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CONTROREPLICA (DI DIALOGO) A M5S ALBANO

maggio: 2012
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maurizio aversa, segretario Pdci Marino

Contrariamente all’uso corrente che abbiamo fatto dello strumento del “commento” a documenti pubblici o giunti presso di noi, questa volta, non esporremo il commento in prima battuta – lasciando poi di andare a vedere la fonte – . No, abbiamo scelto, perchè lo riteniamo rilevante, di dare immediatamente la parola alla risposta giunta ai nostri rilievi pubblici mossi sul Movimento 5 Stelle di Beppe Grillo. A seguire, abbiamo esercitato il diritto di controreplica. Più per dialogare che per puntare il dito. E comunque, abbiamo pensato di avanzare una proposta precisa che, appunto, potrete leggere, condividere o meno, e commentare, alla fine dell’articolo.

Il M5S di Albano risponde ad Aversa: questi siamo noi e le nostre idee 

Gentile Sig.Aversa,

M5S

Ha sollevato molte domande con il suo articolo: le rispondiamo con piacere, a parte la cortesia o eventuali obblighi, perché ciò ci dà l’opportunità di chiarire una volta di più cosa significa far parte del MoVimento 5 Stelle e qual è la differenza rispetto alle formazioni politiche tradizionali. Partiremo da ciò che ci riguarda più da vicino, ovvero le questioni che riguardano la realtà locale: lì nasce la nostra esperienza ed è proprio sul territorio che si concentra il nostro sforzo di cambiare le cose, senza sedi, senza strutture, ma con l’impegno individuale di ognuno degli attivisti.[Precisiamo che quelle che seguono sono le opinioni del M5S di Albano Laziale e che facciamo riferimento a quanto già reso pubblico nel 2010 quando ci presentammo in tale comune per le elezioni amministrative]

Emiliano Bombardieri, M5S Albano

1. Qual è il programma di vita economica (vocazione-aspirazione) che pensate per i Castelli romani?

I Castelli Romani hanno un cuore pulsante che è tenuto in vita da due elementi, il suolo ed il patrimonio storico-artistico; è persino banale ribadire che agricoltura e turismo dovrebbero mantenere un ruolo importante nel contesto dell’economia locale. Quindi, ad esempio, stop alla cementificazione (che deturpa il territorio e sottrae terreni arabili) e sì invece alla riqualificazione degli edifici esistenti, quelli dismessi ed abbandonati. Proprio pochi mesi fa ad Albano abbiamo presentato uno studio dettagliato di recupero del centro storico, fatto conoscere a cittadinanza e amministrazioni tramite un’assemblea pubblica di cui può trovare i dettagli a questo link
Ha fatto cenno alle aspirazioni dal territorio, passiamo alle persone. Dall’anno scorso abbiamo infatti messo in cantiere un “Progetto lavoro“che ribalta la prospettiva usuale: interrogare chi non ha lavoro sulle proprie aspirazioni e poi passare a verificare nella realtà locale le possibilità di impiego. Quanti archeologi, architetti, ingegneri o anche operai abbiamo costretto ad andare fuori sede, nella capitale o più lontano, magari sottopagati, che potremmo invece tenere qui a migliorare il posto in cui vivono? In quest’ottica abbiamo anche studiato la possibilità di dare vita ad un circuito di moneta complementare, che potrebbe dare un po’ d’ossigeno ai comuni e consentirgli magari di avviare dei progetti pilota come quello appena esposto. Parlando di economia però, questi sono forse solo dettagli, la cosa importante è rendersi conto che il modello del consumismo sfrenato, del neoliberismo e della magica moltiplicazione del denaro è finito: in Europa, in Italia e così ai Castelli. La meta è un modello in cui sviluppo non significa consumo e ricchezza non vuol dire PIL. 2. Qual è il cambiamento che vorreste proporre sulla qualità-gestione del potere locale nei Castelli? Facendo esempi: per le giunte di centrosinistra e per quelle di destra. Ci permetta, fuor di polemica, di far presente che la domanda presenta qualche ambiguità e forse anche un po’ di confusione…  Ad ogni modo, a nostro avviso, la gestione del potere a livello locale appare pessima: i soliti vecchi schemi, poche idee e ancora meno fatti concreti. Da un lato come dall’altro, il benessere dei cittadini è quasi sempre subordinato a quello di parte e le poche iniziative lodevoli si arenano spesso davanti alle consuete beghe di potere: voto di scambio, raccomandazioni, municipalizzate gestite come aziende di famiglia. Da due anni proponiamo ai Comuni del bacino di associarsi per la gestione dei rifiuti, accordandosi per una raccolta differenziata spinta, avendo i Castelli Romani quelle masse critiche sufficienti per mettere in piedi un vera gestione, associazione, o consorzio che si dica, che dovrà controllare la sola gestione della raccolta. Il riciclo e la loro trasformazione in materie prime seconde sarà nelle mani delle domande d’offerta; tutto ciò è il solo modo per uscire definitivamente dalla logica suicida delle discariche e degli inceneritori, che (giustamente) nessuno vuole sui propri territori. Anche in questo caso la proposta è stata presentata con tanto di studio di fattibilità, aiutati anche da tecnici del Consorzio dei Navigli (Mi): fatta salva qualche rara eccezione, non abbiamo ricevuto che timide risposte, silenzi e, in qualche occasione, vero e proprio ostruzionismo, soprattutto ad Albano.
Sosteniamo il coinvolgimento attivo della cittadinanza attraverso le associazioni e i comitati di quartiere: la creazione di assemblee locali in grado di esprimere parere consultivo, l’ingresso di esponenti della società civile nella gestione dei beni comuni (i rifiuti, ma anche l’acqua e tutto ciò che ha un valore collettivo) non sono fantapolitica. Perché le amministrazioni non se ne fanno promotrici? Ecco degli esempi validi per tutti i piddì-più-o-meno-elle in circolazione: non sono i “rappresentanti-portavoce” del M5S a chiederlo bensì, come le giornate elettorali che stiamo vivendo dimostrano, una crescente maggioranza dei cittadini e il buon senso (del quale sì, ci sentiamo rappresentanti). Chi ravvede in tutto ciò, strumenti da utilizzare a proprio favore o per giochini di casta/partito, fa parte della storia ipocrita di questo Paese, e se ne allontanerà presto.

Iniziativa M5S Albano a Roma. Licenziamoli tutti.

3. Quale iter avete in mente per proporre liste locali di M5S?

L’iter è sempre lo stesso e, in realtà, noi non proponiamo un bel niente. Sono i cittadini, qualora in un dato comune lo ritengano necessario, a riunirsi e a creare un gruppo locale. Le regole sono poche e semplici: che i candidati siano non solo incensurati e senza tessere di partito, ma anche residenti del posto o quanto più possibile inseriti nella vita della comunità in cui si presentano, e soprattutto nessuna coalizione nemmeno con liste civiche, per evitare di unirsi a possibili “liste civetta”, ovvero liste di partito che potrebbero danneggiare la trasparenza e la coerenza che cerchiamo di difendere. Dopodiché si fa domanda allo staff del blog BeppeGrillo.it per ricevere l’autorizzazione a utilizzare il simbolo, richiesta che in presenza dei requisiti summenzionati è accolta in modo praticamente automatico. Trattasi di questioni etiche, che in una società civile dovrebbero essere l’ABC, ma non qui, a quanto sembra, e allora, ben venga che a ricordarle sia stato un comico, non candidato e non iscritto a nessuna lista a 5 stelle. Ma ciò che veramente conta non sono le elezioni, quelle sono solo una possibile e naturale maturazione di un gruppo (meetup) che in un certo senso conclude un processo di vita civica più o meno diretta per cercare di realizzare in maniera più autorevole quello che normalmente cerchiamo di proporre e realizzare tra mille difficoltà (non avendo i mezzi che un’amministrazione può avere), ma non è necessariamente la componente più importante. Che si crei un gruppo di cittadini attivi sul territorio, che lavorino insieme e migliorino i paesi in cui vivono, questo è ciò che ha più valore per noi. Le liste, le elezioni, possono anche non esserci. Se la politica non fosse stata presa in mano da squali e approfittatori avremmo fatto a meno di candidarci; è proprio vero, siamo cittadini con l’elmetto. Se continuerete a volerci ridurre ai soliti schemi, allora non capirete mai la vera rivoluzione che stiamo proponendo: il mettersi in gioco senza speculazioni. Togliamo i soldi e le aziende ai partiti e il gioco è fatto. Persone tra le persone e non SpA che governano l’Italia intera.
Per concludere vorremmo riprendere la sua domanda (quale iter avete in mente per proporre liste locali di M5S?) e chiarirle il fatto che noi non decidiamo nulla per nessuno. Non siamo una sede centrale partitica che detiene il monopolio dei Castelli Romani e va da sé che non possiamo e non vogliamo in alcun caso creare a tavolino liste civiche in un paese piuttosto che un altro. Sia ben chiaro come detto sopra prima di formare una lista civica bisogna lavorare sul territorio e proporre alternative valide, poiché una lista civica M5S non nasce dal nulla come funghi dopo un piovasco.

