t a s t o r o s s o

Home » ambiente e nucleare » QUELLA SERA SERA A MILANO ERA …PIOGGIA. MA LA POLITICA E L’UNITA’ DEI COMUNISTI E DELLA SINISTRA ERA PRESENTE.

QUELLA SERA SERA A MILANO ERA …PIOGGIA. MA LA POLITICA E L’UNITA’ DEI COMUNISTI E DELLA SINISTRA ERA PRESENTE.

luglio: 2012
L M M G V S D
« Giu   Set »
 1
2345678
9101112131415
16171819202122
23242526272829
3031  

Enter your email address to follow this blog and receive notifications of new posts by email.

Segui assieme ad altri 32 follower

A PARTIRE DALLA PIATTAFORMA FIOM COSTRUIRE L’UNITA’ DELLE FORZE COMUNISTE, DI SINISTRA E DEMOCRATICHE.

Dai “ Comunisti in Festa”, a Milano, una proposta concreta di lavoro unitario

Venerdi 6 luglio, Milano. Lungo le strade che portano alla Cooperativa Labriola, sui piloni, sui cancelli, in via Falk, s’innalzano le bandiere rosse e comuniste del PdCI. Dopo tanto caldo, d’improvviso, in questo venerdì, si leva un vento impetuoso e la pioggia si rovescia violenta sugli spazi dei “Comunisti in Festa”. Piove sulla cucina, sui tavoli imbanditi, sullo spazio “musica e spettacoli”. Piove, ma le compagne e i compagni non smettono di lavorare, di servire la cena negli spazi coperti (ottime le penne alla Norma, siciliane, cucinate dal compagno-professore Wladimiro Merlin, milanese!). Il vento porta via ogni cosa e i dirigenti e i militanti della Federazione PdCI di Milano debbono ancor più correre, organizzare, impegnarsi. Le bandiere con la falce e il martello, zuppe d’acqua, si piegano su se stesse ma non cedono, ed è la metafora esatta della fase difficile che vivono i comunisti. Il vento, la pioggia, sono intensi, ma la Festa è ancora piena di cittadini, di milanesi, di un piccolo popolo (bagnato) di sinistra e comunista.
Alle ore 21.00 è previsto il dibattito. Si tiene ancora? Certo che si tiene! Di corsa, sotto gli scrosci d’acqua, i compagni trasferiscono le sedie, le bandiere, i tavoli, i microfoni in uno spazio coperto; al microfono sono chiamati i relatori, dispersi nel diluvio; più volte è diramato il messaggio che il “confronto a sinistra” si terrà lo stesso, anche nell’inclemenza del tempo. Tra i tavoli, nella Festa, i militanti avvisano – uno ad uno – i commensali, i compagni, gli amici, che “ il dibattito sta per iniziare”. E alle 21.45, in ritardo di tre quarti d’ora ma miracolosamente, il dibattito inizia.

Il titolo è chiaro: “La crisi e il governo Monti. Quale unità, quali prospettive per la sinistra? ”. Wladimiro Merlin, della Direzione Nazionale del PdCI, lasciate le vesti del cuoco, introduce la discussione. “ La crisi –dice Merlin – colpisce in modo ormai violentissimo le condizioni di vita dei lavoratori. E’, probabilmente, la crisi più profonda della storia della Repubblica. In fabbrica si soffre particolarmente, poiché il padrone è tornato ad essere quello, spietato, dell’ottocento; un padrone senza più freni e paure, pronto a levare in alto la frusta dell’ordine capitalista e del ricatto padronale. Ma il disagio, le sofferenze degli altri lavoratori non sono da meno; io insegno – continua Merlin – e posso testimoniare come la durezza della fase si riversi con uguale violenza anche sui professori, sui lavoratori della scuola. La scuola è oggi uno dei punti alti dell’attacco capitalista ed è come se il governo Monti, proseguendo il progetto di destrutturazione avviato dalla Gelmini, facesse l’occhietto al capitalismo italiano, notoriamente incurante, ostile all’investimento culturale, scientifico, tecnico. La miseria dilaga – continua Merlin – ed il processo di depauperrizzazione va di pari passo a quello di consunzione degli assetti democratici conquistati dalla lotta di Liberazione e dalle grandi lotte per la democrazia, i salari e i diritti condotte dal PCI e dalla CGIL per tutti gli anni ’50, ’60 e ’70 in questo Paese. Ciò che serve è chiaro a tutti: l’unità delle forze comuniste, di sinistra e democratiche; un programma che liberi il popolo italiano, la classe, dalle catene di Maastricht, dal dominio della BCE e apra la possibilità dell’ alternativa, che ci porti ben oltre il governo Monti e oltre il liberismo selvaggio che vuole imporci il FMI e la BCE. Ma quest’unità tra forze comuniste, di sinistra e democratiche, pur così palesemente necessaria, non è facile a farsi. Questo è il tema di questa sera. Queste sono le questioni che poniamo ai nostri oratori, ai nostri ospiti. E, proprio per tutto ciò che ho detto, vorrei innanzitutto sentire Enrico Ceccotti, responsabile nazionale delle Politiche industriali del PD, un “braccio” del Dipartimento nazionale Lavoro del Partito democratico”.

Al dibattito organizzato dal PdCI milanese partecipano i rappresentanti nazionali di SEL, dell’IDV, della Federazione della Sinistra e, dunque, particolarmente atteso è l’intervento del dirigente nazionale del PD, “ un dirigente vicino all’ala socialdemocratica, di sinistra, di Fassina”, si sussurra tra il pubblico. E “il compagno Ceccotti” non delude le aspettative. “ E’ del tutto evidente – afferma il dirigente PD – che siamo di fronte ad un tentativo scellerato della grande speculazione finanziaria – internazionale e nazionale – volto a subordinare a sé l’economia reale, quella produttiva, industriale. Com’è vero che siamo di fronte a politiche, persino a ordini secchi, dell’Unione europea volti ad imporre nel nostro continente un ordine neoliberista duro e antipopolare. In questo quadro generale il debito pubblico italiano era e rimane un macigno enorme da cui liberarsi. Questo è stato ed è ancora il compito del governo Monti che, tuttavia, ha portato avanti questo disegno imboccando una sola strada: quella del sacrificio delle masse popolari, escludendo dal contributo solidale le grandi ricchezze, le grandi fortune. E’ chiaro che, dopo il governo Monti, non potrà esserci un altro governo Monti, ma – come afferma lo stesso Bersani – dovrà formarsi un esecutivo come espressione politica di uno dei due poli politici italiani: o centro destra o centro sinistra. Naturalmente, noi ci stiamo battendo affinché vinca una nuova coalizione di centro sinistra e democratica, capace di uscire dalla crisi, dal debito, dal “pericolo Grecia” e – insieme – di redistribuire il reddito alle masse popolari. Capace, anche, di rilanciare una politica industriale che sostenga l’impresa e rilanci il ruolo pubblico nel progetto economico generale.”

