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La situazione mondiale e la lotta dei lavoratori e dei popoli

novembre: 2013
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Mozione sottoscritta da 55 Partiti Comunisti e Operai. Per l’Italia ha aderito il Partito dei Comunisti Italiani
(traduzione di Mauro Gemma)

l'assemblea plenaria dell'internazionale comunista in Portogallo

l’assemblea plenaria dell’internazionale comunista in Portogallo

Il Partito Comunista Portoghese ha sottoposto alla firma nel 15° Incontro Internazionale dei Partiti Comunisti e Operai, svoltosi a Lisbona tra l’8 e il 10 novembre, una mozione che viene resa pubblica. Al momento, 55 partiti comunisti e operai hanno già sottoscritto il testo presentato dal Partito Comunista Portoghese (PCP).

La profonda crisi del sistema capitalista e le sue terribili conseguenze per i lavoratori e i popoli, continuano a dominare la situazione mondiale.

Frutto delle contraddizioni del sistema e a conferma dell’economia politica marxista-leninista, la crisi ha reso più evidente la vera natura – profondamente sfruttatrice, oppressiva e aggressiva del capitalismo. La crisi conferma i limiti storici del capitalismo e sottolinea l’urgenza di profonde trasformazioni anti-monopoliste e anti-capitaliste e l’attualità del socialismo come vera alternativa al capitalismo.

Il grande capitale finanziario e i governi al suo servizio cercano di uscire dalla crisi generata dal proprio sistema attraverso una brutale offensiva per intensificare lo sfruttamento dei lavoratori e la spoliazione di altre classi e strati, per sottomettere popoli e paesi, per saccheggiare le ricchezze del pianeta.

Le masse popolari soffrono per la caduta brutale del loro livello di vita e dei loro diritti. La miseria, e anche la fame investono e colpiscono sempre più gli stessi centri del sistema capitalista. E’ in corso una regressione di dimensione di civiltà. Nel frattempo, la centralizzazione e la concentrazione del capitale raggiunge livelli senza precedenti e gli Stati sono utilizzati per fornire sussidi e ricevere i debiti del grande capitale finanziario, che non cessa di accumulare profitti persino nei momenti più acuti della crisi. La trasformazione dei debiti privati in debiti pubblici serve come pretesto per lanciare nuovi e più brutali attacchi contro i salari e l’impiego e contro le grandi conquiste sociali sul piano dei diritti del lavoro, della salute, della sicurezza sociale e dell’istruzione, realizzate in decenni di lotte e con il contributo decisivo delle grandi rivoluzioni socialiste del XX Secolo.

La crisi accelera la lotta per mercati, fonti di materie prime e sfere di influenza e, nel quadro della concertazione di classe contro i lavoratori e contro i popoli, acutizza rivalità e contraddizioni inter-imperialiste, accentua il militarismo e le guerre, aggressioni, interventi che sempre hanno caratterizzato la fase imperialista del capitalismo e che hanno nella politica degli Stati Uniti la loro espressione più terrorista.

Tutti questi fattori convergono a creare una situazione internazionale densa di pericoli, e che nel quadro del predominio del sistema capitalista, potrebbe alla fine culminare nuovamente in conflitti di grandi proporzioni. E’ perciò necessario rafforzare il fronte delle forze antimperialiste. I popoli non possono dimenticare che, nel XX Secolo, il capitalismo ha generato due grandi e tragiche guerre mondiali.

L’offensiva globale del grande capitale finanziario è inevitabilmente accompagnata da un rafforzamento della componente autoritaria e repressiva del sistema. L’attacco ai diritti democratici, il rafforzamento dei meccanismi repressivi, la proliferazione degli assassini (in particolare con i droni), dei rapimenti e degli imprigionamenti extra-giudiziali, la generalizzazione della vigilanza universale, la tortura, la promozione di movimenti fascisti e razzisti e del fondamentalismo religioso, l’anticomunismo più esasperato, sono tutte espressioni di un capitalismo in profonda crisi, che cerca di rispondere con la forza e la violenza alla sua crisi.

Ma se l’offensiva imperialista è una realtà, lo sono anche la lotta e la resistenza dei lavoratori e dei popoli. I Partiti Comunisti e Operai riuniti nel loro 15° Incontro Internazionale

esprimono la loro solidarietà:

con la lotta della classe operaia e dei lavoratori in tutti i continenti, in difesa delle loro condizioni di vita, contro lo sfruttamento capitalista, per i loro diritti sociali e del lavoro;
con la lotta delle altre classi e strati sociali che pure sono vittime delle politiche di concentrazione della ricchezza nelle mani del grande capitale, in particolare attraverso strutture sovranazionali come l’Unione Europea;
con la lotta dei popoli che sono vittime delle guerre e aggressioni imperialiste, che lottano contro la NATO e altre strutture militariste dell’imperialismo, in difesa della sovranità e indipendenza nazionale e per il diritto a scegliere le proprie vie di sviluppo, libere dalle ingerenze imperialiste.

Si impegnano a moltiplicare i loro sforzi e la loro lotta per:

rafforzare il movimento operaio, il movimento sindacale di classe e la sua lotta di massa; costruire ampie alleanze sociali che contribuiscano alla lotta contro il grande capitale, contro le guerre e aggressioni imperialiste, per la pace, per i diritti sociali e nazionali dei popoli, contro il capitalismo, per il socialismo;

assicurare libertà e diritti democratici fondamentali, combattendo il fascismo, il razzismo, il fondamentalismo religioso, l’anticomunismo;

rafforzare la loro cooperazione e azione congiunta e convergente, che, con il suo radicamento nella realtà dei rispettivi paesi, è la più solida garanzia per la realizzazione dei loro obiettivi rivoluzionari.

Firmatari:

Partito Comunista Sudafricano

Partito Comunista Tedesco
Partito Comunista dell’Argentina
Partito Comunista di Australia
Partito Comunista di Bielorussia
Partito del Lavoro del Belgio
Partito Comunista del Brasile
Partito Comunista Brasiliano
Partito Comunista Britannico
Partito Comunista della Bulgaria
Partito Comunista del Canada
Partito Comunista del Cile
Partito Comunista Colombiano
Partito Comunista di Cuba
AKEL – Cipro
Partito Comunista in Danimarca
Partito Comunista della Danimarca
Partito Comunista dell’Ecuador
Partito Comunista di Spagna
Partito dei Comunisti di Catalogna
Partito Comunista degli USA
Partito Comunista della Finlandia
Partito Comunista Francese
Partito Progressista del Popolo della Guyana
Partito Comunista della Guadalupa
Nuovo Partito Comunista di Olanda
Partito dei Lavoratori dell’Ungheria
Partito Comunista dell’India
Partito Comunista dell’India (Marxista)
Partito Tudeh dell’Iran
Partito Comunista Iracheno
Partito Comunista di Irlanda
Partito dei Lavoratori di Irlanda
Partito Comunista di Israele
Partito dei Comunisti Italiani
Partito Comunista Libanese
Partito Comunista del Lussemburgo
Partito Comunista di Malta
Partito Comunista della Norvegia
Partito del Popolo Palestinese
Partito del Popolo, Panama
Partito Comunista del Pakistan
Partito Comunista Peruviano
Partito Comunista Portoghese
Partito dell’Alleanza Socialista della Romania
Partito Comunista di Boemia e Moravia
Partito Comunista della Federazione Russa
Unione dei Partiti Comunisti – CPSU
Nuovo Partito Comunista della Jugoslavia
Partito Comunista dello Sri Lanka
Partito Comunista Sudanese
Partito Comunista di Turchia
Partito del Lavoro (EMEP), Turchia
Partito Comunista dell’Uruguay
Partito Comunista di Ucraina
– See more at: http://www.marx21.it/comunisti-oggi/nel-mondo/23157-la-situazione-mondiale-e-la-lotta-dei-lavoratori-e-dei-popoli.html#sthash.FvhIvjFX.dpuf

QUESTO IL RESOCONTO (traduzione a cura di Mauro Gemma)
Si è svolto a Lisbona, i giorni 8, 9 e 10 novembre, il 15° Incontro Internazionale dei Partiti Comunisti e Operai sul tema “l’approfondimento della crisi del capitalismo, il ruolo della classe operaia e i compiti dei comunisti nella lotta per i diritti dei lavoratori e dei popoli. L’offensiva dell’imperialismo, la ricomposizione delle forze sul piano internazionale, la questione nazionale, l’emancipazione di classe e la lotta per il socialismo”.