4. Eventualmente — visto che casi concreti si stanno verificando, ai ballottaggi sareste comunque anti-sinistra o manderete affanculo il PDL locale? L’accusa di connivenze di Grillo o di chicchèssia nel MoVimento col PDL sono talmente risibili da cadere da sé. Chiunque ci conosce appena un po’ più che superficialmente sa che qui non ci sono ne tatticismi, ne manuali cencelli, ne anti-sinistra, ne anti-destra e neppure la tanto sbandierata “antipolitica”.
Semmai è la sinistra stessa ad aver fatto l’anti-sè stessa e ad essere responsabile del proprio suicidio politico. Piuttosto qualcuno dovrebbe ringraziarci di star evitando derive ed estremismi che, partendo da altrove, rischiano di tornare a travolgere l’Europa. Altro che gli intimidatori “Cosa accadrebbe… se un giorno…” farfugliati da Mauro Mazza all’indomani del primo V-Day.  Qui è importante che capiate bene una cosa: il Movimento 5 Stelle è fatto di cittadini e non di mestieranti. Gli stessi che nel 2007 hanno riempito le piazze di tutta Italia a centinaia di migliaia per presentare delle proposte di legge (Parlamento Pulito, altro che antipolitica!) e a cui si è fatto orecchie da mercante; quelli che pochi anni dopo sono scesi di nuovo in strada per chiedere un referendum che abrogasse i finanziamenti pubblici ad una stampa evidentemente prezzolata, comprata dai partiti con quei soldi e quindi non attendibile. Sì ‚ci presentiamo alle elezioni. Sì, abbiamo consiglieri e portavoce eletti come i partiti. Tecnicamente potete definirci tali, se vi mette serenità nel confrontarvi con ciò che è irriducibilmente diverso e non inseribile in categorie. Ma i partiti sono appunto “di parte”, sostengono interessi di una parte della popolazione (quella che li vota) rispetto ad un altra. Non è la nostra visione: vogliamo che la politica diventi un servizio civico, che tutti ne facciano un po’ e per un po’ (come una volta il servizio militare, ma senza coercizioni stavolta). Tutti nell’interesse di tutti. Quando ciò accadrà, quando questa sarà realtà, allora sì, avremo vinto. È molto più che una poltrona a sindaco o un’elezione.

Cordiali saluti,
MoVimento 5 Stelle Albano Laziale

CONTROREPLICA (DI DIALOGO) A M5S ALBANO

Maurizio Aversa unitamente ad una delegazione della Sinistra marinese in visita alle Fosse Ardeatine nell’anniversario dell’eccidio

Prima di tutto grazie. Grazie M5S Albano, per l’attenzione, per la serietà profusa, per l’interlocuzione e per la rapidità di risposta. In secondo luogo, vi annuncio immediatamente che al termine di questa “controreplica” avanzerò una proposta che, spero, non cada nel vuoto. Parimenti, se ancora non sapete bene quale sia il mio stile personale (nessuno è dovuto a conoscerlo, ma c’è chi lo sa), ebbene non meravigliatevi di certe asperità se ci saranno. Mi ha molto colto di sorpresa la apparente “spersonalizzazione” della Risposta. Nel senso che proprio perché avevo visto (anche in immagini) delle persone in carne ed ossa, avevo svolto il mio ragionamento e posto i quesiti ai responsabili politici M5S e alle persone sostenitrici di M5S. Invece, ecco la sorpresa, mi ha risposto il M5S di Albano. Va benissimo nella importanza della cosa. Va benissimo perché, immagino, voglia sottolineare che non è l’opinione di un singolo di una mattina qualsiasi di fronte al caffè; ma non sarebbe costato nulla, scrivere a fianco di M5S, che so?, Mario. Ma questo non è un problema. Il merito delle risposte, al contrario, mi affascina, soprattutto se legate ai giudizi politici che ne seguono e ad un assioma, che come tutti gli assiomi (la storia delle religioni ne è piena!) cadrà in frantumi: fra un giorno, un mese, un anno, o ancora dopo. L’assioma è quello del punto 3. “..e soprattutto nessuna coalizione nemmeno con liste civiche, per evitare di unirsi a possibili “liste civetta”, ovvero liste di partito che potrebbero danneggiare la trasparenza e la coerenza che cerchiamo di difendere”.  Confesso che non ho seguito tutte le azioni politiche e sociali, tutte le presenze del M5S nei Castelli romani. Però, se la memoria non mi inganna, ricordo di aver visto (forse a cavallo di una bici) un sostenitore M5S con tanto di bandiera presente ad una delle manifestazioni-corteo Albano-Genzano contro l’inceneritore. Allora l’affermazione a non fare coalizioni riguarda perfino quel popolo combattente, quei gruppi di società civile, quei piccoli partiti che tutti insieme, – scusate la ripetizione –  tutti insieme, non hanno trovato affatto sconveniente seguire analisi e indicazioni che all’inizio della vicenda, pensate un po’, sembrava condivisibile solo da frequentatori di Centri sociali e simili! E invece, proprio le azioni di lotta compiute assieme, proprio l’elaborazione di una via “amministrativa e di resistenza giudiziaria” attivata dall’impegno di molte persone (a cominciare dall’avvocato Daniele Castri), hanno alla fine reso possibile creare dei contraccolpi a grandi partiti che pensavano di glissare o di aver già risolto le cose in un dato modo. Hanno reso possibile la condivisione di documenti, azioni, ricorsi, di movimenti e di eletti nelle istituzioni. A tutti costoro, nella vicenda specifica, varrebbe la stessa “assiomatica risposta”, pensata dal blog (e cos’è questo blog impalpabile e impersonale un nuovo strumento Orwelliano?) che: No, insieme no! Coalizione No! Sicuri che è la strada giusta per la democrazia?

Beppe Grillo e Federico Pizzarotti, neosindaco di Parma

Proprio la recente vicenda elettorale, scusate la forzatura geografica non rispondente immediatamente, mi suggerisce anche questo quesito: se si fosse stati a parti inverse a Parma. Cioè, se il centro sinistra e la destra fossero giunti al ballottaggio, ma in presenza di quella inaspettata e sorprendente affermazione di M5S; sapendo che M5S ha partecipato attivamente alle battaglie e alle manifestazioni, con altri, per cacciare una Giunta e un sindaco inquisiti e che hanno male amministrato la città; davvero sarebbe stato indifferente non muovere un dito per non consentire il ritorno al governo cittadino di chi era stato appena cacciato? Ripeto è una forzatura geografica, ma ha la forza politica e di amore, perfino, nei confronti del bene pubblico e del bene dei cittadini per ricevere comunque una netta, non ambigua, risposta.