Tino Magni, segretario regionale SEL della Lombardia, già dirigente nazionale della FIOM, tenta un volo alto: “ Bisogna partire dalle questioni strutturali, altrimenti non riusciamo a capirci, a capire. Ciò che caratterizza la fase è una crisi classica di sovrapproduzione; il sistema macchinico capitalista è oggi in grado di produrre molto, molto di più di ciò che i mercati possono assorbire; come sappiamo, ciò richiederebbe, oggettivamente, una diminuzione generalizzata dell’orario di lavoro e un aumento dei diritti e dei salari, al fine di riaprire i mercati interni, cogliere l’obiettivo di ridurre drasticamente la disoccupazione e l’inoccupazione e rimettere in moto un circolo economico virtuoso, capace di ridistribuire la ricchezza. Tuttavia, ciò è impossibilitato dalle attuali contraddizioni intercapitalistiche internazionali, dalla natura di fase del capitalismo ( feroce nella ricerca del profitto fino alla rinuncia pregiudiziale, dogmatica, del compromesso con il lavoro) e, per i popoli europei, dalla totale inclinazione iperliberista dell’Unione europea. Ha ragione il compagno Merlin, che ha introdotto: occorre l’unità delle forze di sinistra e democratiche; occorre che in Italia si superi non solo il berlusconismo ma, ora, anche il “montismo”. Lo diciamo, specialmente, al PD, al compagno Ceccotti che è qui con noi, stasera: il PD ha una responsabilità grande e grave per la difesa della democrazia e per il rilancio di una politica riformista. Non deve cedere, il PD, alle sirene liberiste, al montismo, alle suggestioni delle Grosse Coalizioni. E’ tempo di dare una risposta in positivo allo sconcerto e alla sfiducia di massa. Se non riusciremo a costruire un argine democratico, a rimettere al centro le questioni essenziali del lavoro, dei diritti civili e dell’ambiente, altre onde populiste potranno levarsi, onde che sotto il manto dell’antipolitica già nascondono tendenze oscure e inquietanti. Per il PD è tempo di scegliere, di dotarsi di un’ identità più certa e di un progetto strategico. Pena non solo la sua stessa crisi, ma – soprattutto – la crisi definitiva della nostra democrazia. Per questo mi sento di lanciare un appello al PD: recuperate la vostra natura democratica e il vostro ruolo di partito di massa vicino ai lavoratori. Non solo vicino all’impresa e al capitale”.

E’ la volta di Maruska Piredda, responsabile regionale, per l’IDV della Lombardia, del dipartimento Lavoro e Welfare. La Piredda ragiona in modo lucido, tagliente :“Siamo all’opposizione del governo Monti, come sapete. La nostra non è certo un’opposizione pregiudiziale; anzi, all’inizio, abbiamo sostenuto Monti. E’ la lunga teoria di attacchi alla democrazia e alle condizioni di vita dei lavoratori che ci hanno spinto all’opposizione. L’attacco alle pensioni, l’IMU, la svendita del patrimonio pubblico, le spese militari, la mancanza della patrimoniale: tutto ci dice che questo governo è appiattito sulle politiche antisociali dettate dall’Ue, che non ha un sussulto di autonomia dalla BCE, che vuol far pagare tutto il debito ai salariati, agli stipendiati, ai pensionati e alle famiglie italiane. Così, il PD, rischia di perdere completamente la propria natura di forza democratica e sociale, regalando il Paese alle destre e ai padroni esterni, quelli che ci dicono cosa fare, come muoversi, dagli USA a Bruxelles. Non è già questa la famosa “fine della Grecia”? La nostra critica al PD nazionale è severa, anche se questa critica deve essere vissuta come uno stimolo sincero, da parte del gruppo dirigente del Partito Democratico, per cambiare, affinché la nostra gente, il popolo, i lavoratori, abbiano di nuovo un punto di riferimento a cui credere. Non posso che associarmi, da questo punto di vista, all’appello lanciato dal rappresentante di SEL: amici del PD, avete una grande responsabilità: quella di non far precipitare l’Italia nel burrone buio di altre, perniciose, avventure politiche. Tocca a voi, innanzitutto, scegliere da che parte stare: con la democrazia e i lavoratori, attraverso l’unità delle forze del centro sinistra; o con i distruttori della democrazia, attraverso la rottura dell’unità tra le forze democratiche e di sinistra. Noi abbiamo già scelto: siamo per la democrazia e l’unità, per il cambiamento”.

Le conclusioni al compagno Fosco Giannini, della segreteria nazionale del PdCI. “ Ho un’avversione culturale, persino estetica, per ogni forma di retorica e liturgia – esordisce Giannini – ; se, dunque, inizio ringraziando le compagne e i compagni per aver organizzato e sostenuto questa Festa dei Comunisti qui, a Milano, è perché, oggi, tenere alta la bandiera con la falce e il martello, tenere vivo l’ideale del comunismo, tenere vive la lotta antimperialista e anticapitalista, in questa pessima Italia di questa fase sociale e politica è, di per sé, un atto di grande coraggio e dignità, l’atto più denso di generosità e solidarietà, l’atto più lontano da quelle forme di individualismo personale e carrierismo politico oggi imperanti e vigenti. Grazie alle compagne e ai compagni, dunque, per aver corso anche in questa serata di pioggia e permesso, col loro lavoro, che tutto si confermasse: Festa, cucina, dibattito…

In questa fase il nostro Partito, il PdCI, ha lavorato molto nei territori, nelle piazze, davanti alle fabbriche e ai luoghi di lavoro. Siamo stati in 150 piazze a raccogliere firme per la petizione in difesa dell’articolo 18; abbiamo organizzato iniziative pubbliche e di lotta nella città dai cantieri navali in crisi ( Ancona, Castellamare di Stabia, Viareggio); abbiamo costruito iniziative nelle città dalle grandi fabbriche in crisi ( a Piombino, a fianco dei lavoratori delle acciaierie Lucchini, nella Carbonia-Sulcis, di fronte all’Alcoa, a Melfi, di fronte alla Fiat); abbiamo denunciato e messo in campo le lotte contro le prepotenze e gli orrori dei padroni come la famiglia Marzotto, che ha costruito, impunita, la fabbrica dei tumori ( la Marlane) in Calabria. Siamo stati a Cameri, dove montano gli F-35, per dire, in piazza, sotto le nostre bandiere, dal nostro gazebo, che è una vergogna tirare la cinghia ai lavoratori, distruggere il sistema pensionistico pubblico, la sanità pubblica, la scuola e poi sottomettersi ai voleri degli USA e della NATO sborsando 20 miliardi di euro per acquistare gli F- 35 nordamericani, per poi piazzarli, nelle basi miliari collocate in Italia, in preparazione dell’attacco USA e NATO contro la Siria e l’Iran. Siamo stati a Catania, all’aeroporto Fontanarossa, per un sit-in e una conferenza stampa contro i droni e i radar di Sigonella. E in tante altre città d’Italia, in tante altre piazze a denunciare gli attacchi ai lavoratori di questo governo Monti, a denunciare l’attacco contro l’articolo 18, l’orrore sociale insito nell’articolo 8. Noi comunisti abbiamo, stagliate nella nostra memoria storica e nella nostra coscienza politica, due parole, decisive, essenziali : “lotta” e “ unità”. Lottiamo, dunque, in ogni dove e per quello che oggi le nostre forze ci permettono, a fianco dei lavoratori e contro i progetti di guerra imperialista che il governo Monti sussume dai disegni degli USA e della NATO. Nel contempo, attorno a queste nostre lotte, tentiamo di costruire le più vaste alleanze, di sinistra e democratiche. In questi mesi, da febbraio ad oggi, per ogni iniziativa che abbiamo messo in campo abbiamo innanzitutto cercato di costruire unità. Con la FIOM, con i compagni e le compagne di SEL, con l’IDV, con i movimenti di lotta contro la guerra e contro le basi NATO, con le esperienze sindacali più avanzate. L’unità è necessaria, vitale, imprescindibile, poiché l’attacco del capitale contro le condizioni di vita e gli assetti democratici residui di questo Paese, è un attacco senza precedenti. Ovunque, il trinomio FMI, BCE e “nanocapitalsimo” italiano gettano “napalm sociale”. A Melfi abbiamo parlato non solo con i tre operai licenziati da Marchionne perché quadri della FIOM e inutilmente reintegrati al lavoro dal pretore di Potenza; abbiamo anche incontrato quell’operaio di Melfi perseguitato da un caporeparto Fiat che l’ha minacciato di tagliargli la testa e portarla nella piazza centrale di Potenza, se l’operaio avesse continuato a denunciare le prepotenze antioperaie in fabbrica. Di tagliarli la testa “ perché tu non sai chi sono io, di che famiglia sono” : famiglia mafiosa, mafia e potere capitalista uniti, mafia al servizio del dominio del capitale. Di fronte all’Alcoa abbiamo parlato con gli operai in sciopero, che ci hanno detto: “ Questa fabbrica di alluminio è di una multinazionale USA; da 15 anni piglia fiumi di soldi dal governo italiano; ora gli americani hanno deciso di delocalizzare in qualche paese dell’est e di mandare a casa tutti i mille operai dell’Alcoa, di gettare nel lastrico mille lavoratori della provincia già più povera d’ Italia: la Carbonia- Sulcis. Noi lavoratori, di fronte a tutto ciò, a tanta prepotenza, crediamo che una sola cosa sarebbe da fare: nazionalizzare l’Alcoa!”.

