t a s t o r o s s o

Home » ambiente e nucleare » RIFONDAZIONE HA FATTO IL CONGRESSO. PARE REGREDITA NELLE SCELTE DI FONDO (UNIFICARE I PARTITI COMUNISTI IN UNO SOLO). NON HA ELETTO IL SEGRETARIO. ORA UN MESE DI CONSULTAZIONI CHE POTRANNO SERVIRE A PEGGIORARE O MIGLIORARE LA DEBACLE DEL CONGRESSO, A GENNAIO VEDREMO.

RIFONDAZIONE HA FATTO IL CONGRESSO. PARE REGREDITA NELLE SCELTE DI FONDO (UNIFICARE I PARTITI COMUNISTI IN UNO SOLO). NON HA ELETTO IL SEGRETARIO. ORA UN MESE DI CONSULTAZIONI CHE POTRANNO SERVIRE A PEGGIORARE O MIGLIORARE LA DEBACLE DEL CONGRESSO, A GENNAIO VEDREMO.

dicembre: 2013
L M M G V S D
« Nov   Gen »
 1
2345678
9101112131415
16171819202122
23242526272829
3031  

Enter your email address to follow this blog and receive notifications of new posts by email.

Segui assieme ad altri 32 follower

mizioaveIl titolo è “forte” come si dice in gergo. Perfino può rasentare la provocazione. Spero che i compagni e le compagne (di Rifondazione) proseguano nella lettura, una volta giunti fin qui. Infatti, continuando, scopriranno che non è “farina del mio sacco”. E’ semplicemente il succo, drammatico, preoccupato, previsionalmente pessimistico di uno degli animatori del congresso di Perugia di Rfiondaione Comunista. Claudio Grassi. Qui di seguito diamo spazio ad una sua intervista, aggiornata ai temi di questa mattina…m.a.
Intervista a Claudio Grassi

E’ stato definito lo “straordinario” congresso. Risultati dei documenti alla mano,

Claudio Grassi di Essere Comunisti

Claudio Grassi di Essere Comunisti

tuttavia, il messaggio che passa è che Rifondazione riconferma ampiamente la linea della maggioranza e il relativo gruppo dirigente. Va tutto bene e non avete mai commesso un errore?

Parto dalla fine. Credo sia evidente a tutte e tutti che nessuno possa anche soltanto ipotizzare o pensare che tutto vada bene e che il gruppo dirigente uscente non abbia mai commesso errori. Su questo, e cioè sulla straordinarietà della situazione attuale e sull’aver commesso errori c’è una larga condivisione all’interno del Partito. Il problema nasce semmai quando si vuole identificare una strada per uscirne. Qui in effetti si produce una differenziazione netta, che anche al Congresso è emersa, e che a me richiama molto quanto insegnava Gramsci e cioè che se batti la testa contro il muro è più facile che alla fine sia proprio la testa e non il muro a rompersi. Io credo che noi non possiamo essere artefici e giudici del nostro operato allo stesso tempo. Credo invece che si sarebbe dovuto impiegare tutti i mesi dello straordinario congresso per affrontare i molti nodi, mettersi a verifica e produrre un vero processo di rinnovamento. Non solo non è stato fatto, ma anzi è stata favorita una sorta di radicalizzazione delle posizioni di partenza e di contrasto frontale contro chi avanzava perplessità. Fino ad arrivare anche a casi di gestione di alcuni congressi di federazione dove sono state compiute forzature al fine di modificare – come è avvenuto – la platea congressuale. Credo che siano questi i motivi principali del perché c’è quella percezione diffusa di delusione da parte di chi si attendeva almeno un segnale forte di discontinuità, di vitalità, di straordinarietà, o quantomeno un segnale chiaro che lasciasse intendere un cambio di marcia rispetto agli ultimi cinque anni. Perché, a meno che non si voglia nascondere la testa sotto la sabbia, il bilancio dal 2008 ad oggi è molto negativo.

Parto dal 2008 perché penso che se vuole essere serio il bilancio deve essere correttamente fatto a partire da quell’anno, e cioè dal congresso di Chianciano, quel congresso dove Rifondazione ha chiuso una parte della sua storia ed ha gettato le basi per costruirne un’altra individuando una linea basata su obiettivi da raggiungere e un nuovo gruppo dirigente per farlo. Il risultato è negativo su tutti gli obiettivi che ci eravamo dati: non abbiamo rilanciato Rifondazione Comunista, come dimostrano i dati di tesseramento, i risultati elettorali e anche i recenti dati di partecipazione al congresso, non siamo riusciti a costruire in basso a sinistra una soggettività unitaria e plurale della sinistra d’alternativa e non siamo stati capaci di riportare le comuniste e i comunisti in Parlamento. Di fronte ad una valutazione così negativa e di fronte ad un’incapacità di raggiungere i risultati che ti sei prefissato, il primo soggetto che viene chiamato in causa è evidentemente il gruppo dirigente. E quando parlo di gruppo dirigente intendo davvero tutto il gruppo dirigente. Lo voglio sottolineare perché troppo

Il segretario del Prc Castelli romani, Danilo Marra

Il segretario del Prc Castelli romani, Danilo Marra

spesso in questo percorso congressuale ho sentito mistificare la posizione di chi chiedeva un rinnovamento reale all’interno come la posizione di chi ricercava la facile soluzione del capro espiatorio o peggio cercava tramite questo passaggio di risolvere questioni di simpatia o antipatia personali. Mi è capitato davvero di sentire anche queste sciocchezze! E invece, appunto, quando parlo di questo tema parlo della totalità del gruppo dirigente così come ho ribadito anche nel mio intervento al congresso nazionale. Testualmente ho detto in quella occasione che “tutti noi, non Paolo Ferrero, ma tutti noi che da Chianciano ad oggi abbiamo diretto il Partito e non abbiamo raggiunto i risultati che ci eravamo prefissati, dobbiamo farci di lato e fare provare ad altri”.

A Perugia non siete riusciti a eleggere un segretario. Ferrero ha rinviato tutto a gennaio. Essere Comunisti ha insistito per tutta la campagna congressuale sul ricambio del gruppo dirigente e su una nuova figura di segretario. Rimane tutto come prima?

Anzitutto permettimi di specificare che non è stata Essere Comunisti, o non è stata solo Essere Comunisti, ad insistere sul rinnovamento ma compagne e compagni che su questo punto, così come sul tema dell’unità a sinistra, si sono trovati concordi trasversalmente alle aree esistenti nella proposta contenuta nei due emendamenti che abbiamo tutte e tutti assieme portato all’attenzione del congresso. Così come è vero che Ferrero ha proposto di iniziare un periodo di consultazione all’interno del Cpn da concludersi in gennaio, ma è anche vero che quella proposta è stata accettata con un ampia condivisione e quindi adesso è una decisione che collettivamente abbiamo preso. Ora si tratta di vedere se questo tempo ulteriore sarà utilizzato per aprire finalmente quella seria riflessione su di noi che fino a qui non è stata affrontata se non del tutto marginalmente e che invece credo sia utile a tutto il corpo militante, aldilà del voto espresso al congresso, oppure se sarà utile semplicemente ad una parte del Partito per la ricerca di consenso sulla conferma del segretario uscente. Se, come auspico, saremo nel primo scenario, io credo che questo mese ulteriore sarà stato proficuo ad individuare non soltanto il nome di una compagna o di un compagno, ma un metodo di lavoro, una modalità di organizzazione e il rilancio effettivo di Rifondazione. Quindi in sintesi non direi “rimane tutto come prima”, ma semmai, nel rispetto degli esiti congressuali, che esiste la concreta possibilità di produrre una riflessione collettiva che giustifichi

Paolo Ferrero, non riconfermato segretario, consultazioni fino a gennaio per vedere se...

Paolo Ferrero, non riconfermato segretario, consultazioni fino a gennaio per vedere se…

l’ulteriore tempo che ci siamo presi e di fare tutte e tutti un significativo passo in avanti. In caso contrario, allora sì, resterebbe soltanto il “rimane tutto come prima”.

Sul tema dell’unità a sinistra, c’è chi valuta positivamente la posizione uscita come maggioritaria dal congresso e chi invece ha l’impressione che si sia fatto un passo indietro, ad esempio anche sul tema della riunificazione con il Pdci. Rifondazione si apre o si chiude al mondo esterno?