L’incontro, a cui hanno partecipato 77 partiti stranieri di 61 paesi e che ha ricevuto il saluto di altri 14 Partiti che per motivi diversi non hanno potuto partecipare, ha analizzato i principali aspetti dello sviluppo della situazione internazionale nel quadro dell’approfondimento della crisi del capitalismo e del complesso processo di ricomposizione delle forze sul piano internazionale, mettendo in guardia sui grandi pericoli che provengono dall’offensiva dell’imperialismo.

Allo stesso tempo, i partecipanti hanno salutato e valorizzato la resistenza e la lotta dei lavoratori e dei popoli, riaffermando le grandi potenzialità che la presente situazione presenta per lo sviluppo della lotta liberatrice per profondi cambiamenti di significato anti-monopolista e antimperialista, per il Socialismo.

L’incontro ha constatato l’approfondimento della crisi esplosa nel 2008 con il fallimento di Lehman Brothers. Una crisi di cui non si vede la fine, a smentire i discorsi della classe dominante attorno alla presunta “ripresa” e che conferma le analisi dei comunisti sulla sua natura ed evoluzione che, tra gli altri aspetti, la caratterizzano come una crisi di sovrapproduzione e sovraccumulazione del capitale. Una crisi che esprime l’acutizzazione delle contraddizioni del capitalismo – in particolare la sua contraddizione fondamentale tra il carattere sociale della produzione e la sua appropriazione privata – evidenziando i limiti storici del sistema e mettendo in risalto la necessità e l’attualità della lotta per l’alternativa di fondo al capitalismo: il Socialismo.

E’ stato denunciato l’obiettivo del grande capitale, delle principali potenze capitaliste e delle loro strutture internazionali e sovranazionali di concertazione imperialista – come l’Unione Europea -, di imporre ai lavoratori e ai popoli una regressione sociale di dimensioni di civiltà aggredendo diritti economici, del lavoro e sociali, attaccando violentemente le condizioni di vita delle masse lavoratrici e popolari e dichiarando guerra all’indipendenza e alla sovranità degli Stati.

Si è fatto riferimento in particolare alla dura realtà risultante dall’impatto della crisi e dell’offensiva capitalista nei paesi in via di sviluppo dove i popoli vedono sempre più limitato il loro diritto allo sviluppo economico e sociale. In questo contesto è stata richiamata l’attenzione sulle conseguenze nell’agricoltura e nell’alimentazione, che pongono sempre più in causa la sovranità alimentare di numerosi paesi e che condannano masse immense della popolazione mondiale alla fame e alla denutrizione.

Sono stati rilevati i pericoli derivanti dalla politica militarista delle principali potenze imperialiste e della NATO. E’ stato sottolineato che le guerre di aggressione, i processi di ingerenza e di istigazione dei conflitti interni, il rafforzamento delle misure repressive, autoritarie, di controllo e spionaggio sono parte della risposta di forza del grande capitale alla crisi del capitalismo, avendo come uno dei loro obiettivi centrali la conservazione del dominio sulle risorse naturali e le fonti energetiche e il contenimento della rivolta, della lotta dei popoli e delle inevitabili esplosioni sociali e rivoluzionarie che la presente situazione comporta.

I partecipanti esprimono la loro solidarietà alle lotte in corso in tutti i continenti contro l’imperialismo, per il progresso sociale, l’indipendenza e la sovranità nazionale, la pace, per il diritto allo sviluppo economico e sociale, per la costruzione di alternative di sovranità e progresso al dominio egemonico dell’imperialismo, della vera alternativa di fondo alla barbarie capitalista, il socialismo. E’ stato riaffermato il ruolo centrale della lotta di classe operaia e della sua alleanza con altre classi e ceti anti-monopolisti in difesa dei loro diritti, in particolare per il diritto all’impiego, per i diritti del lavoro, sociali, in difesa delle funzioni sociali degli Stati.

I partecipanti hanno attribuito valore ed espresso la loro profonda solidarietà a tutti i popoli che resistono alle politiche di ingerenza e aggressione dell’imperialismo – specialmente ai popoli del Medio Oriente, salutando le lotte in corso in questa regione contro tutte le forme di aggressione e oppressione, per la sovranità, la democrazia, la giustizia sociale e l’unità nazionale, come in Egitto e Tunisia. E’ stata riaffermata la solidarietà al popolo palestinese e alla lotta per i suoi diritti nazionali, e agli altri popoli della regione vittime di aggressioni e ingerenze, come il popolo siriano.

In un quadro ancora di resistenza e accumulazione di forze, ma in cui crescono potenzialità per lo sviluppo della lotta rivoluzionaria e si manifestano in varie regioni del mondo importanti fattori di contenimento del dominio egemonico dell’imperialismo, i partecipanti hanno salutato e valorizzato le lotte dei popoli, dei comunisti e delle altre forze progressiste in America Latina, ritenendo che i processi di lotta, progressisti e di affermazione sovrana, come pure la cooperazione solidale che si sviluppa in questa regione, costituiscono un importante fattore di stimolo allo sviluppo e al rafforzamento della lotta antimperialista. I partecipanti hanno riaffermato la loro solidarietà con Cuba e la sua rivoluzione socialista e con il popolo venezuelano e la sua rivoluzione bolivariana, tra gli altri.

E’ stata messa in rilievo l’importanza della lotta in difesa delle libertà democratiche, contro l’avanzata dell’estrema destra, contro la xenofobia e il razzismo, contro il fanatismo religioso e l’oscurantismo, contro l’anticomunismo. E’ stata riaffermata la solidarietà con i partiti comunisti e tutte le forze rivoluzionarie che sono bersaglio della persecuzione politica e di campagne anticomuniste – in particolare nel continente europeo – attuate da vari governi e anche da istituzioni come l’Unione Europea.

Le esperienze concrete di lotta in differenti paesi e regioni sono state presenti nella generalità degli interventi, a conferma che i lavoratori e i popoli non si rassegnano e che, persino nelle attuali e difficili condizioni, sono possibili avanzate liberatrici e conquiste di significato anti-monopolista e anti-capitalista.

E’ stato affermato che il socialismo emerge sempre più come la reale alternativa di fondo al capitalismo e alla sua crisi. Traendo lezione da ritardi, errori e deformazioni in contrasto con i principi basilari del socialismo ma valorizzando ciò che di molto positivo le esperienze di costruzione del socialismo hanno significato e significano per l’Umanità, valorizzando le realizzazioni del nuovo sistema sociale, pur riconoscendo che non esistono modelli di rivoluzione, i partecipanti hanno sottolineato il ruolo determinante delle masse nella costruzione di società socialiste.

E’ stato sottolineato che la presente situazione internazionale rende particolarmente necessario il rafforzamento della cooperazione di tutte le forze progressiste e antimperialiste e in primo luogo dei partiti comunisti e operai di tutto il mondo, una delle più solide garanzie per il rafforzamento della lotta dei popoli e la costruzione dell’alternativa del socialismo. In tal senso sono stati valorizzati la ricca esperienza e i progressi registrati nella realizzazione degli Incontri Internazionali dei Partiti Comunisti e Operai, come spazio di scambio di informazioni, esperienze e opinioni, di possibile avvicinamento delle posizioni e di decisione di iniziative comuni o convergenti, ed è stata riaffermata l’importanza di garantire la loro continuità.

L’Incontro ha approvato 13 linee e iniziative di azione comune e convergente dei Partiti Comunisti e Operai (che vengono enumerate di seguito) da realizzare fino al 16° Incontro Internazionale dei Partiti Comunisti e Operai, affidando al Gruppo di Lavoro degli Incontri il compito di stimolare e accompagnare la sua preparazione e svolgimento.