Questa è la condizione sociale reale; è in questo quadro che nasce il disegno strategico di Monti e del montismo: costruire in Italia, per la prima volta dal secondo dopoguerra, un ordine liberista conseguente, organico e strutturato, volto a cancellare non solo l’articolo 18, ma l’intero Statuto dei Lavoratori; non solo a destrutturare la scuola pubblica e la sanità, ma l’intero stato sociale, per “modernizzare” la società italiana rendendola simile a quella statunitense, fatta di violenza sociale intrinseca al sistema e miseria umana diffusa, di ricchezze enormi e povertà di massa.

Sappiamo cosa serve: lo ha detto il compagno Merlin nell’introduzione a questo dibattito, l’ha ripetuto il compagno di SEL e riproposto la nostra amica dell’IDV. Occorre unità, unità tra le forze di sinistra e democratiche. Occorre, quest’ unità, oggi più che mai, mentre il maglio della Commissione europea e della BCE si abbatte quotidianamente non solo contro la vita reale dei lavoratori e l’intero e ormai sterminato esercito dei poveri cristi, italiani ed europei, ma contro le stesse, ultime staccionate istituzionali e sociali ancora in piedi in difesa della democrazia. La stessa Costituzione nata dalla lotta di Liberazione è ormai sotto il fuoco incrociato della BCE, del FMI e del “nanocapitalismo” italiano, tanto meschino e straccione quanto feroce e antioperaio. E’ da questo punto di vista che valgono, sono oro politico, le parole pronunciate qui, questa sera, sotto questa pioggia che non ci ha impedito di unirci e parlaci, del compagno di SEL e dell’amica dell’IDV: unirci, unire la sinistra, chiedendo al PD di non farsi irretire nella trappola del montismo, ma di assumere la responsabilità che gli compete nel delineare e costruire un progetto alternativo al liberismo dell’Ue e alle politiche antioperaie del governo Monti. Noi, comunisti, lavoreremo, come abbiamo fatto in questi mesi, in ogni giorno di questi mesi, in ogni piazza, di fronte ad ogni vertenza, di fronte ad ogni bordata antisociale partita dal governo Monti, lavoreremo per costruire una vasta alleanza di sinistra e democratica; lavoreremo ovunque per unire – partendo dalle piazze e dalle lotte, – la FIOM, l’intera CGIL, SEL, l’IDV, i movimenti di lotta, impegnandoci allo spasimo, lottando, affinché il PD non venga sussunto nella nefasta mitologia della Grossa Coalizione, non venga fatto prigioniero da Passera o da Casini, dal montismo o dal berlusconismo “unitario” di ritorno; ma, ricordandogli da dove proviene, quali attese ancora suscita nei suoi iscritti e nel suo elettorato, dia il suo contributo essenziale per voltare pagina, abbandonare la stagione dei sacrifici a senso unico, quelli dei lavoratori, imboccando la strada – l’unica che potrà suscitare quel grande consenso di massa necessario per ricostruire diritti e democrazia – del cambiamento. Noi, comunisti del PdCI e della Federazione della Sinistra, ci siamo, e per quest’unità democratica e di sinistra tenacemente lavoreremo! La FIOM, come sapete, ha proposto una propria piattaforma sociale e politica, non solo sindacale, per il cambiamento. Bene: avanziamo a SEL, all’IDV, ai movimenti di lotta, alla FIOM stessa, a tutta la parte del PD che vuole starci, questa proposta concreta di lavoro, che parta sin da oggi, nelle Feste comuniste e dell’intera sinistra, ma che si sviluppi pienamente da settembre in poi: integriamo la Piattaforma FIOM con alcune altre proposte sociali ( la scuola, l’Università, il welfare…) e presentiamo ovunque, pubblicamente, in ogni piazza, in ogni città, in ogni paese, di fronte ad ogni fabbrica, ogni posto di lavoro, ogni Università, tale Piattaforma e attorno ad essa chiamiamo a discutere i dirigenti stessi della FIOM e della CGIL, gli operai, i lavoratori, gli esponenti nazionali, i quadri territoriali e i militanti di SEL, dell’IDV, del PD, dei movimenti di lotta, delle associazioni. Costruendo così, sul campo, dalla base territoriale, quell’unità e quella partecipazione di sinistra e democratica che oggi serve come il pane. Per i diritti, il ripristino della democrazia e della Costituzione, a partire dal suo primo articolo: l’Italia è una Repubblica fondata sul lavoro”

Annunci

Rispondi

Effettua il login con uno di questi metodi per inviare il tuo commento:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

Inserisci il tuo indirizzo e-mail per iscriverti a questo blog e ricevere notifiche di nuovi messaggi per e-mail.

Segui assieme ad altri 32 follower

pietre

la loro consistenza è fatta per testimoniare che la durezza è una cosa che oltre ad essere spiegata, descritta, temuta o ricercata; è, anche un punto fermo. Sì, la pietra ha insito nella parola che sia una cosa consistente e dura. Sarà per questo che decenni fa chi organizzava gli operai, anzi i proletari – quelli che non avevano altro che vendere l’azione possibile con le proprie braccia – ricorrevano alla semplicità degli esempi alla portata di tutti. Sarà per questo che, anche nel tempo, le parole semplici (oltre che le analisi complicate) hanno sempre affascinato gli “intellettuali organici” quelli che non si sono mai sognati di tradire la classe operaia, i lavoratori, che quindi, hanno utilizzato e divulgato i significati di quelle parole. Sia nel loro valore concreto (cosa rappresentavano e rappresentano: il martello, la falce, la pietra etc) che nel loro significato allegorico. Così ancora oggi, tra le parole in uso nel linguaggio del confronto della politica organizzata (soprattutto di sinistra), nei confronti sulle questioni prioritarie (soprattutto economiche), nei riscontri delle ipotesi e proposte (soprattutto sindacali e contrattuali), è ricorrente l’uso della parola pietra. Una delle tante metafore in uso in questi giorni, in queste ore, è “le parole sono pietre”; il pensiero è una pietra di paragone; il muro di sostegno della casa comune che si sgretola pietra dopo pietra. Chissà se Fausto Bertinotti, Franco Giordano, Gennaro Migliore e Nichi Vendola abbiano avuto modo, in queste ore di riflettere su tale circostanza. Banalmente. Il bipolarismo, sembra non sopravvivere né alla legislatura, né al duemilanove e neppure a Veltroni e Berlusconi. La crisi economica che decreta la fine degli osanna per il liberismo somiglia all’anticamera dello sfascio totale a cui dover rispondere solo col cambio di fase o di sistema ( ma senza predeterminazionismo immobile) ovvero con una alternativa sociale al capitalismo. Le forze operaie, o di ispirazione e provenienti dal ceppo del movimento operaio (inclusi i milioni di persone che non sono in fabbrica o cantiere o ufficio e sono de-contrattualizzati) hanno la oggettiva necessità di rispondere alla deriva culturale, sociale e politica in cui è sprofondata parte della sinistra. Il compito è gravoso. La via è semplice. Riunire l’idea originaria, che è moderna perché la situazione di questa fase storica ha esattamente la medesima matrice dellos contro originario: con altri nomi, altri soggetti, ma stesse conseguenze. La crisi la fanno pagare ai più deboli. I soggetti di difesa dei lavoratori e dei cittadini deboli (per esempio gli studenti o i pensionati) vengono attaccati, emarginati, svuotati. E’ semplice la risposta. Riunirsi, con l’originaria idea comunista, chiamare a raccolta i più e dimostrare che questo pensiero duro come le pietre; può essere termine e pietra di paragone per chiunque si smarrisca; basta fare riferimento ad un po’ di analisi concreta di chi sta pagando (operai, lavoratori, pensionati, studenti, migranti, donne…) di chi si sta colpendo (sindacati di sinistra, partiti di sinistra, movimenti non allineati…) di quale uscita viene proposta (presidenzialismo plebiscitario, destra arrembante e neofascista, razzismo come modello sociale…) per capire in un sol colpo che il maggior comune denominatore si deve fare con le parole che sono pietre. Con i pensieri duri e comprensibili. Ecco, questa è la fase dell’unità dei comunisti che può essere artefice della ricostruzione del solido muro della casa della sinistra fatta con le pietre di tutti a cominciare da quelle delle idee comuniste. Ecco perché l’argilla non lavorata e non cotta di Vendola e gli altri compagni rischia semplicemente di sciogliersi con la prima pioggia intanto che il Pd modernizzato non capisce più ne cosa sia una pala, né una carriola e calpesta l’argilla che non userà: figurarsi le pietre!

