicine agli "extraparlamentari" ed ai comunisti, cioè quelli da cancellare? Bonanni, complimenti per la genuflessione al piduista intanto che ti facevi servo del padrone e crumiro coi lavoratori: l'unica solidarietà che possiamo offrirti, oltre quella del rinsavimento politico-sindacale, è di consigliarti di non farti vedere dalle parti dei lavoratori in lotta. tastorosso

lavoro

In tre notizie che riportiamo di seguito, Obama, Napolitano e Lula, e la produzione Istat, c'è un condensato di cosa diavolo sta accadendo all'economia. All'economia capitalistica. A questa parte di mondo che noi abitiamo e che dobbiamo il più presto possibile iniziare a rivoltare sottosopra se non vogliamo impazzire delle cose che potremmo pensare. La chiave è il lavoro. Questa nostra società capitalistica ha prodotto (tramite il lavoro sfruttato che ha arricchito pochi capitalisti) una immensa quantità di beni che non sa più a chi dare. Intendiamoci il problema sarà, da qui a quando lo sapremo affrontare, anche come far coniugare un lavoro (possibilmente piacevole e poco alienante) e il prodotto di questo impegno dell'ingegno, del tempo e della fatica umana. Intanto però il dato è che le macchine, le automobili hanno riempito buona parte del pianeta da noi calpestato. Le cementificazioni per case, palazzi, paesi e città ha distrutto un bel po' di spazio non riproducibile e lasciato la vecchia edilizia per lo più abbandonata a se stessa, tutto ciò ha prodotto lavoro. Ma questi frutti sono diventati non alla portata. Allora, la fertile mente del capitalista, che pensa sempre che al mattina di casa esce un furbo e un cojone, ha inventato i subprime. Cioè, non ce la fai a comprarti la casa col mutuo perchè non hai garanzie (ha detto e fatto Bush, che guarda caso ha nella famiglia grandi interessi con l'immobiliare internazionale Carlyle), non ti preoccupare. Noi inventiamo una carta (futures) che diamo alle banche che riceveranno soldi per clienti che le acquisteranno e che guadagneranno sopra essa quando tu finalmente pagherai il tuo debito. Insomma la vendita della dilazione di pagamento di un debito che era già un mutuo. Accade che 5.000.000 cinque milioni di famiglie non ce la fanno a pagare il mutuo e allora si corre ai ripari. Bush, e tutto il capitalismo occidentale hanno la trovata. Il lavoro non c'è. Allora lo stato (ogni stato) può pagare quei debiti alle banche che si trovano in mano carta straccia che vengono rivendicate come soldi dai creditori (tra cui Bush e tutti quelli che con banche, finanziarie e immobiliari hanno a che fare nel capitalismo occidentale imperante). E cominciano a frullare somme da capogiro. 700 miliardi di dollari mettono sul tavolo gli States. 2-3-400 i vari stati europei.Sempre per pagare soldi che hanno valore di carta straccia e carta straccia che assume valore di soldi. Bisogna interessare il Fondo Monetario Internazionale etc. Ma nessuno ancora ha tirato fuori come priorità il lavoro per chi non lo ha così da metterlo in condizione di provvedere a se stesso. Ed eccoci alle tre notizie. Obama, saluta la vittoria e dice che salvaguarderà ed interverrà per sostenere la classe media. Poi penserà anche ai ceti più deboli. Alla faccia della logica e dei valori cristiani sventolati. Prima si pensa alla classe media e poi ai più diseredati..se ce l'avranno fatta a resistere. Lula dice a Napolitano, guarda che così "compagnero" non va. Il G8 deve pensare alla parte di mondo che sta galappando verso il progresso economico, tecnologico, sociale. Tutti i grandi si devono misurare con noi e distribuire meglio le ricchezze e le risorse del pianeta. E' un po' il risvolto, non ancora affrontato, delle cose e della qualità e quantità da produrre. L'Istat, che analizza con numeri crudi ogni cosa, e quindi anche il lavoro, per quanto riguarda il nostro paese decreta che peggio di così stavano dieci anni fa. Alla faccia del progresso capitalista. Intendiamoci, non è che c'è un marziano che nel frattempo si è istallato sulla terra da altri mondi e sta rubando il nostro lavoro, i nostri soldi ed i nostri beni. No, semplicemente ci sono una serie di appartenenti al capitalismo occidentale (sempre quelli che operano con finanze e spostamenti di crediti tra banche e immobiliari, che magari stanno al governo o partecipano a salvataggi di aziende italiane che hanno bisogno: a proposito è ottimo l'impegno di Caltagirone per l'Alitalia; coincidenza tra i beni di Alitalia ci sono ettari ed ettari di terreno tra la magliana e Fiumicino) che stanno arricchendosi in modo spropositato, facendo storcere il naso perfino a gente col pelo sullo stomaco (cribbio, ha detto il piduista Berlusconi, capo del governo, è ora di finirla con queste speculazioni finanziarie. Se lo dice lui...).Ecco allora che i milioni di euro che vengono dichiarati per essere impiegati qui o là, non potranno non partire, ed ogni poverocristo avrà il diritto di urlarlo a squarciagola, dalla salvaguardia dei servizi, del lavoro sano e produttivo che c'è, anche se a pagare (per una volta, con minor guadagno non con la bancarotta o il suicidio) sarà qualche capitalista. Dal lavoro, ricominciare dal lavoro, questa è la chiave, modificando, già ora le produzioni inutili là dove ci sono ed utilizzando tutte le tutele sociali per garantire un minimo di vita dignitosa per tutti. Tastorosso

sociale

è emergenza sociale se si possono certificare, cioè riconoscere come esistenti, sette milioni e mezzo di poveri nel nostro paese. E' questione sociale preminente, per tutta la società italiana, il fatto che migliaia di famiglie, molte monoreddito, sono restate, stanno rimanendo o rimarranno senza una delle entrate principali economiche per le fabbriche che chiuderanno ed i posti di lavoro che verranno meno. E' incazzatura sociale, il movimento diffuso ormai in mille rivoli di lotte locali, regionali, distrettuali, settoriali, nazionali che stanno prendendo piede come arma di denuncia e di richiesta di misure da adottare in tutto il paese da parte di impiegati, lavoratori, operai, stagionali e giornalieri. A conferma della valenza generale dei temi dell'istruzione, della ricerca e della formazione delle nuove intelligenze che guideranno il paese, è stato giusto che i protagonisti dell'Onda studentesca, si siano recati nel parlamentino della Fiom, motivando che per coincidenza della questione sociale che li abbraccia, è bene che d'ora in avanti le lotte di studenti e operai si facciano insieme. Sociale, potrebbe essere un intervento mirato a tutelare (letteralmente, con una tata) il presidente del consiglio che riesce ogni volta che pensa di essere originale a fare più danni di un elefante che faccia piroette in un negozio di cristalli. Assolutamente di rilievo sociale sono ormai le inquietanti presenze politiche che i grupposcoli fascisti sparsi nel paese, cercano di far passare come "normali" al solo fine di non garantire più agibilità democratica alla vita istituzionale e politica del paese di tanti giovani democratici. E', sindacale, politico, economico, e, finalmente, sociale, la decisione della Cgil - e cisl e uil in quanto sigle facciano quel che credono -di indire al più presto lo sciopero generale in tutto il paese. Ribadiamo è risposta economica e sindacale, ha indubbi aspetti politici, ma è sicuramente, in questo periodo, il più grande intervento sociale che si potesse ipotizzare. maurizio aversa

nessuna

Sembra che il sessanta per cento degli aventi diritto al voto abbia partecipato alla elezione del nuovo presidente degli States, Brak Obama. Quindi della poco più della metà, di tutti quelli che avrebbero potuto, in qualità di cittadini, andare ad iscriversi, due ogni tredici hanno esercitato il diritto di voto. Per spiegare con cose di casa nostra: è come se dei 23 milioni di elettori, una parte, circa 12 milioni si vanno a prenotare per esercitare il diritto. Di questi solo 8 milioni vanno effettivamente a votare. Tra i quali, il 52 per cento ha scelto il candidato vincente. Quindi 4,5 milioni. Cioè, l'Italia sarebbe governata da una forza capace di suscitare consensi tra il sette-otto per cento di tutta la popolazione. Questo è stato l'esercizio formale, per dire di altro, della applicazione delle regole democratiche del più grande paese nel mondo occidentale che vuole recarsi in ogni dove ad "insegnare" i valori e le regole della democrazia. Ma Tocqueville non ha proprio nulla da dire? Nessuna remora dunque che tutti i fulminati sulla via di Damasco, pur non essendo nessuno Saul, si siano sbracciati per certificare l'evento storico. Nessuna regola od idea per quanto di spessore o per quanto di retaggio storico(nel senso dei secoli trascorsi) può davvero accreditare, se non fermandosi alla superficie, l'appellativo di storico a quanto accaduto oggi. Nessuna meraviglia, immagino, susciterebbe in alcuno se nel comune xy sperduto in Italia, si venisse a sapere che tutte le amministrazioni che si sono succedute dal dopoguerra ad oggi, con varie formazioni politiche e con ricambi continui, hanno datocome risultato della assenza totale di nepotismo, raggiri, abusi d'ufficio, appalti pilotati e porcherie simili. Nessuna meraviglia tranne che dire, vi siete decisi ad essere normali!. Ecco, è quanto è accaduto negli immaginifici Usa, dove un presidente eletto, solo per il fatto di essere afroamericano, invece che latino o indoeuropeo abbia potuto esultare "Siamo gli Stati Uniti la nazione dove tutto può succedere". Cioè, quindi, anche essere normali. Ce l'avete fatta. Cominciate a mettervi a paro. Che i vostri retaggi, che nessuna politica progressista (mica comunista) vi ha mai richiesto, ha avuto per lascito il germe del razzismo di ritorno in europa e nel nostro paese. Nessuna meraviglia dunque che i veltroniani abbiano immediatamente mutuato usi e costumi di Kojac per festeggiare. Va bene motivare che vi chiamate allo stesso modo, va bene che una festa illusoriamente sognata da voi autosufficienti vi era rimasta "in canna"; però se proprio volevate festeggiare l'accortezza di non farlo al centro del centro quasi elitario potevate sceglierla. E, comunque, nessuna, nessuna pietà per l'orribile scelta kojachiana di offrire ciambelle e caffè americano invece di fette di pane, porchetta e vino dei Castelli.

centralità

Un governo, quello guidato dal piduista Berlusconi portatore non sano di giganteschi conflitti di interesse, che tiene in modo particolare a dividere il fronte sindacale con prebende e ammaliamenti, tutto nonostante la propria indiscutibile attuale forza politico-elettorale, in verità non avrà paura della crescita di coscienza che sta riaffiorando nella società per la centralità del lavoro? Una classe padronale che ha al proprio inetrno e nelle organizzazioni che esprime quei padroni che volevano prendere a calci in culo i sindacalisti che sarebbero andati "a rompergli i cogl..", così come quelli che hanno teorizzato circa l'ineluttabilità della tragedia Thyssen o - addirittura - della richiesta di risarcimento danni ai morti nel silos della umbria olii di Campello sul Clitunno, in realtà non hanno tutta questa libertà di manovra perchè non è più visibile la centralità del lavoro e non si vede ancora bene il profilo della nuova moderna centralità del lavoro? I giovani comunisti che nel movimento per la scuola contro la Gelmini pensano a gestire un centro di mutualità concreta come è l'aiuto giuridico per le imbecillità delle direttive da questurino che il ministro dell'interno emana sulle occupazioni, non sono complementari alla proposta di Gianni Rinaldini che annunciando losciopero generale lo vede come costruito e realizzato assieme al movimento degli studenti, ed ambedue non sono la rappresentazione visiva della nuova moderna necessità di dare vita ad una nuova centralità del lavoro? Lavoro come espressione umana, come mezzo di sostentamento e di contribuzione alla società delle proprie capacità da condividere; lavoro come rappresentazione in acrne ed ossa delle persone, gli operai ed i lavoratori che ne sono gli artefici primi; lavoro come nuovo lavoro, nelle modalità di espletamento - quando volontario è fattore di positività - e nelle dinamiche di nuovo sfruttamento come il precariato e la parcellizazione inerente che colpisce soprattutto giovani, donne ed espulsi da precedenti cicli produttivi. E tutto ciò non è denuncia, necessità manifesta di una nuova centralità del lavoro, dei lavoratori salariati? E chi se non il riconoscersi in classe, classe lavoratrice, classe operaia ci dà l'immediatezza della risposta alla richiesta di centralità? Chi se non l'organizzazione dei lavoratori, fatta dai lavoratori, pensata, guidata, diretta dai lavoratori è garanzia di questa rinnovata centralità? Chi se non un partito comunista ri-costruito qui ed ora, qui nel nostro paese e ora nel duemilaotto è la risposta più moderna per far partire valori sociali e salvaguardia per gli individui liberi è la risposta per ripartire dalla centralità del lavoro e dell'umanesimo sociale nel nostro paese? Tastorosso

Oppure

Oppure hanno ragione le assistenti di volo che non hanno firmato l’accordo perché è davvero umiliante, oltre che materialmente impossibile, far coincidere dei tempi di lavoro “asettici” come se gli orari di vita non comprendessero la cura delle persone congiunte o presenti in casa. Oppure si deve fare proprio come hanno fatto il sindacalismo alternativo e la Cgil Funzione Pubblica che hanno mandato a quel paese il governo e Brunetta che irresponsabilmente e disumanamente ha fatto finta di non sapere che 40 euro nette in due anni sono meno di una elemosina non proposta a nessun altro contratto affrontato fino ad ora (dove ci si è orientati, anche se insufficienti per la crisi, attorno alle 100-120 euro annui); così come ha taciuto che dei 2 miliardi impiegati lo scorso anno ne prevede meno della metà per i prossimi due. Oppure hanno ragione i lavoratori che si indignano e che vogliono raggiungere ben altri risultati a fronte di una economia che si presenta come “capitalismo in difficoltà” in cui occorre tirare la cinghia e quella a cui vengono aggiunti i buchi per restringere è sempre quella dei lavoratori mentre le Banche – per le operazioni della finanza, dell’economia di carta -, trova ampia disponibilità nelle casse Bankitalia. Cioè la nostra banca nazionale. Quella stessa a cui attinge il piduista Berlusconi per i suoi giochi finanziari affidati alle innumeroveli presenze societarie nazionali e internazionali e multinazionali tramite figli, parenti, amici e sodali. Oppure hanno dalla loro parte la ragione della storia e degli avvenimenti coloro che gridano allo scandalo per il fatto che il consegnatario della tessera P2 numero 1816, Licio Gelli, benché ai domiciliari, benché vecchio e malandato, stia ancora lì a blaterare per tifare Silvio Berlusconi. Oppure abbiamo ragione pure noi che gli abbiamo dedicato lo sdegno di Sonia Alfano, il grido di Paolo Bolognesi ed il nostro schifo con uno sputo in faccia. Oppure tutto questo non è sufficiente se non ci unisce, come comunisti, per dare coraggio e speranza alla sinistra che aggregando le forze democratiche ricacci nelle fogne il lordume fascista, i mestatori che operano nell’ombra e finalmente prospettino un approdo della società che superi lo sfruttamento, che superi i disvalori, che superi il capitalismo come ci ricorda Paolo Ferrero nel bel documento redatto oggi. Tastorosso

MENTRE

Mentre poliziotti e carabinieri disattenti si facevano distrarre dai mille colori della pantera ritornata, e dai ruggiti di un movimento di lotta che non ci stà a finirla così, quarantaquattro fascisti manganellatori - ci sarà l'accusa di vilipendio per questi incolti che hanno dipinto i colori della bandiera sui loro vigliacchi bastoni? - la facevano quasi da padroni. Ma la giovane pantera non è un micetto. Quindi prima ha respinto l'assalto ed in seguito ha destinato le proprie energie a continuare la propria lotta, fatta di manifestazione e di ricerca del consenso contro un governo che "governa" i propri sondaggi come un pastore le pecore. Mentre gli studenti lottano, le fabbriche chiudono. Perchè la famosa colonna portante dell'economia italiana fatta da piccole e medie imprese, è lesta a chiedere ed ottenere prebende, esoneri, finanziamenti, commesse pubbliche ed altro, così come è sveltissima a chiudere aziende - anche quando sono sane - mettendo sul lastrico migliaia di famiglie. Perchè il succo del mercato capitalistico è che servono le mani libere (più mercato e meno stato hanno gridato all'ossesso Comunione e Liberazione, poi i socialisti craxiani, poi la confindustria, poi il loro governo servo del piduista Berlusconi), infatti hanno ottenuto denari pubblici (cioè di tutti noi) per salvare iniziative e fondi finanziari privati (cioè i loro) e non avere così più un euro per scuola, ambiente e lavoratori (cioè le cose che interessano noi). La conclusione è che mentre accade tutto ciò, sarà bene che chiunque stia lottando per qualche giustizia sociale da rivendicare, agisca anche sul piano politico. Ricordando contro chi si sta lottando oggi, mentre l'informazione è manipolata; domani, mentre i poteri forti tenteranno di anestetizzare qualunque spinta sociale e culturale e - appunto - politica da cui tutto ciò potrà derivare; e perfino in un futuro più lontano, mentre le forze di sinistra e di progresso, a cominciare dalla forza comunista, saranno nuovamente l'unico approdo sicuro per coniugare libertà con giustizia sociale. tastorosso
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