L’Incontro Internazionale ha espresso il suo apprezzamento per l’esistenza di tre proposte di luogo per la realizzazione del 16° Incontro. La data, il luogo e il tema saranno decisi in un’apposita riunione del Gruppo di Lavoro.

Linee di orientamento per l’azione comune e convergente

I Partiti riuniti nel 15°Incontro Internazionale dei Partiti Comunisti e Operai definiscono le seguenti linee di orientamento per la loro azione comune e convergente, incaricando il Gruppo di Lavoro di cercare di dare ad esse attuazione in coordinamento con i partiti membri della Lista Solidnet.

1 – Commemorare, durante l’anno 2014, il 100° anniversario della Prima Guerra Mondiale, e il 75° anniversario dell’inizio della 2° Guerra Mondiale attraverso una campagna congiunta che metta in guardia sui pericoli di nuovi confronti militari internazionali, che avverta della necessità di rilanciare la lotta per la pace e contro le aggressioni e le guerre imperialiste, sottolineando che la lotta per la pace è intimamente legata alla lotta per il socialismo. (In tal senso il Partito Comunista Tedesco, il Nuovo Partito Comunista di Olanda, il Partito del Lavoro del Belgio e il Partito Comunista del Lussemburgo hanno informato circa la preparazione di un’azione nella città di frontiera di Aachen, il 15 febbraio).

2 – Ricordare i 15 anni dall’inizio della criminale aggressione imperialista della NATO contro la Repubblica Federale della Jugoslavia, una nuova fase di sviluppo della strategia militare imperialista e l’inizio dell’occupazione della provincia serba del Kosovo e Metohija.

3 – Stimolare, in coordinamento con i Partiti di Asia, di Africa e di America Latina e dei Caraibi, l’organizzazione di un seminario internazionale sull’impatto della crisi capitalista nei paesi in via di sviluppo, focalizzato specialmente su fattori come il diritto allo sviluppo economico e sociale e la protezione delle risorse naturali e come su questioni come l’agricoltura, il possesso della terra e la sicurezza alimentare. Sottolineare il ruolo dei monopoli nella distruzione ambientale sul piano globale, riaffermando allo stesso tempo il punto di vista anti-monopolista e anti-capitalista in merito all’acutizzazione della crisi ambientale.

4 – Organizzare una campagna internazionale di solidarietà con i processi e le lotte che si svolgono in America Latina e nei Caraibi, e in particolare a Cuba – contro il blocco degli USA, la posizione comune dell’UE, e per il ritorno dei quattro patrioti cubani detenuti nelle prigioni degli USA – con il Venezuela Bolivariano e con la lotta del popolo colombiano per la pace e la giustizia sociale.

5 – Studiare la possibilità -traendo partito da eventi internazionali dove sia presente un grande numero di partiti – di organizzare una riunione di lavoro per dibattere sull’offensiva ideologica e il ruolo dei mezzi di comunicazione sociale, e per scambiare esperienze sul lavoro di comunicazione di massa.

6 – Commemorare la Giornata Internazionale della Donna (8 marzo 2014) mettendo in rilievo gli effetti della crisi e della multiforme offensiva imperialista sulle donne lavoratrici e le donne oppresse nazionalmente, manifestando solidarietà con la loro lotta e con il loro movimento antimperialista.

7 – Onorare il 1° Maggio, partecipando alle lotte in ogni paese per la difesa dei diritti economici e sociali dei lavoratori e dei popoli, del diritto al lavoro e dei diritti del lavoro, sottolineando l’importanza della lotta di classe, per la fine dello sfruttamento dell’uomo da parte dell’uomo. Pensare alla possibilità di annunciare in quell’occasione una giornata di azione, con iniziative in ogni paese, contro la disoccupazione e le sue vere radici, dando particolare importanza alla disoccupazione di massa tra i giovani. Difendere i diritti sindacali, denunciare la persecuzione politica ed esigere la liberazione degli attivisti sindacali prigionieri.

8 – Studiare la possibilità di azioni convergenti contro il razzismo, la xenofobia, e il fascismo, rimarcando l’importanza della lotta ideologica contro l’anticomunismo e la riscrittura della Storia, denunciando il ruolo dell’Unione Europea nelle campagne e misure istituzionali che mirano ad equiparare comunismo e fascismo.

9 – Stabilire una giornata di azione, con iniziative in ogni paese, contro la persecuzione dei partiti comunisti e la proibizione dei simboli comunisti, manifestando solidarietà con i partiti comunisti proibiti nei loro paesi.

10 – Commemorare il 95° anniversario della Creazione dell’Internazionale Comunista (Marzo 1919) sottolineando, in occasione dei 90 anni dalla morte di Lenin, il suo contributo fondamentale al movimento comunista.

11 – Stimolare, in coordinamento con i Partiti dei paesi arabi e del Medio Oriente, l’organizzazione di un seminario internazionale sulle lotte di emancipazione sociale e nazionale dei popoli dei paesi arabi e del Medio Oriente, manifestando la solidarietà con tutti i popoli della regione che sono vittime di crimini e di aggressioni imperialiste e sioniste, tra cui il popolo palestinese e quello siriano, e anche con i popoli che si sollevano contro i regimi oppressivi, dittatoriali e reazionari, in difesa dei loro diritti sociali, politici e democratici.

12 – Continuare a denunciare l’intervento imperialista in Siria e in Iran, e continuare la lotta per il riconoscimento di uno Stato Palestinese indipendente.

13 – Promuovere un fronte internazionale contro l’imperialismo e appoggiare le organizzazioni internazionali antimperialiste di massa, la Federazione Sindacale Mondiale (FSM), il Consiglio Mondiale della Pace (CMP), la Federazione Mondiale della Gioventù Democratica (FMGD) e la Federazione Mondiale Democratica delle Donne (FMDD), nel contesto specifico di ogni paese.
– See more at: http://www.marx21.it/comunisti-oggi/nel-mondo/23100-sul-15d-incontro-internazionale-dei-partiti-comunisti-e-operai.html#sthash.5C7E1waZ.dpuf