Fiat: “anche il sequestro politico non armato” alla francese

Fiat Piccolo acronimo dal grande e potente segno. Segno grafico imposto nel tempo della prorompente epopea industriale italiana. Segno dei tempi con la personificazione del prefascismo, del fascismo e del post fascismo comportamentale e dei costumi ed usi degli Agnelli. Segno attuale del globalismo e gigantismo apparentemente da industria primaria. In realtà da potenza economica ibrida con elevate quote decisionali (economiche, politiche, industriali perfino) in mano a finanze italiane ed estere e a banche italiane ed estere. Di fronte a questo Golia, da sempre nella pratica quotidiana, e nella memoria diffusa, nel cosiddetto immaginario collettivo, un antagonista: la classe operaia. I metalmeccanici. Ma, nel tempo, proprio perché i lavoratori sono Davide, ma non sono scemi, hanno saputo distinguere il crogiuolo delle lotte operaie, dall’insieme delle lotte dei lavoratori. Hanno evitato le sottigliezze dei camici bianchi differenti da…. Ma un po’ il clima politico, molto la grancassa padronale, hanno invogliato e fatto credere ai colletti bianchi che c’era una aristocrazia operaia da respingere. Fu la marcia di Torino e l’inizio dello smembramento dei fabbriconi in policentri che decentrarono il lavoro. Di fatto indebolirono le rappresentanze dei lavoratori, disperdendole. E polverizzarono l’universo del famoso indotto addosso ad ogni piccolo centro, di fatto regionalizzato: Melfi, Pomigliano, Cassino, Termini Imerese etc. Oggi, il Grande Disegno. Il vincente Marchionne che (sia detto chiaramente, ha avuto come unico merito quello di condividere –e non facendolo pagare al padrone- ciò che i sindacati Interni Fiat ed esterni ma del settore dicevano da tempo, il mestiere fiat è fare auto e non accumulare finanze creative!) appare agli occhi del mondo come un piccolo mago, non lo è. Per questo, il confronto e lo scontro, sia nazionale che globale, non può prescindere da questo giudizio. Altrimenti diventa (e inutilmente oltre che eticamente intollerabile) la guerra dei garantiti siti “italiani” contro quelli meno garantiti “tedeschi” e degli “americani” chi se frega. Non è così questo gioco. E non è un gioco è un dramma. Un dramma che può avere risposta solo utilizzando la stessa matrice: redistribuire la ricchezza. All’interno di questo, e solo all’interno di questo assunto, valido a Chicago, come a Francoforte così come a Melfi e Torino c’è il ruolo della rappresentanza sindacale. Sindacato che non deve scandalizzarsi delle “fratture all’interno” che sono tutt’altro segno dall’impazzimento sociale, dal luddismo, o dai sindacati gialli. Le “fratture dall’interno” possono riguardare la rappresentanza, il disagio fatta rabbia, l’asfissia degli orizzonti che il comportamento di Marchionne e c. non valutano, anzi sembra utilizzino come semi-ricatto. Questa tensione è drammatica. Hanno ragione gli osservatori della sinistra che sottolineano ciò. Ma non è pericolosa e non va strumentalizzata né per pacificare (ridicola Marcegaglia), né per disinteressarsene (col cazzo che parla il loquace piduista o l’inutile fascista governativo di turno). Parlano degli spintoni…Persino Rinaldini credo possa essere d’accordo nel dire che “vengano uno cento mille spintoni” se si fa un vero accordo industriale dalla parte dei lavoratori e togliendosi dalle scatole inutili trattative da pantomima filogovernativa. Detto ciò resta il comportamento letto come messaggio. Ai lavoratori che hanno rotto il tabù Fiom va fatto sapere a chiare lettere che il messaggio è arrivato. Che la “frattura interna” può essere sanata. Ma che i contenuti della piattaforma, la trasparenza per gestirla, i tempi per articolarla e le forme di lotte per combatterla saranno di tutti.Anche se si sceglierà il “sequestro politico non armato” come in Francia. (maurizio aversa)

massimo

massimo è il profitto che cerca ogni padrone che si appresta ad attivare la sua più grande fatica: prender una idea, renderla tecnicamente valida, irretire - per fame, per necessità, per illusione perfino - uno o centinaia di lavoratori e ricavarne il di più. Che proprio perchè i più ne cerca il massimo. Anche una scuola, una università, che sia capace di insegnare e trasmettere il sapere; e trasformare questa azione con un ritorno di nuovo sapere che si autoalimenta dell'ampliamento delle conoscenze, è il massimo di democrazia del sapere che si può auspicare. Totalmente differente dal sapere centellinato, passato sottobanco a pochi eletti; così come la possibilità di "accedere" a sminari esclusivi; a corsi riservati; a cenacoli preselezionati ad invito; questo è quello che rappresenta il massimo della divisione di classe del sapere; questo è il massimo della raffinatezza ello sfruttamento che si può mettere in campo da parte di una classe dirigente e padronale capitalistica. Ma, massimo è anche un dirigente del Pd. Un ex presidente del consiglio. Un ex segretario. Un ex capopartito e capo parlamentare. A suo dire non un ex comunista. Pensa, il massimo in questione - è questo è davvero il massimo - che sia il più comunista rimasto in circolazione. Il colorito personaggio del film di Verdone direbbe: mica so' comunista così (con un pugno alzato), io sso' communista cosììì (raddoppiando le doppie, alzando il tono della voce e tutte e due i pugni in alto!!!). Ecco, poichè questa cavolata, a parte il luogo che si prestava al gioco delle parti (una intervista comica di Crozza nel suo show), è tale che non avrà bisogno di alcuna smentita, noi vogliamo solo rivolgere un pensiero conclusivo sull'argomento Pd-comunismo: forse qualcuno lo è stato; forse anche al meglio; forse molti sono pentiti di aver buttato bimbetto e acqua sporca insieme restando solo con la bacinella unta di sapone; forse parecchi stanno pensando di riaprire una linea di credibilità a quei comunisti che sono rimasti coerenti e non si sono mossi al meglio della furbizia e scaltrezza di qualche massimo che stava di là; tutti però possono giudicare che fare cinque minuti di comunista è bello, far sembrare di esserlo e non pensarci proprio è astuto ma essere comunisti, dirlo ed agire come tali è il massimo. Tastorosso