Velocemente, riguardo alla prima risposta ricevuta, sulle questioni della vocazione e del futuro socio-economico castellano, condivido pressoché tutto quello che è stato menzionato. Anche perché, forse sono o non sono a disposizione del M5S di Albano o dei Castelli, elaborazioni e anni di studio, divenute linee di programma svolte dai comunisti e dai compagni della Cgil dei Castelli romani che per loro prerogativa non sono stati sviluppisti, né consumatori di territorio, né deturpatori del patrimonio artistico e archeologico. Anzi, come confermano le scelte odierne (ripeto dei comunisti e di parte della sinistra – da non confondere quindi, come fa di tanto in tanto M5S nella risposta – non necessariamente del Pd) i programmi a cui hanno partecipato e partecipano i comunisti e parte della sinistra è volta alla difesa dell’ambiente e del paesaggio, alla salvaguardia dei beni artistici e storico-archeologici, per uno sviluppo di green economy e per un grande piano di ristrutturazione e di “manutenzione straordinaria” per la difesa dell’idrogeologico, per gli immobili pubblici e anche per quelli privati. Quindi, non c’è alcuna contrapposizione né distanza tra quel che leggo su questo versante di quanto persegue M5S e quanto propongono altri protagonisti della sinistra castellana.

palozzi-istituzionale-con-polverini-e-casapound-sono-pic3b9-importanti-quattro-voti-che-cultura-e-storia.

Purtroppo, pur concordando con la scelta della condivisione “sovra comunale” di alcuni beni/problemi/servizi infrastrutturali al secondo quesito politico non è stata data una risposta.  Nel senso, che oltre questo argomento (importantissimo che condivido) non c’è ad esempio un esame della qualità della trasparenza amministrativa; un esame della qualità del rispetto democratico delle istituzioni (non formale!) in modo sostanziale: se si scegli l’ambiguità ne prendo atto. Ma se si vuole cogliere pubblicamente l’opportunità di un confronto, va detto se il metodo qualitativo di amministrare della destra (non parliamo solo di fontanelle, parliamo della creazione di eventi culturali, come ad esempio il sindaco parafascista di Marino che dà continuamente spazio a formazioni fascisti che che in tal modo diffondono nella “qualità” culturale della città e dei giovani cittadini germi di incultura, intolleranza e vera e propria ignoranza!) è più o meno accettabile da M5S. Non è difficile esprimersi. Si deve dire. “Una imbecillità così noi non la faremmo mai”; oppure “Ma anche noi faremmo questo”. Amministrando un comune si devono fare anche queste scelte. Altrimenti, non ci si candida ad amministrare. Ci si candida a fare il ragioniere, il geometra e il fontaniere! Rispettabilissimi ruoli, ma che non c’entrano nulla con l’articolo 49 della Costituzione e con le leggi di partecipazione democratica alla gestione della “res publica”.

Sulla terza risposta avevo già accennato qualcosa in apertura di scritto. Ma vorrei aggiungere una considerazione che, indirettamente, prendo anche dal pensiero espresso da Pizzarotti (neo sindaco di Parma), il quale in una intervista a Repubblica di stamattina si rivolge al giornalista dicendo (vado a memoria): “io mi interesso di Parma. Le cose al di fuori poco mi riguardano e penserò solo a fare solo il sindaco di Parma prendendo linfa da quelli che si sono affermati sul territorio. Aggiungendo che politicamente, lui aveva a livello nazionale non votato, votato Rifondazione e votato Radicale.” Infatti, colgo una sorta di analogia “pazzesca” (per dirla alla Grillo) con quanto dice M5S di Albano quando sottolinea che i Partiti potrebbero anche non esserci; mentre in altre righe esprime che si siamo un gruppo strutturato non come i partiti e che se si vuole potete definirci anche partito. E’ un nucleo di indicibile confusione che non viene risolto. Questo punto, anche se fosse acclarato, (ad esempio per me è così: M5S è un partito, fuori schema ma un partito) da parte dei sostenitori M5S; secondo me, come vedo nella risposta-non risposta, non c’è unicità di veduta sulla propria identità. Ma le risposte ai cittadini e alla città, quelle drammatiche e importanti, quelle sul futuro, non sono solo risposte da “costruire metodologicamente col buon senso”, sono risposte che o rispondono ad una alta condivisione dello stare insieme (democrazia, partecipazione, bene comune, armonioso sviluppo delle personalità giovanili, redistribuizione dei beni in modo equo e col metodo della giustizia sociale….ecc), oppure è la trasposizione del Civismo/Tecnicismo che ci ha dato per figlio Monti; e che ci ha defraudato del potere di scelta (sull’europa, su questa europa, sul governo, sulla crisi, su chi la deve pagare…ecc) con il (NON) ricorso alle urne.

Folla ad un appuntamento con Beppe Grillo

All’ultima risposta credo di aver controreplicato, di fatto mentre affrontavo anche altre questioni nelle considerazioni precedenti, quindi non mi dilungo.

Invece, come preannunciato, mi sento di avanzare una proposta. Lo faccio in pubblico perché il caso, e forse anche la mia pigrizia a non attivare una più approfondita ricerca, mi hanno portato a non avere un rapporto diretto – al momento – con M5S di Albano o dei Castelli. Propongo con la fruizione e le modalità che riterrete opportuno valutare, di svolgere un confronto pubblico (piazza o luogo al chiuso è lo stesso) su questi come su altri temi che vorrete indicare. Potrà essere fatto da voi e da me, se riterrete. Oppure da voi e con altri che indicherete ( ed io sommessamente vorrei essere presente per prendere la parola). Perché la somma delle espressioni critiche delle cose possono dare come risultato anche vie di uscita inaspettate.

Sempre senza sconti, ma con stima, maurizio aversa

Tessera del Partito dei Comunisti Italiani

NB: naturalmente, a me è più che sufficiente anche solo “maurizio”, ma sig. Aversa mi sembra un po’ riduttivo rispetto alle idee politiche che abbiamo cercato di elaborare come organizzazione politica marinese. Quindi, non per correggere ma per un atto di verità, ricordo che lo scritto è prodotto in quanto segretario dei Comunisti Italiani .

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pietre

la loro consistenza è fatta per testimoniare che la durezza è una cosa che oltre ad essere spiegata, descritta, temuta o ricercata; è, anche un punto fermo. Sì, la pietra ha insito nella parola che sia una cosa consistente e dura. Sarà per questo che decenni fa chi organizzava gli operai, anzi i proletari – quelli che non avevano altro che vendere l’azione possibile con le proprie braccia – ricorrevano alla semplicità degli esempi alla portata di tutti. Sarà per questo che, anche nel tempo, le parole semplici (oltre che le analisi complicate) hanno sempre affascinato gli “intellettuali organici” quelli che non si sono mai sognati di tradire la classe operaia, i lavoratori, che quindi, hanno utilizzato e divulgato i significati di quelle parole. Sia nel loro valore concreto (cosa rappresentavano e rappresentano: il martello, la falce, la pietra etc) che nel loro significato allegorico. Così ancora oggi, tra le parole in uso nel linguaggio del confronto della politica organizzata (soprattutto di sinistra), nei confronti sulle questioni prioritarie (soprattutto economiche), nei riscontri delle ipotesi e proposte (soprattutto sindacali e contrattuali), è ricorrente l’uso della parola pietra. Una delle tante metafore in uso in questi giorni, in queste ore, è “le parole sono pietre”; il pensiero è una pietra di paragone; il muro di sostegno della casa comune che si sgretola pietra dopo pietra. Chissà se Fausto Bertinotti, Franco Giordano, Gennaro Migliore e Nichi Vendola abbiano avuto modo, in queste ore di riflettere su tale circostanza. Banalmente. Il bipolarismo, sembra non sopravvivere né alla legislatura, né al duemilanove e neppure a Veltroni e Berlusconi. La crisi economica che decreta la fine degli osanna per il liberismo somiglia all’anticamera dello sfascio totale a cui dover rispondere solo col cambio di fase o di sistema ( ma senza predeterminazionismo immobile) ovvero con una alternativa sociale al capitalismo. Le forze operaie, o di ispirazione e provenienti dal ceppo del movimento operaio (inclusi i milioni di persone che non sono in fabbrica o cantiere o ufficio e sono de-contrattualizzati) hanno la oggettiva necessità di rispondere alla deriva culturale, sociale e politica in cui è sprofondata parte della sinistra. Il compito è gravoso. La via è semplice. Riunire l’idea originaria, che è moderna perché la situazione di questa fase storica ha esattamente la medesima matrice dellos contro originario: con altri nomi, altri soggetti, ma stesse conseguenze. La crisi la fanno pagare ai più deboli. I soggetti di difesa dei lavoratori e dei cittadini deboli (per esempio gli studenti o i pensionati) vengono attaccati, emarginati, svuotati. E’ semplice la risposta. Riunirsi, con l’originaria idea comunista, chiamare a raccolta i più e dimostrare che questo pensiero duro come le pietre; può essere termine e pietra di paragone per chiunque si smarrisca; basta fare riferimento ad un po’ di analisi concreta di chi sta pagando (operai, lavoratori, pensionati, studenti, migranti, donne…) di chi si sta colpendo (sindacati di sinistra, partiti di sinistra, movimenti non allineati…) di quale uscita viene proposta (presidenzialismo plebiscitario, destra arrembante e neofascista, razzismo come modello sociale…) per capire in un sol colpo che il maggior comune denominatore si deve fare con le parole che sono pietre. Con i pensieri duri e comprensibili. Ecco, questa è la fase dell’unità dei comunisti che può essere artefice della ricostruzione del solido muro della casa della sinistra fatta con le pietre di tutti a cominciare da quelle delle idee comuniste. Ecco perché l’argilla non lavorata e non cotta di Vendola e gli altri compagni rischia semplicemente di sciogliersi con la prima pioggia intanto che il Pd modernizzato non capisce più ne cosa sia una pala, né una carriola e calpesta l’argilla che non userà: figurarsi le pietre!