qui di seguito il video dell’intervento del Partito dei Comunisti Italiani

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pietre

la loro consistenza è fatta per testimoniare che la durezza è una cosa che oltre ad essere spiegata, descritta, temuta o ricercata; è, anche un punto fermo. Sì, la pietra ha insito nella parola che sia una cosa consistente e dura. Sarà per questo che decenni fa chi organizzava gli operai, anzi i proletari – quelli che non avevano altro che vendere l’azione possibile con le proprie braccia – ricorrevano alla semplicità degli esempi alla portata di tutti. Sarà per questo che, anche nel tempo, le parole semplici (oltre che le analisi complicate) hanno sempre affascinato gli “intellettuali organici” quelli che non si sono mai sognati di tradire la classe operaia, i lavoratori, che quindi, hanno utilizzato e divulgato i significati di quelle parole. Sia nel loro valore concreto (cosa rappresentavano e rappresentano: il martello, la falce, la pietra etc) che nel loro significato allegorico. Così ancora oggi, tra le parole in uso nel linguaggio del confronto della politica organizzata (soprattutto di sinistra), nei confronti sulle questioni prioritarie (soprattutto economiche), nei riscontri delle ipotesi e proposte (soprattutto sindacali e contrattuali), è ricorrente l’uso della parola pietra. Una delle tante metafore in uso in questi giorni, in queste ore, è “le parole sono pietre”; il pensiero è una pietra di paragone; il muro di sostegno della casa comune che si sgretola pietra dopo pietra. Chissà se Fausto Bertinotti, Franco Giordano, Gennaro Migliore e Nichi Vendola abbiano avuto modo, in queste ore di riflettere su tale circostanza. Banalmente. Il bipolarismo, sembra non sopravvivere né alla legislatura, né al duemilanove e neppure a Veltroni e Berlusconi. La crisi economica che decreta la fine degli osanna per il liberismo somiglia all’anticamera dello sfascio totale a cui dover rispondere solo col cambio di fase o di sistema ( ma senza predeterminazionismo immobile) ovvero con una alternativa sociale al capitalismo. Le forze operaie, o di ispirazione e provenienti dal ceppo del movimento operaio (inclusi i milioni di persone che non sono in fabbrica o cantiere o ufficio e sono de-contrattualizzati) hanno la oggettiva necessità di rispondere alla deriva culturale, sociale e politica in cui è sprofondata parte della sinistra. Il compito è gravoso. La via è semplice. Riunire l’idea originaria, che è moderna perché la situazione di questa fase storica ha esattamente la medesima matrice dellos contro originario: con altri nomi, altri soggetti, ma stesse conseguenze. La crisi la fanno pagare ai più deboli. I soggetti di difesa dei lavoratori e dei cittadini deboli (per esempio gli studenti o i pensionati) vengono attaccati, emarginati, svuotati. E’ semplice la risposta. Riunirsi, con l’originaria idea comunista, chiamare a raccolta i più e dimostrare che questo pensiero duro come le pietre; può essere termine e pietra di paragone per chiunque si smarrisca; basta fare riferimento ad un po’ di analisi concreta di chi sta pagando (operai, lavoratori, pensionati, studenti, migranti, donne…) di chi si sta colpendo (sindacati di sinistra, partiti di sinistra, movimenti non allineati…) di quale uscita viene proposta (presidenzialismo plebiscitario, destra arrembante e neofascista, razzismo come modello sociale…) per capire in un sol colpo che il maggior comune denominatore si deve fare con le parole che sono pietre. Con i pensieri duri e comprensibili. Ecco, questa è la fase dell’unità dei comunisti che può essere artefice della ricostruzione del solido muro della casa della sinistra fatta con le pietre di tutti a cominciare da quelle delle idee comuniste. Ecco perché l’argilla non lavorata e non cotta di Vendola e gli altri compagni rischia semplicemente di sciogliersi con la prima pioggia intanto che il Pd modernizzato non capisce più ne cosa sia una pala, né una carriola e calpesta l’argilla che non userà: figurarsi le pietre!

Fiat: “anche il sequestro politico non armato” alla francese

Fiat Piccolo acronimo dal grande e potente segno. Segno grafico imposto nel tempo della prorompente epopea industriale italiana. Segno dei tempi con la personificazione del prefascismo, del fascismo e del post fascismo comportamentale e dei costumi ed usi degli Agnelli. Segno attuale del globalismo e gigantismo apparentemente da industria primaria. In realtà da potenza economica ibrida con elevate quote decisionali (economiche, politiche, industriali perfino) in mano a finanze italiane ed estere e a banche italiane ed estere. Di fronte a questo Golia, da sempre nella pratica quotidiana, e nella memoria diffusa, nel cosiddetto immaginario collettivo, un antagonista: la classe operaia. I metalmeccanici. Ma, nel tempo, proprio perché i lavoratori sono Davide, ma non sono scemi, hanno saputo distinguere il crogiuolo delle lotte operaie, dall’insieme delle lotte dei lavoratori. Hanno evitato le sottigliezze dei camici bianchi differenti da…. Ma un po’ il clima politico, molto la grancassa padronale, hanno invogliato e fatto credere ai colletti bianchi che c’era una aristocrazia operaia da respingere. Fu la marcia di Torino e l’inizio dello smembramento dei fabbriconi in policentri che decentrarono il lavoro. Di fatto indebolirono le rappresentanze dei lavoratori, disperdendole. E polverizzarono l’universo del famoso indotto addosso ad ogni piccolo centro, di fatto regionalizzato: Melfi, Pomigliano, Cassino, Termini Imerese etc. Oggi, il Grande Disegno. Il vincente Marchionne che (sia detto chiaramente, ha avuto come unico merito quello di condividere –e non facendolo pagare al padrone- ciò che i sindacati Interni Fiat ed esterni ma del settore dicevano da tempo, il mestiere fiat è fare auto e non accumulare finanze creative!) appare agli occhi del mondo come un piccolo mago, non lo è. Per questo, il confronto e lo scontro, sia nazionale che globale, non può prescindere da questo giudizio. Altrimenti diventa (e inutilmente oltre che eticamente intollerabile) la guerra dei garantiti siti “italiani” contro quelli meno garantiti “tedeschi” e degli “americani” chi se frega. Non è così questo gioco. E non è un gioco è un dramma. Un dramma che può avere risposta solo utilizzando la stessa matrice: redistribuire la ricchezza. All’interno di questo, e solo all’interno di questo assunto, valido a Chicago, come a Francoforte così come a Melfi e Torino c’è il ruolo della rappresentanza sindacale. Sindacato che non deve scandalizzarsi delle “fratture all’interno” che sono tutt’altro segno dall’impazzimento sociale, dal luddismo, o dai sindacati gialli. Le “fratture dall’interno” possono riguardare la rappresentanza, il disagio fatta rabbia, l’asfissia degli orizzonti che il comportamento di Marchionne e c. non valutano, anzi sembra utilizzino come semi-ricatto. Questa tensione è drammatica. Hanno ragione gli osservatori della sinistra che sottolineano ciò. Ma non è pericolosa e non va strumentalizzata né per pacificare (ridicola Marcegaglia), né per disinteressarsene (col cazzo che parla il loquace piduista o l’inutile fascista governativo di turno). Parlano degli spintoni…Persino Rinaldini credo possa essere d’accordo nel dire che “vengano uno cento mille spintoni” se si fa un vero accordo industriale dalla parte dei lavoratori e togliendosi dalle scatole inutili trattative da pantomima filogovernativa. Detto ciò resta il comportamento letto come messaggio. Ai lavoratori che hanno rotto il tabù Fiom va fatto sapere a chiare lettere che il messaggio è arrivato. Che la “frattura interna” può essere sanata. Ma che i contenuti della piattaforma, la trasparenza per gestirla, i tempi per articolarla e le forme di lotte per combatterla saranno di tutti.Anche se si sceglierà il “sequestro politico non armato” come in Francia. (maurizio aversa)

massimo

massimo è il profitto che cerca ogni padrone che si appresta ad attivare la sua più grande fatica: prender una idea, renderla tecnicamente valida, irretire - per fame, per necessità, per illusione perfino - uno o centinaia di lavoratori e ricavarne il di più. Che proprio perchè i più ne cerca il massimo. Anche una scuola, una università, che sia capace di insegnare e trasmettere il sapere; e trasformare questa azione con un ritorno di nuovo sapere che si autoalimenta dell'ampliamento delle conoscenze, è il massimo di democrazia del sapere che si può auspicare. Totalmente differente dal sapere centellinato, passato sottobanco a pochi eletti; così come la possibilità di "accedere" a sminari esclusivi; a corsi riservati; a cenacoli preselezionati ad invito; questo è quello che rappresenta il massimo della divisione di classe del sapere; questo è il massimo della raffinatezza ello sfruttamento che si può mettere in campo da parte di una classe dirigente e padronale capitalistica. Ma, massimo è anche un dirigente del Pd. Un ex presidente del consiglio. Un ex segretario. Un ex capopartito e capo parlamentare. A suo dire non un ex comunista. Pensa, il massimo in questione - è questo è davvero il massimo - che sia il più comunista rimasto in circolazione. Il colorito personaggio del film di Verdone direbbe: mica so' comunista così (con un pugno alzato), io sso' communista cosììì (raddoppiando le doppie, alzando il tono della voce e tutte e due i pugni in alto!!!). Ecco, poichè questa cavolata, a parte il luogo che si prestava al gioco delle parti (una intervista comica di Crozza nel suo show), è tale che non avrà bisogno di alcuna smentita, noi vogliamo solo rivolgere un pensiero conclusivo sull'argomento Pd-comunismo: forse qualcuno lo è stato; forse anche al meglio; forse molti sono pentiti di aver buttato bimbetto e acqua sporca insieme restando solo con la bacinella unta di sapone; forse parecchi stanno pensando di riaprire una linea di credibilità a quei comunisti che sono rimasti coerenti e non si sono mossi al meglio della furbizia e scaltrezza di qualche massimo che stava di là; tutti però possono giudicare che fare cinque minuti di comunista è bello, far sembrare di esserlo e non pensarci proprio è astuto ma essere comunisti, dirlo ed agire come tali è il massimo. Tastorosso