chiave

Negli anni sessanta, per usare una metafora che fosse ben compresa dal popolo minuto (pensate sia alla scarsità di media che divulgavano notizie, così come al bassissimo taso di scolarità) Pietro Nenni, per intendere che i socialisti stavano facendo un passo per andare a governare e portare una ventata di riforme (la storia vuole che sia stato fatto con l'accordo del Pci di Togliatti) nell'esecutivo fino ad allora solo democristiani, disse questo concetto: entriamo nella stanza dei bottoni così avremo la chiave per le decisioni. E' importante la chiave. Simboleggia il possesso, ma anche la condivisione; il focolare e la casa, ma anche il paese d'origine. C'è chi, questa chiave, la vive con una simbologia ancora più drammatica, tragica. Sono i palestinesi cacciati dalle proprie terre e che ora sono esuli in Libano (come nei campi di Shabra e Chatila); in Giordania (nei dintorni di Damasco così come in tutto il paese); così come nella striscia di Gaza o in Cisgiordania. In tutte queste realtà, ogni famiglia palestinese ha appesa all'esterno della baracca, o della tenda o della situazione abitativa precaria in cui versa, una chiave. Che è insieme, la chiave materiale della casa che è stata costretta ad abbandonare e che magari ora è abbattuta. Che è anche una chiave simbolica perchè sta lì a sottolineare che l'intento e l'obiettivo della vita - insieme rivendicazione e sogno d'ogni singolo palestinese - è fare ritorno "a casa" portando le proprie chiavi. Per questo la manifestazione di sabato 29 è stata aperta, ancor prima della bandiera palestinese, da una gigantesca chiave che simboleggia questo sogno-diritto. Oggi, poi, a pochi giorni dal documento internazionale firmato a Damasco sul diritto al ritorno; questo simbolo ha maggior forza di diritto perchè sotto l'egida internazionale si è scritta una importante pagina per ogni rifugiato in esilio, a maggior ragione proprio per il popolo palestinese, in quanto è stato riconosciuto il diritto al ritorno. tastorosso

contenuto

di una bottiglia o di una busta tetrapak di latte è il latte. E, solitamente, quando voglio acquistare del latte, pur avendo preferenze tra vetro o tetrapak o pet o plastica, mi è abbastanza facile decidere di prendere l'uno o l'altro involucro in quanto ciò che mi fa decidere è il contenuto, il latte stesso. Allo stesso modo, se nello scompartimento del lattaio o del supermercato trovo tante bottiglie tutte insieme, o tante marche di bottiglie tutte insieme, ovvero solo un paio di tipologie del latte che sto cercando io, ciò che mi farà decidere quale acquistare è quel latte che piace a me. No, non sono impazzito, nè devo proporvi il tre per due alla coop. E' semplicemente che questo banale esempio su contenitore e contenuto mi è venuto in mente dopo aver letto l'agenzia stampa della Dire in cui vari esponenti del Pd, in primis Tonini - braccio e mente destri di Veltroni - che spiegano cosa e perchè lo faranno a proposito dello sciopero del 12 dicembre. Bene, Damiano, l'ex ministro, ex segretario della fiom, ha detto che anche se il Pd, suo partito, che dirige con altri, non partecipa nè aderisce, conta di stare lì al fianco degli operai. Al contrario, Tonini, ritiene sbagliato lo sciopero, sbagliato aderire, sbagliato partecipare. La chicca è la motivazione: perchè siccome lo promuove un solo sindacato, la Cgil, il Pd non vuole essere o fare da cinghia di trasmissione. Ed ecco il punto. Sia Damiano che Tonini, ci hanno parlato del tetrapak e della bottiglia. Ma del contenuto? Le motivazioni dello sciopero: contro il governo e contro i padroni (in verità la Cgil è stata pure timida nei manifesti, perchè ha chiamato a raccolta contro ...la crisi) sono o non sono condivise? Piace questo contenuto o no? Compagno Damiano se quel contenuto lo condividi non è una cosa da poco ricevere una sportellata in faccia dal tuo partito: è roba da mandarli al diavolo e cambiare collocazione (oppure è opportuno, per te restare? Appunto da opportunista?). Fratel Tonini, sii più esplicito, senza nascondere la linea del Pd dietro il tetrapak: tu non partecipi perchè la linea politica che esprimi in questo contenuto è pari a quella del governo e dei padroni: allora, con chiarezza mandaci al diavolo, a noi che saremo in piazza il 12 dicembre. E noi, ma anche gli altri lavoratori avranno più nitida l'immagine di fronte di chi sta con chi. E soprattutto dove sta nascosto l'amico del giaguaro. Il contenuto è il contenuto, la bottiglia è la bottiglia, specie quando è vuota. tatsorosso

sommarietto 22 novembre

qui sotto, per il "moderno vocabolario politico-sociale" abbiamo aggiunto il tema "parte". Nelle pagine sopra la testata abbiamo arricchito di notizie e commenti i contenitori "Editoriale", "Internazionale" e "Bandierrossa". Nella prima pagina ciò che vedete anche in evoluzione, perchè, come possiamo, aggiorniamo con contributi "catturati" altrove, o giunti ad arricchire da singoli e soggetti sociali, o da noi sollecitati. Ultima nota odierna, per chi legge da Castelli romani e Lazio, stiamo partendo con la pagina specifica (sempre sopra la testata) Castelli.

parte

la realtà delle cose, nella società occidentale, non ha armonia. Per lo più è divisa in due parti. Una parte che sfrutta e cerca alleanze, connivenze, sodalizi, complicità tutta volta a soggiogare un'altra parte che è solidale, debole e che cerca di resistere allo sfruttamento. Anzi ad opporsi ad esso e se vi riesce anche a smantellare lo sfruttamento stesso. Per lo più i capitalisti, molti corrotti, la stragrande maggioranza degli opportunisti, i padroni antelitteram ed i padroncini autoillusi di essere i padroni-capitalisti sono in questa parte. I lavoratori, i precari, i senza lavoro, gli artigiani che soffrono la doppia condizione di essere piccoli imprenditori imprigionati nel sistema ma che non vogliono sfruttare i propri addetti, chi opera nel sociale, è nella seconda parte. Per lo più i referenti politici della prima parte sono le attuali forze del governo guidato dal piduista Berlusconi (ma spesso a costoro va bene qualunque direzione filo governativa e filo potere), ma anche gli oppositori (loro malgrado) della destra, ma anche buona parte della attuale opposizione parlamentare (siano essi i dipietristi che i veltroniani). Al contrario, la seconda parte fa quasi tutta riferimento alla attuale sinistra extraparlamentare e a quell'arcipelago di sociale e movimento di idee ribelli e di comunisti non ancora ben organizzati. Ora per rendere le cose chiare, semplici, visibili e, quindi, costringere ognuno di noi che potrebbe essere debole, se solo, di fronte all'arroganza e alla prepotenza degli sfruttatori occorre fare una basilare operazione verità sulla parte e su ognuno. Ognuno ha il diritto di stare dalla parte che crede lo rappresenti: ma deve chiaramente essere riconosciuto che quella prima parte lo iscrive nella parte degli sfruttatori, dei capitalisti, dei padroni e delle destre. Così come, chi si crede di essere di sinistra, progressista, anticapitalista e contro gli sfruttatori non ha alibi di sorta, la sua parte è la seconda. Ora che per parte in commedia qualcuno si mascheri e si faccia gli affari propri, è umanamente comprensibile; un po' da fessi e francamente incomprensibile è reggere il moccolo e fare la clacque a chi mischia le carte fregando i più. Perchè, l'ultima cosa ce lo testimoniano i numeri, la prima parte basa il proprio inganno sociale e politico facendo credere ad ognuno che comunque potrà far parte del giro (degli sfruttatori e potenti ed averne i privilegi), ma non è così. Al di là dell'etica, che a nessuno di costoro frega nulla, è certificato che l'espansione della ricchezza nelle classi medio alte è aumentata per le altissime (euromultimilionari), ha fatto un piccolo balzo (circa 20.000 famiglie in tutta italia negli ultimi anni) per le classi medie (euromilionari) ed invece si è ristretta per la classe media (i benestanti che hanno proprie attività e proprietà). Ecco allora che la parte inconsapevole che si affida alla parte prima e alla destra governativa forse si sta fregando da sola. Ed ecco dimostrato che chi affida alla parte seconda pensando di garantirsi con gli oppositori comodi (Pd, Idv) si troveranno ugualmente turlupinati. Quelli che non hanno nulla da perdere e che sono già sostenitori della parte sana della società possono essere il solo punto di riferimento. Per rimettere, se non altro, le cose in chiaro e dare ad ognuna il proprio nome: i padroni sono padroni, la destra è destra, la sinistra è contro lo sfruttamento e il cambiamento nasce dalla lotta dell'opposizione sociale e politica non dai minuetti del teatrino gelliano. Quindi le due parti, in realtà vanno interpretate non come di quà e di là fittizie ma come sopra e sotto, e destra e sinistra: e la nostra scelta rivoluzionaria è far coincidere chi sta sotto con la sinistra. Allora il blocco sociale e politico potrà proporsi come parte della società che rappresenta gli interessi di tutti: contro solo gli sfruttatori. tastorosso