Fiat: “anche il sequestro politico non armato” alla francese

Fiat Piccolo acronimo dal grande e potente segno. Segno grafico imposto nel tempo della prorompente epopea industriale italiana. Segno dei tempi con la personificazione del prefascismo, del fascismo e del post fascismo comportamentale e dei costumi ed usi degli Agnelli. Segno attuale del globalismo e gigantismo apparentemente da industria primaria. In realtà da potenza economica ibrida con elevate quote decisionali (economiche, politiche, industriali perfino) in mano a finanze italiane ed estere e a banche italiane ed estere. Di fronte a questo Golia, da sempre nella pratica quotidiana, e nella memoria diffusa, nel cosiddetto immaginario collettivo, un antagonista: la classe operaia. I metalmeccanici. Ma, nel tempo, proprio perché i lavoratori sono Davide, ma non sono scemi, hanno saputo distinguere il crogiuolo delle lotte operaie, dall’insieme delle lotte dei lavoratori. Hanno evitato le sottigliezze dei camici bianchi differenti da…. Ma un po’ il clima politico, molto la grancassa padronale, hanno invogliato e fatto credere ai colletti bianchi che c’era una aristocrazia operaia da respingere. Fu la marcia di Torino e l’inizio dello smembramento dei fabbriconi in policentri che decentrarono il lavoro. Di fatto indebolirono le rappresentanze dei lavoratori, disperdendole. E polverizzarono l’universo del famoso indotto addosso ad ogni piccolo centro, di fatto regionalizzato: Melfi, Pomigliano, Cassino, Termini Imerese etc. Oggi, il Grande Disegno. Il vincente Marchionne che (sia detto chiaramente, ha avuto come unico merito quello di condividere –e non facendolo pagare al padrone- ciò che i sindacati Interni Fiat ed esterni ma del settore dicevano da tempo, il mestiere fiat è fare auto e non accumulare finanze creative!) appare agli occhi del mondo come un piccolo mago, non lo è. Per questo, il confronto e lo scontro, sia nazionale che globale, non può prescindere da questo giudizio. Altrimenti diventa (e inutilmente oltre che eticamente intollerabile) la guerra dei garantiti siti “italiani” contro quelli meno garantiti “tedeschi” e degli “americani” chi se frega. Non è così questo gioco. E non è un gioco è un dramma. Un dramma che può avere risposta solo utilizzando la stessa matrice: redistribuire la ricchezza. All’interno di questo, e solo all’interno di questo assunto, valido a Chicago, come a Francoforte così come a Melfi e Torino c’è il ruolo della rappresentanza sindacale. Sindacato che non deve scandalizzarsi delle “fratture all’interno” che sono tutt’altro segno dall’impazzimento sociale, dal luddismo, o dai sindacati gialli. Le “fratture dall’interno” possono riguardare la rappresentanza, il disagio fatta rabbia, l’asfissia degli orizzonti che il comportamento di Marchionne e c. non valutano, anzi sembra utilizzino come semi-ricatto. Questa tensione è drammatica. Hanno ragione gli osservatori della sinistra che sottolineano ciò. Ma non è pericolosa e non va strumentalizzata né per pacificare (ridicola Marcegaglia), né per disinteressarsene (col cazzo che parla il loquace piduista o l’inutile fascista governativo di turno). Parlano degli spintoni…Persino Rinaldini credo possa essere d’accordo nel dire che “vengano uno cento mille spintoni” se si fa un vero accordo industriale dalla parte dei lavoratori e togliendosi dalle scatole inutili trattative da pantomima filogovernativa. Detto ciò resta il comportamento letto come messaggio. Ai lavoratori che hanno rotto il tabù Fiom va fatto sapere a chiare lettere che il messaggio è arrivato. Che la “frattura interna” può essere sanata. Ma che i contenuti della piattaforma, la trasparenza per gestirla, i tempi per articolarla e le forme di lotte per combatterla saranno di tutti.Anche se si sceglierà il “sequestro politico non armato” come in Francia. (maurizio aversa)

massimo

massimo è il profitto che cerca ogni padrone che si appresta ad attivare la sua più grande fatica: prender una idea, renderla tecnicamente valida, irretire - per fame, per necessità, per illusione perfino - uno o centinaia di lavoratori e ricavarne il di più. Che proprio perchè i più ne cerca il massimo. Anche una scuola, una università, che sia capace di insegnare e trasmettere il sapere; e trasformare questa azione con un ritorno di nuovo sapere che si autoalimenta dell'ampliamento delle conoscenze, è il massimo di democrazia del sapere che si può auspicare. Totalmente differente dal sapere centellinato, passato sottobanco a pochi eletti; così come la possibilità di "accedere" a sminari esclusivi; a corsi riservati; a cenacoli preselezionati ad invito; questo è quello che rappresenta il massimo della divisione di classe del sapere; questo è il massimo della raffinatezza ello sfruttamento che si può mettere in campo da parte di una classe dirigente e padronale capitalistica. Ma, massimo è anche un dirigente del Pd. Un ex presidente del consiglio. Un ex segretario. Un ex capopartito e capo parlamentare. A suo dire non un ex comunista. Pensa, il massimo in questione - è questo è davvero il massimo - che sia il più comunista rimasto in circolazione. Il colorito personaggio del film di Verdone direbbe: mica so' comunista così (con un pugno alzato), io sso' communista cosììì (raddoppiando le doppie, alzando il tono della voce e tutte e due i pugni in alto!!!). Ecco, poichè questa cavolata, a parte il luogo che si prestava al gioco delle parti (una intervista comica di Crozza nel suo show), è tale che non avrà bisogno di alcuna smentita, noi vogliamo solo rivolgere un pensiero conclusivo sull'argomento Pd-comunismo: forse qualcuno lo è stato; forse anche al meglio; forse molti sono pentiti di aver buttato bimbetto e acqua sporca insieme restando solo con la bacinella unta di sapone; forse parecchi stanno pensando di riaprire una linea di credibilità a quei comunisti che sono rimasti coerenti e non si sono mossi al meglio della furbizia e scaltrezza di qualche massimo che stava di là; tutti però possono giudicare che fare cinque minuti di comunista è bello, far sembrare di esserlo e non pensarci proprio è astuto ma essere comunisti, dirlo ed agire come tali è il massimo. Tastorosso

chiave

Negli anni sessanta, per usare una metafora che fosse ben compresa dal popolo minuto (pensate sia alla scarsità di media che divulgavano notizie, così come al bassissimo taso di scolarità) Pietro Nenni, per intendere che i socialisti stavano facendo un passo per andare a governare e portare una ventata di riforme (la storia vuole che sia stato fatto con l'accordo del Pci di Togliatti) nell'esecutivo fino ad allora solo democristiani, disse questo concetto: entriamo nella stanza dei bottoni così avremo la chiave per le decisioni. E' importante la chiave. Simboleggia il possesso, ma anche la condivisione; il focolare e la casa, ma anche il paese d'origine. C'è chi, questa chiave, la vive con una simbologia ancora più drammatica, tragica. Sono i palestinesi cacciati dalle proprie terre e che ora sono esuli in Libano (come nei campi di Shabra e Chatila); in Giordania (nei dintorni di Damasco così come in tutto il paese); così come nella striscia di Gaza o in Cisgiordania. In tutte queste realtà, ogni famiglia palestinese ha appesa all'esterno della baracca, o della tenda o della situazione abitativa precaria in cui versa, una chiave. Che è insieme, la chiave materiale della casa che è stata costretta ad abbandonare e che magari ora è abbattuta. Che è anche una chiave simbolica perchè sta lì a sottolineare che l'intento e l'obiettivo della vita - insieme rivendicazione e sogno d'ogni singolo palestinese - è fare ritorno "a casa" portando le proprie chiavi. Per questo la manifestazione di sabato 29 è stata aperta, ancor prima della bandiera palestinese, da una gigantesca chiave che simboleggia questo sogno-diritto. Oggi, poi, a pochi giorni dal documento internazionale firmato a Damasco sul diritto al ritorno; questo simbolo ha maggior forza di diritto perchè sotto l'egida internazionale si è scritta una importante pagina per ogni rifugiato in esilio, a maggior ragione proprio per il popolo palestinese, in quanto è stato riconosciuto il diritto al ritorno. tastorosso

contenuto

di una bottiglia o di una busta tetrapak di latte è il latte. E, solitamente, quando voglio acquistare del latte, pur avendo preferenze tra vetro o tetrapak o pet o plastica, mi è abbastanza facile decidere di prendere l'uno o l'altro involucro in quanto ciò che mi fa decidere è il contenuto, il latte stesso. Allo stesso modo, se nello scompartimento del lattaio o del supermercato trovo tante bottiglie tutte insieme, o tante marche di bottiglie tutte insieme, ovvero solo un paio di tipologie del latte che sto cercando io, ciò che mi farà decidere quale acquistare è quel latte che piace a me. No, non sono impazzito, nè devo proporvi il tre per due alla coop. E' semplicemente che questo banale esempio su contenitore e contenuto mi è venuto in mente dopo aver letto l'agenzia stampa della Dire in cui vari esponenti del Pd, in primis Tonini - braccio e mente destri di Veltroni - che spiegano cosa e perchè lo faranno a proposito dello sciopero del 12 dicembre. Bene, Damiano, l'ex ministro, ex segretario della fiom, ha detto che anche se il Pd, suo partito, che dirige con altri, non partecipa nè aderisce, conta di stare lì al fianco degli operai. Al contrario, Tonini, ritiene sbagliato lo sciopero, sbagliato aderire, sbagliato partecipare. La chicca è la motivazione: perchè siccome lo promuove un solo sindacato, la Cgil, il Pd non vuole essere o fare da cinghia di trasmissione. Ed ecco il punto. Sia Damiano che Tonini, ci hanno parlato del tetrapak e della bottiglia. Ma del contenuto? Le motivazioni dello sciopero: contro il governo e contro i padroni (in verità la Cgil è stata pure timida nei manifesti, perchè ha chiamato a raccolta contro ...la crisi) sono o non sono condivise? Piace questo contenuto o no? Compagno Damiano se quel contenuto lo condividi non è una cosa da poco ricevere una sportellata in faccia dal tuo partito: è roba da mandarli al diavolo e cambiare collocazione (oppure è opportuno, per te restare? Appunto da opportunista?). Fratel Tonini, sii più esplicito, senza nascondere la linea del Pd dietro il tetrapak: tu non partecipi perchè la linea politica che esprimi in questo contenuto è pari a quella del governo e dei padroni: allora, con chiarezza mandaci al diavolo, a noi che saremo in piazza il 12 dicembre. E noi, ma anche gli altri lavoratori avranno più nitida l'immagine di fronte di chi sta con chi. E soprattutto dove sta nascosto l'amico del giaguaro. Il contenuto è il contenuto, la bottiglia è la bottiglia, specie quando è vuota. tatsorosso

sommarietto 22 novembre

qui sotto, per il "moderno vocabolario politico-sociale" abbiamo aggiunto il tema "parte". Nelle pagine sopra la testata abbiamo arricchito di notizie e commenti i contenitori "Editoriale", "Internazionale" e "Bandierrossa". Nella prima pagina ciò che vedete anche in evoluzione, perchè, come possiamo, aggiorniamo con contributi "catturati" altrove, o giunti ad arricchire da singoli e soggetti sociali, o da noi sollecitati. Ultima nota odierna, per chi legge da Castelli romani e Lazio, stiamo partendo con la pagina specifica (sempre sopra la testata) Castelli.

parte

la realtà delle cose, nella società occidentale, non ha armonia. Per lo più è divisa in due parti. Una parte che sfrutta e cerca alleanze, connivenze, sodalizi, complicità tutta volta a soggiogare un'altra parte che è solidale, debole e che cerca di resistere allo sfruttamento. Anzi ad opporsi ad esso e se vi riesce anche a smantellare lo sfruttamento stesso. Per lo più i capitalisti, molti corrotti, la stragrande maggioranza degli opportunisti, i padroni antelitteram ed i padroncini autoillusi di essere i padroni-capitalisti sono in questa parte. I lavoratori, i precari, i senza lavoro, gli artigiani che soffrono la doppia condizione di essere piccoli imprenditori imprigionati nel sistema ma che non vogliono sfruttare i propri addetti, chi opera nel sociale, è nella seconda parte. Per lo più i referenti politici della prima parte sono le attuali forze del governo guidato dal piduista Berlusconi (ma spesso a costoro va bene qualunque direzione filo governativa e filo potere), ma anche gli oppositori (loro malgrado) della destra, ma anche buona parte della attuale opposizione parlamentare (siano essi i dipietristi che i veltroniani). Al contrario, la seconda parte fa quasi tutta riferimento alla attuale sinistra extraparlamentare e a quell'arcipelago di sociale e movimento di idee ribelli e di comunisti non ancora ben organizzati. Ora per rendere le cose chiare, semplici, visibili e, quindi, costringere ognuno di noi che potrebbe essere debole, se solo, di fronte all'arroganza e alla prepotenza degli sfruttatori occorre fare una basilare operazione verità sulla parte e su ognuno. Ognuno ha il diritto di stare dalla parte che crede lo rappresenti: ma deve chiaramente essere riconosciuto che quella prima parte lo iscrive nella parte degli sfruttatori, dei capitalisti, dei padroni e delle destre. Così come, chi si crede di essere di sinistra, progressista, anticapitalista e contro gli sfruttatori non ha alibi di sorta, la sua parte è la seconda. Ora che per parte in commedia qualcuno si mascheri e si faccia gli affari propri, è umanamente comprensibile; un po' da fessi e francamente incomprensibile è reggere il moccolo e fare la clacque a chi mischia le carte fregando i più. Perchè, l'ultima cosa ce lo testimoniano i numeri, la prima parte basa il proprio inganno sociale e politico facendo credere ad ognuno che comunque potrà far parte del giro (degli sfruttatori e potenti ed averne i privilegi), ma non è così. Al di là dell'etica, che a nessuno di costoro frega nulla, è certificato che l'espansione della ricchezza nelle classi medio alte è aumentata per le altissime (euromultimilionari), ha fatto un piccolo balzo (circa 20.000 famiglie in tutta italia negli ultimi anni) per le classi medie (euromilionari) ed invece si è ristretta per la classe media (i benestanti che hanno proprie attività e proprietà). Ecco allora che la parte inconsapevole che si affida alla parte prima e alla destra governativa forse si sta fregando da sola. Ed ecco dimostrato che chi affida alla parte seconda pensando di garantirsi con gli oppositori comodi (Pd, Idv) si troveranno ugualmente turlupinati. Quelli che non hanno nulla da perdere e che sono già sostenitori della parte sana della società possono essere il solo punto di riferimento. Per rimettere, se non altro, le cose in chiaro e dare ad ognuna il proprio nome: i padroni sono padroni, la destra è destra, la sinistra è contro lo sfruttamento e il cambiamento nasce dalla lotta dell'opposizione sociale e politica non dai minuetti del teatrino gelliano. Quindi le due parti, in realtà vanno interpretate non come di quà e di là fittizie ma come sopra e sotto, e destra e sinistra: e la nostra scelta rivoluzionaria è far coincidere chi sta sotto con la sinistra. Allora il blocco sociale e politico potrà proporsi come parte della società che rappresenta gli interessi di tutti: contro solo gli sfruttatori. tastorosso

sommarietto 18 novembre

E' allarmante l'assenza di notizie certe di quanto stia accadendo in Palestina a Gaza, per questo nella pagina Internazionale vi diamo qualche elemento in più di quanto Israele non dica e non permetta di sapere dalla stampa che caccia via. Dure accuse ai dirigenti Thyssen. Ha ragione il pm Guariniello ad affermare che forse nel paese si può realizzare una svolta sulle responsabilità per le morti da lavoro. Purtroppo con una giornata già funestata, oltre che dal dolore deif amiliari della Thyssen, anche dalle vite bruciate a Sasso Marconi. Il governo, intanto, è intento ad attivare il gioco delle tre carte per far assistere alla prestidigitazione del piduista capo dell'esecutivo che alla fine dirà: qui investiamo, qui togliamo e per far star buoni i sudditi a fine anno gli diamo un contentino che ci facciamo restituire con qualche prelievo fantastico del giocoliere Tremonti. Non solo governo; la grande sorpresa nel suo proporsi più democristiano di Casini, ormai Fini è lanciatissimo. O pensa che Berlusconi ne abbia per poco e quindi accelera; oppure pensa che più va veloce ora meno conti pagherà elettoralmente...ma noi, impertinenti, gli ricordiamo la foto di famiglia fornitaci dal Mercante di Venezia.tastorosso

solidarietà

la prima solidarietà importante che viene alla mente è quella dei due testimoni che, in quella magnifica terra di civiltà e di cultura che è l'emilia romagna, in presenza di criminali con la tara razzista che hanno dato fuoco al più inerme degli esseri umani, un senzacasa senzalavoro senzafamiglia, non ci hanno pensato su un attimo e sono corsi a collaborare per punire i colpevoli del gesto criminale. Solidarietà è quella che viene in mente verso gli operai ed i lavoratori e dipendenti dell'Alitalia che attivano il fronte del no. Perchè sono lì, mi ha scritto un compagno, in quanto non possono non dire no al nulla che gli viene prospettato. E' così. E allora l'altra solidarietà è quella dirimpetto a tale situazione e che salta subito agli occhi. Quella che dovrebbe garantire ogni forza che si richiama al sindacalismo e ai diritti del lavoro. E cosa distingue una piccola comunità di difensori dei propri diritti ed interessi rispetto ad una grande forza sindacale? E' la solidarietà che quest'ultima deve essere in grado di esercitare svolgendo perfino un ruolo - oltre che rivendicazionista - anche di compensatore sociale. E cosa sta compensando la Cisl Ricerca e la Cisl scuola, quando abbandona a se stessi quei genitori che si battono per non smantellare la parte di scuola che garantisce diritti e non rinuncia al diritto allo studio (inclusi atti solidali di diritti universali riconosciuti ed applicati come quello dell'integrazione tramite l'istruzione)? Cosa sta compensando quella Cisl quando non è più al fianco dei ricercatori che denunciano periodicamente da giornali e schermi televisivi che per fare quello che amano ed in cui riescono meglio - tra l'altro con molto vantaggio per il paese e per qualche azienda capitalista italiana - devono recarsi in parti dell'occidente dove vengono apprezzati, pagati, spremuti e poi o integrati al sistema in cui si trovano o rispediti a casa? Cosa sta compensando ed in quale stile solidale quella cisl che vedrà solo dalle finistre sfilare la grande manifestazione degli studenti medi ed universitari che si sta preparando per il 12 a Roma? E quale solidarietà Cisl e Uil nell'incontro con il cappello in mano ed il capo chino chiamati dal capo piduista del governo hanno potuto esprimere se non quella verso la Marcegaglia che era lì a chiedere e ordinare che i padroni fossero aiutati, e la segretaria del sindacato fascista ripulito pronta ad incassare solidarietà politica per appartenere ai vincitori (alla faccia dell'accusa di gestione "politica" della Cgil della fase contrattuale attuale)? Ecco la solidarietà è una delle chiavi che muovono l'appartenenza alla cultura italiana fatta di quotidianità e di frequentazione condivisa verso chi ha bisogno di aiuto, di sostegno, di forza morale e materiale da mostrare in frangenti difficili (una lotta, una esclusione sociale etc). Per questo il quesito, oltre quello pubblico che può sempre essere urlato come denuncia, sulla solidarietà mancata, ogni sera che Bonanni fa ritorno a casa e, oltre che da sindacalista, anche da buon cattolico, sarà abituato a farsi esame di coscienza, come si porrà la domanda?: quanto ho fatto contento il padrone e il governo per essere stato solidale col più forte? Oppure, quanto sono stato solidale col pubblico impiego avendoli convinti che a fronte di più di cento euro di ogni contratto fin qui firmato, il loro è proprio buona cosa averlo siglato a 70 euro lordi? Oppure, ancora, si chiederà quanto sono stato solidale con la Uil e l'Ugl per aver messo all'angolo la Cgil. Un po' come voleva un pezzo di Pd, tutta l'Udc e buona parte del Pdl per trattare le posizioni di sinistra (anche sindacali) come "radicali" perchè appartenenti a forze vicine agli "extraparlamentari" ed ai comunisti, cioè quelli da cancellare? Bonanni, complimenti per la genuflessione al piduista intanto che ti facevi servo del padrone e crumiro coi lavoratori: l'unica solidarietà che possiamo offrirti, oltre quella del rinsavimento politico-sindacale, è di consigliarti di non farti vedere dalle parti dei lavoratori in lotta. tastorosso