Evidentemente mi inserisco fra quelli che giudicano che si siano fatti passi indietro. Ma non soltanto perché l’emendamento che proponevamo su questo specifico tema è stato respinto. Più in profondo ho visto durante tutto il percorso congressuale, ed ho trovato conferme in questo anche a Perugia, un progressivo accentuarsi se possibile della nostra usuale (e credo di poter dire fallimentare visti gli esiti) modalità d’intendere i rapporti politici a sinistra. Quella modalità, semplifico con l’accetta, che ti fa dire che sei per l’unità ma dettando tu le regole del perimetro, che sei favorevole a processi di aggregazione dei comunisti se l’altra parte si aggrega a te, la stessa modalità che poi alla fine assolve il tuo operato perché la colpa della situazione non felice è da ricercarsi altrove. La modalità che continua a commentare l’esistente ma non lo modifica, che preferisce fischiare un esponente di un altro partito che tu hai invitato anziché provare ad incidere e magari ampliare le contraddizioni della linea che quel partito racchiude. Riusciamo ad essere chiari su un punto: vogliamo costruire la sinistra autonoma e alternativa al centrosinistra, e lo ripetiamo all’infinito come se ciò di per sé garantisse di risolvere il punto vero della questione che è il come vogliamo farlo. Continuiamo giustamente a guardare alle esperienze europee, continuamente citiamo il caso di Syriza e non c’è intervento o riflessione che non parli del Front de Gauche: ma qual è la tua credibilità politica come Partito quando richiami queste esperienze che si basano tutte su percorsi di aggregazione fra molte e preesistenti soggettualità politiche e non sei neppure in grado di mettere all’ordine del giorno il tema del rapporto con il Pdci? Su questo ultimo punto poi la discussione a tratti è stata surreale: si continua a guardare alle scelte passate e non si valorizza invece il punto di novità espresso dall’ultimo congresso del Pdci sui temi non banali, ad esempio, dell’autocritica nei confronti della ricerca del rapporto con il Pd. Mi chiedo con chi vogliamo costruire quella sinistra d’alternativa di cui parliamo. In questo senso le elezioni europee sapranno darci conferma o meno della nostra capacità di costruire un primo passo significativo del percorso che abbiamo in mente. Ma fino ad oggi io vedo molto richiamo al pur necessario orgoglio di Partito accanto però a poca propensione ad aprirsi all’esterno.

Cesare Procaccini, segretario Pdci

Cesare Procaccini, segretario Pdci

Per i principali media questo congresso non è stato considerato degno di essere commentato. Al massimo qualche trafiletto per comunicare informazioni scarne e parziali. Per la stragrande maggioranza delle persone quindi Rifondazione non esiste. Ma i congressi si fanno anche per comunicare con l’esterno. O no?

È vero, non c’è stata informazione sul congresso né una qualche copertura mediatica della nostra discussione, ad eccezione di alcune testate a cui va dato il merito di continuare a seguire il frammentato mondo della sinistra. Ma deve essere anche sottolineato, per amore di verità, che questo fatto purtroppo non ha riguardato solo il congresso ma tutte le iniziative che sono state poste in essere dal nostro Partito. Per dirla con una battuta, ho visto recentemente una vignetta di Vauro che magistralmente sintetizza il concetto: c’è il figlio che chiede al padre che cos’è il pluralismo e il padre rassegnato con il telecomando in mano che risponde “è la libertà di vedere la stessa cosa ma su canali diversi”. È ormai da molto tempo che questa condizione si verifica e ci parla senza dubbio del funzionamento distorto di un sistema di comunicazione di massa che premia o ignora a seconda di criteri che quasi mai rispondono a logiche di buona, corretta e completa informazione. Sono convinto però che sia altrettanto vero che tu devi anche produrre atti politici significativi per poter rompere questo vergognoso oscuramento, atti che risultino impossibili da ignorare. Non credo sia pensabile, per fare un esempio, riuscire ad ‘imporre’ la notizia del dibattito di un congresso straordinario che viene convocato dopo mesi e che necessita di un mese ulteriore per eleggere il proprio segretario o segretaria, contemporaneamente alla notizia dei quasi tre milioni di voti per Renzi. Evidentemente esiste un problema anche nostro. E qui sta anche parte della spiegazione del perché spesso ci sentiamo dire se esistiamo ancora. È come essere dentro una spirale, un circuito vizioso in perenne avvitamento: l’oscuramento mirato ti elimina dalla scena politica e quindi dall’opinione pubblica, tu non produci atti politici capaci di imporsi, l’oscuramento diviene prassi consolidata e si consolida anche l’idea che tu non esisti più e quindi si produce un’ulteriore difficoltà a fare emergere le tue posizioni, e così via. Ma ripeto: buona parte del problema è sicuramente il funzionamento distorto dei media, ma parte del problema è anche il tuo essere percepito come completamente avulso dalla realtà.

Aldilà della valutazione sull’esito, le primarie del Partito democratico hanno portato a votare quasi tre milioni di persone, una cifra considerevole tenuto conto sia del periodo di complessiva crisi della politica come quello attuale, sia delle stesse scelte politiche compiute negli ultimi anni da quel Partito, tra governi tecnici e larghe intese. Qual è la chiave di lettura di tutto ciò secondo te?

In primo luogo occorre riflettere sulle primarie come strumento. In passato a volte abbiamo partecipato anche noi a primarie per individuare alcuni candidati di coalizione, sia a livello nazionale, sia a livello regionale, sia anche in alcune realtà comunali. Ma senza dubbio non abbiamo mai apprezzato la modalità per le evidenti distorsioni che uno strumento come questo produce, andando naturalmente a sostituire le facce ai contenuti, il carisma individuale a progettualità politiche collettive. Abbiamo recentemente conosciuto anche la versione grillina delle cosiddette “parlamentarie” dove accanto alle già citate criticità negative delle primarie si affianca anche l’ulteriore elemento di perplessità di un voto espresso con un click all’interno di una piattaforma gestita solo da due persone, padri-padroni dell’esito, del simbolo, della linea politica, e via dicendo. Detto ciò, e cioè ribadito come facciamo sempre la nostra contrarietà a questa modalità d’intendere la politica, quello che manca è la nostra proposta. I quasi tre milioni che si recano al gazebo e lasciano due euro per scegliere Renzi, Cuperlo o Civati smentiscono in parte alcune letture superficiali che da sinistra si fanno sul Pd, e cioè che siccome le contraddizioni sono evidenti quel Partito è destinato a perdere consenso. Non è così automatico, e cioè, non possiamo illuderci che basta aspettare seduti sulla riva del fiume per vedere passare il cadavere. E’ evidente che c’è un crollo di partecipazione “classica”, e ce lo dice il consistente numero di voti e di iscritti persi negli ultimi anni dal Pd, così come è vero che, per tornare a quanto si diceva sopra, il sistema comunicativo martella continuamente sul fatto che ormai la politica è lotta di leader e non di idee, dove la fine delle ideologie è auspicata e salutata come grande passo in avanti e ormai sostituita con il dogma del fare in tutte le sue declinazioni: l’uomo del fare, il decreto del fare, la politica del fare, senza specificare cosa, come e soprattutto a difesa di quali interessi, ma solo un generico “fare”. Ma è altrettanto evidente che se non esiste, o almeno non viene percepita, una concreta, reale e credibile alternativa a quella scelta, stiamo pur certi che ancora si recheranno in milioni ai gazebo e qualche decina di migliaia continuerà a cliccare i “mi piace” sulla piattaforma internet di Grillo e Casaleggio. Voglio quindi porre questa domanda a noi stessi: la critica alle modalità di partecipazione proposte da altri soggetti è chiarissima, ma qual è la nostra alternativa? Cosa proponiamo noi come modello alternativo? Quale capacità di aggregazione di massa e prospettiva politica offriamo? In sintesi, quale altra scelta offriamo alla partecipazione dei gazebo? Quando parliamo del nostro modo di funzionare dobbiamo discutere anche di questo. E’ un tema che credo non possiamo più permetterci di liquidare semplicemente con un rassicurante ma poco efficace “noi siamo un’altra cosa”.

Renzi rappresenta quanto più di distante possa esserci da una sinistra degna di questo

Beppe Grillo

Beppe Grillo

nome. Eppure Renzi è stato accreditato dalla base del suo partito come il candidato più idoneo a far vincere la “sinistra”, a prescindere dai contenuti. Qui c’è un dato su cui riflettere. “Destra ” e “sinistra” continuano a orientare le scelte degli elettori, ma queste categorie vengono percepite nell’opinione pubblica in maniera diversa da come le intendiamo noi. Renzi convince la sua base perché è ritenuto l’unico che possa evitare il dilagare di Grillo o il ritorno di Berlusconi. Per di più, gli elettori del Pd sono esasperati dal vecchio gruppo dirigente, responsabile delle scelte fallimentari del passato e di eccessivi tatticismi di fronte al berlusconismo. E’ un elettorato disposto a sorvolare sui contenuti pur di mandare a casa i dirigenti di lunga data e di contrastare i vari populismi. Che potere di attrazione può avere nei suoi riguardi Rifondazione e la sinistra “radicale”?

Partendo dalla nostra definizione di sinistra, di cosa rappresenti come valori e di chi vuole rappresentare come interessi e classe, Renzi e sinistra assieme nella stessa frase sono un ossimoro. Ma è vero come dici che esiste anzitutto una tipologia di elettore che sceglie non sulla base della nostra definizione di sinistra ma sulla base di un generico “di qua” o “di là”, dove la scelta è in larga parte decisa o indotta, dati alla mano, dall’informazione televisiva e dal carisma dei singoli leaders presenti. Esiste anche una buona parte di elettorato che ha smesso da tempo di votare perché non vuole vedere più le solite persone, i soliti volti, i soliti candidati. C’è poi un elettore che invece articola in destra e sinistra, ma, anche in questo caso, non con le categorie che usualmente utilizziamo noi per identificarne i confini, ma sulla base del portato di un ventennio di bipolarismo forzato dove spesso destra e sinistra hanno coinciso con a favore o contro Berlusconi. Infine, ma si tratta di una minoranza, c’è l’elettore che guarda ai programmi, che rifiuta la logica del voto utile o del voto esclusivamente contro, e che probabilmente assume una differenziazione tra i perimetri politici che assomiglia a quanto diciamo noi. Renzi vince perché è riuscito ad identificare nella sua figura tre tipologie su quattro degli elettori descritti sopra. Rappresenta la discontinuità interna al suo Partito, assumendo anche toni populisti che possono rappresentare per il suo elettorato anche una diga al grillismo, e rappresenta l’alternativa giovanile all’anziano leader del centro destra, cosa che mediaticamente, come Renzi per primo sa bene, funziona perfettamente. Vince perché richiama su di se la scelta e non sulle idee o i contenuti che infatti sono stati i grandi assenti della competizione interna. Si è compreso che c’era un’opzione chiaramente più di sinistra e una invece maggiormente orientata a considerare superata questa definizione, mentre sullo sfondo paradossalmente è rimasto appeso il quadro di un governo di larghe intese con la destra, come fosse un elemento esterno alla discussione. Ma vince anche e soprattutto perché non esiste una sinistra degna di questo nome, come dici tu nella domanda. Personalmente sono convinto che Renzi, come è stato detto, rappresenti la vittoria più grande di Berlusconi, ovvero l’aver imposto il “suo” modello anche nel campo avverso. Non è un caso che fra i primi a complimentarsi con il neo segretario del Pd vi sia stato Tony Blair, considerato che un tempo si diceva che Blair rappresentava la vittoria più grande della Thatcher. Credo quindi che assisteremo ad un processo probabilmente o difficilmente irreversibile di metamorfosi del Pd. Ma ciò detto, resta sempre da risolvere, come dicevamo prima, il nostro problema: oggi non esiste alcuna “attrattività”di massa di Rifondazione e della sinistra d’alternativa in generale nei confronti di nessuna delle tipologie di elettore, questo è il punto. Di fronte alla vittoria di Renzi, si aprono spazi significativi per riportare chiarezza nelle definizioni, per ribadire chiaramente che cosa noi intendiamo con sinistra. Ma gli spazi non si riempiono soltanto con le buone intenzioni o peggio con il continuare a ripetersi che comunque abbiamo ragione noi. Devi costruire processi politici credibili e significativi, lanciare una vera sfida quel modo di intendere la politica che vuoi contrastare, devi sapere in questo modo non solo intercettare qualche delusione, ma rilanciare la tua proposta e renderla alternativa nei fatti all’esistente. Oggi di fronte alla vittoria di Renzi noi dobbiamo non soltanto indicare o auspicare l’alternativa, dobbiamo costruirla. Non basta affermare: ti propongono di scegliere un volto, ti propongo di partecipare ad un processo politico di trasformazione, ti chiedono di accettare i dettami del mercato, ti propongo di lottare per i tuoi diritti. Devi costruire processi unitari a sinistra che sappiano dare la prospettiva di raggiungere davvero questi obiettivi e i comunisti potrebbero e dovrebbero dare l’esempio in questo producendo un processo di unificazione almeno dei due principali partiti oggi esistenti. Altrimenti restiamo a quanto ascoltiamo spesso da chi ci osserva da fuori: sarei anche d’accordo, ma come pensate di fare le cose che dite se continuate a dividervi?

Sembra che puntualmente a sinistra si resti sorpresi e spiazzati da qualsiasi fenomeno di massa, politico o sociale, sia avvenuto negli ultimi anni. Rifondazione – ma il discorso riguarda anche Sel – è stata non solo incapace di intercettare un vastissimo fronte della protesta confluito nei voti al Movimento 5 Stelle, ma è completamente estranea e avulsa anche dall’ondata di proteste dei cosiddetti forconi che in questi giorni sta bloccando le città. Come mai non si riesce a entrare in sintonia con il malcontento che cova nel profondo della società italiana?

Matteo Renzi, rappresentato da Chi come "simile" a Fonzie

Matteo Renzi, rappresentato da Chi come “simile” a Fonzie

Si ritorna spesso sulla differenza fra condizioni oggettive e soggettive. Questo è il caso in cui è palese questa distinzione: la crisi tocca il suo apice e giustifica in modo oggettivo che probabilmente Marx è stato accantonato troppo in fretta dalla scena della storia e contemporaneamente la soggettività politica che più di altre dovrebbe emergere tocca invece il suo punto di minimo. E credo che da qui nascano i problemi: ti avviti sempre maggiormente sulla tua discussione e non riesci non solo ad anticipare, ma neppure ad intercettare un fenomeno sociale di massa. Resta però vero, e credo che sia da sottolineare, che malgrado le difficoltà Rifondazione rappresenta ad oggi un bacino di militanza vitale per le lotte, basti pensare alla nostra presenza costante nella difesa del lavoro, sui temi territoriali, e via dicendo. Ma è evidente che il malcontento di massa non ha guardato a noi come un’alternativa credibile all’esistente. Siamo quindi stati vissuti come parte del problema, parte della casta, parte dell’altra parte contro la quale la sirena grillina ha raccolto un ampio consenso. O al massimo non siamo stati semplicemente considerati. Questo è quanto accaduto e accade nel nostro Paese, ma non in altri, si pensi alle affermazioni dei già citati casi europei come la Grecia o la Francia dove invece esiste e si sviluppa un consenso significativo alle forze della sinistra d’alternativa ma si affermano anche formazioni di estrema destra come Alba Dorata o il movimento di Marine Le Pen. Credo che in Italia Grillo sia riuscito ad intercettare entrambe le spinte, al punto che l’ambiguità sui temi dove classicamente si distingue la destra dalla sinistra (ad esempio, l’immigrazione) è assolutamente voluta, proprio per non disperdere una di queste due spinte. Ma allo stesso tempo, così facendo, sta introiettando paradossalmente un atteggiamento di freno alle varie pulsioni sociali che assomiglia molto all’atteggiamento della vituperata casta che non vuole il cambiamento e appunto frena il ricambio della classe dirigente, ostacola l’abbattimento di rendite di posizione, etc. E così capita che un deputato del movimento 5 stelle si senta dire da esponenti del cosiddetto movimento dei forconi davanti alla camera che anche lui è diventato casta. Parafrasando il proverbio: chi di antipolitica ferisce… . Ma restiamo a noi: in politica gli spazi vuoti non esistono, sono costantemente occupati. Nel crollo di credibilità verticale delle organizzazioni tradizionali, ad esempio del sistema politico e di quello sindacale, nascono movimenti spontanei o meno che occupano tali spazi. Oggi osserviamo i cosiddetti forconi: movimento eterogeneo che tiene insieme una parte del disagio prodotto dalla crisi accanto ai peggiori rigurgiti neofascisti, una ancora non ben chiarita simpatia o imparzialità dei mass media accanto a derive latentemente (ma a volte anche esplicitamente) eversive. Si può discutere a lungo sul perché dell’inadeguatezza della nostra condizione soggettiva per offrire una risposta sul come uscire a sinistra dalla crisi, ma ad oggi resta il fatto, come andiamo dicendo da molto tempo, che dalla crisi il rischio di uscire a destra è quanto mai presente e i pericoli connessi quanto mai tangibili. Di fronte a questo scenario, la sinistra tutta deve

Mariano Ferro dei Forconi, accreditato di rapporti con Forza nuova il cui leader catanese Bonanno ha guidato la rivolta 9dicembre a Catania

Mariano Ferro dei Forconi, accreditato di rapporti con Forza nuova il cui leader catanese Bonanno ha guidato la rivolta 9dicembre a Catania

assumere su di sé la responsabilità di offrire la sua risposta di massa, quel salto di qualità che da troppo tempo è mancato e che appunto ci fa dire oggi che non siamo in grado di intercettare il disagio sociale.

Rimanendo in tema, esistono molti indizi per ritenere che la direzione del movimento dei forconi sia in mano all’estrema destra. Qua e là qualche bandiera di Forza Nuova, gli ultràs schierati come massa d’urto, una folla che si muove solo per istinto e rabbia, la natura impolitica degli slogan, un ribellismo che sfocia nella jacquerie. Sono questi gli argomenti che, ad esempio, inducono Gad Lerner a «sospettare una regia di estrema destra». In effetti, il modus operandi dei forconi genera più di una inquietudine. Tuttavia, queste analisi paiono sommarie perché non dicono nulla della composizione sociale di questo movimento. In fondo, ogni volta che in Italia esplode una protesta popolare al di fuori dei recinti politici tradizionali viene bollata frettolosamente come una manifestazione di becero populismo. E’ anche un segno di snobismo intellettuale. Non pensi che così facendo si finisca per sottovalutare o, peggio, non capire le ragioni profonde del malessere di ceti sociali colpiti dalla materialità della crisi?

C’è molta destra, anche nelle sue forme più estreme, e credo sia un fatto negativo, preoccupante e evidente a tutti. Ho qualche dubbio, tuttavia, vedendo l’assenza di una chiara piattaforma e di segnali difformi da territorio a territorio, che si possa correttamente parlare della presenza di una qualche direzione “centrale”. Di certo c’è che l’estrema destra, dalle formazioni politiche alle curve degli stadi, è perfettamente a suo agio in questo movimento, ci partecipa, ne rappresenta la parte maggiormente organizzata e non è sicuramente respinta dal medesimo movimento, ma semmai accolta. Ricordiamoci che siamo anche il Paese dove, a differenza delle altre situazioni europee, più facilmente nascono e crescono fenomeni e movimenti sociali slegati dalle logiche tradizionali della politica. E siamo anche il Paese dove troppo spesso si attende l’uomo della provvidenza, in particolare nei momenti di profonda crisi economica quale è quello in cui viviamo. Questo segnale è ovviamente inquietante, al pari di qualche parola d’ordine che esce fuori dai volantini prodotti in questi giorni dai cosiddetti forconi e al pari di azioni quali minacce di bruciare libri o assalti alla camere del lavoro che richiamano a periodi bui della storia passata. Ma osservare e dare le etichette a tutto ciò è consolatorio, ma non coglie secondo me la complessità del tutto e della fase che viviamo. La crisi è vera e il disagio sociale anche. Quindi torno a quanto dicevo prima: l’uscita a destra dalla crisi è molto più che una semplice possibilità, è una realtà che dobbiamo essere in grado di contrastare senza sottovalutare nessuna tipologia di segnale che nasce nella società. Dobbiamo evitare di etichettare tutto ciò che non sappiamo interpretare come populismo e allo stesso tempo sapere contrastare le derive che in alcuni casi ha preso questo movimento. C’è molta rabbia incontrollata e che giorno dopo giorno sta divenendo incontrollabile. Conosciamo bene queste situazioni e sappiamo altrettanto bene che in assenza di alternative esiste anche la possibilità che si sfoci in forme autoritarie. Qui sta il nostro compito e la nostra responsabilità. Dobbiamo quanto prima creare ciò che oggi è drammaticamente assente: un’alternativa di sinistra, credibile e di massa.

Annunci

Rispondi

Effettua il login con uno di questi metodi per inviare il tuo commento:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

Inserisci il tuo indirizzo e-mail per iscriverti a questo blog e ricevere notifiche di nuovi messaggi per e-mail.

Segui assieme ad altri 32 follower

pietre

la loro consistenza è fatta per testimoniare che la durezza è una cosa che oltre ad essere spiegata, descritta, temuta o ricercata; è, anche un punto fermo. Sì, la pietra ha insito nella parola che sia una cosa consistente e dura. Sarà per questo che decenni fa chi organizzava gli operai, anzi i proletari – quelli che non avevano altro che vendere l’azione possibile con le proprie braccia – ricorrevano alla semplicità degli esempi alla portata di tutti. Sarà per questo che, anche nel tempo, le parole semplici (oltre che le analisi complicate) hanno sempre affascinato gli “intellettuali organici” quelli che non si sono mai sognati di tradire la classe operaia, i lavoratori, che quindi, hanno utilizzato e divulgato i significati di quelle parole. Sia nel loro valore concreto (cosa rappresentavano e rappresentano: il martello, la falce, la pietra etc) che nel loro significato allegorico. Così ancora oggi, tra le parole in uso nel linguaggio del confronto della politica organizzata (soprattutto di sinistra), nei confronti sulle questioni prioritarie (soprattutto economiche), nei riscontri delle ipotesi e proposte (soprattutto sindacali e contrattuali), è ricorrente l’uso della parola pietra. Una delle tante metafore in uso in questi giorni, in queste ore, è “le parole sono pietre”; il pensiero è una pietra di paragone; il muro di sostegno della casa comune che si sgretola pietra dopo pietra. Chissà se Fausto Bertinotti, Franco Giordano, Gennaro Migliore e Nichi Vendola abbiano avuto modo, in queste ore di riflettere su tale circostanza. Banalmente. Il bipolarismo, sembra non sopravvivere né alla legislatura, né al duemilanove e neppure a Veltroni e Berlusconi. La crisi economica che decreta la fine degli osanna per il liberismo somiglia all’anticamera dello sfascio totale a cui dover rispondere solo col cambio di fase o di sistema ( ma senza predeterminazionismo immobile) ovvero con una alternativa sociale al capitalismo. Le forze operaie, o di ispirazione e provenienti dal ceppo del movimento operaio (inclusi i milioni di persone che non sono in fabbrica o cantiere o ufficio e sono de-contrattualizzati) hanno la oggettiva necessità di rispondere alla deriva culturale, sociale e politica in cui è sprofondata parte della sinistra. Il compito è gravoso. La via è semplice. Riunire l’idea originaria, che è moderna perché la situazione di questa fase storica ha esattamente la medesima matrice dellos contro originario: con altri nomi, altri soggetti, ma stesse conseguenze. La crisi la fanno pagare ai più deboli. I soggetti di difesa dei lavoratori e dei cittadini deboli (per esempio gli studenti o i pensionati) vengono attaccati, emarginati, svuotati. E’ semplice la risposta. Riunirsi, con l’originaria idea comunista, chiamare a raccolta i più e dimostrare che questo pensiero duro come le pietre; può essere termine e pietra di paragone per chiunque si smarrisca; basta fare riferimento ad un po’ di analisi concreta di chi sta pagando (operai, lavoratori, pensionati, studenti, migranti, donne…) di chi si sta colpendo (sindacati di sinistra, partiti di sinistra, movimenti non allineati…) di quale uscita viene proposta (presidenzialismo plebiscitario, destra arrembante e neofascista, razzismo come modello sociale…) per capire in un sol colpo che il maggior comune denominatore si deve fare con le parole che sono pietre. Con i pensieri duri e comprensibili. Ecco, questa è la fase dell’unità dei comunisti che può essere artefice della ricostruzione del solido muro della casa della sinistra fatta con le pietre di tutti a cominciare da quelle delle idee comuniste. Ecco perché l’argilla non lavorata e non cotta di Vendola e gli altri compagni rischia semplicemente di sciogliersi con la prima pioggia intanto che il Pd modernizzato non capisce più ne cosa sia una pala, né una carriola e calpesta l’argilla che non userà: figurarsi le pietre!

Fiat: “anche il sequestro politico non armato” alla francese

Fiat Piccolo acronimo dal grande e potente segno. Segno grafico imposto nel tempo della prorompente epopea industriale italiana. Segno dei tempi con la personificazione del prefascismo, del fascismo e del post fascismo comportamentale e dei costumi ed usi degli Agnelli. Segno attuale del globalismo e gigantismo apparentemente da industria primaria. In realtà da potenza economica ibrida con elevate quote decisionali (economiche, politiche, industriali perfino) in mano a finanze italiane ed estere e a banche italiane ed estere. Di fronte a questo Golia, da sempre nella pratica quotidiana, e nella memoria diffusa, nel cosiddetto immaginario collettivo, un antagonista: la classe operaia. I metalmeccanici. Ma, nel tempo, proprio perché i lavoratori sono Davide, ma non sono scemi, hanno saputo distinguere il crogiuolo delle lotte operaie, dall’insieme delle lotte dei lavoratori. Hanno evitato le sottigliezze dei camici bianchi differenti da…. Ma un po’ il clima politico, molto la grancassa padronale, hanno invogliato e fatto credere ai colletti bianchi che c’era una aristocrazia operaia da respingere. Fu la marcia di Torino e l’inizio dello smembramento dei fabbriconi in policentri che decentrarono il lavoro. Di fatto indebolirono le rappresentanze dei lavoratori, disperdendole. E polverizzarono l’universo del famoso indotto addosso ad ogni piccolo centro, di fatto regionalizzato: Melfi, Pomigliano, Cassino, Termini Imerese etc. Oggi, il Grande Disegno. Il vincente Marchionne che (sia detto chiaramente, ha avuto come unico merito quello di condividere –e non facendolo pagare al padrone- ciò che i sindacati Interni Fiat ed esterni ma del settore dicevano da tempo, il mestiere fiat è fare auto e non accumulare finanze creative!) appare agli occhi del mondo come un piccolo mago, non lo è. Per questo, il confronto e lo scontro, sia nazionale che globale, non può prescindere da questo giudizio. Altrimenti diventa (e inutilmente oltre che eticamente intollerabile) la guerra dei garantiti siti “italiani” contro quelli meno garantiti “tedeschi” e degli “americani” chi se frega. Non è così questo gioco. E non è un gioco è un dramma. Un dramma che può avere risposta solo utilizzando la stessa matrice: redistribuire la ricchezza. All’interno di questo, e solo all’interno di questo assunto, valido a Chicago, come a Francoforte così come a Melfi e Torino c’è il ruolo della rappresentanza sindacale. Sindacato che non deve scandalizzarsi delle “fratture all’interno” che sono tutt’altro segno dall’impazzimento sociale, dal luddismo, o dai sindacati gialli. Le “fratture dall’interno” possono riguardare la rappresentanza, il disagio fatta rabbia, l’asfissia degli orizzonti che il comportamento di Marchionne e c. non valutano, anzi sembra utilizzino come semi-ricatto. Questa tensione è drammatica. Hanno ragione gli osservatori della sinistra che sottolineano ciò. Ma non è pericolosa e non va strumentalizzata né per pacificare (ridicola Marcegaglia), né per disinteressarsene (col cazzo che parla il loquace piduista o l’inutile fascista governativo di turno). Parlano degli spintoni…Persino Rinaldini credo possa essere d’accordo nel dire che “vengano uno cento mille spintoni” se si fa un vero accordo industriale dalla parte dei lavoratori e togliendosi dalle scatole inutili trattative da pantomima filogovernativa. Detto ciò resta il comportamento letto come messaggio. Ai lavoratori che hanno rotto il tabù Fiom va fatto sapere a chiare lettere che il messaggio è arrivato. Che la “frattura interna” può essere sanata. Ma che i contenuti della piattaforma, la trasparenza per gestirla, i tempi per articolarla e le forme di lotte per combatterla saranno di tutti.Anche se si sceglierà il “sequestro politico non armato” come in Francia. (maurizio aversa)

massimo

massimo è il profitto che cerca ogni padrone che si appresta ad attivare la sua più grande fatica: prender una idea, renderla tecnicamente valida, irretire - per fame, per necessità, per illusione perfino - uno o centinaia di lavoratori e ricavarne il di più. Che proprio perchè i più ne cerca il massimo. Anche una scuola, una università, che sia capace di insegnare e trasmettere il sapere; e trasformare questa azione con un ritorno di nuovo sapere che si autoalimenta dell'ampliamento delle conoscenze, è il massimo di democrazia del sapere che si può auspicare. Totalmente differente dal sapere centellinato, passato sottobanco a pochi eletti; così come la possibilità di "accedere" a sminari esclusivi; a corsi riservati; a cenacoli preselezionati ad invito; questo è quello che rappresenta il massimo della divisione di classe del sapere; questo è il massimo della raffinatezza ello sfruttamento che si può mettere in campo da parte di una classe dirigente e padronale capitalistica. Ma, massimo è anche un dirigente del Pd. Un ex presidente del consiglio. Un ex segretario. Un ex capopartito e capo parlamentare. A suo dire non un ex comunista. Pensa, il massimo in questione - è questo è davvero il massimo - che sia il più comunista rimasto in circolazione. Il colorito personaggio del film di Verdone direbbe: mica so' comunista così (con un pugno alzato), io sso' communista cosììì (raddoppiando le doppie, alzando il tono della voce e tutte e due i pugni in alto!!!). Ecco, poichè questa cavolata, a parte il luogo che si prestava al gioco delle parti (una intervista comica di Crozza nel suo show), è tale che non avrà bisogno di alcuna smentita, noi vogliamo solo rivolgere un pensiero conclusivo sull'argomento Pd-comunismo: forse qualcuno lo è stato; forse anche al meglio; forse molti sono pentiti di aver buttato bimbetto e acqua sporca insieme restando solo con la bacinella unta di sapone; forse parecchi stanno pensando di riaprire una linea di credibilità a quei comunisti che sono rimasti coerenti e non si sono mossi al meglio della furbizia e scaltrezza di qualche massimo che stava di là; tutti però possono giudicare che fare cinque minuti di comunista è bello, far sembrare di esserlo e non pensarci proprio è astuto ma essere comunisti, dirlo ed agire come tali è il massimo. Tastorosso

chiave

Negli anni sessanta, per usare una metafora che fosse ben compresa dal popolo minuto (pensate sia alla scarsità di media che divulgavano notizie, così come al bassissimo taso di scolarità) Pietro Nenni, per intendere che i socialisti stavano facendo un passo per andare a governare e portare una ventata di riforme (la storia vuole che sia stato fatto con l'accordo del Pci di Togliatti) nell'esecutivo fino ad allora solo democristiani, disse questo concetto: entriamo nella stanza dei bottoni così avremo la chiave per le decisioni. E' importante la chiave. Simboleggia il possesso, ma anche la condivisione; il focolare e la casa, ma anche il paese d'origine. C'è chi, questa chiave, la vive con una simbologia ancora più drammatica, tragica. Sono i palestinesi cacciati dalle proprie terre e che ora sono esuli in Libano (come nei campi di Shabra e Chatila); in Giordania (nei dintorni di Damasco così come in tutto il paese); così come nella striscia di Gaza o in Cisgiordania. In tutte queste realtà, ogni famiglia palestinese ha appesa all'esterno della baracca, o della tenda o della situazione abitativa precaria in cui versa, una chiave. Che è insieme, la chiave materiale della casa che è stata costretta ad abbandonare e che magari ora è abbattuta. Che è anche una chiave simbolica perchè sta lì a sottolineare che l'intento e l'obiettivo della vita - insieme rivendicazione e sogno d'ogni singolo palestinese - è fare ritorno "a casa" portando le proprie chiavi. Per questo la manifestazione di sabato 29 è stata aperta, ancor prima della bandiera palestinese, da una gigantesca chiave che simboleggia questo sogno-diritto. Oggi, poi, a pochi giorni dal documento internazionale firmato a Damasco sul diritto al ritorno; questo simbolo ha maggior forza di diritto perchè sotto l'egida internazionale si è scritta una importante pagina per ogni rifugiato in esilio, a maggior ragione proprio per il popolo palestinese, in quanto è stato riconosciuto il diritto al ritorno. tastorosso

contenuto

di una bottiglia o di una busta tetrapak di latte è il latte. E, solitamente, quando voglio acquistare del latte, pur avendo preferenze tra vetro o tetrapak o pet o plastica, mi è abbastanza facile decidere di prendere l'uno o l'altro involucro in quanto ciò che mi fa decidere è il contenuto, il latte stesso. Allo stesso modo, se nello scompartimento del lattaio o del supermercato trovo tante bottiglie tutte insieme, o tante marche di bottiglie tutte insieme, ovvero solo un paio di tipologie del latte che sto cercando io, ciò che mi farà decidere quale acquistare è quel latte che piace a me. No, non sono impazzito, nè devo proporvi il tre per due alla coop. E' semplicemente che questo banale esempio su contenitore e contenuto mi è venuto in mente dopo aver letto l'agenzia stampa della Dire in cui vari esponenti del Pd, in primis Tonini - braccio e mente destri di Veltroni - che spiegano cosa e perchè lo faranno a proposito dello sciopero del 12 dicembre. Bene, Damiano, l'ex ministro, ex segretario della fiom, ha detto che anche se il Pd, suo partito, che dirige con altri, non partecipa nè aderisce, conta di stare lì al fianco degli operai. Al contrario, Tonini, ritiene sbagliato lo sciopero, sbagliato aderire, sbagliato partecipare. La chicca è la motivazione: perchè siccome lo promuove un solo sindacato, la Cgil, il Pd non vuole essere o fare da cinghia di trasmissione. Ed ecco il punto. Sia Damiano che Tonini, ci hanno parlato del tetrapak e della bottiglia. Ma del contenuto? Le motivazioni dello sciopero: contro il governo e contro i padroni (in verità la Cgil è stata pure timida nei manifesti, perchè ha chiamato a raccolta contro ...la crisi) sono o non sono condivise? Piace questo contenuto o no? Compagno Damiano se quel contenuto lo condividi non è una cosa da poco ricevere una sportellata in faccia dal tuo partito: è roba da mandarli al diavolo e cambiare collocazione (oppure è opportuno, per te restare? Appunto da opportunista?). Fratel Tonini, sii più esplicito, senza nascondere la linea del Pd dietro il tetrapak: tu non partecipi perchè la linea politica che esprimi in questo contenuto è pari a quella del governo e dei padroni: allora, con chiarezza mandaci al diavolo, a noi che saremo in piazza il 12 dicembre. E noi, ma anche gli altri lavoratori avranno più nitida l'immagine di fronte di chi sta con chi. E soprattutto dove sta nascosto l'amico del giaguaro. Il contenuto è il contenuto, la bottiglia è la bottiglia, specie quando è vuota. tatsorosso

sommarietto 22 novembre

qui sotto, per il "moderno vocabolario politico-sociale" abbiamo aggiunto il tema "parte". Nelle pagine sopra la testata abbiamo arricchito di notizie e commenti i contenitori "Editoriale", "Internazionale" e "Bandierrossa". Nella prima pagina ciò che vedete anche in evoluzione, perchè, come possiamo, aggiorniamo con contributi "catturati" altrove, o giunti ad arricchire da singoli e soggetti sociali, o da noi sollecitati. Ultima nota odierna, per chi legge da Castelli romani e Lazio, stiamo partendo con la pagina specifica (sempre sopra la testata) Castelli.

parte

la realtà delle cose, nella società occidentale, non ha armonia. Per lo più è divisa in due parti. Una parte che sfrutta e cerca alleanze, connivenze, sodalizi, complicità tutta volta a soggiogare un'altra parte che è solidale, debole e che cerca di resistere allo sfruttamento. Anzi ad opporsi ad esso e se vi riesce anche a smantellare lo sfruttamento stesso. Per lo più i capitalisti, molti corrotti, la stragrande maggioranza degli opportunisti, i padroni antelitteram ed i padroncini autoillusi di essere i padroni-capitalisti sono in questa parte. I lavoratori, i precari, i senza lavoro, gli artigiani che soffrono la doppia condizione di essere piccoli imprenditori imprigionati nel sistema ma che non vogliono sfruttare i propri addetti, chi opera nel sociale, è nella seconda parte. Per lo più i referenti politici della prima parte sono le attuali forze del governo guidato dal piduista Berlusconi (ma spesso a costoro va bene qualunque direzione filo governativa e filo potere), ma anche gli oppositori (loro malgrado) della destra, ma anche buona parte della attuale opposizione parlamentare (siano essi i dipietristi che i veltroniani). Al contrario, la seconda parte fa quasi tutta riferimento alla attuale sinistra extraparlamentare e a quell'arcipelago di sociale e movimento di idee ribelli e di comunisti non ancora ben organizzati. Ora per rendere le cose chiare, semplici, visibili e, quindi, costringere ognuno di noi che potrebbe essere debole, se solo, di fronte all'arroganza e alla prepotenza degli sfruttatori occorre fare una basilare operazione verità sulla parte e su ognuno. Ognuno ha il diritto di stare dalla parte che crede lo rappresenti: ma deve chiaramente essere riconosciuto che quella prima parte lo iscrive nella parte degli sfruttatori, dei capitalisti, dei padroni e delle destre. Così come, chi si crede di essere di sinistra, progressista, anticapitalista e contro gli sfruttatori non ha alibi di sorta, la sua parte è la seconda. Ora che per parte in commedia qualcuno si mascheri e si faccia gli affari propri, è umanamente comprensibile; un po' da fessi e francamente incomprensibile è reggere il moccolo e fare la clacque a chi mischia le carte fregando i più. Perchè, l'ultima cosa ce lo testimoniano i numeri, la prima parte basa il proprio inganno sociale e politico facendo credere ad ognuno che comunque potrà far parte del giro (degli sfruttatori e potenti ed averne i privilegi), ma non è così. Al di là dell'etica, che a nessuno di costoro frega nulla, è certificato che l'espansione della ricchezza nelle classi medio alte è aumentata per le altissime (euromultimilionari), ha fatto un piccolo balzo (circa 20.000 famiglie in tutta italia negli ultimi anni) per le classi medie (euromilionari) ed invece si è ristretta per la classe media (i benestanti che hanno proprie attività e proprietà). Ecco allora che la parte inconsapevole che si affida alla parte prima e alla destra governativa forse si sta fregando da sola. Ed ecco dimostrato che chi affida alla parte seconda pensando di garantirsi con gli oppositori comodi (Pd, Idv) si troveranno ugualmente turlupinati. Quelli che non hanno nulla da perdere e che sono già sostenitori della parte sana della società possono essere il solo punto di riferimento. Per rimettere, se non altro, le cose in chiaro e dare ad ognuna il proprio nome: i padroni sono padroni, la destra è destra, la sinistra è contro lo sfruttamento e il cambiamento nasce dalla lotta dell'opposizione sociale e politica non dai minuetti del teatrino gelliano. Quindi le due parti, in realtà vanno interpretate non come di quà e di là fittizie ma come sopra e sotto, e destra e sinistra: e la nostra scelta rivoluzionaria è far coincidere chi sta sotto con la sinistra. Allora il blocco sociale e politico potrà proporsi come parte della società che rappresenta gli interessi di tutti: contro solo gli sfruttatori. tastorosso

sommarietto 18 novembre

E' allarmante l'assenza di notizie certe di quanto stia accadendo in Palestina a Gaza, per questo nella pagina Internazionale vi diamo qualche elemento in più di quanto Israele non dica e non permetta di sapere dalla stampa che caccia via. Dure accuse ai dirigenti Thyssen. Ha ragione il pm Guariniello ad affermare che forse nel paese si può realizzare una svolta sulle responsabilità per le morti da lavoro. Purtroppo con una giornata già funestata, oltre che dal dolore deif amiliari della Thyssen, anche dalle vite bruciate a Sasso Marconi. Il governo, intanto, è intento ad attivare il gioco delle tre carte per far assistere alla prestidigitazione del piduista capo dell'esecutivo che alla fine dirà: qui investiamo, qui togliamo e per far star buoni i sudditi a fine anno gli diamo un contentino che ci facciamo restituire con qualche prelievo fantastico del giocoliere Tremonti. Non solo governo; la grande sorpresa nel suo proporsi più democristiano di Casini, ormai Fini è lanciatissimo. O pensa che Berlusconi ne abbia per poco e quindi accelera; oppure pensa che più va veloce ora meno conti pagherà elettoralmente...ma noi, impertinenti, gli ricordiamo la foto di famiglia fornitaci dal Mercante di Venezia.tastorosso

solidarietà

la prima solidarietà importante che viene alla mente è quella dei due testimoni che, in quella magnifica terra di civiltà e di cultura che è l'emilia romagna, in presenza di criminali con la tara razzista che hanno dato fuoco al più inerme degli esseri umani, un senzacasa senzalavoro senzafamiglia, non ci hanno pensato su un attimo e sono corsi a collaborare per punire i colpevoli del gesto criminale. Solidarietà è quella che viene in mente verso gli operai ed i lavoratori e dipendenti dell'Alitalia che attivano il fronte del no. Perchè sono lì, mi ha scritto un compagno, in quanto non possono non dire no al nulla che gli viene prospettato. E' così. E allora l'altra solidarietà è quella dirimpetto a tale situazione e che salta subito agli occhi. Quella che dovrebbe garantire ogni forza che si richiama al sindacalismo e ai diritti del lavoro. E cosa distingue una piccola comunità di difensori dei propri diritti ed interessi rispetto ad una grande forza sindacale? E' la solidarietà che quest'ultima deve essere in grado di esercitare svolgendo perfino un ruolo - oltre che rivendicazionista - anche di compensatore sociale. E cosa sta compensando la Cisl Ricerca e la Cisl scuola, quando abbandona a se stessi quei genitori che si battono per non smantellare la parte di scuola che garantisce diritti e non rinuncia al diritto allo studio (inclusi atti solidali di diritti universali riconosciuti ed applicati come quello dell'integrazione tramite l'istruzione)? Cosa sta compensando quella Cisl quando non è più al fianco dei ricercatori che denunciano periodicamente da giornali e schermi televisivi che per fare quello che amano ed in cui riescono meglio - tra l'altro con molto vantaggio per il paese e per qualche azienda capitalista italiana - devono recarsi in parti dell'occidente dove vengono apprezzati, pagati, spremuti e poi o integrati al sistema in cui si trovano o rispediti a casa? Cosa sta compensando ed in quale stile solidale quella cisl che vedrà solo dalle finistre sfilare la grande manifestazione degli studenti medi ed universitari che si sta preparando per il 12 a Roma? E quale solidarietà Cisl e Uil nell'incontro con il cappello in mano ed il capo chino chiamati dal capo piduista del governo hanno potuto esprimere se non quella verso la Marcegaglia che era lì a chiedere e ordinare che i padroni fossero aiutati, e la segretaria del sindacato fascista ripulito pronta ad incassare solidarietà politica per appartenere ai vincitori (alla faccia dell'accusa di gestione "politica" della Cgil della fase contrattuale attuale)? Ecco la solidarietà è una delle chiavi che muovono l'appartenenza alla cultura italiana fatta di quotidianità e di frequentazione condivisa verso chi ha bisogno di aiuto, di sostegno, di forza morale e materiale da mostrare in frangenti difficili (una lotta, una esclusione sociale etc). Per questo il quesito, oltre quello pubblico che può sempre essere urlato come denuncia, sulla solidarietà mancata, ogni sera che Bonanni fa ritorno a casa e, oltre che da sindacalista, anche da buon cattolico, sarà abituato a farsi esame di coscienza, come si porrà la domanda?: quanto ho fatto contento il padrone e il governo per essere stato solidale col più forte? Oppure, quanto sono stato solidale col pubblico impiego avendoli convinti che a fronte di più di cento euro di ogni contratto fin qui firmato, il loro è proprio buona cosa averlo siglato a 70 euro lordi? Oppure, ancora, si chiederà quanto sono stato solidale con la Uil e l'Ugl per aver messo all'angolo la Cgil. Un po' come voleva un pezzo di Pd, tutta l'Udc e buona parte del Pdl per trattare le posizioni di sinistra (anche sindacali) come "radicali" perchè appartenenti a forze vicine agli "extraparlamentari" ed ai comunisti, cioè quelli da cancellare? Bonanni, complimenti per la genuflessione al piduista intanto che ti facevi servo del padrone e crumiro coi lavoratori: l'unica solidarietà che possiamo offrirti, oltre quella del rinsavimento politico-sindacale, è di consigliarti di non farti vedere dalle parti dei lavoratori in lotta. tastorosso

lavoro

In tre notizie che riportiamo di seguito, Obama, Napolitano e Lula, e la produzione Istat, c'è un condensato di cosa diavolo sta accadendo all'economia. All'economia capitalistica. A questa parte di mondo che noi abitiamo e che dobbiamo il più presto possibile iniziare a rivoltare sottosopra se non vogliamo impazzire delle cose che potremmo pensare. La chiave è il lavoro. Questa nostra società capitalistica ha prodotto (tramite il lavoro sfruttato che ha arricchito pochi capitalisti) una immensa quantità di beni che non sa più a chi dare. Intendiamoci il problema sarà, da qui a quando lo sapremo affrontare, anche come far coniugare un lavoro (possibilmente piacevole e poco alienante) e il prodotto di questo impegno dell'ingegno, del tempo e della fatica umana. Intanto però il dato è che le macchine, le automobili hanno riempito buona parte del pianeta da noi calpestato. Le cementificazioni per case, palazzi, paesi e città ha distrutto un bel po' di spazio non riproducibile e lasciato la vecchia edilizia per lo più abbandonata a se stessa, tutto ciò ha prodotto lavoro. Ma questi frutti sono diventati non alla portata. Allora, la fertile mente del capitalista, che pensa sempre che al mattina di casa esce un furbo e un cojone, ha inventato i subprime. Cioè, non ce la fai a comprarti la casa col mutuo perchè non hai garanzie (ha detto e fatto Bush, che guarda caso ha nella famiglia grandi interessi con l'immobiliare internazionale Carlyle), non ti preoccupare. Noi inventiamo una carta (futures) che diamo alle banche che riceveranno soldi per clienti che le acquisteranno e che guadagneranno sopra essa quando tu finalmente pagherai il tuo debito. Insomma la vendita della dilazione di pagamento di un debito che era già un mutuo. Accade che 5.000.000 cinque milioni di famiglie non ce la fanno a pagare il mutuo e allora si corre ai ripari. Bush, e tutto il capitalismo occidentale hanno la trovata. Il lavoro non c'è. Allora lo stato (ogni stato) può pagare quei debiti alle banche che si trovano in mano carta straccia che vengono rivendicate come soldi dai creditori (tra cui Bush e tutti quelli che con banche, finanziarie e immobiliari hanno a che fare nel capitalismo occidentale imperante). E cominciano a frullare somme da capogiro. 700 miliardi di dollari mettono sul tavolo gli States. 2-3-400 i vari stati europei.Sempre per pagare soldi che hanno valore di carta straccia e carta straccia che assume valore di soldi. Bisogna interessare il Fondo Monetario Internazionale etc. Ma nessuno ancora ha tirato fuori come priorità il lavoro per chi non lo ha così da metterlo in condizione di provvedere a se stesso. Ed eccoci alle tre notizie. Obama, saluta la vittoria e dice che salvaguarderà ed interverrà per sostenere la classe media. Poi penserà anche ai ceti più deboli. Alla faccia della logica e dei valori cristiani sventolati. Prima si pensa alla classe media e poi ai più diseredati..se ce l'avranno fatta a resistere. Lula dice a Napolitano, guarda che così "compagnero" non va. Il G8 deve pensare alla parte di mondo che sta galappando verso il progresso economico, tecnologico, sociale. Tutti i grandi si devono misurare con noi e distribuire meglio le ricchezze e le risorse del pianeta. E' un po' il risvolto, non ancora affrontato, delle cose e della qualità e quantità da produrre. L'Istat, che analizza con numeri crudi ogni cosa, e quindi anche il lavoro, per quanto riguarda il nostro paese decreta che peggio di così stavano dieci anni fa. Alla faccia del progresso capitalista. Intendiamoci, non è che c'è un marziano che nel frattempo si è istallato sulla terra da altri mondi e sta rubando il nostro lavoro, i nostri soldi ed i nostri beni. No, semplicemente ci sono una serie di appartenenti al capitalismo occidentale (sempre quelli che operano con finanze e spostamenti di crediti tra banche e immobiliari, che magari stanno al governo o partecipano a salvataggi di aziende italiane che hanno bisogno: a proposito è ottimo l'impegno di Caltagirone per l'Alitalia; coincidenza tra i beni di Alitalia ci sono ettari ed ettari di terreno tra la magliana e Fiumicino) che stanno arricchendosi in modo spropositato, facendo storcere il naso perfino a gente col pelo sullo stomaco (cribbio, ha detto il piduista Berlusconi, capo del governo, è ora di finirla con queste speculazioni finanziarie. Se lo dice lui...).Ecco allora che i milioni di euro che vengono dichiarati per essere impiegati qui o là, non potranno non partire, ed ogni poverocristo avrà il diritto di urlarlo a squarciagola, dalla salvaguardia dei servizi, del lavoro sano e produttivo che c'è, anche se a pagare (per una volta, con minor guadagno non con la bancarotta o il suicidio) sarà qualche capitalista. Dal lavoro, ricominciare dal lavoro, questa è la chiave, modificando, già ora le produzioni inutili là dove ci sono ed utilizzando tutte le tutele sociali per garantire un minimo di vita dignitosa per tutti. Tastorosso

sociale

è emergenza sociale se si possono certificare, cioè riconoscere come esistenti, sette milioni e mezzo di poveri nel nostro paese. E' questione sociale preminente, per tutta la società italiana, il fatto che migliaia di famiglie, molte monoreddito, sono restate, stanno rimanendo o rimarranno senza una delle entrate principali economiche per le fabbriche che chiuderanno ed i posti di lavoro che verranno meno. E' incazzatura sociale, il movimento diffuso ormai in mille rivoli di lotte locali, regionali, distrettuali, settoriali, nazionali che stanno prendendo piede come arma di denuncia e di richiesta di misure da adottare in tutto il paese da parte di impiegati, lavoratori, operai, stagionali e giornalieri. A conferma della valenza generale dei temi dell'istruzione, della ricerca e della formazione delle nuove intelligenze che guideranno il paese, è stato giusto che i protagonisti dell'Onda studentesca, si siano recati nel parlamentino della Fiom, motivando che per coincidenza della questione sociale che li abbraccia, è bene che d'ora in avanti le lotte di studenti e operai si facciano insieme. Sociale, potrebbe essere un intervento mirato a tutelare (letteralmente, con una tata) il presidente del consiglio che riesce ogni volta che pensa di essere originale a fare più danni di un elefante che faccia piroette in un negozio di cristalli. Assolutamente di rilievo sociale sono ormai le inquietanti presenze politiche che i grupposcoli fascisti sparsi nel paese, cercano di far passare come "normali" al solo fine di non garantire più agibilità democratica alla vita istituzionale e politica del paese di tanti giovani democratici. E', sindacale, politico, economico, e, finalmente, sociale, la decisione della Cgil - e cisl e uil in quanto sigle facciano quel che credono -di indire al più presto lo sciopero generale in tutto il paese. Ribadiamo è risposta economica e sindacale, ha indubbi aspetti politici, ma è sicuramente, in questo periodo, il più grande intervento sociale che si potesse ipotizzare. maurizio aversa

nessuna

Sembra che il sessanta per cento degli aventi diritto al voto abbia partecipato alla elezione del nuovo presidente degli States, Brak Obama. Quindi della poco più della metà, di tutti quelli che avrebbero potuto, in qualità di cittadini, andare ad iscriversi, due ogni tredici hanno esercitato il diritto di voto. Per spiegare con cose di casa nostra: è come se dei 23 milioni di elettori, una parte, circa 12 milioni si vanno a prenotare per esercitare il diritto. Di questi solo 8 milioni vanno effettivamente a votare. Tra i quali, il 52 per cento ha scelto il candidato vincente. Quindi 4,5 milioni. Cioè, l'Italia sarebbe governata da una forza capace di suscitare consensi tra il sette-otto per cento di tutta la popolazione. Questo è stato l'esercizio formale, per dire di altro, della applicazione delle regole democratiche del più grande paese nel mondo occidentale che vuole recarsi in ogni dove ad "insegnare" i valori e le regole della democrazia. Ma Tocqueville non ha proprio nulla da dire? Nessuna remora dunque che tutti i fulminati sulla via di Damasco, pur non essendo nessuno Saul, si siano sbracciati per certificare l'evento storico. Nessuna regola od idea per quanto di spessore o per quanto di retaggio storico(nel senso dei secoli trascorsi) può davvero accreditare, se non fermandosi alla superficie, l'appellativo di storico a quanto accaduto oggi. Nessuna meraviglia, immagino, susciterebbe in alcuno se nel comune xy sperduto in Italia, si venisse a sapere che tutte le amministrazioni che si sono succedute dal dopoguerra ad oggi, con varie formazioni politiche e con ricambi continui, hanno datocome risultato della assenza totale di nepotismo, raggiri, abusi d'ufficio, appalti pilotati e porcherie simili. Nessuna meraviglia tranne che dire, vi siete decisi ad essere normali!. Ecco, è quanto è accaduto negli immaginifici Usa, dove un presidente eletto, solo per il fatto di essere afroamericano, invece che latino o indoeuropeo abbia potuto esultare "Siamo gli Stati Uniti la nazione dove tutto può succedere". Cioè, quindi, anche essere normali. Ce l'avete fatta. Cominciate a mettervi a paro. Che i vostri retaggi, che nessuna politica progressista (mica comunista) vi ha mai richiesto, ha avuto per lascito il germe del razzismo di ritorno in europa e nel nostro paese. Nessuna meraviglia dunque che i veltroniani abbiano immediatamente mutuato usi e costumi di Kojac per festeggiare. Va bene motivare che vi chiamate allo stesso modo, va bene che una festa illusoriamente sognata da voi autosufficienti vi era rimasta "in canna"; però se proprio volevate festeggiare l'accortezza di non farlo al centro del centro quasi elitario potevate sceglierla. E, comunque, nessuna, nessuna pietà per l'orribile scelta kojachiana di offrire ciambelle e caffè americano invece di fette di pane, porchetta e vino dei Castelli.

centralità

Un governo, quello guidato dal piduista Berlusconi portatore non sano di giganteschi conflitti di interesse, che tiene in modo particolare a dividere il fronte sindacale con prebende e ammaliamenti, tutto nonostante la propria indiscutibile attuale forza politico-elettorale, in verità non avrà paura della crescita di coscienza che sta riaffiorando nella società per la centralità del lavoro? Una classe padronale che ha al proprio inetrno e nelle organizzazioni che esprime quei padroni che volevano prendere a calci in culo i sindacalisti che sarebbero andati "a rompergli i cogl..", così come quelli che hanno teorizzato circa l'ineluttabilità della tragedia Thyssen o - addirittura - della richiesta di risarcimento danni ai morti nel silos della umbria olii di Campello sul Clitunno, in realtà non hanno tutta questa libertà di manovra perchè non è più visibile la centralità del lavoro e non si vede ancora bene il profilo della nuova moderna centralità del lavoro? I giovani comunisti che nel movimento per la scuola contro la Gelmini pensano a gestire un centro di mutualità concreta come è l'aiuto giuridico per le imbecillità delle direttive da questurino che il ministro dell'interno emana sulle occupazioni, non sono complementari alla proposta di Gianni Rinaldini che annunciando losciopero generale lo vede come costruito e realizzato assieme al movimento degli studenti, ed ambedue non sono la rappresentazione visiva della nuova moderna necessità di dare vita ad una nuova centralità del lavoro? Lavoro come espressione umana, come mezzo di sostentamento e di contribuzione alla società delle proprie capacità da condividere; lavoro come rappresentazione in acrne ed ossa delle persone, gli operai ed i lavoratori che ne sono gli artefici primi; lavoro come nuovo lavoro, nelle modalità di espletamento - quando volontario è fattore di positività - e nelle dinamiche di nuovo sfruttamento come il precariato e la parcellizazione inerente che colpisce soprattutto giovani, donne ed espulsi da precedenti cicli produttivi. E tutto ciò non è denuncia, necessità manifesta di una nuova centralità del lavoro, dei lavoratori salariati? E chi se non il riconoscersi in classe, classe lavoratrice, classe operaia ci dà l'immediatezza della risposta alla richiesta di centralità? Chi se non l'organizzazione dei lavoratori, fatta dai lavoratori, pensata, guidata, diretta dai lavoratori è garanzia di questa rinnovata centralità? Chi se non un partito comunista ri-costruito qui ed ora, qui nel nostro paese e ora nel duemilaotto è la risposta più moderna per far partire valori sociali e salvaguardia per gli individui liberi è la risposta per ripartire dalla centralità del lavoro e dell'umanesimo sociale nel nostro paese? Tastorosso

Oppure

Oppure hanno ragione le assistenti di volo che non hanno firmato l’accordo perché è davvero umiliante, oltre che materialmente impossibile, far coincidere dei tempi di lavoro “asettici” come se gli orari di vita non comprendessero la cura delle persone congiunte o presenti in casa. Oppure si deve fare proprio come hanno fatto il sindacalismo alternativo e la Cgil Funzione Pubblica che hanno mandato a quel paese il governo e Brunetta che irresponsabilmente e disumanamente ha fatto finta di non sapere che 40 euro nette in due anni sono meno di una elemosina non proposta a nessun altro contratto affrontato fino ad ora (dove ci si è orientati, anche se insufficienti per la crisi, attorno alle 100-120 euro annui); così come ha taciuto che dei 2 miliardi impiegati lo scorso anno ne prevede meno della metà per i prossimi due. Oppure hanno ragione i lavoratori che si indignano e che vogliono raggiungere ben altri risultati a fronte di una economia che si presenta come “capitalismo in difficoltà” in cui occorre tirare la cinghia e quella a cui vengono aggiunti i buchi per restringere è sempre quella dei lavoratori mentre le Banche – per le operazioni della finanza, dell’economia di carta -, trova ampia disponibilità nelle casse Bankitalia. Cioè la nostra banca nazionale. Quella stessa a cui attinge il piduista Berlusconi per i suoi giochi finanziari affidati alle innumeroveli presenze societarie nazionali e internazionali e multinazionali tramite figli, parenti, amici e sodali. Oppure hanno dalla loro parte la ragione della storia e degli avvenimenti coloro che gridano allo scandalo per il fatto che il consegnatario della tessera P2 numero 1816, Licio Gelli, benché ai domiciliari, benché vecchio e malandato, stia ancora lì a blaterare per tifare Silvio Berlusconi. Oppure abbiamo ragione pure noi che gli abbiamo dedicato lo sdegno di Sonia Alfano, il grido di Paolo Bolognesi ed il nostro schifo con uno sputo in faccia. Oppure tutto questo non è sufficiente se non ci unisce, come comunisti, per dare coraggio e speranza alla sinistra che aggregando le forze democratiche ricacci nelle fogne il lordume fascista, i mestatori che operano nell’ombra e finalmente prospettino un approdo della società che superi lo sfruttamento, che superi i disvalori, che superi il capitalismo come ci ricorda Paolo Ferrero nel bel documento redatto oggi. Tastorosso

MENTRE

Mentre poliziotti e carabinieri disattenti si facevano distrarre dai mille colori della pantera ritornata, e dai ruggiti di un movimento di lotta che non ci stà a finirla così, quarantaquattro fascisti manganellatori - ci sarà l'accusa di vilipendio per questi incolti che hanno dipinto i colori della bandiera sui loro vigliacchi bastoni? - la facevano quasi da padroni. Ma la giovane pantera non è un micetto. Quindi prima ha respinto l'assalto ed in seguito ha destinato le proprie energie a continuare la propria lotta, fatta di manifestazione e di ricerca del consenso contro un governo che "governa" i propri sondaggi come un pastore le pecore. Mentre gli studenti lottano, le fabbriche chiudono. Perchè la famosa colonna portante dell'economia italiana fatta da piccole e medie imprese, è lesta a chiedere ed ottenere prebende, esoneri, finanziamenti, commesse pubbliche ed altro, così come è sveltissima a chiudere aziende - anche quando sono sane - mettendo sul lastrico migliaia di famiglie. Perchè il succo del mercato capitalistico è che servono le mani libere (più mercato e meno stato hanno gridato all'ossesso Comunione e Liberazione, poi i socialisti craxiani, poi la confindustria, poi il loro governo servo del piduista Berlusconi), infatti hanno ottenuto denari pubblici (cioè di tutti noi) per salvare iniziative e fondi finanziari privati (cioè i loro) e non avere così più un euro per scuola, ambiente e lavoratori (cioè le cose che interessano noi). La conclusione è che mentre accade tutto ciò, sarà bene che chiunque stia lottando per qualche giustizia sociale da rivendicare, agisca anche sul piano politico. Ricordando contro chi si sta lottando oggi, mentre l'informazione è manipolata; domani, mentre i poteri forti tenteranno di anestetizzare qualunque spinta sociale e culturale e - appunto - politica da cui tutto ciò potrà derivare; e perfino in un futuro più lontano, mentre le forze di sinistra e di progresso, a cominciare dalla forza comunista, saranno nuovamente l'unico approdo sicuro per coniugare libertà con giustizia sociale. tastorosso
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: