t a s t o r o s s o

DIARIO QUASI-QUOTIDIANO DA MARINO, CASTELLI ROMANI, E..

cinqrivoluz

DIARIO QUASI-QUOTIDIANO
DI MARINO, DEI CASTELLI ROMANI E…

(a cura di maurizio aversa)
Funzionerà così
Cari lettori, cari compagne e compagni, cari concittadini marinesi e castellani, il web, per definizione, può essere letto a Vladivostok così come Mogadiscio. Quindi può apparire un controsenso pubblicare una rubrica quasi-quotidiana su un blog destinandolo, appunto, a chi vive, conosce, risiede, lavora e soffre a Marino e nei Castelli romani. Ma non lo è. Non perché siamo l’ombelico del mondo (anche se ci somigliamo, considerate le vestigia e la sedimentazione di popoli e culture che hanno originato e attraversato il nostro Paese, il Latium vetus, Roma e quindi noi) ma perché è, questo del web, un buon, moderno strumento, ed una buona ottima novità comportamentale se non diventa patologica.
Chiarito ciò, passiamo agli intendimenti. Occorre il “lavoro” gratuito di ognuno che voglia avere a che fare con questa proposta. Nel senso che ognuno di noi, indipendentemente dall’avere approvazioni preventive, che non esistono, può “partecipare attivamente, scrivendo, o semplicemente ponendo quesiti” sul blog https://tastorosso.wordpress.com/ dove sarà attiva il Diario quasi-quotidiano in cui descriveremo, denunceremo, proporremo soluzioni, confronteremo opinioni, etc. che riguardino Marino e i Castelli romani, secondo un avvicendamento di argomenti e luoghi non preordinati, non sottoposti a censure e non ultimativi. Saranno solo contributi a disposizione di tutti i lettori. A cominciare dai lettori più attenti e assidui. E, naturalmente, se lo vorranno, a chi come noi esercita una qualche passione politica. Gli unici contributi non richiesti e non bene accetti sono quelli delle forze fasciste che marcatamente o blandamente (a secondo il grado della loro vigliaccheria) si richiamano al boia giustiziato dai partigiani a Piazzale Loreto. CARO
Quindi utilizzando, sotto forma di domande da rivolgere, o di segnalazioni da indicare, o di veri e propri scritti, articoli o proponimenti, ognuno di voi ha accesso garantito su questa piccola piattaforma. Scrivete a tastorosso@gmail.com e, ad ognuno, verrà riservato adeguato spazio, attenzione e soddisfazione circa quesiti o proposte da confrontare. Buon lavoro a tutti noi.

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AD ALBANO NON SOLO FOGLIA DI FICO. C’E’ UNA SINISTRA (CHE HA ERRATO POLITICAMENTE) CHE GIUSTAMENTE SI INTERROGA E CERCA UNA NUOVA LINEA. SIA SEL CHE FABRICA ALBANO.

Maurizio Aversa, responsabile PCdI elezioni amministrative Albano Laziale. La Lista unitaria dei comunisti, "Sinistra" ha eletto un consigliere ed è presente in Giunta con un Assessore.

Maurizio Aversa, responsabile PCdI elezioni amministrative Albano Laziale. La Lista unitaria dei comunisti, “Sinistra” ha eletto un consigliere ed è presente in Giunta con un Assessore.

di maurizio aversa

LA DESTRA E BENEDETTI. Nelle settimane scorse, ad Albano, dopo l’affermazione (la riconferma) di Nicola Marini sindaco c’è stato un tentativo – in verità molto goffo (e non affondiamo la lama solo per rispetto alla persona) – di Gino Benedetti, lo sfidante sconfitto, di tirarsi da parte, dimettendosi, cercando di non infastidire le varie frange di destra che lo hanno abbondantemente

Gino Benedetti, catalizzatore delle destre albanesi sconfitte alle elezioni.

Gino Benedetti, catalizzatore delle destre albanesi sconfitte alle elezioni.

strumentalizzato. Infatti ha cercato di indicare motivi personali e professionali che gli impedirebbero di continuare a rappresentare la destra sconfitta in consiglio comunale. Viene da pensare: quindi se avesse vinto, oggi sarebbe ugualmente dimissionario e si andrebbe a nuovo voto? Oppure, più verosimilmente, ha compreso che questa destra albanese (quella di Mattei che prende il cappuccino tete-a-tete con la ditta Carminati/Buzzi ai Parioli) non ha nulla a che vedere con un bravo e serio professionista quale egli è, e l’hanno “fregato”? Tant’è, la fuga di Benedetti c’è stata.

LA “SINISTRA” DI GIORGIO BATTISTELLI. Ora, in modo inatteso, anche il professor Giorgio Battistelli si dimette e, a suo dire, è per rilanciare. Anche qui, viene subito da chiedersi: in considerazione della analisi politica che offre Battistelli sulla città “che non ha risposto”,

Professor Giorgio Battistelli, ha rappresentato, perdendo, i civatiani ed altre frange sinistre di Albano.

Professor Giorgio Battistelli, ha rappresentato, perdendo, i civatiani ed altre frange sinistre di Albano.

compie comunque un errore politico-istituzionale oggi tradendo quelli che l’hanno votato per vederlo a Palazzo Savelli; oppure ha compiuto un errore politico basilare, egli e la sua compagine, quando ha descritto la realtà di Albano come quella che fosse loro gradita e non la realtà quale essa è?
Ma il nostro intento non è polemico. E’ di vera, seria, rispettosa attenzione. Allora, crediamo di avere diritto a domande che possiamo porre (per chiarezza: domande, che possono diventare argomentazioni da confrontare pubblicamente se si ritiene).
La prima serie di domande spuntano da quanto viene attribuito a Battistelli dalla stampa online circa il proprio ruolo politico nella società (con incisività di Fabrica Albano). In che modo questa presenza politica, se ci si riferisce – come sembra – al comune di Albano, sarebbe danneggiata dal ruolo di eletto di Battistelli? Svolgendo il ruolo politico ad Albano, non tratterà più dei problemi della città? Non è una gran bella contraddizione? Al contrario, se banalmente, Battistelli ritiene che da solo non ce la fa ( e dire che si è proposto Sindaco però!) ed ha necessità di una mano da un’altra persona eletta al suo posto, perché non dirlo così, semplicemente?
La seconda serie di quesiti nasce dalla affermazione del concetto di radicamento: cosa, secondo me, notevole e lodevole. E chiedo: non si può ritenere che sia stato un errore politico quello di negare un confronto serrato con un pezzo di sinistra che già era (ed è, come mostrano i risultati elettorali) “radicato” quando come PCdI l’abbiamo richiesto? (Nell’ordine: è stato richiesto al sito ufficiale di Battistelli; in seguito richiesto ai civatiani). Non è stato, e non è un errore continuare (per lo meno per ora questo si evince dalla stampa) a negare raffronti (per timore di alleanze?) con forze politiche di Sinistra? E’ solo per “coprire” qualche “connubio” molto, molto moderato che ha sostenuto la compagine?
Ecco, se si accettasse di aprire un confronto vero a partire da tali quesiti – pronti noi a rispondere ad altre domande che potranno esserci rivolte – quel “lavoro politico” da fare nella città e coi cittadini avrebbe possibilità di essere svolto non in “solitaria”. Anche perché, ad esempio, la più grande sconfitta che tutti noi – evidentissima – abbiamo subito è quella della non piena partecipazione attiva al voto.

SINISTRA ECOLOGIA E LIBERTA’. Analogamente, anche i compagni di Sel hanno reso noto, dopo un primo comunicato un po’ intimista, che la loro azione vorrà svolgersi maggiormente sul territorio, riattivando un circolo pre-esistente nelle frazioni. Anche in questo caso, senza arrogarci azioni inquisitrici, terremo a svolgere un ruolo di confronto vero, a sinistra, intanto ponendo

Ivano Olivetti, uno dei candidati di punta di Sel che però non ha eletto consiglieri.

Ivano Olivetti, uno dei candidati di punta di Sel che però non ha eletto consiglieri.

quesiti, pronti a rispondere a domande. Perché non viene riconosciuto – insieme alla affermazione, già fatta, che la responsabilità è dell’intero gruppo dirigente – che il primo vero errore politico di Sel in queste amministrative è stato non accogliere la richiesta di PRC e PCdI di formare una lista unitaria di Sinistra? E, se questo è uno dei dati politici, perché non lavorare immediatamente ad una azione comune che in quanto partiti della sinistra possiamo attivare a sostegno del ruolo degli eletti di Sinistra in consiglio comunale e della Giunta?

PROPOSTA. Ecco, in ambedue queste situazioni “a sinistra” che abbiamo sollecitato, ci sono cose semplici, dando per scontato un confronto trasparente, rispettoso, partecipato, che possono essere svolte fin da subito. Perché non promuovere, chiedendo ad Anpi di farsi capofila, un Comitato cropped-pcdi2.jpgper l’Attuazione e la Difesa della Costituzione? Certo il tema è cogente e riguarda un arco – si spera – più ampio della sinistra, ma intanto partendo da una sinistra plurale, e dai comunisti ha un segno non solo da cornice appesa al muro! Ancora: sulla questione lavoro, scuola, giovani e territorio, anche in funzione di raccolta firme per lo svolgimento di Referendum perché non promuovere un Comitato Sociale per i Referendum, chiedendo alla Cgil territoriale dei Castelli di impegnarsi unitariamente su questo?
Confidiamo, con la tara del periodo di stacco che le nostre stesse organizzazioni attueranno in agosto, che almeno da settembre si possa lavorare concretamente ad un proficuo confronto di idee e di azioni.

EUROPA, GRECIA, ITALIA, OCCUPAZIONE, PIANI INDUSTRIALI, SFRUTTAMENTO: PERCHE’ E’ GIUSTO E CONVENIENTE CHE VINCA IL NO AL REFERENDUM. (intervista a Vladimiro Giacchè)

Vladimiro Giacchè a Marino

Vladimiro Giacchè a Marino

L’economista, marxista, comunista, eseprto delle politiche economiche e finanziarie italiane ed europee (segnatamente quelle della Germania riunificata), prof. Vladimiro Giacchè, è stato ospite e protagonista, nelle settimane scorse, di un convegno-assemblea partecipatissimo, che si è svolto a Marino – Palazzo Colonna – organizzato da PCdI Marino e dall’Associazione Sovranista. Oggi, ha rilasciato una intervista sugli stessi temi, economici e politici che ruotano attorno alla crisi capitalistica, alla vicenda greca, all’euro e alla crisi italiana. L’intervista è pubblicata sul numero online di MicroMega e la riproponiamo integralmente.

intervista a Vladimiro Giacché di Marta Fanano-grecia-refere

Le ultime vicende sulla crisi greca hanno mostrato come un governo democratico, fedele al suo mandato elettorale, possa mettere in discussione la governance europea, rigida su regole punitive che nulla hanno a che fare con la virtuosità dei paesi dell’eurozona. Il fallimento più grande è proprio l’architettura della UE e dei suoi Trattati, che negano la possibilità di agire su obiettivi realmente strutturali, come l’occupazione, la capacità produttiva e i redditi. In questo contesto, la moneta unica è uno strumento di potere funzionale ad interessi altri, quali la stabilità dei prezzi e delle banche.
Se è vero che bisogna rimettere in discussione regole e obiettivi europei, allo stesso tempo è necessario capire in quali tempi queste modifiche possono intervenire. Più i tempi sono lunghi più è inevitabile che anche la moneta unica possa essere rimessa in discussione, in quanto strumento di potere. Ne parliamo con Vladimiro Giacché, economista e Presidente del Centro Europa Ricerche.

Nonostante l’intransigenza mostrata dal governo tedesco e qualche gioco strategico, pare che la fermezza di Tsipras abbia mandato in tilt l’armonia della governance europea. Come lo interpreta?

Tsipras ha fatto una cosa nuova nell’Europa di questi ultimi anni: ha cercato di tener fede al mandato elettorale ricevuto. Ha trattato, ma quando ha visto che quello che veniva richiesto dalla controparte (peraltro senza contropartite immediate in termini di debt relief) era incompatibile col mandato elettorale ricevuto, ha detto che a quel punto soltanto gli elettori del suo Paese potevano decidere se accettare le proposte europee. In questo modo ha rotto il potere di ricatto dei creditori. Questo ha mandato in tilt la governance europea, che in questi ultimi anni è stata caratterizzata da un potere esorbitante dei creditori. L’Europa oggi viene destabilizzata non da Tsipras, ma proprio da quel potere esorbitante, che ha avuto conseguenze pesantissime per molte economie tra cui la nostra.

Tsipras ha fatto default, ma ha comunque rilanciato chiedendo ristrutturazione del debito, tema che sembrava sparito dal tavolo dei negoziati, e nuovi prestiti. Com’è finita la negoziazione dell’ultimo eurogruppo di fatto e cosa significa concretamente?

La ristrutturazione del debito greco la chiede la situazione prima ancora che Tsipras: l’entità attuale del debito greco è semplicemente impagabile. Lo era già nel 2010, ma allora si decise di non praticare un taglio del debito, perché questo avrebbe colpito le banche francesi e tedesche, fortemente esposte sulla Grecia. Non avendo ridotto il debito, il successivo intervento di BCE, fondo salva-Stati e FMI è servito unicamente a quelle banche per far rientrare la loro esposizione sulla Grecia senza troppi danni, ma non ha rappresentato alcun “salvataggio” della Grecia. A quanto è dato di capire l’Eurogruppo ha deciso comunque di chiudere la porta al governo greco sino al referendum, probabilmente confidando in un suo esito positivo (vittoria del Sì ndr).

Seppure sia stato un errore entrare nell’euro (cosa dimenticata da quasi tutte le sinistre europee), è possibile dire che è tutta colpa della moneta unica? Quanto pesano per i Paesi del Sud Europa le mancate politiche industriali a prescindere dalla moneta?

No, non è tutta colpa della moneta unica. Le mancate politiche industriali pesano, come pure gli insufficienti investimenti da parte delle imprese, che nella seconda parte degli anni Novanta ritennero di non averne bisogno potendo giovarsi dei maggiori profitti derivanti dall’abolizione della scala mobile. Il risultato è stata una perdita di competitività evidente nel decennio successivo, che però a quel punto, essendo nel frattempo partita la moneta unica, non poteva più essere corretta da una svalutazione. Il punto però è un altro: la moneta unica rappresenta comunque un elemento di rigidità che ostacola, e non favorisce, la convergenza tra le economie. Questa divergenza negli ultimi anni si è accentuata.

Ma scusi, è una questione di regole: se in Europa piuttosto che il vincolo del 3% sul rapporto deficit/Pil, ci fosse una regola che stabilisca un vincolo del 3% su investimenti strategici da parte degli Stati (o su spread tra salari nei vari stati), allora la moneta avrebbe altro ruolo…

Adesso non c’è neppure il 3% grazie al Fiscal Compact, il pareggio di bilancio costituzionalizzato: sempre per il Fiscal Compact, esiste un vincolo addirittura di riduzione del debito del 5% anno della quota che eccede il 60% del rapporto debito/Pil. Per l’Italia, ciò significa o crescita 5% oppure delle manovre forzose e depressive più gravi di quelle vissute finora. E’ evidente che in linea teorica non c’è legge storica per cui la moneta unica non funzioni, ma il problema è che la moneta unica è un insieme di regole che esistono e non sono mai neutrali. Si riesce realisticamente a cambiar queste regole in tempi brevi o no? Negli ultimi anni, nel corso della peggiore crisi da quella del 29 e per l’Italia peggiore dall’Unità, le regole sono state cambiate in peggio, in maniera che per noi è estremamente punitiva.

La capacità produttiva dell’economia greca è oggi fortemente provata dalla crisi. Nel caso di grexit e considerato che non è mai stata in avanzo di partite correnti nel dopoguerra come pensa che si possa fare meno austerità di oggi, con e senza finanziatori esterni?

La capacità produttiva greca è fortemente provata soprattutto dalle politiche di austerity che sono state imposte al paese, e il cui risultato è stato un crollo del prodotto interno lordo del 26%. Quanto al deficit della bilancia commerciale greca, esso si è accentuato dal 1995, allorché i governi greci hanno deciso la politica della dracma forte per poter entrare nella moneta unica di lì a qualche anno. Gli afflussi di capitali stranieri hanno mascherato la cosa sino al 2008/9, quando questi capitali hanno cominciato a defluire. Questo, e non il debito pubblico, è il vero squilibrio che è alla base della crisi greca (il debito pubblico semmai è una derivata, benché importante). È un genere di squilibri che si corregge istantaneamente in caso di libera fluttuazione delle monete. In assenza di quel correttivo, bisogna fare svalutazione interna, ossia ridurre i salari: purtroppo questo ha come effetto un calo della domanda interna e quindi ha effetti fortemente recessivi. Questa è la storia di questi anni. Oggi l’uscita dalla Grecia dall’eurozona comporterebbe certamente un default sul debito, ma consentirebbe di effettuare un rapido riaggiustamento senza pesare esclusivamente sui salari come è avvenuto negli ultimi anni. Quanto ai finanziatori esterni, i mercati finanziari in passato sono tornati a dare credito molto rapidamente a paesi che erano stati coinvolti da crisi debitorie anche molto pesanti. L’essenziale è il ripristino di fondamentali economici sani.

Cosa vuol dire “aggiustamento rapido”, secondo i ricercatori del Levy Institute come Brancaccio e Zezza ci vorrebbero almeno due anni, posto che non si ripaghi il debito e si avvii una vera politica espansiva e industriale. La Cina ad esempio parla di possibilità di intervento ma solo se la Grecia rimane nell’eurozona…

Il primo punto da affrontare è cosa intendiamo per ripudio del debito, il secondo gira attorno al fatto che se vince il No, la Bce blocca i finanziamenti quindi il default è inevitabile: tema euro e default sono legati. Se fai default, uscire dalla moneta unica è meglio: riacquisisci sovranità monetaria e allora il debito verrà emesso con moneta di cui la banca centrale ha il controllo. Il problema del finanziamento del deficit: adesso sono comunque vicini all’avanzo primario. E poi, il mondo è molto grande, potrebbero esistere finanziatori che si vogliono impegnare. Gli scenari sono molto vari.

Se dovesse vincere il sì, è chiaro che il governo cadrebbe e altre dosi massicce di austerità (posto che Tsipras non rivinca le elezioni), quindi una morte annunciata. Ma se dovesse vincere il no, anche in termini politici cosa quali scenari abbiamo davanti?

Il governo greco ritiene che a quel punto la trattativa sarebbe più facile. A giudicare dall’atteggiamento degli altri paesi europei però questo non mi sembra scontato. Questo aumenta le probabilità di un’uscita della Grecia dall’eurozona. Che però Tsipras continua a dire di non volere.

Di fatto però i Trattati non prevedono giuridicamente un’uscita dall’euro, quindi Tsipras gioca molto sul fatto che sarà la BCE attraverso il blocco della liquidità a costringere il governo greco a questa eventualità.

E’ evidente che l’obiettivo è quello di lasciare il cerino a qualcun altro. Poi c’è la realtà e l’informazione sulla realtà che spesso non coincide.
Certo una delle possibilità è il blocco della liquidità, da parte della Bce, che deriva dal default sul FMI e quindi la Grecia sarà spinta ad uscire. Il problema su cosa sia scritto formalmente nei Trattati è però secondario. Poi esiste la prassi. Ad esempio, l’Unione bancaria nasce ignorando sistematicamente la normativa sugli aiuti di stato: il salvataggio delle banche è un aiuto di stato fuori norma, dettato dall’emergenza. Dall’altro lato, la diarchia franco-tedesca non è scritta in nessun trattato, così come non esiste da nessuna parte che si possa escludere la Grecia, in quanto Paese debitore, dall’Eurogruppo.

Si fa un gran parlare di “contagio” rispetto al resto dell’eurozona. Nei diversi scenari: default con e senza grexit, sì al referendum e accordo con una nuova maggioranza di governo, pagamento del debito ma senza nuovo memorandum, quali sarebbero queste ripercussioni in termini economici e politici?

Credo che le ripercussioni maggiori si avrebbero in relazione a un’uscita della Grecia dall’eurozona. La rottura del tabù dell’irreversibilità dell’euro sarebbe un segnale molto importante per i mercati, e credo che condurrebbe a forti tensioni sui titoli di Stato di molti paesi tra cui il nostro.

Vada come vada sull’euro. Varoufakis ha sempre ribadito l’esigenza di affrontare i negoziati ponendo obiettivi strutturali (occupazione, reddito, capacità produttiva) e non strumentali come la moneta o la finanza. Fin quando si potrà negare, anche altrove, tale approccio alla politica economica?

È ovviamente insensato negare tale approccio, in termini generali. Ma il problema è nei Trattati europei: quando il valore chiave e l’obiettivo primario di policy è la stabilità dei prezzi, è ovvio che l’occupazione e tutto il resto vengano in secondo piano. Non è un caso che nella Costituzione italiana, che pone al centro il diritto al lavoro, di stabilità dei prezzi non si parli neppure.

Che interessi realmente hanno gli Stati come l’Italia, intesi come collettività e non come governo/potere, a prendere posizione per il sì al referendum greco?

Nessuno. Tantomeno a ritenere inopportuno che il popolo greco si esprima sulla questione, come ho sentito dire in questi giorni.

Per quanto riguarda l’atteggiamento dei governi invece, soprattutto quelli socialdemocratici (o di larghe intese), crede il rifiuto totale alle richieste di Tsipras e Varoufakis sia da attribuire esclusivamente a un rapporto di forza (capitale/lavoro) oppure manca davvero una visione e una cultura politica ed economica?

Le rispondo con un’osservazione di Wolfgang Münchau, un giornalista del Financial Times. Dopo aver assistito a un dibattito televisivo tra i candidati della Cdu e della Spd tedesca durante la campagna elettorale del 2013, espresse in un commento tutto il suo sconcerto per il fatto che essi proponevano, salvo sfumature poco rilevanti, la stessa cosa politica economica: una politica dell’offerta, caratteristica della tradizione neoliberale. Questo è oggi il “pensiero unico” che è alla base anche del rifiuto assoluto delle richieste del governo greco.

(2 luglio 2015)

I COMUNISTI ITALIANI COL POPOLO GRECO: venerdì tutti a piazza Farnese!

ANCHE DA MARINO E DAI CASTELLI ROMANI VENERDI’ A PIAZZA FARNESE SOLIDALI COL POPOLO GRECO VESSATO DALL’EUROPA FINANZIARIZZATA.
A partire dai compagni e dalle compagne di Marino, e di Albano, e dal resto dei Castelli romani, piazzaesedravenerdì alle 19.00 molti saranno i comunisti e le comuniste che parteciperanno a piazza Farnese all’iniziativa romana, come decine di altre in tutta Italia, solidali col popolo greco. Rispondendo e facendo nostro l’appello della segreteria nazionale del Partito anche noi saremo in questa piazza composita di comunisti e del popolo di sinistra italiano.

no-grecia-refereDomenica 5 luglio, in Grecia, si terrà un referendum inerente il confronto in atto tra il Governo greco e le istituzioni europee e le diverse posizioni in campo.
In relazione a ciò ed a sostegno delle posizioni del Governo greco, impegnato a modificare radicalmente le politiche di matrice liberista che gli si vorrebbero imporre, si terranno in tanta parte dell’Europa ed in Italia diverse iniziative.
Il Pcdi ha convintamente aderito e partecipa alle manifestazioni nazionali che si terranno a Roma e a Milano nella giornata di venerdì 3 luglio prossimo. Così come occorre aderire e partecipare a tutte le manifestazioni ed iniziative che si terranno a livello territoriale.
Quanto accade in Grecia evidenzia un passaggio cruciale nella lotta per un’altra gestione della crisi in atto ed è quindi opportuno che il nostro Partito sia adeguatamente in campo.
La Segreteria Nazionale del Pcdi

TRA COMUNISTI, CI SI CHIARISCE, SEMPRE. PER QUESTO PRC E PCDI REPLICANO AD UNA NOTA DEL PC (di Rizzo).

QUESTA LA NOTA CONGIUNTA DI PRC E PCDI DI ALBANO, IN REPLICA A QUANTO DIFFUSO DAL PC DI RIZZO
TRA COMUNISTI E NELLA SINISTRA CASTELLANA: la salda unita’ di PRC e PCdI non può risentire di alcuna provocazione cercata o di fatto.

Abbiamo letto un pezzo di cronaca e di politica, diffuso da parte del Partito Comunista (Rizzo, per

Federica Pezzi e Alessandra Zeppieri, ad una assemblea comunista

Federica Pezzi e Alessandra Zeppieri, ad una assemblea comunista

intenderci) che giudichiamo stitico nel racconto e ampiamente insufficiente nel ragionamento di analisi e proposta dei contenuti. Non si comprende, infatti, il perché della cronaca monca, vista la non convergenza dello stesso PC ad una ipotesi unitaria delle forze comuniste e di sinistra locali, che, solo in secondo momento – durante un processo di approfondimento e giudizio politico circa l’esperienza amministrativa trascorsa e gli impegni a favore dei cittadini (lavoro, ambiente, sociale e cultura)- hanno insieme deciso di dare vita ad una lista unitaria in appoggio a Nicola Marini sindaco e ad una coalizione di centro sinistra, dove la sinistra è rappresentata, appunto, anche dai comunisti uniti. La completezza di cronaca, infatti, avrebbe dovuto raccontare che non ci sono stati ragionamenti su “consiglieri da eleggere”, anche se, è ovvio, siamo ben soddisfatti di avere il compagno Salvatore Tedone a rappresentarci in Consiglio Comunale, così come saremo soddisfatti per noi e per i cittadini se un/a comunista siederà in Giunta a Palazzo Savelli. Perché, il ragionamento che abbiamo invece svolto, e l’abbiamo fatto pubblicamente, itinerando di locale in locale per tutto il comune di Albano, è stato sulle vicende che erano calde e che sono state affrontate con un indirizzo determinato proprio dalla nostra proposta e dalla attività di lotta (vedi la questione inceneritore, vedi la questione rifiuti e discarica, vedi la questione urbanistica, vedi la soluzione della vicenda cimitero ereditata da Mattei). Tutte cose, argomenti, bollenti sulla pelle dei cittadini che il PC rizziano non ha neppure sfiorato cinque anni fa, quattro anni fa, tre anni fa, due anni fa, lo scorso anno ed il presente e la campagna elettorale ora conclusa. Nel senso che non è pervenuta né la presenza, né la proposta politica, né l’indicazione di voto. Ma ora, in virtù della propria legittima esistenza, sentenzia. A noi non dispiace entrare nel merito, solo che, non siamo disposti a cedere parti di sovranità politica per farci giudicare da chi, non sappiamo (perché non lo rende noto) se ha dato indicazioni di voto per qualche corrente PD (dentro o fuori il partito ufficiale); o se ha dato indicazioni di voto per qualche grillino anti partito e anticomunista; o ha dato indicazione di voto di diserzione del voto (favorendo chi?). Non appena lo renderanno noto ne daremo un nostro giudizio.
Maurizio Aversa e Marco Bizzoni

Maurizio Aversa e Marco Bizzoni

Per quanto ai “temi-proposta” sollevati, a parte la non rilevante questione sulla toponomastica stradale (che non crediamo, oggi, sia la questione con cui le famiglie in difficoltà possano riempire la sera i piatti della cena, sia di chi abita in via Craxi che di chi abiterà in via Pertini); facciamo presente ai disattenti comunisti castellani della frazione di Rizzo, che la questione sede Anpi è stata posta da tempo già dai comunisti unitariamente, ed ovviamente siamo intenzionati a dare sbocco positivo a tale richiesta culturale e costituzionale di grande prestigio per tutte le forze democratiche e costituzionali. La seconda questione, ambientale, è talmente inserita nel Dna delle iniziative dei comunisti uniti albanesi e castellani che fa il paio solo col modo politico di capacità di inclusione nel “fare politica” e creare confronto e decidere assieme che il PRC e il PCdI hanno potuto sperimentare e felicemente sintetizzare, grazie alla grande apertura di PRC Albano e alla presenza e recupero di un ruolo che era andato scemando in precedenza. Concludendo, ai compagni del PC, come è naturale, offriamo ampia disponibilità al confronto e al lavoro comune, se questa è l’intenzione che si vuole manifestare, e che qui non abbiamo visto chiaramente. Mantenendo un giudizio negativo circa la analisi della situazione politico-elettorale “castellana” incentrata poi solo su Albano che, appunto, non condividiamo. NB: in considerazione dell’ampia disponibilità economico-organizzativa (stampa e affissione pubblica a largo raggio in tutti i castelli) dimostrata da PC nel far circolare il proprio manifesto-simbolo, troviamo singolare che sul blog ufficiale e su articoli in diffusione come l’ultimo, si utilizzi il simbolo del PCI che, notoriamente, da dicembre, il PCdI ha acquisito come proprio simbolo.

(qui di seguito la nota che il PC di Rizzo dei Castelli romani ha divulgato nei giorni scorsi):
Per una Città Futura. Analisi del voto del 31 maggio 2015 ad Albano Laziale.26 giugno 2015di csp

Marco Rizzo

Marco Rizzo

Le ultime elezioni amministrative hanno confermato che in Italia ormai l’astenzionismo si è attestato ben al di la del 50%. Mentre fino a pochi anni fa gli italiani partecipavano alle elezioni con percentuali superiori al 70%. L’attacco quotidiano ai diritti sociali, sindacali, politici, la pesante crisi economica, i continui scandali (non ultimi: il Mose, mafia Capitale, i tesseramenti taroccati del PD – vedi il Messaggero- allegato 1 ) hanno portato a questa disaffezione dal voto.
Anche la presenza di un partito nato come antisistema (5 stelle) non riesce (o non vuole) invertire il fenomeno… Probabilmente i cittadini hanno capito che per cambiare d’avvero non è sufficiente un “vaffaday” e neanche salire inutilmente sui tetti di palazzo Chigi.
Il potere, infatti, non si accontenta più di governare, ma vuole anche costruire un’opposizione a suo piacimento. E crea continui movimenti, coalizioni, nuovi leader… Basta qualche apparizione sui mass-media ben orchestrata!
La grande borghesia sta velocemente raggiungendo i suoi obiettivi:
un governo asservito e che esegue i compiti assegnatigli (è indifferente che sia di destra o di sinistra, tanto, per dirla con le parole del governatore della BCE Mario Draghi, “abbiamo messo il pilota automatico”).
Una finta opposizione populista, capace di distrarre il popolo dai veri problemi, indicando come nemici i più deboli.
Una crisi economica perseguita e sostenuta con l’austerity(causa di disperazione e di suicidi, anche sul nostro territorio – vedi allegato 2 ) per togliere diritti sociali, sindacali, politici…
Insomma una democrazia ridotta a simulacro, dove le lobby ed i padroni dettano legge.
In tutto questo disastro, che fine hanno fatto la classe operaia, i lavoratori, i pensionati? Senza un Partito di riferimento, capace di essere espressione diretta (e non solo rappresentante) dei lavoratori, questi vivono nel disorientamento e nello sbandamento totale. Con la fine del P.C.I. è stata disarmata una intera classe: quella operaia (eppure, nel censimento del 2011 in Italia risultavano 8 milioni di operai! E da 20 anni ci dicono che gli operai non ci sono più). Mentre i padroni hanno continuato a svolgere il proprio lavoro. Non è vero che la lotta di classe è finita, è vero però che oggi sono i padroni a condurla (vedi l’ultima indegna e scandalosa condanna subita da 5 operai della Fiat- allegato 3).
La sconfitta operaia, con il conseguente processo di schiacciamento dei diritti, salari e stipendi, ovviamente ha influito poi su tutta la società, con una lunga e pesante crisi economica recessiva: sugli artigiani, sui commercianti, sulle piccole imprese. Anche la classe media si sta sempre più impoverendo. Una volta avremmo detto proletarizzando, ma oggi non si fanno più neanche i figli…
In queste elezioni, per la prima volta in alcuni Comuni si è presentato anche il nostro Partito, con risultati molto incoraggianti (vedi documento nazionale– allegato 4).
Proiettando i risultati delle elezioni di questi Comuni senza l’effetto dei locali candidati Sindaci e Consiglieri, il Partito Comunista si attesta da subito alla prima uscita su un robusto 3%.
Anche ad Albano Laziale si sono tenute le elezioni comunali.
Avevamo proposto a Rifondazione un percorso politico alternativo, rompere con il PD per costituire un nuovo processo politico che, rivendicando il proprio essere Comunisti, fosse capace di coinvolgere i cittadini su una nuova idea di città e di modo di praticare la politica. Ma il loro obiettivo dichiarato era solo quello di eleggere un consigliere comunale, sperando così di poter influenzare le scelte politiche. E per questo motivo sono rimasti fedeli alleati del PD e del Sindaco Marini.
Purtroppo anche ad Albano, in assenza di una vera proposta comunista alternativa, l’astenzionismo l’ha fatta da padrone. Si è passati dal 62% al 45% di votanti, nonostante la presenza di 9 candidati Sindaci e oltre 700 candidati per il Consiglio Comunale.
Il Sindaco Marini è stato costretto al ballottaggio e rieletto con soli 7.530 voti (su 32.000 aventi diritto al voto, per un totale di 41.000 abitanti). La volta scorsa Marini era stato eletto con 12.069 voti. Quindi in 5 anni di amministrazione ha perso oltre 4.500 voti. Va evidenziato che Marini è stato rieletto solo grazie al peso determinante dei professionisti della vecchia politica di Albano (socialisti, ex socialisti, ex repubblicani, ex democristiani, ex di tutto), che da quarant’anni sono sempre al governo del Comune di Albano (sia con le giunte di centrodestra sia con quelle di centrosinistra).
Questo indecente abbraccio con i professionisti della vecchia politica, tutti da rottamare, è stato fatale per il PD e per la sinistra.
Il PD, ha preso solo 2.696 voti (14%), praticamente ha dimezzato il consenso rispetto alla volta precedente in cui aveva preso 4.758 voti (21,16%). Hanno pesato su questo risultato sia la complessiva negatività del voto nazionale, che ha visto il P.D. soccombere in importanti città (prime tra tutte Venezia ed Arezzo), sia la rottura con la coalizione di liste civiche facente capo a Battistelli, che ha preso il 10% circa. Sarà interessante vedere come si porrà questa area rispetto alla giunta e alle scelte della maggioranza.
La sinistra, che ha scelto di non costruire una vera alternativa Comunista,è quasi scomparsa:
SEL ha preso solo 274 voti (la volta scorsa ne aveva 786) e perde il suo unico consigliere comunale.
La lista della “Sinistra” (Rifondazione + PDCI + L’Altra Albano) ha preso solo 479 voti, dimezzando il consenso rispetto alla volta scorsa in cui aveva ottenuto 897 voti.
Questi risultati desolanti dimostrano l’importanza della nostra proposta di costruire una vera alternativa Comunista per Albano, con l’obiettivo dichiarato di rottamare i professionsiti della vecchia classe politica e di coinvolgere invece i cittadini, proposta su cui lavoreremo da subito.
Di fronte a questo quadro desolante anche a livello nazionale, che fare?
Non crediamo in nuove coalizioni o costituenti, negli ultimi 20 anni ne abbiamo viste anche troppe, e tutte fallimentari: Progressisti, Arcobaleno, Rivoluzione Civile.
Non crediamo neanche al demiurgo di turno che si chiami Landini o Civati.
Pensiamo che l’unica via di uscita, proprio alla luce dell’astensionismo di cui abbiamo detto, sia la ricostruzione di un percorso alternativo ed antagonista, capace di rivendicare il proprio essere “altro” rispetto a questa politica corrotta e clientelare, ed a questa società capitalista.
Nessuno più dei Comunisti può rivendicare la propria vera alternatività!
Altro che “5 Stelle”, “Podemos”, “Tsipras”, i soli antagonisti che possono rivoluzionare veramente il sistema, dando dignità, voce e forza alle classi più deboli del Paese, sono i Comunisti.
Solo il Partito Comunista, organizzato e disciplinato nella dottrina marxista leninista, ha dimostrato nella storia di poter realizzare concretamente la Rivoluzione, a partire dall’URSS fino a Cuba. Nessun altra organizzazione politica è riuscita a fare altrettanto! Ed oggi, a 25 anni dalla fine dell’URSS, dobbiamo ricordare a noi stessi ed al mondo intero che non è fallita la Rivoluzione, ma la sua revisione. Finchè la Rivoluzione è stata perseguita l’URSS ha primeggiato. Anche Cuba (allegato 5) è lì a dimostrarlo, nonostante le mille difficoltà, ha costretto gli USA a rivedere la propria politica; ed è riuscita a garantire ai cubani i migliori standard di vita al mondo, con risultati eccezionali nell’istruzione, nella sanità, nello sport…
Per tornare invece al nostro territorio, nel percorso di ricostruzione del Partito Comunista non potremo non interloquire con l’attuale amministrazione, anche se espressione di una minoranza dei cittadini di Albano.
E proprio per riavvicinare l’istituzione ai cittadini, ci sentiamo di avanzare due importanti proposte di grande valore etico-politico e culturale, senza alcun costo aggiuntivo per le tasche dei cittadini:
Chiediamo che venga finalmente assegnata una sede alla locale sezione dell’ANPI “Marco Moscati”. Vista la ferita ancora aperta dell’apertura della sede neofascista e la mancata chiusura del covo Lefebvriano di via Trilussa. La locale sezione dell’ANPI in questi anni ha tenuto viva la memoria della Resistenza, che in questi luoghi ha visto compiere gesta eroiche spesso dimenticate (spicca tra tutti, l’attentanto del “ponte delle sette luci” ). Il neofascismo deve essere combattuto giorno dopo giorno. Per questo il Comune deve assegnare una sede a chi svolge meritoriamente e con grande impegno questa attività culturale di informazione e divulgazione.
Togliere dalle strade di Albano via Bettino Craxi, perché non è ammissibile che una strada sia intestata ad un pregiudicato, fuggito all’estero. Alla faccia dei cittadini onesti. E per dare un segnale di novità positiva, sarebbe importante che tale via fosse intestata al Presidente – Partigiano Sandro Pertini.
Purtroppo non siamo certi che il Sindaco e il Consiglio Comunale sosterranno con forza queste due importanti proposte.
Un tema centrale della iniziativa politica del Partito Comunista sarà la lotta contro la costruzione dell’inceneritore di Albano. Questa vicenda rappresenta un gravissimo scandalo per la vita democratica dei Castelli Romani, sia per la pericolosità dell’impianto, sia per i giganteschi finanziamenti pubblici connessi (circa 400 milioni di euro). Questo affare viene gestito dal consorzio COEMA (Gruppo Cerroni + Acea + Ama). Sull’affare dell’inceneritore di Albano si è mossa la magistratura. Il Partito Comunista lotterà insieme al Coordinamento contro l’inceneritore, ai comitati ed ai cittadini per cancellare l’inceneritore di Albano dai piani regionali, e per far decollare la raccolta differenziata in tutto il Comune di Albano.
Ovviamente la nostra azione propositiva continuerà, anche su altre questioni: dalla gestione dei rifiuti all’IMU, dalle scuole all’acqua, che (come deciso dai cittadini in un referendum) deve tornare pubblica, ecc…
Per una nuova Politica, per una nuova Città. Per dirla con Antonio Gramsci per “una Città Futura”.
Sezione Castelli Romani

TASSE E SANZIONI? OUZO E SIRTAKI

Sorini (resp. Esteri PCdI): “Solidarietà piena con lotta del popolo greco in difesa dei propri diritti e della propria sovranità”

Fausto Sorini

Fausto Sorini

La scelta dell’eurogruppo UE di respingere ogni volontà di compromesso ragionevole col governo greco rappresenta la tomba di ogni sia pur residua e illusoria credibiltà e riformabilità dell’Unione europea in senso progressivo.
Siamo pienamente solidali con la lotta del popolo greco in difesa dei propri diritti legittimi e della propria sovranità e ci auguriamo che essi si affermino in modo inequivocabile nel referendum del 5 luglio. Fausto Sorini, segreteria nazionale PCdI, responsabile esteri
grecia1
Dice la Troika che il popolo greco addà accettà punto e basta.
E se il popolo greco rispondesse così?

ZORBA IL GRECO

OGGI, VENERDì 26 TUTTI IN PIAZZA SAN BARNABA A MARINO. Contro il razzismo per conoscere fenomeno e diritti dei migranti.

A MARINO, IN PIAZZA SAN BARNABA, VENERDì 26 I COMUNISTI CON LIBERA PER I MIGRANTI.
MARINO. IL PARTITO COMUNISTA d’ITALIA, SEZIONE DI MARINO, ADERISCE, PARTECIPA E INVITA COMPAGNE, COMPAGNI E TUTTI I CITTADINI AD INTERVENIRE ALL’INIZIATIVA PROMOSSA DA “LIBERA”.
Abbiamo inviato, come richiesto in caso di adesione, il nostro sostegno convinto e fattivo alla riuscita di questa iniziativa promossa da Libera.

LIBERARIFUGNei giorni della vergognosa rivolta di alcuni cittadini contro l’ospitalità ai rifugiati politici destinati in zona Paolina ci siamo recati due volte presso il quartiere ed abbiamo avuto modo di proporre a chi si è qualificato come esponente del Comitato Cittadini, di svolgere una assemblea pubblica per affrontare insieme e con trasparenza la situazione.

Purtroppo non abbiamo avuto notizia di accoglimento della proposta, al contrario alle urla forsennate della destra palozziana, ha coinciso la devastazione degli alloggi destinati all’accolgienza. Fino a giungere, nelle ultime ore, al dileggio e alla chiamata alla caccia al “comunista” nei confronti del segretario PCdI marinese sulla personale pagine FB di Adriano Palozzi.

Per tutti questi motivi e per una battaglia di civiltà i comunisti parteciperanno sabato 26 in piazza San Barnaba.

I relatori al momento registrati saranno i seguenti:

– Stefano Galieni (Moderatore)
– Carlo Cefaloni (Libera)
– Mirtella Bargiacchi (Responsabile CICAR – Coordinamento Immigrazione Castelli Romani)
– Marco Frisari (Operatore ella Cooperativa il Gabbiano)
– Silvia Ioli (Segretaria Generale della CdLT Roma Sud – Pomezia Castelli)
– Adolfo Tammaro (Consigliere Comunale di Marino)
– Alessandro Porchetta (Ciampino – Città in Comune)
– Riccardo Tiberi (Responsabile sanità federazione Castelli PCdI
– Ugo Onorati (ANPI)
– Mirko Laurenti (SEL)
– Marco Carletti (PRC Marino)
– Rappresentante Officine Civiche Ciampino
– Rappresentante Movimento per il Cambiamento
– Rappresentante Marino Aperta Onlus
– Maurizio Aversa (Segretario PCdI Marino)

Chiusura da parte di Libera = Carlo Cefaloni

ROMA. VALLOCCHIA (PCdI): IGNAZIO MARINO AMMINISTRI CON LA STESSA FORZA CON CUI HA TRATTATO I FASCISTI!

Ignazio Marino, sindaco di Roma

Ignazio Marino, sindaco di Roma

Siamo l’unico partito che non ha chiesto le dimissioni di Ignazio Marino. Forse perché sapevamo che prima o poi il Pd avrebbe fatto scattare le sue trappole. O forse perché quando ha chiuso Malagrotta immaginavamo che gliela avrebbero fatta pagare di brutto”. Lo afferma Roberto Vallochia, segretario romano del Partito Comunista d’Italia. “Ora si chiede a Marino efficienza e competenza. E’ giusto. Gliela chiediamo anche noi, anche se nel verminaio romano è facile incontrare sabbie mobili ad ogni passo. Oggi chiediamo a Marino di trovare, nell’amministrazione della città, la stessa forza con cui ha chiamato in causa i fascisti. Se lo farà, riuscirà nel suo compito.
Roberto Vallocchia, segretario della Federazione romana del PCdI

Roberto Vallocchia, segretario della Federazione romana del PCdI

E noi lo appoggeremo. Se non lo farà – conclude Vallocchia – sarà inghiottito dalle sabbie mobili.

VERSO LA COSTITUENTE COMUNISTA. 12 LUGLIO SI PARTE. DOMENICA 21 GIUGNO ULTIMA PAGINA DE IL MANIFESTO DOCUMENTO POLITICO-APPELLO.

Questo che segue è l’appello che la compagna Manuela Palermi ha rivolto ai compagni e alle compagne per diffondere e preparare al meglio il lancio della Costituente Comunista.
Nel nostro piccolo, ritenendo che questo è un appuntamento cruciale per la ricostruzione di un Partito Comunista in Italia, ci siamo impegnati. Intanto modificando, e quindi facendo circolare il più possibile la nostra testata che ora contiene “costituente comunista”. Mentre per domenica 21 giugno abbiamo organizzato una piccola diffusione de Il Manifesto. (maurizio aversa, segretario Pcdi, Marino).
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“Care compagne e cari compagni, come sapete il 12 luglio a Roma si terrà l’assemblea nazionale dell’Associazione per la ricostruzione del partito comunista. Da lì prenderà l’avvio la costituente di una forza comunista in Italia. E’, per tutte e tutti noi, che lavoriamo da anni a questo obiettivo, un appuntamento di grande importanza al quale vi prego di assicurare la più ampia partecipazione.
La locandina va pubblicizzata il più possibile: nei giornali locali, sui nostri siti, nella rete in generale, sui giornalini di sezione e federazione…
Colgo l’occasione per ricordarvi che domenica 21 giugno sull’ultima pagina del “manifesto” apparirà l’Appello per la costituente. Le federazioni che vivono in luoghi dove non arriva la distribuzione del manifesto, possono ordinare le copie ad una edicola.
Fraterni saluti.
Manuela Palermi, Presidente del Comitato Centrale Pcdi”

ANTICHITA’ ROMANE A MARINO: SALVARLE DA ABUSI EDILIZI E ASSASSINIO DI CULTURA I COMUNISTI ADERISCONO E INVITANO A FIRMARE

FIRMIAMO PER SALVARE I CARCERES (BOX DEI CAVALLI) DELL’ANTICA ROMA A BOVILLAE (FRATTOCCHIE-DUE SANTI). I COMUNISTI GIA’ ATTIVI.
Il Partito Comunista d’Italia, sezione Enrico Berlinguer di Marino, invita a firmare la petizione promossa dal circolo di Legambiente Appia Sud Il Riccio. Lo fa convintamente, come dimostra la firma apposta, fin dal primo giorno dal segretario della sezione. Lo fa perchè è nel dna dei comunisti tutelare, avere rispetto, salvaguardare ai fini scientifici, storici, culturali e turistici le eveninenze storiche di cui il territorio del nostro comune è disseminato.

Pianta con disposizione dei Carceres e dell'abuso edilizio.

Pianta con disposizione dei Carceres e dell’abuso edilizio.

La frequentazione, quando proprietari erano altri del sito archeologico in questione, ci permette di dire con grande forza che sono ben indicate sia la denuncia, sia la battaglia che gli obiettivi che Legambiente sta mettendo in campo in questa inziativa ambientale, culturale e politica. Per questo facciamo appello atutti gli iscritti, ai sostenitori del PCdI e a tutto il popolo della sinistra a cui abitualmente ci rivolgiamo. Naturalmente sono benvenuti tutti i cittadini che, leggendo questo sostegno, pensano anche loro che non può essere perpetrato un delitto per il piacere di pochissimi, contro il maggior interesse della comunità e del tempo a venire.
maurizio aversa, segretario PCdI Marino

di seguito il link per accedere alla firma:
https://www.change.org/p/ministro-dario-franceschini-ministero-dei-beni-e-della-attivit%C3%A0-culturali-e-del-turismo-soprintendente-agostino-bureca-sopr-per-i-beni-arch-e-paesaggistici-della-prov-di-roma-soprinten-salviamo-l-area-archeologica-del-circo-di-bovillae

qui, invece, il dossier completo di Legambiente:
http://www.legambienteappia.eu/legambienteappia/index.php?option=com_docman&task=cat_view&gid=16&Itemid=21