lavoro

In tre notizie che riportiamo di seguito, Obama, Napolitano e Lula, e la produzione Istat, c'è un condensato di cosa diavolo sta accadendo all'economia. All'economia capitalistica. A questa parte di mondo che noi abitiamo e che dobbiamo il più presto possibile iniziare a rivoltare sottosopra se non vogliamo impazzire delle cose che potremmo pensare. La chiave è il lavoro. Questa nostra società capitalistica ha prodotto (tramite il lavoro sfruttato che ha arricchito pochi capitalisti) una immensa quantità di beni che non sa più a chi dare. Intendiamoci il problema sarà, da qui a quando lo sapremo affrontare, anche come far coniugare un lavoro (possibilmente piacevole e poco alienante) e il prodotto di questo impegno dell'ingegno, del tempo e della fatica umana. Intanto però il dato è che le macchine, le automobili hanno riempito buona parte del pianeta da noi calpestato. Le cementificazioni per case, palazzi, paesi e città ha distrutto un bel po' di spazio non riproducibile e lasciato la vecchia edilizia per lo più abbandonata a se stessa, tutto ciò ha prodotto lavoro. Ma questi frutti sono diventati non alla portata. Allora, la fertile mente del capitalista, che pensa sempre che al mattina di casa esce un furbo e un cojone, ha inventato i subprime. Cioè, non ce la fai a comprarti la casa col mutuo perchè non hai garanzie (ha detto e fatto Bush, che guarda caso ha nella famiglia grandi interessi con l'immobiliare internazionale Carlyle), non ti preoccupare. Noi inventiamo una carta (futures) che diamo alle banche che riceveranno soldi per clienti che le acquisteranno e che guadagneranno sopra essa quando tu finalmente pagherai il tuo debito. Insomma la vendita della dilazione di pagamento di un debito che era già un mutuo. Accade che 5.000.000 cinque milioni di famiglie non ce la fanno a pagare il mutuo e allora si corre ai ripari. Bush, e tutto il capitalismo occidentale hanno la trovata. Il lavoro non c'è. Allora lo stato (ogni stato) può pagare quei debiti alle banche che si trovano in mano carta straccia che vengono rivendicate come soldi dai creditori (tra cui Bush e tutti quelli che con banche, finanziarie e immobiliari hanno a che fare nel capitalismo occidentale imperante). E cominciano a frullare somme da capogiro. 700 miliardi di dollari mettono sul tavolo gli States. 2-3-400 i vari stati europei.Sempre per pagare soldi che hanno valore di carta straccia e carta straccia che assume valore di soldi. Bisogna interessare il Fondo Monetario Internazionale etc. Ma nessuno ancora ha tirato fuori come priorità il lavoro per chi non lo ha così da metterlo in condizione di provvedere a se stesso. Ed eccoci alle tre notizie. Obama, saluta la vittoria e dice che salvaguarderà ed interverrà per sostenere la classe media. Poi penserà anche ai ceti più deboli. Alla faccia della logica e dei valori cristiani sventolati. Prima si pensa alla classe media e poi ai più diseredati..se ce l'avranno fatta a resistere. Lula dice a Napolitano, guarda che così "compagnero" non va. Il G8 deve pensare alla parte di mondo che sta galappando verso il progresso economico, tecnologico, sociale. Tutti i grandi si devono misurare con noi e distribuire meglio le ricchezze e le risorse del pianeta. E' un po' il risvolto, non ancora affrontato, delle cose e della qualità e quantità da produrre. L'Istat, che analizza con numeri crudi ogni cosa, e quindi anche il lavoro, per quanto riguarda il nostro paese decreta che peggio di così stavano dieci anni fa. Alla faccia del progresso capitalista. Intendiamoci, non è che c'è un marziano che nel frattempo si è istallato sulla terra da altri mondi e sta rubando il nostro lavoro, i nostri soldi ed i nostri beni. No, semplicemente ci sono una serie di appartenenti al capitalismo occidentale (sempre quelli che operano con finanze e spostamenti di crediti tra banche e immobiliari, che magari stanno al governo o partecipano a salvataggi di aziende italiane che hanno bisogno: a proposito è ottimo l'impegno di Caltagirone per l'Alitalia; coincidenza tra i beni di Alitalia ci sono ettari ed ettari di terreno tra la magliana e Fiumicino) che stanno arricchendosi in modo spropositato, facendo storcere il naso perfino a gente col pelo sullo stomaco (cribbio, ha detto il piduista Berlusconi, capo del governo, è ora di finirla con queste speculazioni finanziarie. Se lo dice lui...).Ecco allora che i milioni di euro che vengono dichiarati per essere impiegati qui o là, non potranno non partire, ed ogni poverocristo avrà il diritto di urlarlo a squarciagola, dalla salvaguardia dei servizi, del lavoro sano e produttivo che c'è, anche se a pagare (per una volta, con minor guadagno non con la bancarotta o il suicidio) sarà qualche capitalista. Dal lavoro, ricominciare dal lavoro, questa è la chiave, modificando, già ora le produzioni inutili là dove ci sono ed utilizzando tutte le tutele sociali per garantire un minimo di vita dignitosa per tutti. Tastorosso

sociale

è emergenza sociale se si possono certificare, cioè riconoscere come esistenti, sette milioni e mezzo di poveri nel nostro paese. E' questione sociale preminente, per tutta la società italiana, il fatto che migliaia di famiglie, molte monoreddito, sono restate, stanno rimanendo o rimarranno senza una delle entrate principali economiche per le fabbriche che chiuderanno ed i posti di lavoro che verranno meno. E' incazzatura sociale, il movimento diffuso ormai in mille rivoli di lotte locali, regionali, distrettuali, settoriali, nazionali che stanno prendendo piede come arma di denuncia e di richiesta di misure da adottare in tutto il paese da parte di impiegati, lavoratori, operai, stagionali e giornalieri. A conferma della valenza generale dei temi dell'istruzione, della ricerca e della formazione delle nuove intelligenze che guideranno il paese, è stato giusto che i protagonisti dell'Onda studentesca, si siano recati nel parlamentino della Fiom, motivando che per coincidenza della questione sociale che li abbraccia, è bene che d'ora in avanti le lotte di studenti e operai si facciano insieme. Sociale, potrebbe essere un intervento mirato a tutelare (letteralmente, con una tata) il presidente del consiglio che riesce ogni volta che pensa di essere originale a fare più danni di un elefante che faccia piroette in un negozio di cristalli. Assolutamente di rilievo sociale sono ormai le inquietanti presenze politiche che i grupposcoli fascisti sparsi nel paese, cercano di far passare come "normali" al solo fine di non garantire più agibilità democratica alla vita istituzionale e politica del paese di tanti giovani democratici. E', sindacale, politico, economico, e, finalmente, sociale, la decisione della Cgil - e cisl e uil in quanto sigle facciano quel che credono -di indire al più presto lo sciopero generale in tutto il paese. Ribadiamo è risposta economica e sindacale, ha indubbi aspetti politici, ma è sicuramente, in questo periodo, il più grande intervento sociale che si potesse ipotizzare. maurizio aversa

nessuna

Sembra che il sessanta per cento degli aventi diritto al voto abbia partecipato alla elezione del nuovo presidente degli States, Brak Obama. Quindi della poco più della metà, di tutti quelli che avrebbero potuto, in qualità di cittadini, andare ad iscriversi, due ogni tredici hanno esercitato il diritto di voto. Per spiegare con cose di casa nostra: è come se dei 23 milioni di elettori, una parte, circa 12 milioni si vanno a prenotare per esercitare il diritto. Di questi solo 8 milioni vanno effettivamente a votare. Tra i quali, il 52 per cento ha scelto il candidato vincente. Quindi 4,5 milioni. Cioè, l'Italia sarebbe governata da una forza capace di suscitare consensi tra il sette-otto per cento di tutta la popolazione. Questo è stato l'esercizio formale, per dire di altro, della applicazione delle regole democratiche del più grande paese nel mondo occidentale che vuole recarsi in ogni dove ad "insegnare" i valori e le regole della democrazia. Ma Tocqueville non ha proprio nulla da dire? Nessuna remora dunque che tutti i fulminati sulla via di Damasco, pur non essendo nessuno Saul, si siano sbracciati per certificare l'evento storico. Nessuna regola od idea per quanto di spessore o per quanto di retaggio storico(nel senso dei secoli trascorsi) può davvero accreditare, se non fermandosi alla superficie, l'appellativo di storico a quanto accaduto oggi. Nessuna meraviglia, immagino, susciterebbe in alcuno se nel comune xy sperduto in Italia, si venisse a sapere che tutte le amministrazioni che si sono succedute dal dopoguerra ad oggi, con varie formazioni politiche e con ricambi continui, hanno datocome risultato della assenza totale di nepotismo, raggiri, abusi d'ufficio, appalti pilotati e porcherie simili. Nessuna meraviglia tranne che dire, vi siete decisi ad essere normali!. Ecco, è quanto è accaduto negli immaginifici Usa, dove un presidente eletto, solo per il fatto di essere afroamericano, invece che latino o indoeuropeo abbia potuto esultare "Siamo gli Stati Uniti la nazione dove tutto può succedere". Cioè, quindi, anche essere normali. Ce l'avete fatta. Cominciate a mettervi a paro. Che i vostri retaggi, che nessuna politica progressista (mica comunista) vi ha mai richiesto, ha avuto per lascito il germe del razzismo di ritorno in europa e nel nostro paese. Nessuna meraviglia dunque che i veltroniani abbiano immediatamente mutuato usi e costumi di Kojac per festeggiare. Va bene motivare che vi chiamate allo stesso modo, va bene che una festa illusoriamente sognata da voi autosufficienti vi era rimasta "in canna"; però se proprio volevate festeggiare l'accortezza di non farlo al centro del centro quasi elitario potevate sceglierla. E, comunque, nessuna, nessuna pietà per l'orribile scelta kojachiana di offrire ciambelle e caffè americano invece di fette di pane, porchetta e vino dei Castelli.

centralità

Un governo, quello guidato dal piduista Berlusconi portatore non sano di giganteschi conflitti di interesse, che tiene in modo particolare a dividere il fronte sindacale con prebende e ammaliamenti, tutto nonostante la propria indiscutibile attuale forza politico-elettorale, in verità non avrà paura della crescita di coscienza che sta riaffiorando nella società per la centralità del lavoro? Una classe padronale che ha al proprio inetrno e nelle organizzazioni che esprime quei padroni che volevano prendere a calci in culo i sindacalisti che sarebbero andati "a rompergli i cogl..", così come quelli che hanno teorizzato circa l'ineluttabilità della tragedia Thyssen o - addirittura - della richiesta di risarcimento danni ai morti nel silos della umbria olii di Campello sul Clitunno, in realtà non hanno tutta questa libertà di manovra perchè non è più visibile la centralità del lavoro e non si vede ancora bene il profilo della nuova moderna centralità del lavoro? I giovani comunisti che nel movimento per la scuola contro la Gelmini pensano a gestire un centro di mutualità concreta come è l'aiuto giuridico per le imbecillità delle direttive da questurino che il ministro dell'interno emana sulle occupazioni, non sono complementari alla proposta di Gianni Rinaldini che annunciando losciopero generale lo vede come costruito e realizzato assieme al movimento degli studenti, ed ambedue non sono la rappresentazione visiva della nuova moderna necessità di dare vita ad una nuova centralità del lavoro? Lavoro come espressione umana, come mezzo di sostentamento e di contribuzione alla società delle proprie capacità da condividere; lavoro come rappresentazione in acrne ed ossa delle persone, gli operai ed i lavoratori che ne sono gli artefici primi; lavoro come nuovo lavoro, nelle modalità di espletamento - quando volontario è fattore di positività - e nelle dinamiche di nuovo sfruttamento come il precariato e la parcellizazione inerente che colpisce soprattutto giovani, donne ed espulsi da precedenti cicli produttivi. E tutto ciò non è denuncia, necessità manifesta di una nuova centralità del lavoro, dei lavoratori salariati? E chi se non il riconoscersi in classe, classe lavoratrice, classe operaia ci dà l'immediatezza della risposta alla richiesta di centralità? Chi se non l'organizzazione dei lavoratori, fatta dai lavoratori, pensata, guidata, diretta dai lavoratori è garanzia di questa rinnovata centralità? Chi se non un partito comunista ri-costruito qui ed ora, qui nel nostro paese e ora nel duemilaotto è la risposta più moderna per far partire valori sociali e salvaguardia per gli individui liberi è la risposta per ripartire dalla centralità del lavoro e dell'umanesimo sociale nel nostro paese? Tastorosso

Oppure

Oppure hanno ragione le assistenti di volo che non hanno firmato l’accordo perché è davvero umiliante, oltre che materialmente impossibile, far coincidere dei tempi di lavoro “asettici” come se gli orari di vita non comprendessero la cura delle persone congiunte o presenti in casa. Oppure si deve fare proprio come hanno fatto il sindacalismo alternativo e la Cgil Funzione Pubblica che hanno mandato a quel paese il governo e Brunetta che irresponsabilmente e disumanamente ha fatto finta di non sapere che 40 euro nette in due anni sono meno di una elemosina non proposta a nessun altro contratto affrontato fino ad ora (dove ci si è orientati, anche se insufficienti per la crisi, attorno alle 100-120 euro annui); così come ha taciuto che dei 2 miliardi impiegati lo scorso anno ne prevede meno della metà per i prossimi due. Oppure hanno ragione i lavoratori che si indignano e che vogliono raggiungere ben altri risultati a fronte di una economia che si presenta come “capitalismo in difficoltà” in cui occorre tirare la cinghia e quella a cui vengono aggiunti i buchi per restringere è sempre quella dei lavoratori mentre le Banche – per le operazioni della finanza, dell’economia di carta -, trova ampia disponibilità nelle casse Bankitalia. Cioè la nostra banca nazionale. Quella stessa a cui attinge il piduista Berlusconi per i suoi giochi finanziari affidati alle innumeroveli presenze societarie nazionali e internazionali e multinazionali tramite figli, parenti, amici e sodali. Oppure hanno dalla loro parte la ragione della storia e degli avvenimenti coloro che gridano allo scandalo per il fatto che il consegnatario della tessera P2 numero 1816, Licio Gelli, benché ai domiciliari, benché vecchio e malandato, stia ancora lì a blaterare per tifare Silvio Berlusconi. Oppure abbiamo ragione pure noi che gli abbiamo dedicato lo sdegno di Sonia Alfano, il grido di Paolo Bolognesi ed il nostro schifo con uno sputo in faccia. Oppure tutto questo non è sufficiente se non ci unisce, come comunisti, per dare coraggio e speranza alla sinistra che aggregando le forze democratiche ricacci nelle fogne il lordume fascista, i mestatori che operano nell’ombra e finalmente prospettino un approdo della società che superi lo sfruttamento, che superi i disvalori, che superi il capitalismo come ci ricorda Paolo Ferrero nel bel documento redatto oggi. Tastorosso

MENTRE

Mentre poliziotti e carabinieri disattenti si facevano distrarre dai mille colori della pantera ritornata, e dai ruggiti di un movimento di lotta che non ci stà a finirla così, quarantaquattro fascisti manganellatori - ci sarà l'accusa di vilipendio per questi incolti che hanno dipinto i colori della bandiera sui loro vigliacchi bastoni? - la facevano quasi da padroni. Ma la giovane pantera non è un micetto. Quindi prima ha respinto l'assalto ed in seguito ha destinato le proprie energie a continuare la propria lotta, fatta di manifestazione e di ricerca del consenso contro un governo che "governa" i propri sondaggi come un pastore le pecore. Mentre gli studenti lottano, le fabbriche chiudono. Perchè la famosa colonna portante dell'economia italiana fatta da piccole e medie imprese, è lesta a chiedere ed ottenere prebende, esoneri, finanziamenti, commesse pubbliche ed altro, così come è sveltissima a chiudere aziende - anche quando sono sane - mettendo sul lastrico migliaia di famiglie. Perchè il succo del mercato capitalistico è che servono le mani libere (più mercato e meno stato hanno gridato all'ossesso Comunione e Liberazione, poi i socialisti craxiani, poi la confindustria, poi il loro governo servo del piduista Berlusconi), infatti hanno ottenuto denari pubblici (cioè di tutti noi) per salvare iniziative e fondi finanziari privati (cioè i loro) e non avere così più un euro per scuola, ambiente e lavoratori (cioè le cose che interessano noi). La conclusione è che mentre accade tutto ciò, sarà bene che chiunque stia lottando per qualche giustizia sociale da rivendicare, agisca anche sul piano politico. Ricordando contro chi si sta lottando oggi, mentre l'informazione è manipolata; domani, mentre i poteri forti tenteranno di anestetizzare qualunque spinta sociale e culturale e - appunto - politica da cui tutto ciò potrà derivare; e perfino in un futuro più lontano, mentre le forze di sinistra e di progresso, a cominciare dalla forza comunista, saranno nuovamente l'unico approdo sicuro per coniugare libertà con giustizia sociale. tastorosso
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