chiave

Negli anni sessanta, per usare una metafora che fosse ben compresa dal popolo minuto (pensate sia alla scarsità di media che divulgavano notizie, così come al bassissimo taso di scolarità) Pietro Nenni, per intendere che i socialisti stavano facendo un passo per andare a governare e portare una ventata di riforme (la storia vuole che sia stato fatto con l'accordo del Pci di Togliatti) nell'esecutivo fino ad allora solo democristiani, disse questo concetto: entriamo nella stanza dei bottoni così avremo la chiave per le decisioni. E' importante la chiave. Simboleggia il possesso, ma anche la condivisione; il focolare e la casa, ma anche il paese d'origine. C'è chi, questa chiave, la vive con una simbologia ancora più drammatica, tragica. Sono i palestinesi cacciati dalle proprie terre e che ora sono esuli in Libano (come nei campi di Shabra e Chatila); in Giordania (nei dintorni di Damasco così come in tutto il paese); così come nella striscia di Gaza o in Cisgiordania. In tutte queste realtà, ogni famiglia palestinese ha appesa all'esterno della baracca, o della tenda o della situazione abitativa precaria in cui versa, una chiave. Che è insieme, la chiave materiale della casa che è stata costretta ad abbandonare e che magari ora è abbattuta. Che è anche una chiave simbolica perchè sta lì a sottolineare che l'intento e l'obiettivo della vita - insieme rivendicazione e sogno d'ogni singolo palestinese - è fare ritorno "a casa" portando le proprie chiavi. Per questo la manifestazione di sabato 29 è stata aperta, ancor prima della bandiera palestinese, da una gigantesca chiave che simboleggia questo sogno-diritto. Oggi, poi, a pochi giorni dal documento internazionale firmato a Damasco sul diritto al ritorno; questo simbolo ha maggior forza di diritto perchè sotto l'egida internazionale si è scritta una importante pagina per ogni rifugiato in esilio, a maggior ragione proprio per il popolo palestinese, in quanto è stato riconosciuto il diritto al ritorno. tastorosso

contenuto

di una bottiglia o di una busta tetrapak di latte è il latte. E, solitamente, quando voglio acquistare del latte, pur avendo preferenze tra vetro o tetrapak o pet o plastica, mi è abbastanza facile decidere di prendere l'uno o l'altro involucro in quanto ciò che mi fa decidere è il contenuto, il latte stesso. Allo stesso modo, se nello scompartimento del lattaio o del supermercato trovo tante bottiglie tutte insieme, o tante marche di bottiglie tutte insieme, ovvero solo un paio di tipologie del latte che sto cercando io, ciò che mi farà decidere quale acquistare è quel latte che piace a me. No, non sono impazzito, nè devo proporvi il tre per due alla coop. E' semplicemente che questo banale esempio su contenitore e contenuto mi è venuto in mente dopo aver letto l'agenzia stampa della Dire in cui vari esponenti del Pd, in primis Tonini - braccio e mente destri di Veltroni - che spiegano cosa e perchè lo faranno a proposito dello sciopero del 12 dicembre. Bene, Damiano, l'ex ministro, ex segretario della fiom, ha detto che anche se il Pd, suo partito, che dirige con altri, non partecipa nè aderisce, conta di stare lì al fianco degli operai. Al contrario, Tonini, ritiene sbagliato lo sciopero, sbagliato aderire, sbagliato partecipare. La chicca è la motivazione: perchè siccome lo promuove un solo sindacato, la Cgil, il Pd non vuole essere o fare da cinghia di trasmissione. Ed ecco il punto. Sia Damiano che Tonini, ci hanno parlato del tetrapak e della bottiglia. Ma del contenuto? Le motivazioni dello sciopero: contro il governo e contro i padroni (in verità la Cgil è stata pure timida nei manifesti, perchè ha chiamato a raccolta contro ...la crisi) sono o non sono condivise? Piace questo contenuto o no? Compagno Damiano se quel contenuto lo condividi non è una cosa da poco ricevere una sportellata in faccia dal tuo partito: è roba da mandarli al diavolo e cambiare collocazione (oppure è opportuno, per te restare? Appunto da opportunista?). Fratel Tonini, sii più esplicito, senza nascondere la linea del Pd dietro il tetrapak: tu non partecipi perchè la linea politica che esprimi in questo contenuto è pari a quella del governo e dei padroni: allora, con chiarezza mandaci al diavolo, a noi che saremo in piazza il 12 dicembre. E noi, ma anche gli altri lavoratori avranno più nitida l'immagine di fronte di chi sta con chi. E soprattutto dove sta nascosto l'amico del giaguaro. Il contenuto è il contenuto, la bottiglia è la bottiglia, specie quando è vuota. tatsorosso

sommarietto 22 novembre

qui sotto, per il "moderno vocabolario politico-sociale" abbiamo aggiunto il tema "parte". Nelle pagine sopra la testata abbiamo arricchito di notizie e commenti i contenitori "Editoriale", "Internazionale" e "Bandierrossa". Nella prima pagina ciò che vedete anche in evoluzione, perchè, come possiamo, aggiorniamo con contributi "catturati" altrove, o giunti ad arricchire da singoli e soggetti sociali, o da noi sollecitati. Ultima nota odierna, per chi legge da Castelli romani e Lazio, stiamo partendo con la pagina specifica (sempre sopra la testata) Castelli.

parte

la realtà delle cose, nella società occidentale, non ha armonia. Per lo più è divisa in due parti. Una parte che sfrutta e cerca alleanze, connivenze, sodalizi, complicità tutta volta a soggiogare un'altra parte che è solidale, debole e che cerca di resistere allo sfruttamento. Anzi ad opporsi ad esso e se vi riesce anche a smantellare lo sfruttamento stesso. Per lo più i capitalisti, molti corrotti, la stragrande maggioranza degli opportunisti, i padroni antelitteram ed i padroncini autoillusi di essere i padroni-capitalisti sono in questa parte. I lavoratori, i precari, i senza lavoro, gli artigiani che soffrono la doppia condizione di essere piccoli imprenditori imprigionati nel sistema ma che non vogliono sfruttare i propri addetti, chi opera nel sociale, è nella seconda parte. Per lo più i referenti politici della prima parte sono le attuali forze del governo guidato dal piduista Berlusconi (ma spesso a costoro va bene qualunque direzione filo governativa e filo potere), ma anche gli oppositori (loro malgrado) della destra, ma anche buona parte della attuale opposizione parlamentare (siano essi i dipietristi che i veltroniani). Al contrario, la seconda parte fa quasi tutta riferimento alla attuale sinistra extraparlamentare e a quell'arcipelago di sociale e movimento di idee ribelli e di comunisti non ancora ben organizzati. Ora per rendere le cose chiare, semplici, visibili e, quindi, costringere ognuno di noi che potrebbe essere debole, se solo, di fronte all'arroganza e alla prepotenza degli sfruttatori occorre fare una basilare operazione verità sulla parte e su ognuno. Ognuno ha il diritto di stare dalla parte che crede lo rappresenti: ma deve chiaramente essere riconosciuto che quella prima parte lo iscrive nella parte degli sfruttatori, dei capitalisti, dei padroni e delle destre. Così come, chi si crede di essere di sinistra, progressista, anticapitalista e contro gli sfruttatori non ha alibi di sorta, la sua parte è la seconda. Ora che per parte in commedia qualcuno si mascheri e si faccia gli affari propri, è umanamente comprensibile; un po' da fessi e francamente incomprensibile è reggere il moccolo e fare la clacque a chi mischia le carte fregando i più. Perchè, l'ultima cosa ce lo testimoniano i numeri, la prima parte basa il proprio inganno sociale e politico facendo credere ad ognuno che comunque potrà far parte del giro (degli sfruttatori e potenti ed averne i privilegi), ma non è così. Al di là dell'etica, che a nessuno di costoro frega nulla, è certificato che l'espansione della ricchezza nelle classi medio alte è aumentata per le altissime (euromultimilionari), ha fatto un piccolo balzo (circa 20.000 famiglie in tutta italia negli ultimi anni) per le classi medie (euromilionari) ed invece si è ristretta per la classe media (i benestanti che hanno proprie attività e proprietà). Ecco allora che la parte inconsapevole che si affida alla parte prima e alla destra governativa forse si sta fregando da sola. Ed ecco dimostrato che chi affida alla parte seconda pensando di garantirsi con gli oppositori comodi (Pd, Idv) si troveranno ugualmente turlupinati. Quelli che non hanno nulla da perdere e che sono già sostenitori della parte sana della società possono essere il solo punto di riferimento. Per rimettere, se non altro, le cose in chiaro e dare ad ognuna il proprio nome: i padroni sono padroni, la destra è destra, la sinistra è contro lo sfruttamento e il cambiamento nasce dalla lotta dell'opposizione sociale e politica non dai minuetti del teatrino gelliano. Quindi le due parti, in realtà vanno interpretate non come di quà e di là fittizie ma come sopra e sotto, e destra e sinistra: e la nostra scelta rivoluzionaria è far coincidere chi sta sotto con la sinistra. Allora il blocco sociale e politico potrà proporsi come parte della società che rappresenta gli interessi di tutti: contro solo gli sfruttatori. tastorosso

sommarietto 18 novembre

E' allarmante l'assenza di notizie certe di quanto stia accadendo in Palestina a Gaza, per questo nella pagina Internazionale vi diamo qualche elemento in più di quanto Israele non dica e non permetta di sapere dalla stampa che caccia via. Dure accuse ai dirigenti Thyssen. Ha ragione il pm Guariniello ad affermare che forse nel paese si può realizzare una svolta sulle responsabilità per le morti da lavoro. Purtroppo con una giornata già funestata, oltre che dal dolore deif amiliari della Thyssen, anche dalle vite bruciate a Sasso Marconi. Il governo, intanto, è intento ad attivare il gioco delle tre carte per far assistere alla prestidigitazione del piduista capo dell'esecutivo che alla fine dirà: qui investiamo, qui togliamo e per far star buoni i sudditi a fine anno gli diamo un contentino che ci facciamo restituire con qualche prelievo fantastico del giocoliere Tremonti. Non solo governo; la grande sorpresa nel suo proporsi più democristiano di Casini, ormai Fini è lanciatissimo. O pensa che Berlusconi ne abbia per poco e quindi accelera; oppure pensa che più va veloce ora meno conti pagherà elettoralmente...ma noi, impertinenti, gli ricordiamo la foto di famiglia fornitaci dal Mercante di Venezia.tastorosso

solidarietà

la prima solidarietà importante che viene alla mente è quella dei due testimoni che, in quella magnifica terra di civiltà e di cultura che è l'emilia romagna, in presenza di criminali con la tara razzista che hanno dato fuoco al più inerme degli esseri umani, un senzacasa senzalavoro senzafamiglia, non ci hanno pensato su un attimo e sono corsi a collaborare per punire i colpevoli del gesto criminale. Solidarietà è quella che viene in mente verso gli operai ed i lavoratori e dipendenti dell'Alitalia che attivano il fronte del no. Perchè sono lì, mi ha scritto un compagno, in quanto non possono non dire no al nulla che gli viene prospettato. E' così. E allora l'altra solidarietà è quella dirimpetto a tale situazione e che salta subito agli occhi. Quella che dovrebbe garantire ogni forza che si richiama al sindacalismo e ai diritti del lavoro. E cosa distingue una piccola comunità di difensori dei propri diritti ed interessi rispetto ad una grande forza sindacale? E' la solidarietà che quest'ultima deve essere in grado di esercitare svolgendo perfino un ruolo - oltre che rivendicazionista - anche di compensatore sociale. E cosa sta compensando la Cisl Ricerca e la Cisl scuola, quando abbandona a se stessi quei genitori che si battono per non smantellare la parte di scuola che garantisce diritti e non rinuncia al diritto allo studio (inclusi atti solidali di diritti universali riconosciuti ed applicati come quello dell'integrazione tramite l'istruzione)? Cosa sta compensando quella Cisl quando non è più al fianco dei ricercatori che denunciano periodicamente da giornali e schermi televisivi che per fare quello che amano ed in cui riescono meglio - tra l'altro con molto vantaggio per il paese e per qualche azienda capitalista italiana - devono recarsi in parti dell'occidente dove vengono apprezzati, pagati, spremuti e poi o integrati al sistema in cui si trovano o rispediti a casa? Cosa sta compensando ed in quale stile solidale quella cisl che vedrà solo dalle finistre sfilare la grande manifestazione degli studenti medi ed universitari che si sta preparando per il 12 a Roma? E quale solidarietà Cisl e Uil nell'incontro con il cappello in mano ed il capo chino chiamati dal capo piduista del governo hanno potuto esprimere se non quella verso la Marcegaglia che era lì a chiedere e ordinare che i padroni fossero aiutati, e la segretaria del sindacato fascista ripulito pronta ad incassare solidarietà politica per appartenere ai vincitori (alla faccia dell'accusa di gestione "politica" della Cgil della fase contrattuale attuale)? Ecco la solidarietà è una delle chiavi che muovono l'appartenenza alla cultura italiana fatta di quotidianità e di frequentazione condivisa verso chi ha bisogno di aiuto, di sostegno, di forza morale e materiale da mostrare in frangenti difficili (una lotta, una esclusione sociale etc). Per questo il quesito, oltre quello pubblico che può sempre essere urlato come denuncia, sulla solidarietà mancata, ogni sera che Bonanni fa ritorno a casa e, oltre che da sindacalista, anche da buon cattolico, sarà abituato a farsi esame di coscienza, come si porrà la domanda?: quanto ho fatto contento il padrone e il governo per essere stato solidale col più forte? Oppure, quanto sono stato solidale col pubblico impiego avendoli convinti che a fronte di più di cento euro di ogni contratto fin qui firmato, il loro è proprio buona cosa averlo siglato a 70 euro lordi? Oppure, ancora, si chiederà quanto sono stato solidale con la Uil e l'Ugl per aver messo all'angolo la Cgil. Un po' come voleva un pezzo di Pd, tutta l'Udc e buona parte del Pdl per trattare le posizioni di sinistra (anche sindacali) come "radicali" perchè appartenenti a forze vicine agli "extraparlamentari" ed ai comunisti, cioè quelli da cancellare? Bonanni, complimenti per la genuflessione al piduista intanto che ti facevi servo del padrone e crumiro coi lavoratori: l'unica solidarietà che possiamo offrirti, oltre quella del rinsavimento politico-sindacale, è di consigliarti di non farti vedere dalle parti dei lavoratori in lotta. tastorosso

lavoro

In tre notizie che riportiamo di seguito, Obama, Napolitano e Lula, e la produzione Istat, c'è un condensato di cosa diavolo sta accadendo all'economia. All'economia capitalistica. A questa parte di mondo che noi abitiamo e che dobbiamo il più presto possibile iniziare a rivoltare sottosopra se non vogliamo impazzire delle cose che potremmo pensare. La chiave è il lavoro. Questa nostra società capitalistica ha prodotto (tramite il lavoro sfruttato che ha arricchito pochi capitalisti) una immensa quantità di beni che non sa più a chi dare. Intendiamoci il problema sarà, da qui a quando lo sapremo affrontare, anche come far coniugare un lavoro (possibilmente piacevole e poco alienante) e il prodotto di questo impegno dell'ingegno, del tempo e della fatica umana. Intanto però il dato è che le macchine, le automobili hanno riempito buona parte del pianeta da noi calpestato. Le cementificazioni per case, palazzi, paesi e città ha distrutto un bel po' di spazio non riproducibile e lasciato la vecchia edilizia per lo più abbandonata a se stessa, tutto ciò ha prodotto lavoro. Ma questi frutti sono diventati non alla portata. Allora, la fertile mente del capitalista, che pensa sempre che al mattina di casa esce un furbo e un cojone, ha inventato i subprime. Cioè, non ce la fai a comprarti la casa col mutuo perchè non hai garanzie (ha detto e fatto Bush, che guarda caso ha nella famiglia grandi interessi con l'immobiliare internazionale Carlyle), non ti preoccupare. Noi inventiamo una carta (futures) che diamo alle banche che riceveranno soldi per clienti che le acquisteranno e che guadagneranno sopra essa quando tu finalmente pagherai il tuo debito. Insomma la vendita della dilazione di pagamento di un debito che era già un mutuo. Accade che 5.000.000 cinque milioni di famiglie non ce la fanno a pagare il mutuo e allora si corre ai ripari. Bush, e tutto il capitalismo occidentale hanno la trovata. Il lavoro non c'è. Allora lo stato (ogni stato) può pagare quei debiti alle banche che si trovano in mano carta straccia che vengono rivendicate come soldi dai creditori (tra cui Bush e tutti quelli che con banche, finanziarie e immobiliari hanno a che fare nel capitalismo occidentale imperante). E cominciano a frullare somme da capogiro. 700 miliardi di dollari mettono sul tavolo gli States. 2-3-400 i vari stati europei.Sempre per pagare soldi che hanno valore di carta straccia e carta straccia che assume valore di soldi. Bisogna interessare il Fondo Monetario Internazionale etc. Ma nessuno ancora ha tirato fuori come priorità il lavoro per chi non lo ha così da metterlo in condizione di provvedere a se stesso. Ed eccoci alle tre notizie. Obama, saluta la vittoria e dice che salvaguarderà ed interverrà per sostenere la classe media. Poi penserà anche ai ceti più deboli. Alla faccia della logica e dei valori cristiani sventolati. Prima si pensa alla classe media e poi ai più diseredati..se ce l'avranno fatta a resistere. Lula dice a Napolitano, guarda che così "compagnero" non va. Il G8 deve pensare alla parte di mondo che sta galappando verso il progresso economico, tecnologico, sociale. Tutti i grandi si devono misurare con noi e distribuire meglio le ricchezze e le risorse del pianeta. E' un po' il risvolto, non ancora affrontato, delle cose e della qualità e quantità da produrre. L'Istat, che analizza con numeri crudi ogni cosa, e quindi anche il lavoro, per quanto riguarda il nostro paese decreta che peggio di così stavano dieci anni fa. Alla faccia del progresso capitalista. Intendiamoci, non è che c'è un marziano che nel frattempo si è istallato sulla terra da altri mondi e sta rubando il nostro lavoro, i nostri soldi ed i nostri beni. No, semplicemente ci sono una serie di appartenenti al capitalismo occidentale (sempre quelli che operano con finanze e spostamenti di crediti tra banche e immobiliari, che magari stanno al governo o partecipano a salvataggi di aziende italiane che hanno bisogno: a proposito è ottimo l'impegno di Caltagirone per l'Alitalia; coincidenza tra i beni di Alitalia ci sono ettari ed ettari di terreno tra la magliana e Fiumicino) che stanno arricchendosi in modo spropositato, facendo storcere il naso perfino a gente col pelo sullo stomaco (cribbio, ha detto il piduista Berlusconi, capo del governo, è ora di finirla con queste speculazioni finanziarie. Se lo dice lui...).Ecco allora che i milioni di euro che vengono dichiarati per essere impiegati qui o là, non potranno non partire, ed ogni poverocristo avrà il diritto di urlarlo a squarciagola, dalla salvaguardia dei servizi, del lavoro sano e produttivo che c'è, anche se a pagare (per una volta, con minor guadagno non con la bancarotta o il suicidio) sarà qualche capitalista. Dal lavoro, ricominciare dal lavoro, questa è la chiave, modificando, già ora le produzioni inutili là dove ci sono ed utilizzando tutte le tutele sociali per garantire un minimo di vita dignitosa per tutti. Tastorosso

sociale

è emergenza sociale se si possono certificare, cioè riconoscere come esistenti, sette milioni e mezzo di poveri nel nostro paese. E' questione sociale preminente, per tutta la società italiana, il fatto che migliaia di famiglie, molte monoreddito, sono restate, stanno rimanendo o rimarranno senza una delle entrate principali economiche per le fabbriche che chiuderanno ed i posti di lavoro che verranno meno. E' incazzatura sociale, il movimento diffuso ormai in mille rivoli di lotte locali, regionali, distrettuali, settoriali, nazionali che stanno prendendo piede come arma di denuncia e di richiesta di misure da adottare in tutto il paese da parte di impiegati, lavoratori, operai, stagionali e giornalieri. A conferma della valenza generale dei temi dell'istruzione, della ricerca e della formazione delle nuove intelligenze che guideranno il paese, è stato giusto che i protagonisti dell'Onda studentesca, si siano recati nel parlamentino della Fiom, motivando che per coincidenza della questione sociale che li abbraccia, è bene che d'ora in avanti le lotte di studenti e operai si facciano insieme. Sociale, potrebbe essere un intervento mirato a tutelare (letteralmente, con una tata) il presidente del consiglio che riesce ogni volta che pensa di essere originale a fare più danni di un elefante che faccia piroette in un negozio di cristalli. Assolutamente di rilievo sociale sono ormai le inquietanti presenze politiche che i grupposcoli fascisti sparsi nel paese, cercano di far passare come "normali" al solo fine di non garantire più agibilità democratica alla vita istituzionale e politica del paese di tanti giovani democratici. E', sindacale, politico, economico, e, finalmente, sociale, la decisione della Cgil - e cisl e uil in quanto sigle facciano quel che credono -di indire al più presto lo sciopero generale in tutto il paese. Ribadiamo è risposta economica e sindacale, ha indubbi aspetti politici, ma è sicuramente, in questo periodo, il più grande intervento sociale che si potesse ipotizzare. maurizio aversa

nessuna

Sembra che il sessanta per cento degli aventi diritto al voto abbia partecipato alla elezione del nuovo presidente degli States, Brak Obama. Quindi della poco più della metà, di tutti quelli che avrebbero potuto, in qualità di cittadini, andare ad iscriversi, due ogni tredici hanno esercitato il diritto di voto. Per spiegare con cose di casa nostra: è come se dei 23 milioni di elettori, una parte, circa 12 milioni si vanno a prenotare per esercitare il diritto. Di questi solo 8 milioni vanno effettivamente a votare. Tra i quali, il 52 per cento ha scelto il candidato vincente. Quindi 4,5 milioni. Cioè, l'Italia sarebbe governata da una forza capace di suscitare consensi tra il sette-otto per cento di tutta la popolazione. Questo è stato l'esercizio formale, per dire di altro, della applicazione delle regole democratiche del più grande paese nel mondo occidentale che vuole recarsi in ogni dove ad "insegnare" i valori e le regole della democrazia. Ma Tocqueville non ha proprio nulla da dire? Nessuna remora dunque che tutti i fulminati sulla via di Damasco, pur non essendo nessuno Saul, si siano sbracciati per certificare l'evento storico. Nessuna regola od idea per quanto di spessore o per quanto di retaggio storico(nel senso dei secoli trascorsi) può davvero accreditare, se non fermandosi alla superficie, l'appellativo di storico a quanto accaduto oggi. Nessuna meraviglia, immagino, susciterebbe in alcuno se nel comune xy sperduto in Italia, si venisse a sapere che tutte le amministrazioni che si sono succedute dal dopoguerra ad oggi, con varie formazioni politiche e con ricambi continui, hanno datocome risultato della assenza totale di nepotismo, raggiri, abusi d'ufficio, appalti pilotati e porcherie simili. Nessuna meraviglia tranne che dire, vi siete decisi ad essere normali!. Ecco, è quanto è accaduto negli immaginifici Usa, dove un presidente eletto, solo per il fatto di essere afroamericano, invece che latino o indoeuropeo abbia potuto esultare "Siamo gli Stati Uniti la nazione dove tutto può succedere". Cioè, quindi, anche essere normali. Ce l'avete fatta. Cominciate a mettervi a paro. Che i vostri retaggi, che nessuna politica progressista (mica comunista) vi ha mai richiesto, ha avuto per lascito il germe del razzismo di ritorno in europa e nel nostro paese. Nessuna meraviglia dunque che i veltroniani abbiano immediatamente mutuato usi e costumi di Kojac per festeggiare. Va bene motivare che vi chiamate allo stesso modo, va bene che una festa illusoriamente sognata da voi autosufficienti vi era rimasta "in canna"; però se proprio volevate festeggiare l'accortezza di non farlo al centro del centro quasi elitario potevate sceglierla. E, comunque, nessuna, nessuna pietà per l'orribile scelta kojachiana di offrire ciambelle e caffè americano invece di fette di pane, porchetta e vino dei Castelli.

centralità

Un governo, quello guidato dal piduista Berlusconi portatore non sano di giganteschi conflitti di interesse, che tiene in modo particolare a dividere il fronte sindacale con prebende e ammaliamenti, tutto nonostante la propria indiscutibile attuale forza politico-elettorale, in verità non avrà paura della crescita di coscienza che sta riaffiorando nella società per la centralità del lavoro? Una classe padronale che ha al proprio inetrno e nelle organizzazioni che esprime quei padroni che volevano prendere a calci in culo i sindacalisti che sarebbero andati "a rompergli i cogl..", così come quelli che hanno teorizzato circa l'ineluttabilità della tragedia Thyssen o - addirittura - della richiesta di risarcimento danni ai morti nel silos della umbria olii di Campello sul Clitunno, in realtà non hanno tutta questa libertà di manovra perchè non è più visibile la centralità del lavoro e non si vede ancora bene il profilo della nuova moderna centralità del lavoro? I giovani comunisti che nel movimento per la scuola contro la Gelmini pensano a gestire un centro di mutualità concreta come è l'aiuto giuridico per le imbecillità delle direttive da questurino che il ministro dell'interno emana sulle occupazioni, non sono complementari alla proposta di Gianni Rinaldini che annunciando losciopero generale lo vede come costruito e realizzato assieme al movimento degli studenti, ed ambedue non sono la rappresentazione visiva della nuova moderna necessità di dare vita ad una nuova centralità del lavoro? Lavoro come espressione umana, come mezzo di sostentamento e di contribuzione alla società delle proprie capacità da condividere; lavoro come rappresentazione in acrne ed ossa delle persone, gli operai ed i lavoratori che ne sono gli artefici primi; lavoro come nuovo lavoro, nelle modalità di espletamento - quando volontario è fattore di positività - e nelle dinamiche di nuovo sfruttamento come il precariato e la parcellizazione inerente che colpisce soprattutto giovani, donne ed espulsi da precedenti cicli produttivi. E tutto ciò non è denuncia, necessità manifesta di una nuova centralità del lavoro, dei lavoratori salariati? E chi se non il riconoscersi in classe, classe lavoratrice, classe operaia ci dà l'immediatezza della risposta alla richiesta di centralità? Chi se non l'organizzazione dei lavoratori, fatta dai lavoratori, pensata, guidata, diretta dai lavoratori è garanzia di questa rinnovata centralità? Chi se non un partito comunista ri-costruito qui ed ora, qui nel nostro paese e ora nel duemilaotto è la risposta più moderna per far partire valori sociali e salvaguardia per gli individui liberi è la risposta per ripartire dalla centralità del lavoro e dell'umanesimo sociale nel nostro paese? Tastorosso

Oppure

Oppure hanno ragione le assistenti di volo che non hanno firmato l’accordo perché è davvero umiliante, oltre che materialmente impossibile, far coincidere dei tempi di lavoro “asettici” come se gli orari di vita non comprendessero la cura delle persone congiunte o presenti in casa. Oppure si deve fare proprio come hanno fatto il sindacalismo alternativo e la Cgil Funzione Pubblica che hanno mandato a quel paese il governo e Brunetta che irresponsabilmente e disumanamente ha fatto finta di non sapere che 40 euro nette in due anni sono meno di una elemosina non proposta a nessun altro contratto affrontato fino ad ora (dove ci si è orientati, anche se insufficienti per la crisi, attorno alle 100-120 euro annui); così come ha taciuto che dei 2 miliardi impiegati lo scorso anno ne prevede meno della metà per i prossimi due. Oppure hanno ragione i lavoratori che si indignano e che vogliono raggiungere ben altri risultati a fronte di una economia che si presenta come “capitalismo in difficoltà” in cui occorre tirare la cinghia e quella a cui vengono aggiunti i buchi per restringere è sempre quella dei lavoratori mentre le Banche – per le operazioni della finanza, dell’economia di carta -, trova ampia disponibilità nelle casse Bankitalia. Cioè la nostra banca nazionale. Quella stessa a cui attinge il piduista Berlusconi per i suoi giochi finanziari affidati alle innumeroveli presenze societarie nazionali e internazionali e multinazionali tramite figli, parenti, amici e sodali. Oppure hanno dalla loro parte la ragione della storia e degli avvenimenti coloro che gridano allo scandalo per il fatto che il consegnatario della tessera P2 numero 1816, Licio Gelli, benché ai domiciliari, benché vecchio e malandato, stia ancora lì a blaterare per tifare Silvio Berlusconi. Oppure abbiamo ragione pure noi che gli abbiamo dedicato lo sdegno di Sonia Alfano, il grido di Paolo Bolognesi ed il nostro schifo con uno sputo in faccia. Oppure tutto questo non è sufficiente se non ci unisce, come comunisti, per dare coraggio e speranza alla sinistra che aggregando le forze democratiche ricacci nelle fogne il lordume fascista, i mestatori che operano nell’ombra e finalmente prospettino un approdo della società che superi lo sfruttamento, che superi i disvalori, che superi il capitalismo come ci ricorda Paolo Ferrero nel bel documento redatto oggi. Tastorosso

MENTRE

Mentre poliziotti e carabinieri disattenti si facevano distrarre dai mille colori della pantera ritornata, e dai ruggiti di un movimento di lotta che non ci stà a finirla così, quarantaquattro fascisti manganellatori - ci sarà l'accusa di vilipendio per questi incolti che hanno dipinto i colori della bandiera sui loro vigliacchi bastoni? - la facevano quasi da padroni. Ma la giovane pantera non è un micetto. Quindi prima ha respinto l'assalto ed in seguito ha destinato le proprie energie a continuare la propria lotta, fatta di manifestazione e di ricerca del consenso contro un governo che "governa" i propri sondaggi come un pastore le pecore. Mentre gli studenti lottano, le fabbriche chiudono. Perchè la famosa colonna portante dell'economia italiana fatta da piccole e medie imprese, è lesta a chiedere ed ottenere prebende, esoneri, finanziamenti, commesse pubbliche ed altro, così come è sveltissima a chiudere aziende - anche quando sono sane - mettendo sul lastrico migliaia di famiglie. Perchè il succo del mercato capitalistico è che servono le mani libere (più mercato e meno stato hanno gridato all'ossesso Comunione e Liberazione, poi i socialisti craxiani, poi la confindustria, poi il loro governo servo del piduista Berlusconi), infatti hanno ottenuto denari pubblici (cioè di tutti noi) per salvare iniziative e fondi finanziari privati (cioè i loro) e non avere così più un euro per scuola, ambiente e lavoratori (cioè le cose che interessano noi). La conclusione è che mentre accade tutto ciò, sarà bene che chiunque stia lottando per qualche giustizia sociale da rivendicare, agisca anche sul piano politico. Ricordando contro chi si sta lottando oggi, mentre l'informazione è manipolata; domani, mentre i poteri forti tenteranno di anestetizzare qualunque spinta sociale e culturale e - appunto - politica da cui tutto ciò potrà derivare; e perfino in un futuro più lontano, mentre le forze di sinistra e di progresso, a cominciare dalla forza comunista, saranno nuovamente l'unico approdo sicuro per coniugare libertà con giustizia sociale. tastorosso
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