sommarietto 18 novembre

E' allarmante l'assenza di notizie certe di quanto stia accadendo in Palestina a Gaza, per questo nella pagina Internazionale vi diamo qualche elemento in più di quanto Israele non dica e non permetta di sapere dalla stampa che caccia via. Dure accuse ai dirigenti Thyssen. Ha ragione il pm Guariniello ad affermare che forse nel paese si può realizzare una svolta sulle responsabilità per le morti da lavoro. Purtroppo con una giornata già funestata, oltre che dal dolore deif amiliari della Thyssen, anche dalle vite bruciate a Sasso Marconi. Il governo, intanto, è intento ad attivare il gioco delle tre carte per far assistere alla prestidigitazione del piduista capo dell'esecutivo che alla fine dirà: qui investiamo, qui togliamo e per far star buoni i sudditi a fine anno gli diamo un contentino che ci facciamo restituire con qualche prelievo fantastico del giocoliere Tremonti. Non solo governo; la grande sorpresa nel suo proporsi più democristiano di Casini, ormai Fini è lanciatissimo. O pensa che Berlusconi ne abbia per poco e quindi accelera; oppure pensa che più va veloce ora meno conti pagherà elettoralmente...ma noi, impertinenti, gli ricordiamo la foto di famiglia fornitaci dal Mercante di Venezia.tastorosso

solidarietà

la prima solidarietà importante che viene alla mente è quella dei due testimoni che, in quella magnifica terra di civiltà e di cultura che è l'emilia romagna, in presenza di criminali con la tara razzista che hanno dato fuoco al più inerme degli esseri umani, un senzacasa senzalavoro senzafamiglia, non ci hanno pensato su un attimo e sono corsi a collaborare per punire i colpevoli del gesto criminale. Solidarietà è quella che viene in mente verso gli operai ed i lavoratori e dipendenti dell'Alitalia che attivano il fronte del no. Perchè sono lì, mi ha scritto un compagno, in quanto non possono non dire no al nulla che gli viene prospettato. E' così. E allora l'altra solidarietà è quella dirimpetto a tale situazione e che salta subito agli occhi. Quella che dovrebbe garantire ogni forza che si richiama al sindacalismo e ai diritti del lavoro. E cosa distingue una piccola comunità di difensori dei propri diritti ed interessi rispetto ad una grande forza sindacale? E' la solidarietà che quest'ultima deve essere in grado di esercitare svolgendo perfino un ruolo - oltre che rivendicazionista - anche di compensatore sociale. E cosa sta compensando la Cisl Ricerca e la Cisl scuola, quando abbandona a se stessi quei genitori che si battono per non smantellare la parte di scuola che garantisce diritti e non rinuncia al diritto allo studio (inclusi atti solidali di diritti universali riconosciuti ed applicati come quello dell'integrazione tramite l'istruzione)? Cosa sta compensando quella Cisl quando non è più al fianco dei ricercatori che denunciano periodicamente da giornali e schermi televisivi che per fare quello che amano ed in cui riescono meglio - tra l'altro con molto vantaggio per il paese e per qualche azienda capitalista italiana - devono recarsi in parti dell'occidente dove vengono apprezzati, pagati, spremuti e poi o integrati al sistema in cui si trovano o rispediti a casa? Cosa sta compensando ed in quale stile solidale quella cisl che vedrà solo dalle finistre sfilare la grande manifestazione degli studenti medi ed universitari che si sta preparando per il 12 a Roma? E quale solidarietà Cisl e Uil nell'incontro con il cappello in mano ed il capo chino chiamati dal capo piduista del governo hanno potuto esprimere se non quella verso la Marcegaglia che era lì a chiedere e ordinare che i padroni fossero aiutati, e la segretaria del sindacato fascista ripulito pronta ad incassare solidarietà politica per appartenere ai vincitori (alla faccia dell'accusa di gestione "politica" della Cgil della fase contrattuale attuale)? Ecco la solidarietà è una delle chiavi che muovono l'appartenenza alla cultura italiana fatta di quotidianità e di frequentazione condivisa verso chi ha bisogno di aiuto, di sostegno, di forza morale e materiale da mostrare in frangenti difficili (una lotta, una esclusione sociale etc). Per questo il quesito, oltre quello pubblico che può sempre essere urlato come denuncia, sulla solidarietà mancata, ogni sera che Bonanni fa ritorno a casa e, oltre che da sindacalista, anche da buon cattolico, sarà abituato a farsi esame di coscienza, come si porrà la domanda?: quanto ho fatto contento il padrone e il governo per essere stato solidale col più forte? Oppure, quanto sono stato solidale col pubblico impiego avendoli convinti che a fronte di più di cento euro di ogni contratto fin qui firmato, il loro è proprio buona cosa averlo siglato a 70 euro lordi? Oppure, ancora, si chiederà quanto sono stato solidale con la Uil e l'Ugl per aver messo all'angolo la Cgil. Un po' come voleva un pezzo di Pd, tutta l'Udc e buona parte del Pdl per trattare le posizioni di sinistra (anche sindacali) come "radicali" perchè appartenenti a forze vicine agli "extraparlamentari" ed ai comunisti, cioè quelli da cancellare? Bonanni, complimenti per la genuflessione al piduista intanto che ti facevi servo del padrone e crumiro coi lavoratori: l'unica solidarietà che possiamo offrirti, oltre quella del rinsavimento politico-sindacale, è di consigliarti di non farti vedere dalle parti dei lavoratori in lotta. tastorosso

lavoro

In tre notizie che riportiamo di seguito, Obama, Napolitano e Lula, e la produzione Istat, c'è un condensato di cosa diavolo sta accadendo all'economia. All'economia capitalistica. A questa parte di mondo che noi abitiamo e che dobbiamo il più presto possibile iniziare a rivoltare sottosopra se non vogliamo impazzire delle cose che potremmo pensare. La chiave è il lavoro. Questa nostra società capitalistica ha prodotto (tramite il lavoro sfruttato che ha arricchito pochi capitalisti) una immensa quantità di beni che non sa più a chi dare. Intendiamoci il problema sarà, da qui a quando lo sapremo affrontare, anche come far coniugare un lavoro (possibilmente piacevole e poco alienante) e il prodotto di questo impegno dell'ingegno, del tempo e della fatica umana. Intanto però il dato è che le macchine, le automobili hanno riempito buona parte del pianeta da noi calpestato. Le cementificazioni per case, palazzi, paesi e città ha distrutto un bel po' di spazio non riproducibile e lasciato la vecchia edilizia per lo più abbandonata a se stessa, tutto ciò ha prodotto lavoro. Ma questi frutti sono diventati non alla portata. Allora, la fertile mente del capitalista, che pensa sempre che al mattina di casa esce un furbo e un cojone, ha inventato i subprime. Cioè, non ce la fai a comprarti la casa col mutuo perchè non hai garanzie (ha detto e fatto Bush, che guarda caso ha nella famiglia grandi interessi con l'immobiliare internazionale Carlyle), non ti preoccupare. Noi inventiamo una carta (futures) che diamo alle banche che riceveranno soldi per clienti che le acquisteranno e che guadagneranno sopra essa quando tu finalmente pagherai il tuo debito. Insomma la vendita della dilazione di pagamento di un debito che era già un mutuo. Accade che 5.000.000 cinque milioni di famiglie non ce la fanno a pagare il mutuo e allora si corre ai ripari. Bush, e tutto il capitalismo occidentale hanno la trovata. Il lavoro non c'è. Allora lo stato (ogni stato) può pagare quei debiti alle banche che si trovano in mano carta straccia che vengono rivendicate come soldi dai creditori (tra cui Bush e tutti quelli che con banche, finanziarie e immobiliari hanno a che fare nel capitalismo occidentale imperante). E cominciano a frullare somme da capogiro. 700 miliardi di dollari mettono sul tavolo gli States. 2-3-400 i vari stati europei.Sempre per pagare soldi che hanno valore di carta straccia e carta straccia che assume valore di soldi. Bisogna interessare il Fondo Monetario Internazionale etc. Ma nessuno ancora ha tirato fuori come priorità il lavoro per chi non lo ha così da metterlo in condizione di provvedere a se stesso. Ed eccoci alle tre notizie. Obama, saluta la vittoria e dice che salvaguarderà ed interverrà per sostenere la classe media. Poi penserà anche ai ceti più deboli. Alla faccia della logica e dei valori cristiani sventolati. Prima si pensa alla classe media e poi ai più diseredati..se ce l'avranno fatta a resistere. Lula dice a Napolitano, guarda che così "compagnero" non va. Il G8 deve pensare alla parte di mondo che sta galappando verso il progresso economico, tecnologico, sociale. Tutti i grandi si devono misurare con noi e distribuire meglio le ricchezze e le risorse del pianeta. E' un po' il risvolto, non ancora affrontato, delle cose e della qualità e quantità da produrre. L'Istat, che analizza con numeri crudi ogni cosa, e quindi anche il lavoro, per quanto riguarda il nostro paese decreta che peggio di così stavano dieci anni fa. Alla faccia del progresso capitalista. Intendiamoci, non è che c'è un marziano che nel frattempo si è istallato sulla terra da altri mondi e sta rubando il nostro lavoro, i nostri soldi ed i nostri beni. No, semplicemente ci sono una serie di appartenenti al capitalismo occidentale (sempre quelli che operano con finanze e spostamenti di crediti tra banche e immobiliari, che magari stanno al governo o partecipano a salvataggi di aziende italiane che hanno bisogno: a proposito è ottimo l'impegno di Caltagirone per l'Alitalia; coincidenza tra i beni di Alitalia ci sono ettari ed ettari di terreno tra la magliana e Fiumicino) che stanno arricchendosi in modo spropositato, facendo storcere il naso perfino a gente col pelo sullo stomaco (cribbio, ha detto il piduista Berlusconi, capo del governo, è ora di finirla con queste speculazioni finanziarie. Se lo dice lui...).Ecco allora che i milioni di euro che vengono dichiarati per essere impiegati qui o là, non potranno non partire, ed ogni poverocristo avrà il diritto di urlarlo a squarciagola, dalla salvaguardia dei servizi, del lavoro sano e produttivo che c'è, anche se a pagare (per una volta, con minor guadagno non con la bancarotta o il suicidio) sarà qualche capitalista. Dal lavoro, ricominciare dal lavoro, questa è la chiave, modificando, già ora le produzioni inutili là dove ci sono ed utilizzando tutte le tutele sociali per garantire un minimo di vita dignitosa per tutti. Tastorosso

sociale

è emergenza sociale se si possono certificare, cioè riconoscere come esistenti, sette milioni e mezzo di poveri nel nostro paese. E' questione sociale preminente, per tutta la società italiana, il fatto che migliaia di famiglie, molte monoreddito, sono restate, stanno rimanendo o rimarranno senza una delle entrate principali economiche per le fabbriche che chiuderanno ed i posti di lavoro che verranno meno. E' incazzatura sociale, il movimento diffuso ormai in mille rivoli di lotte locali, regionali, distrettuali, settoriali, nazionali che stanno prendendo piede come arma di denuncia e di richiesta di misure da adottare in tutto il paese da parte di impiegati, lavoratori, operai, stagionali e giornalieri. A conferma della valenza generale dei temi dell'istruzione, della ricerca e della formazione delle nuove intelligenze che guideranno il paese, è stato giusto che i protagonisti dell'Onda studentesca, si siano recati nel parlamentino della Fiom, motivando che per coincidenza della questione sociale che li abbraccia, è bene che d'ora in avanti le lotte di studenti e operai si facciano insieme. Sociale, potrebbe essere un intervento mirato a tutelare (letteralmente, con una tata) il presidente del consiglio che riesce ogni volta che pensa di essere originale a fare più danni di un elefante che faccia piroette in un negozio di cristalli. Assolutamente di rilievo sociale sono ormai le inquietanti presenze politiche che i grupposcoli fascisti sparsi nel paese, cercano di far passare come "normali" al solo fine di non garantire più agibilità democratica alla vita istituzionale e politica del paese di tanti giovani democratici. E', sindacale, politico, economico, e, finalmente, sociale, la decisione della Cgil - e cisl e uil in quanto sigle facciano quel che credono -di indire al più presto lo sciopero generale in tutto il paese. Ribadiamo è risposta economica e sindacale, ha indubbi aspetti politici, ma è sicuramente, in questo periodo, il più grande intervento sociale che si potesse ipotizzare. maurizio aversa

nessuna

Sembra che il sessanta per cento degli aventi diritto al voto abbia partecipato alla elezione del nuovo presidente degli States, Brak Obama. Quindi della poco più della metà, di tutti quelli che avrebbero potuto, in qualità di cittadini, andare ad iscriversi, due ogni tredici hanno esercitato il diritto di voto. Per spiegare con cose di casa nostra: è come se dei 23 milioni di elettori, una parte, circa 12 milioni si vanno a prenotare per esercitare il diritto. Di questi solo 8 milioni vanno effettivamente a votare. Tra i quali, il 52 per cento ha scelto il candidato vincente. Quindi 4,5 milioni. Cioè, l'Italia sarebbe governata da una forza capace di suscitare consensi tra il sette-otto per cento di tutta la popolazione. Questo è stato l'esercizio formale, per dire di altro, della applicazione delle regole democratiche del più grande paese nel mondo occidentale che vuole recarsi in ogni dove ad "insegnare" i valori e le regole della democrazia. Ma Tocqueville non ha proprio nulla da dire? Nessuna remora dunque che tutti i fulminati sulla via di Damasco, pur non essendo nessuno Saul, si siano sbracciati per certificare l'evento storico. Nessuna regola od idea per quanto di spessore o per quanto di retaggio storico(nel senso dei secoli trascorsi) può davvero accreditare, se non fermandosi alla superficie, l'appellativo di storico a quanto accaduto oggi. Nessuna meraviglia, immagino, susciterebbe in alcuno se nel comune xy sperduto in Italia, si venisse a sapere che tutte le amministrazioni che si sono succedute dal dopoguerra ad oggi, con varie formazioni politiche e con ricambi continui, hanno datocome risultato della assenza totale di nepotismo, raggiri, abusi d'ufficio, appalti pilotati e porcherie simili. Nessuna meraviglia tranne che dire, vi siete decisi ad essere normali!. Ecco, è quanto è accaduto negli immaginifici Usa, dove un presidente eletto, solo per il fatto di essere afroamericano, invece che latino o indoeuropeo abbia potuto esultare "Siamo gli Stati Uniti la nazione dove tutto può succedere". Cioè, quindi, anche essere normali. Ce l'avete fatta. Cominciate a mettervi a paro. Che i vostri retaggi, che nessuna politica progressista (mica comunista) vi ha mai richiesto, ha avuto per lascito il germe del razzismo di ritorno in europa e nel nostro paese. Nessuna meraviglia dunque che i veltroniani abbiano immediatamente mutuato usi e costumi di Kojac per festeggiare. Va bene motivare che vi chiamate allo stesso modo, va bene che una festa illusoriamente sognata da voi autosufficienti vi era rimasta "in canna"; però se proprio volevate festeggiare l'accortezza di non farlo al centro del centro quasi elitario potevate sceglierla. E, comunque, nessuna, nessuna pietà per l'orribile scelta kojachiana di offrire ciambelle e caffè americano invece di fette di pane, porchetta e vino dei Castelli.

centralità

Un governo, quello guidato dal piduista Berlusconi portatore non sano di giganteschi conflitti di interesse, che tiene in modo particolare a dividere il fronte sindacale con prebende e ammaliamenti, tutto nonostante la propria indiscutibile attuale forza politico-elettorale, in verità non avrà paura della crescita di coscienza che sta riaffiorando nella società per la centralità del lavoro? Una classe padronale che ha al proprio inetrno e nelle organizzazioni che esprime quei padroni che volevano prendere a calci in culo i sindacalisti che sarebbero andati "a rompergli i cogl..", così come quelli che hanno teorizzato circa l'ineluttabilità della tragedia Thyssen o - addirittura - della richiesta di risarcimento danni ai morti nel silos della umbria olii di Campello sul Clitunno, in realtà non hanno tutta questa libertà di manovra perchè non è più visibile la centralità del lavoro e non si vede ancora bene il profilo della nuova moderna centralità del lavoro? I giovani comunisti che nel movimento per la scuola contro la Gelmini pensano a gestire un centro di mutualità concreta come è l'aiuto giuridico per le imbecillità delle direttive da questurino che il ministro dell'interno emana sulle occupazioni, non sono complementari alla proposta di Gianni Rinaldini che annunciando losciopero generale lo vede come costruito e realizzato assieme al movimento degli studenti, ed ambedue non sono la rappresentazione visiva della nuova moderna necessità di dare vita ad una nuova centralità del lavoro? Lavoro come espressione umana, come mezzo di sostentamento e di contribuzione alla società delle proprie capacità da condividere; lavoro come rappresentazione in acrne ed ossa delle persone, gli operai ed i lavoratori che ne sono gli artefici primi; lavoro come nuovo lavoro, nelle modalità di espletamento - quando volontario è fattore di positività - e nelle dinamiche di nuovo sfruttamento come il precariato e la parcellizazione inerente che colpisce soprattutto giovani, donne ed espulsi da precedenti cicli produttivi. E tutto ciò non è denuncia, necessità manifesta di una nuova centralità del lavoro, dei lavoratori salariati? E chi se non il riconoscersi in classe, classe lavoratrice, classe operaia ci dà l'immediatezza della risposta alla richiesta di centralità? Chi se non l'organizzazione dei lavoratori, fatta dai lavoratori, pensata, guidata, diretta dai lavoratori è garanzia di questa rinnovata centralità? Chi se non un partito comunista ri-costruito qui ed ora, qui nel nostro paese e ora nel duemilaotto è la risposta più moderna per far partire valori sociali e salvaguardia per gli individui liberi è la risposta per ripartire dalla centralità del lavoro e dell'umanesimo sociale nel nostro paese? Tastorosso

Oppure

Oppure hanno ragione le assistenti di volo che non hanno firmato l’accordo perché è davvero umiliante, oltre che materialmente impossibile, far coincidere dei tempi di lavoro “asettici” come se gli orari di vita non comprendessero la cura delle persone congiunte o presenti in casa. Oppure si deve fare proprio come hanno fatto il sindacalismo alternativo e la Cgil Funzione Pubblica che hanno mandato a quel paese il governo e Brunetta che irresponsabilmente e disumanamente ha fatto finta di non sapere che 40 euro nette in due anni sono meno di una elemosina non proposta a nessun altro contratto affrontato fino ad ora (dove ci si è orientati, anche se insufficienti per la crisi, attorno alle 100-120 euro annui); così come ha taciuto che dei 2 miliardi impiegati lo scorso anno ne prevede meno della metà per i prossimi due. Oppure hanno ragione i lavoratori che si indignano e che vogliono raggiungere ben altri risultati a fronte di una economia che si presenta come “capitalismo in difficoltà” in cui occorre tirare la cinghia e quella a cui vengono aggiunti i buchi per restringere è sempre quella dei lavoratori mentre le Banche – per le operazioni della finanza, dell’economia di carta -, trova ampia disponibilità nelle casse Bankitalia. Cioè la nostra banca nazionale. Quella stessa a cui attinge il piduista Berlusconi per i suoi giochi finanziari affidati alle innumeroveli presenze societarie nazionali e internazionali e multinazionali tramite figli, parenti, amici e sodali. Oppure hanno dalla loro parte la ragione della storia e degli avvenimenti coloro che gridano allo scandalo per il fatto che il consegnatario della tessera P2 numero 1816, Licio Gelli, benché ai domiciliari, benché vecchio e malandato, stia ancora lì a blaterare per tifare Silvio Berlusconi. Oppure abbiamo ragione pure noi che gli abbiamo dedicato lo sdegno di Sonia Alfano, il grido di Paolo Bolognesi ed il nostro schifo con uno sputo in faccia. Oppure tutto questo non è sufficiente se non ci unisce, come comunisti, per dare coraggio e speranza alla sinistra che aggregando le forze democratiche ricacci nelle fogne il lordume fascista, i mestatori che operano nell’ombra e finalmente prospettino un approdo della società che superi lo sfruttamento, che superi i disvalori, che superi il capitalismo come ci ricorda Paolo Ferrero nel bel documento redatto oggi. Tastorosso

MENTRE

Mentre poliziotti e carabinieri disattenti si facevano distrarre dai mille colori della pantera ritornata, e dai ruggiti di un movimento di lotta che non ci stà a finirla così, quarantaquattro fascisti manganellatori - ci sarà l'accusa di vilipendio per questi incolti che hanno dipinto i colori della bandiera sui loro vigliacchi bastoni? - la facevano quasi da padroni. Ma la giovane pantera non è un micetto. Quindi prima ha respinto l'assalto ed in seguito ha destinato le proprie energie a continuare la propria lotta, fatta di manifestazione e di ricerca del consenso contro un governo che "governa" i propri sondaggi come un pastore le pecore. Mentre gli studenti lottano, le fabbriche chiudono. Perchè la famosa colonna portante dell'economia italiana fatta da piccole e medie imprese, è lesta a chiedere ed ottenere prebende, esoneri, finanziamenti, commesse pubbliche ed altro, così come è sveltissima a chiudere aziende - anche quando sono sane - mettendo sul lastrico migliaia di famiglie. Perchè il succo del mercato capitalistico è che servono le mani libere (più mercato e meno stato hanno gridato all'ossesso Comunione e Liberazione, poi i socialisti craxiani, poi la confindustria, poi il loro governo servo del piduista Berlusconi), infatti hanno ottenuto denari pubblici (cioè di tutti noi) per salvare iniziative e fondi finanziari privati (cioè i loro) e non avere così più un euro per scuola, ambiente e lavoratori (cioè le cose che interessano noi). La conclusione è che mentre accade tutto ciò, sarà bene che chiunque stia lottando per qualche giustizia sociale da rivendicare, agisca anche sul piano politico. Ricordando contro chi si sta lottando oggi, mentre l'informazione è manipolata; domani, mentre i poteri forti tenteranno di anestetizzare qualunque spinta sociale e culturale e - appunto - politica da cui tutto ciò potrà derivare; e perfino in un futuro più lontano, mentre le forze di sinistra e di progresso, a cominciare dalla forza comunista, saranno nuovamente l'unico approdo sicuro per coniugare libertà con giustizia sociale. tastorosso
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: