t a s t o r o s s o

La povertà è causata dallo sfruttamento dei lavoratori.

lavoro-2Il giornale online “Noicambiamo” si contraddistingue, rispetto ad altri strumenti di informazione “locale”, per alcuni aspetti sommari. E’ la voce di cittadini organizzati in un movimento politico antipartiti che ha avuto come apice l’elezione a consigliere di Adolfo Tammaro. In seguito è un giornale divenuto la voce privilegiata del M5S, non appena il movimento tammariano ha deciso la propria confluenza nel movimento di Grillo. In tutto questo arco e fino alle porte della campagna elettorale ha accolto poco e con molti commenti critici gli scritti o le iniziative dei comunisti. Dopo la campagna elettorale, aumentato il ruolo di megafono del M5S e della Giunta che ora detiene il potere a Palazzo Colonna, ha escluso del tutto, non accogliendo ormai da settimane e settimane notizie, commenti, comunicati del PCI. Un altro aspetto sommario che caratterizza il giornale è l’ospitalità riservata a commenti sociali e culturali di personalità note. Una di queste è Ivano Ciccarelli. Nella sua ultima proposizione ospitata, si cimenta con un piglio da sociologo circa la questione della povertà nel nostro Paese. Però, anche se apparentemente non è evidente, la proposizione è nettamente politica e filopadronale. Nel senso di filocapitalistica. E proprio questo vorremmo contestare.

  1. Ciccarelli sostiene che, anche in virtù dell’aumento delle fasce di povertà, si può assumere come certezza che il problema per la nostra povera Italia è endemico.

Bene. Stando a questa sua catalogazione, allora ne deriva che in altre parti d’Europa o del mondo occidentale tale fenomeno è assente. E’ così? Risulta a qualcuno che non esistano poveri (moltitudini) in Europa o negli Usa o nel resto dell’occidente capitalistico? Ovviamente non è così. Circa i numeri e le varie fonti occorre sempre ricordare che l’asticella (a seconda che contenga parametri e criteri di un certo tipo o di un altro) può alzarsi o abbassarsi. Tuttavia è sotto gli occhi di tutti che le testimonianze dirette, ovvero le diverse fonti, tutte confermano che (in Italia, in Europa e nel mondo occidentale capitalistico) le persone alla deriva sono sempre di più. Ma, appunto, non essendo affatto un fenomeno “endemico”, esso va letto come causa di un qualche effetto.

  1. Ciccarelli indica “tecnicamente” che la formula che crea povertà è la saturazione dei mercati e la sovrapproduzione delle merci.

No. E’ come dire che un incidente automobilistico è causato dalla potenza erogata dal motore. Non ci siamo proprio. Il motore spento non causa alcun incidente. Una guida sicura e prudente non causa alcun incidente. Quindi, non avere di che produrre, ovvero, produrre meno, non ha come unico parametro eliminare chi era addetto a determinate merci. Ma, si può, scegliendo, diminuire l’apporto produttivo di ognuno (lavorare meno) per consentire a tutti di partecipare al diritto al lavoro (lavorare tutti) proprio come indica la Costituzione. Che cosa cambia in questo modo? Due possibili parametri: a) lavorando meno si dà meno salario abbassando il livello di vita (ritornando vicino al tema della povertà/qualità della vita); oppure si dà lo stesso salario (questa è la proposta comunista emersa tra i temi prioritari del Programma minio del PCI dal congresso di ricostituzione del PCI di fine giugno a Bologna a cui i comunisti marinesi hanno contribuito) togliendo meno accumulo di ricchezze nelle mani (tasche) dell’uno percento della popolazione italiana.

  1. Ciccarelli critica le politiche di welfare succedutesi negli anni. Probabilmente a ragione. Ma affrontando il tema dalla coda e non dalla testa, la critica stessa ripropone l’accettazione del tema sfruttamento del lavoro/frutto del lavoro.

Infatti, pur criticabile, l’aggettivazione della sperimentazione, se denominata reddito di cittadinanza e gestita con le stesse modalità regolamentari (vedi esperienze nei comuni a cinque stelle) farraginose e con tanto di ISEE; nonché utilizzando gli stessi fondi (stornati da utilizzi precedenti) del settore welfare in cosa può mutare? Solo nella gestione. Che è fatto importante, ma non qualificante. Ecco perché, ad esempio, sempre nel programma minimo dei comunisti è inserito il reddito minimo garantito collegato non al recepimento di un contributo economico o di servizi comunali gratuitamente; ma collegato a progetti di lavoro per la dignità che ciò comporta nel caso in cui un giovane, una donna, un uomo, (fuori produzione), debbano accedere al sostegno pubblico. Cioè la parte più chiara del punto in questione: NON un contributo di carità, MA un contributo di dignità. La stessa motivazione sostiene la campagna del PCI per l’abolizione di tutti i Ticket sanitari.

CONCLUDENDO

Se è questo lo stato di cose che riguarda la povertà, ben si comprende che le scelte che determinano queste nefaste conseguenze sono in capo alle scelte di politica economica nazionale ed internazionale. Tutte e due rapportate al sistema capitalistico (di imperialismo e guerre) che gli Usa, la Ue, e i governi italiani stanno conducendo da qualche anno. Quindi il modo migliore per affrontare la povertà è capovolgere questo stato di cose. Non partire da qui significa sperare una cosa stupida. Cioè che cambiando il soggetto politico (M5S) inserito al posto di altri soggetti politici (PD e/o destra) si risolva per maggior accortezza. Non è così. Chi lo dimentica, chi lo tace per scelta, chi lo manipola, fa un grande servigio al capitalismo, ai padroni e a tutti gli sfruttatori. Per questo, sempre noi comunisti abbiamo tra i punti cardine l’uscita dell’Italia dalla NATO (corpo armato dell’imperialismo Usa), l’uscita dalla Ue (incapace di una autonoma visione proposizione politica, capace perfino di chiudere gli occhi di fronte ai BRICS che cercano di proporre una alternativa a guerre e sfruttamenti nel mondo), la fine dei governi servili di questo stampo siano essi diretti da Renzi o da altri.

Maurizio Aversa, segretario del PCI di Marino.

CASTELLI ROMANI: SCANDALO ASTORRE

LE INTERVISTE PROBABILI. ORA, NON AL SENATORE BRUNO ASTORRE.
a cura di Furio Veroli

Il Sen. Bruno Astorre (PD)

Il Sen. Bruno Astorre (PD)

Abbiamo incontrato, seduti comodamente presso un noto bar vicino al Pantheon a Roma, a due passi da Palazzo Madama, il Sen. Bruno Astorre. Ci siamo imposti, come è nostro modo, talvolta sgarbato, di fare, anche se non propriamente invitati, ed abbiamo iniziato a porre domande.
1. Davvero come PD pensate che sarete uniti nell’indicare, come vuole il plenipotenziario Renzi, il Si allo stravolgimento della Costituzione fingendo di fare una riforma migliorativa?

  1. In che modo il PD ritiene di riuscire, oltre gli spot e le parole al vento del fiorentino, a vincere la crisi del capitalismo ormai irreversibile, come detto non da pericolosi marxisti comunisti, ma da Stiglitz?
  2. Ora che il PD non è più di sinistra, che molti sono già andati via e parecchi sono sull’uscio, a che serve voler ancora tenere la maschera?
  3. Se gli interessi capitalistici internazionali, ed in particolare europei, coincidono con gli indirizzi economici del governo Renzi, perché la proposta del Ministro Europeo delle Finanze è fatta da Germania e Francia senza che l’Italia venga presa in considerazione?
  4. Se ci fosse un rinsavimento nella politica economica e finanziaria e nella visione strategica di una sovranità nazionale italiana, perché Renzi e il PD non colgono l’occasione per disdettare gli accordi con la UE, con l’Euro, e con la NATO ormai connessi come strumenti di guerra ed imperialismo?

  5. Se Roma ha la necessità di un rinnovamento totale per rispondere positivamente alla battaglia – che non si sa se sia conclusa – contro Mafia Capitale e contro la corruzione, perché il PD con grande atto politico, di generosità e di umiltà non passa la mano e lascia esprimere le forze sane della sinistra?

  6. Analogamente, a Marino, la città più grande al voto dopo la capitale, in provincia di Roma, perché il PD che ha sbagliato a non tenere unite le forze utili al cambiamento già nella tornata precedente,( e negli ultimi dieci anni) non si acconcia ad un ruolo di sostegno, contro le destre e contro il populismo, affinchè le indicazioni che le forze sane di Sinistra stanno indicando siano vincenti?

COMMENTO
Come Tastorosso, per carità non testata giornalistica, ma semplice blog, abbiamo chiesto, via mail, al Senatore Bruno Astorre, se poteva rispondere a queste domande del nostro prezioso collaboratore Furio Veroli. Purtroppo, trascorsi molti giorni, non solo non ha risposto ai quesiti, che ognuno può vedere concreti e di attualità, ma in modo sgarbato, non ci ha neppure degnati di un cenno! Non è comportamento da eletto del popolo! Non è da democratico! Non è da castellano! m.a.

LA LINEA E’ TIRATA: o di qua, o di là

In ordine di tempo, l’ultima uscita piddina, non solitaria, si manifesta con un comunicato a triplice firma in cui si chiede a Sel di chinare il capo in pubblico. Cosa accadrà nelle prossime ore e nei prossimi giorni, in cui sono in subbuglio correnti e partiti dell’ex centrosinistra nazionale, non si può prevedere. Oppure si.

LA LINEA E’ TIRATA: o di qua, o di là
di maurizio aversa

Eleonora Di Giulio, già candidata sindaco al Comune di Marino con l'UCS

Eleonora Di Giulio, già candidata sindaco al Comune di Marino con l’UCS

A Marino, l’abbiamo affermato più volte, occorre che, finalmente, la politica sia meno schizofrenica e riallinei i propri parametri di appartenenza. Il nostro intento, era ed è di contributo a chiarire e semplificare, soprattutto nei confronti dei cittadini. Molti hanno compreso, altri hanno colto la riflessione ed usata a proprio piacere. Intanto è un piccolo successo che si torni, oltre i personalismi, a parlare di politica misurandosi sulle priorità, sulle idee, sulle scelte di indirizzo politico. Questo non può essere univoco, né essere come un elastico. L’indirizzo politico può determinarsi per scelta ideologica oppure per similitudine politica. Nel nostro caso, non l’abbiamo mai nascosto, la disponibilità a misurare programmi e scelte di un ampio centro sinistra locale, oltre che differenziarsi per il giudizio disastroso sulla destra al governo di Marino, è stato, ed è assolutamente critico anche nei confronti del Governo Renzi e del PD suo principale sostenitore. Questo perché è chiaro il nostro intento ideologico di essere totalmente alternativi agli indirizzi e alle scelte che il PD rappresenta. Non di meno, per una scelta di non arroccamento, siamo sempre stati pronti e possibilisti circa il lavoro politico e la proposta portata avanti dall’UCS e poi dall’ex UCS, con protagonista sempre più netta la guida di Sel. Ora che accade? Nulla, secondo noi comunisti, che non avevamo pessimisticamente già preventivato. La potenza politica del ricatto piddino comincia a mietere frutti. Così, senza discernere mette insieme il loglio e il grano. Non solo. Il mastodonte piddino si spinge oltre: fino a cercare la sottomissione pubblica degli eventuali, ricercati, alleati-sudditi. Infatti, dopo aver acquisito, pubblicamente mostrando le stimmati degli strali lanciati a mo’ di vomito di alcuni – ora alleati sicuri – contro proprio il PD, e ridotti a cagnolini mansueti; ora vorrebbe nientepopodimenoche la sottomissione politica degli ex UCS perché – reato di lesa maestà – si sono permessi di stringere un leale, sincero, chiaro, trasparente e pubblico accordo coi Comunisti. E cosa dovrebbero fare, i chiamati in causa? Semplice, comunicano pubblicamente il PD e i fedeli cagnolini: Sel deve andare in sede del PD, accettare il documento che inneggia al Governo Renzi. Accettare che non sono previsti (e neppure nominati, non si sa mai equivocassero) i Comunisti in nessun ruolo di alleati o sudditi. Ci dispiace tutto ciò? Certo per il meccanismo della legge elettorale delle amministrative, è molto, molto miope questo comportamento. Ma, ai fini della nostra ricerca della semplificazione politica, a noi sta bene. Nel senso che pur se a sinistra c’è un dibattito sulla sinistra stessa, sicuramente non ci sono dubbi sulla collocazione antirenziana, e delle politiche capitalistiche che in primis il PD sta portando avanti nel Paese, impoverendo sempre più i deboli ed arricchendo sempre più i pochi straricchi. Quindi, se in queste ore e in questi giorni, il risultato sarà che la prepotenza PD metterà gli scarponi sulle tante individualità e soggettività politiche, anche a sinistra, avremo come esito una proposta politica capeggiata dal PD in chiave anticomunista e filorenziana. Al contrario, se il tentativo prepotente piddino sarà ricacciato indietro dai destinatari ci sarà una forte e coesa coalizione portatrice di una proposta politica di centro e di sinistra coi comunisti. Una terza ipotesi? Noi siamo pessimisti, ma qualche ottimista potrebbe vedere un PD che comprenda l’utilità del rispetto paritario che non escluda nessuno e che accetti l’indirizzo con la barra a sinistra, senza inneggiare a Renzi ed accogliendo un ottimo candidato a sindaco non del PD.

protagonisti e interpreti

Protagonisti e interpreti

Ricostruzione di una seduta del Senato dell'Antica Roma

Ricostruzione di una seduta del Senato dell’Antica Roma

Mo’ pare che è de moda strillà che tutto è ‘ngran miscujo.
Po esse. Ma potemio puro usà l’occhi pe ariconosce ‘e cose.
Presempio quelli che dicheno che li partiti nun vanno bene,
che fanno de diverzo? L’ho visti: se riunischeno, dicono delle
mejo scerte da fa, poi t’ensegneno uno peffà ‘r sindaco.
Inzomma né più né meno, che come l’artri stanno a fa.
Però, poi, quessi se dividono in du fazzioni: quelli che
“che schifo la politica e li partiti” mejo co’ me’ che so
‘na lista civica, e ‘nquanto tale mo’ nasco e mo’ moro,
senz’arte né parte e possò di ch’ero de destra o de sinistra
o puro de gnente, che tanto è uguale. Poi nun me ritrovi.
La seconna fazzione è più complessa. Penza che s’ariempie
la bocca, artro che ‘n bicchiere de Marino, se la riempie de
la magica parola, l’onestà. Aggiugnendo spesso che loro de
se stessi penzeno d’esse come le vergini. E c’è chi ‘npo’ je crede
pe’ via der qualunquismo de vent’anni de merda de berlusconismo;
ma come spesso accade, a guardà che ‘n tutta la nazzione più
de ‘n terzo ja vortato le spalle, se serifamo solo a qua vicino,
‘na vergine che era, c’ha messo ‘nfrego a movese da
mignotta d’esperienza che manco ‘na puttana a Tor Sapienza.
Ecco ch’allora, li lamenti der gran miscujo è mejo de lassallo
a chi ‘nc’ha voja nun dico de ‘nfan cazzo, ma manco de usà ‘npo’ de cervello.
Ecchè rimane? Resta ch’ognuno se mette a buzzo bono
S’enforma, sceje, a chi vo dì li morti, che lo facesse; a chi
fiducia gliela vole dà a quarcuno, la strada è operta.
Inzomma è la democrazzia: la poi pià pe’ scherzo o peddavvero;
poi rivorgete ar supernovo oppure all’usato; de certo
se partecipi e decidi nun cjai doppo da rimpiagne er risurtato.

li potenti

Dopo la serata dedicata al Belli: ho visto gente che si faceva prendere la mano. E con la mano presero la penna e un soffio di sfrontatezza fino a scrivere contro “li potenti”.

Ponte di ferro, Palazzo Salviati

Ponte di ferro, Palazzo Salviati

Sortite signori miei, nun coprite l’azzioni che
rimabalzanno dalle 16 fratte a fronte del palazzo Pontificio
in cui prima le poste vaticane servivano!
Sortite miei signori e nun annosconnete li penzieri.
Perché quessi sso tutti bboni sempre, dovete, salvo ognuno,
decide solo de aveccelo ‘npenziero!
L’amichi nostri, acciò che ve serva, vonno proprio esse de sinistra.
A voi che resta? De facce sapè quer piccolo dettaglio che v’abbita ‘ncapoccia.
Perché er contrario nun vale. L’amichi nostri nun devono passà nessuna forca.
Mica che voi state lì a scrive er cartello a Ponte de fero
“il pedaggio si paga all’altra sponda”.
Perché l’amichi nostri sotto c’hanno vergato
“sempre che prima non t’inghiotta l’onda”.
E questo è risaputo, è pevvia de li flutti che stanno attorno avvoi.
E, neppure vale che provate trucchi, che voi sete maestri, a cambia scritta:
“All’altra sponda si paga il pedaggio”.
Perché sempre l’amichi nostri, fedeli de Pasquino, ve risponnono sotto:
“Se non ti mancano i soldi ed il coraggio”.
Inzomma: noi avemio capito come le cose stanno, puro le vostre.
Mo’, non appena l’avreto scoperto puro voi ce le potete dì,
magari ‘n pubblico…. Poi se sarà che nun saremo inziemo,
magara sarà mejo, se no pevvoi, certamente pe’ li cittadini chè
‘nvece de sentisse cojonati potranno sceje de tornà a sinistra.

Diario quasi quotidiano. Nota numero cinque. Amministrative Comune di Marino. TOCCA A NOI, PERCHE’…

Amministrative Comune di Marino. TOCCA A NOI, PERCHE’…
di maurizio aversa

Maurizio Aversa, PCdI, interviene alla manifestazione per la legalità a Marino,

Maurizio Aversa, PCdI, interviene alla manifestazione per la legalità a Marino,

La politica è anche l’arte del possibile. Ma non si può sacrificare chiarezza e trasparenza verso i cittadini, specialmente quelli che sono meno protetti, più deboli e sfruttati, allungando un brodo di dialogo, che necessita della volontà di tutti i soggetti in campo, quando alcuni di questi non vogliono. Occorre essere chiari, prendere atto, inquadrare la fase attuale che stiamo vivendo e, soprattutto essere conseguenti. Spieghiamo.
Sarebbe stato fin troppo facile, in un comune commissariato a seguito di scioglimento per fatti di giustizia, presentarsi ai cittadini con una solida e nutrita coalizione “alternativa” a quella che aveva prodotto (tra l’altro da quasi dieci anni) questo sfascio politico, sociale, economico e di legalità. Ciò non sarà possibile. Ognuno illustrerà le proprie ragioni e i propri comportamenti. Tuttavia, fatti che non si possono smentire, localmente e nazionalmente, sono dovuti alla unica responsabilità del PD.
Non bisogna andare lontano – citiamo in positivo Albano, dove tutto ciò non è avvenuto – per mostrare la miopia del PD marinese a non volersi misurare con i partiti della Sinistra, non rispondendo, diluendo tempi, anguilleggiando e, infine, scegliendo il vecchio metodo democristiano dei contatti personali, segreti, spezzettati. Quindi, a fronte dello sfascio della destra, della chiusura manichea del M5S (mai con i partiti: per paura di verificare distanze e similitudini che li disturberebbero nel tentativo di giocare la logora carta del “salvatore della patria”), e della inadeguatezza del PD; oggi, spetta in primo luogo alle forze politiche di sinistra e, in senso più ampio, alle forze sociali, culturali e dell’associazionismo, prendere in mano la bandiera della rinascita di Marino.
Prima di tutto Sel, Prc, Pcdi, e Psi, hanno il dovere di indicare la strada comune di un programma di legalità e rinascita della città. Quindi hanno il compito, non facile, ma possibile, di rendere concreta questa scelta per i cittadini, per il popolo democratico e di sinistra, per i traditi e gli illusi dal centrodestra. Conseguentemente la sinistra ha da svolgere il ruolo di attenta controparte positiva per accogliere le proposte, le istanze, e le candidature per il Comune tra le associazioni culturali, tra i soggetti economici (artigiani, commercianti, agricoltori) e le realtà sociali.
La forma non sarà un problema-ostacolo. Occorre l’intelligenza ed il rispetto reciproco di tutti per decidere in condivisione circa il tipo di Coalizione, circa la Lista o le Liste da costruire con iniziative pubbliche in parallelo al programma.
Il Viceprefetto, dott.ssa Enza Caporale, Commissario del Comune di Marino

Il Viceprefetto, dott.ssa Enza Caporale, Commissario del Comune di Marino


Ciò che non potrà mancare sono: la partecipazione, il ruolo dei Partiti, il segno di Sinistra il riconoscimento di ognuno: socialisti, comunisti, sinistra, progressisti.
Mirko Laurenti, Sel

Mirko Laurenti, Sel

Negli incontri che svolgeremo a breve, e di cui renderemo noti esiti, percorso, scelte, noi Comunisti contribuiremo a scegliere il programma di Sinistra e alternativo che si attendono i cittadini; la coalizione coerente con queste attese da soddisfare; la presentazione dei candidati rappresentanti Partiti e società; la individuazione della candidatura per il Sindaco.
Falviano Marrucci, Prc

Falviano Marrucci, Prc


A livello nazionale è oramai chiaro che la scelta di Renzi e del suo PD, è quello di “utilizzare-strumentalizzare” le prossime amministrative non come confronto per le città dove si vota; ma come premessa per trovare consensi che gli consentano di giungere al Referendum che stravolga la Costituzione (entro il 2016). Quindi una prova di forza che guarda solo agli interessi del PD e di chi (forze economiche e poteri forti internazionali come la Ue) vuole che la Costituzione repubblicana nata dalla Resistenza sia stracciata; senza nessuna attenzione di merito alle singole città, ai singoli comuni che vanno al voto!
Sergio Mestici, Psi

Sergio Mestici, Psi


Tutto ciò farà rialzare la testa al centrodestra? E’ probabile. Rafforzerà il M5S? E’ possibile. Ma ciò che noi Comunisti ci sentiamo di sottolineare con forza a Marino è che il sentimento di legalità unito a quello di cambiamento e di rinascita che la sinistra può proporre a tutti i cittadini di Marino è forte, autentico, concreto.
Per questo è necessario che chi dovrà guidare questa scelta, al più presto indichi ai cittadini, agli elettori che non hanno esercitato il diritto di voto, a quelli frastornati dallo sconquasso del centrodestra, a quelli semiabbandonati dal PD e all’intero popolo della sinistra, che sono pronti.
Lo deve fare Sel, lo deve fare Rifondazione Comunista, lo devono fare i Socialisti, lo dobbiamo fare noi Comunisti.

Diario Quasi-Quotidiano. Nota numero quattro. METTO SOTTO ACCUSA ADRIANO PALOZZI.

Diario Quasi-Quotidiano. Nota numero quattro.
METTO SOTTO ACCUSA ADRIANO PALOZZI.
(NON PER COLPIRE LA PERSONA, MA PER COMBATTERE FEROCEMENTE LA PROPOSTA POLITICA FALLIMENTARE CHE ORRENDAMENTE RIPROPONE!)
di maurizio aversa

maurizio aversa

maurizio aversa

Qual è il succo di gestione di un bilancio (comunale, regionale, statale,europeo) con indirizzo liberista, cioè condotto sul binario capitalista? E’ semplice. Il bilancio, secondo “lor signori” è così pensato: i servizi pubblici sono calcolati come deficit; e i salvataggi bancari sono calcolati come una funzione pubblica. E’ tutto qui. Né più, né meno.
Ad esempio, Renzi ha straparlato sullo sciopero al Colosseo. Ad esempio, Ignazio Marino ha straparlato anche lui. Ad esempio, Adriano Palozzi non ha detto una parola sulla vicenda. Tre modi, di opportunismo politico differente, ma tutti e tre sul binario capitalista con l’idea malsana che i servizi pubblici sono un deficit nei bilanci!
Renzi deve pensare a come far quadrare la modifica ormai terminata della cancellazione di ogni riferimento di sinistra al “suo” PD, con l’accondiscendenza alla finanza internazionale, nazionale e locale. Il suo è un capitalismo spalmato. Ignazio Marino, pur impegnato nella sua nobile battaglia capitolina, non ce la fa a scegliere il sostegno ai lavoratori. Per cui, un po’ per opportunismo (così non l’attaccano dai poteri forti), un po’ perché si sta adattando al capitalismo modaiolo, attacca addirittura i lavoratori.colosseo_2
Adriano Palozzi tace. Un silenzio che, politicamente ha il significato di non voler associarsi – neppure per opportunismo politico di attacco a Governo, o Regione o Comune – a nessuna ipotesi di sostegno ai lavoratori come la Cgil, i comunisti e altri stanno facendo. Perché nella sostanza anche egli pensa che il servizio pubblico è un deficit.
Ora nei confronti degli altri due personaggi, noi sbandieriamo i sacrosanti diritti dei lavoratori sfruttati e non pagati (infatti nella tarda sera della manifestazione-assemblea sono poi usciti i soldi “dovuti” e non tutti); noi sosteniamo chi vuole far cancellare questa idea capitalistica del servizio pubblico come deficit. Si pensi semmai a far rientrare nelle casse pubbliche i soldi di chi evade: e non è chi non ha nulla o il ceto medio (pure se all’interno ha comportamenti analoghi), i soldi veri sono nelle mani di pochi, soliti, noti.
Invece, nei riguardi del pezzo da novanta castellano, abbiamo da far valere di peggio.
Infatti, tacendo, il consigliere regionale, si nasconde. Da cosa? Dal conoscere bene l’argomento deficit applicato alla gestione di bilanci pubblici. Il riferimento diretto, non è alla denuncia pubblica resa nota dal corriere della sera Roma, circa indagini su gestioni e periodi di responsabilità politica massima (era il Presidente!) del COTRAL. Infatti di questa vicenda, la parte giudiziaria, a noi non interessa. Se saranno provati reati è bene che paghi.
Interessante, invece, è l’aspetto della gestione. Che, appunto ci riconduce al rispetto e difesa dei lavoratori che in Adriano Palozzi, presidente COTRAL, non è mai passato “manco pe’ a capa”. Al contrario è stato attentissimo, il presidente, punta di diamante del centrodestra polveriniano, a dimostrare che servizio pubblico è deficit. Come? Creandolo lui stesso. In che modo? Col modo più antico del mondo: favorendo (se lecitamente o illecitamente dirà quell’indagine) un funzionario apicale, tal Silvio Blasucci, nella concessione, oltre il contratto normale che già prevedeva bonus etc., anche un aggiunta di 800.000 euro (non gli 80 di Renzi, o un regalo di 80.000 ma 800.000!) in caso di licenziamento. E quando gli fa questa aggiunta di deficit pubblico? Il giorno prima di lasciare l’incarico. Della serie: se non faccio questo atto, domani i mezzi COTRAL non camminano.
Potremmo invocare la facile battuta che un politico locale – ben distinto dal collega di partito Fiorito – che ha marcato la sua filosofia politica con l’idea di “Oltre”. Beh, l’ha dimostrato: oltre la decenza dei conti; oltre il buon senso amministrativo; oltre quanto si aspettava lo stesso funzionario forse.
Ma il punto politico qual è? E’ semplice: chi, tra i sostenitori del capitalismo e, quindi della teoria che all’interno dei bilanci pubblici, i servizi pubblici sono deficit, spesso ci troviamo proprio chi ne è la causa o, comunque chi nelle scelte gestionali dimostra il fallimento di questa idea capitalistica e quindi politica che la sostiene.
anim-piccolabandiera_rossaEd ecco l’attacco. Come si permette, questo ex capo politico, ex cattivo gestore, ex sindaco, ex candidato parlamentare, tuttora ottimo rappresentante di casta, di voler intervenire, ancora oggi a Marino? Nella situazione delicata e drammatica in cui la politica, la proposta politica che egli ha contribuito ad attuare mostra il suo volto fallimentare se non vuole chiedere scusa, deve almeno tacere. Farsi dimenticare. Non ipotizzare chissà quali rivincite. Ci sarà smembramento dei sostenitori dell’idea politica palozziana originaria? Forse si, e sarà un bene. Ma in un caso o nell’altro, nessuno spazio, nessuna cittadinanza di merito può essere riconosciuta a chi ha illuso e poi sfracellato Marino!

Nota numero Tre del Diario Quasi-Quotidiano. MARINO. IN QUESTE ORE IL COMMISSARIO PREFETTIZIO A PALAZZO COLONNA.

MARINO. IN QUESTE ORE IL COMMISSARIO PREFETTIZIO A PALAZZO COLONNA.
Silvagni: da Rebibbia a Casa. Comune di Marino: da Consiglio eletto a commissariamento.
di maurizio aversa

maurizio aversa

maurizio aversa

Sembra che la scelta per guidare il Comune di Marino fino alle probabili elezioni amministrative di primavera, sia ricaduta sulla dottoressa Enza Caporale. Valente funzionario statale, proveniente dalla sua prima esperienza a Pordenone, poi L’Aquila fino a Roma (dove ha contribuito a stilare la relazione su Mafia Capitale). In particolare ha la responsabilità, da Viceprefetto, di seguire gli Enti Locali, le elezioni e la questione dei campi nomadi.
Il Viceprefetto, dott.ssa Enza Caporale

Il Viceprefetto, dott.ssa Enza Caporale


Colpisce immediatamente la vicinanza delle notizie circa il commissariamento del Comune (avvenuto finalmente per le dimissioni dei consiglieri della maggioranza di centrodestra a testimonianza del loro fallimento politico-amministrativo), e la probabile scarcerazione di Fabio Silvagni data per imminente almeno da tre fonti “bene informate”: la testata Il Mamilio; il Presidente (e amico personale di Fabio Silvagni) del Sistema Bibliotecario Castelli romani; l’ex capogruppo di Forza Italia a Marino, avv. Remo Pisani.
Sul piano umano, fa piacere che una persona non subisca più la privazione della libertà. Sempre sul piano umano è “risibile” la giustificazione che vuole essere data a posteriori (dal centrodestra marinese) e che ufficialmente non si è avuto il coraggio di scrivere da nessuna parte, circa il fatto che le dimissioni siano “un gesto di amicizia per Fabio, per farlo tornare a casa”. Se fosse così, da quando è stato trasferito dai domiciliari a casa, a Rebibbia (e sono settimane!) non potevano dimettersi subito? O dopo un paio di giorni? Oppure il “gesto di amicizia”, scatta dopo un tot di giorni e settimane?
La verità politica è che molti di costoro (consiglieri comunali e non) hanno inteso strumentalizzare al fine di battaglie personali, al fine di posizionamenti di potere futuro, al fine di pararsi quanto più ci fosse da parare, tutta la vicenda che ruota attorno al problema giudiziario che ha colpito Fabio Silvagni e altri. Soprattutto in previsione degli eventuali sviluppi delle indagini che ancora non sono state dichiarate chiuse.
Quindi, in queste ore, gli uffici comunali avranno l’impegno di mettere il Viceprefetto nella condizione di conoscere appieno la realtà amministrativa marinese con relazioni e promemoria.
Nelle stesse ore, gli affetti familiari e amicali accoglieranno con sollievo il probabile ritorno a casa dell’ex sindaco Silvagni e lo accompagneranno nell’impegno delle prossime settimane e mesi per verificare se si giungerà ad un improbabile proscioglimento senza processo, oppure alla celebrazione dello stesso.
Intanto le reazioni politiche confermano che il panorama politico marinese, il dibattito e il confronto tra le forze che si propongono di governare la città, è ad un livello di impossibilità di confronto credibile con la destra. Oltre la vicenda della dimostrazione del fallimento; c’è, infatti, una pervicace riproposizione di litanie parolaie, qualunquiste, arroganti, nervosamente arroganti, da parte di chi la destra l’ha aggregata e rovinata: l’attuale consigliere regionale marinese.
Quindi ciò che resta per ricostruire un tessuto partecipato alla vita democratica è: non una certificazione delle “appartenenze”, ma la certezza di un percorso rigeneratore, ovviamente che non può comprendere, in primo piano, come protagonisti, molti degli ultimi eletti che hanno seduto sui banchi di Palazzo Colonna.
Percorso rigeneratore che può, -ma qui deve intervenire l’intelligenza politica della volontà soggettiva dei singoli e delle forze politiche -, ripartire anche da una totale o parziale scomposizione della compagine dei Moderati. Infatti, tolta la coincidenza di opportunità, opportunismi, utilitarismi, molti dei quali accordati sottobanco, non resta poi molto che leghi in termini di idee, di proposta, di valori perfino, pezzi del cattolicesimo sociale, con parte di origine socialcomunista, coi fascioleghisti!
Massimo Prinzi, presidente del Sistema Bibliotecario Castelli romani con Fabio Silvagni, ex sindaco di Marino

Massimo Prinzi, presidente del Sistema Bibliotecario Castelli romani con Fabio Silvagni, ex sindaco di Marino

Proprio questa scomposizione, che non deve essere richiesta e vissuta come “vendette” politiche da inscenare; ma neppure come un comodo balletto; è la vera chiave per ridare a Marino certamente una buona amministrazione. Ma soprattutto è la base per far ripartire un ricco dibattito culturale che qualifichi ed elevi il ruolo della città, della sua comunità, nel consesso sovracomunale e nella prospettiva temporale del futuro; che ora è inesistente in quanto a considerazione extraterritoriale (e non si tratta, appunto solo della inadeguatezza del personaggio Palozzi); e asfittica per quanto a mancanza di visione di ruolo e sviluppo della città rispetto alle proprie vocazioni!
Tutto questo è possibile, appunto se alcuni (molti?) dei protagonisti di questa vicenda, assumono in prima persona non il ruolo di riproposizione di se stessi, ma il ruolo di promotori di questa nuova fase. E’ possibile! Allo stesso modo, ciò è facilitato se le proposte programmatiche e politiche che, necessariamente, a breve (in vista di primavera) inizieranno ad essere vagliate non abbiano come macigno né la grande coalizione di centrosinistra a tutti i costi, ma neppure l’esercizio della discriminazione a che ciò non avvenga.
Insomma, c’è un nuovo gruppo dirigente che deve far valere, idee, modi di interpretare la democrazia partecipata, che sul solco sicuro della sedimentazione della cultura e della storia della sinistra a Marino, può autorevolmente attivare una svolta. Svolta di crescita e rinnovamento, svolta politico-amministrativa che rimette la barra a sinistra.
Facili e interessati qualunquismi, stanchezza delle vecchie esperienze personali, che portano a sciovinismi politici facilitano, oggi, solo una rinuncia alla politica, alla politica sana, e conducono nell’indistinto, a preferire avventure dell’antipolitica. I grillini sono una manifestazione della malattia che stiamo attraversando, non sono la cura.
Un a veduta su Marino dipinta dal Van Vittel. Scelta come copertina del libro e della mostra "Marino e i Colonna"

Un a veduta su Marino dipinta dal Van Vittel. Scelta come copertina del libro e della mostra “Marino e i Colonna”


Certamente, nel bene e nel male, sia della vicenda partito, che della vicenda scelte programmatiche una delle maggiori responsabilità locale, non tanto per il passato (che, appunto; è passato: va conosciuto ma senza che sia condizionante di pregiudizio), quanto per l’attualità, risiede nel ruolo del PD.
La forte Sinistra che si è formata e si sta affermando a Marino – anche grazie al ruolo dei comunisti – ha il compito di verificare e, poi, scegliere liberamente, alla luce del giorno, e col confronto partecipato dei cittadini, ogni possibile aspetto di attuazione della svolta politico-amministrativa che può realizzarsi qui a Marino.
La palude può essere prosciugata, una rinascita è auspicabile e a portata di mano. Ognuno ci metta quello di cui è capace: generosamente.

Nota numero due del Diario Quasi Quotidiano. Castelli romani Olimpici? Una proposta.

DIARIO QUASI-QUOTIDIANO (02 – 16 settembre)
Castelli romani olimpici? Una proposta.

di maurizio aversa

maurizio aversa

maurizio aversa

In queste settimane e ultimi giorni, dai quotidiani e dai media in genere, viene rilanciata la proposta di utilizzare i siti dei Castelli romani per lo svolgimento delle Olimpiadi 2024.
Il consigliere metropolitano Pasquale Boccia e il sindaco di Castel Gandolfo sono quelli che hanno indicato dalla tribuna pubblica tale richiesta. In verità, sia i Pratoni del Vivaro, sia il Lago di Castel Gandolfo non sono siti “nuovi” ad accogliere eventi internazionali di prestigio assoluto.
Tuttavia, pur non creando, ancora, un vero e proprio dibattito politico e istituzionale, l’atto più di rilievo, ossia la lettera della prima cittadina di Castel Gandolfo, Milvia Monachesi, spedita a Luca di Montezemolo, è un fatto istituzionale e politico di assoluta importanza.
Il sindaco di Castel Gandolfo, Milvia Monachesi

Il sindaco di Castel Gandolfo, Milvia Monachesi


Tanto importante, che viene da chiedersi: perché non supportare tale iniziativa (ancora solo intenzionale) con un vero confronto di merito che amplifichi la portata e il sostegno, oltre che un coinvolgimento che non sia solo calato dall’alto?
In altri termini, la governance del territorio, specialmente dopo la soppressione delle Province, ha assunto variabili prima meno pregne di primaria grandezza. Ma oggi, pur nei limiti decisionali per via delle carenze gestionali dei mezzi; è indubbio che la visione di insieme che hanno non solo la Città Metropolitana, ma anche il Parco dei Castelli romani e il Sistema Bibliotecario dei Castelli romani sono di complementarietà riconosciuta per disegni a lungo respiro.
Luca Nardi, promotore del gruppo Salviamo il lago Albano

Luca Nardi, promotore del gruppo Salviamo il lago Albano

Non solo, anche la partecipazione attiva, come il gruppo “Salviamo il Lago Albano” e altri organismi orizzontali simili, per non dire del ruolo strategico degli studi che possono produrre o hanno già pronti gli uffici-studio delle banche locali o dei sindacati come la Cgil territoriale; possono contribuire a rendere una idea, qualcosa che concretamente, non solo dall’alto, possa essere vagliata, analizzata, licenziata e quindi verificata fino in fondo ed in ogni aspetto.
Quindi, senza nulla togliere alla primogenitura della richiesta avanzata, proponiamo: non può uno degli enti sovracomunali, oppure il sindaco Monachesi, promuovere una assemblea castellana in cui iniziare un percorso di confronto per vedere se è massimamente ben accolta e in che modo l’idea dell’impegno olimpico, oppure no? Riferiremo dell’eventuale riscontro ottenuto alla proposta.
Il Presidente del Parco dei Castelli romani, Sandro Caracci

Il Presidente del Parco dei Castelli romani, Sandro Caracci

Il Presidente del Sistema Bibliotecario dei Castelli romani, Massimo Prinzi

Il Presidente del Sistema Bibliotecario dei Castelli romani, Massimo Prinzi

Prima nota sul Diario quasi-quotidiano. Marino: Palozzi e il polverone qualunquista

DIARIO QUASI-QUOTIDIANO (01 – 15 SETTEMBRE)
di maurizio aversa

Maurizio Aversa, interviene in piazza San Barnaba per chiedere le dimissioni di Fabio Silvagni

Maurizio Aversa, interviene in piazza San Barnaba per chiedere le dimissioni di Fabio Silvagni

Eccoci. Come scritto e detto, questo è il primo pezzo del Diario quasi-quotidiano. I nostri – collettivamente parlando – cinque minuti di rivoluzione. Perché analizzando, descrivendo, proponendo possiamo rivoluzionare singole cose o molte o…il tutto!
Affronto qui le dichiarazioni di Adriano Palozzi. Uomo politico di destra fino a poco tempo fa in forte ascesa, ed ora in accelerata discesa. Così sembra. Addirittura, per notizie sottobanco o per denigrarlo, fin sui giornali, si è giunti a definirlo vicino o prossimo a cavalcare la Lega di Salvini! Fatti suoi.
Tuttavia, un pochino ci interessa. Perché il personaggio, e tutte le cose di rilievo politico e meno che muove attorno a se riguardano molta parte dei Castelli romani e Marino.
Le dichiarazioni che ha diffuso a mezzo stampa oggi, sostanzialmente servono per alzare un gran polverone per non far distinguere le cose. Noi, pazientemente, scomponiamo le particelle inquinanti fatte vorticare, e mostriamo lo zero politico, la paura, e il vuoto ideale che sono dietro queste dichiarazioni che, se dovessimo chiuderla qui, dimostrerebbero tutta la non politica, la non proposta della destra, oggi a Marino.

La pagina del Giornale della Provincia (15 sett) che ospita le tesi palozziane

La pagina del Giornale della Provincia (15 sett) che ospita le tesi palozziane

Accusa Palozzi (sul Giornale della Provincia) che: 1. E’ partita la speculazione politica sulle dimissioni di Fabio Silvagni 2. La città di Marino vive un dramma per le dimissioni, così come la famiglia 3.Ci sono comunicati gioiosi per le dimissioni stesse.
Innanzitutto, nello scritto riferito e virgolettato al consigliere regionale di Forza Italia, non c’è neppure un accenno, se non politico, almeno culturale e comportamentale dello stesso, in quanto ex sindaco e in quanto “maggiorente” della destra marinese e castellana, ad una piccola autocritica. Anzi, nella vena del personaggio “marchesian-grillino” (io so io, e voi nun sete un c..), Palozzi se la prende pure coll’immaturità di alcuni esponenti del centrodestra/moderati che hanno favorito le dimissioni di Silvagni!
Quindi, non solo zero autocritica, ma addirittura ingenerose accuse ai propri alleati partecipanti. Su che cosa? Sulla speculazione politica delle dimissioni. Vediamo cosa è questa speculazione. Ci sono state alcune dichiarazioni che sostanzialmente hanno “certificato” che, se si dimette il sindaco è una novità con cui fare i conti. Dov’è la speculazione? Sembra al leader della destra che questo elemento sia una sorta di “pratica da scrivania”? Davvero occorre alzare polvere per nascondere che un atto atteso per due semplici motivi è stato ritardato “con grande speculazione politica” da chi ha frenato fino ad ora Silvagni dal compiere questo gesto “normale” in questa condizione. I due semplici motivi sono: che chiunque si trovi nella posizione di reggere una responsabilità istituzionale (derivante da risultato politico legittimo) e incappare in forte contraddizione circa la libertà di movimento, come appunto è l’essere indagato e l’essere recluso è bene che risolva la contraddizione rinunciando all’incarico istituzionale. Inoltre, e qui il secondo motivo è proprio il più lampante per chi “tiene” al benessere della persona Silvagni e della sua famiglia, liberarsi dell’incarico, consente all’ex sindaco di avere mani libere per difendere il proprio operato, la propria persona, proprio dalle accuse e dall’origine di esse o dalle conseguenze di esse. Quindi, fatto depositare il pulviscolo su questo aspetto, chi “fa speculazione politica” è chi contrasta tutto ciò. Appare evidente che chi specula è Adriano Palozzi e non si sa perché: magari lo scopriremo in seguito.
La seconda accusa sul “dramma” che vive Marino e la famiglia, qui davvero il vortice polveroso rasenta un girare su se stessi. Possibile che Adriano Palozzi non abbia ancora compreso – oppure fa polvere per nasconderlo perché è scomodo per lui e la sua parte?- che il dramma di Marino sono il quasi-vuoto di potere; l’indirizzo inesistente; l’incapacità ad amministrare oltre lo scadenzario “normale” dei decreti che guidano la Pubblica Amministrazione e quindi anche i comuni indipendentemente da politica, programmi, scelte! Davvero Palozzi pensa che i cittadini siano disposti a bersi la bottiglia delle bugie che Marino è una reggia del paese di bengodi e solo quattro comunisti che denunciano sono il male del paese? E, in questo dramma, in questa polvere drammatica, perché ci infila la famiglia di Silvagni? Che c’entra? Lasci in pace chi deve pensare a difendere un proprio congiunto! Se vuole fare politica lo faccia senza strumentalizzare e spieghi dove origina il dramma della città di Marino. Se dimostrerà che è causa nostra, provvederemo a togliere di mezze gli ostacoli, anche chiedendo scusa. Ma già sappiamo che non lo farà (perché non può) e che, oggettivamente, non ci sono le condizioni per attribuire a nessun altro che al centrodestra la disastrosa situazione in cui siamo paludati.
La terza accusa, mettendo polverone con polverone, il consigliere regionale la agita entrando nel merito dei commenti sulle dimissioni. Un polverone qualunquistico lo alza, facendo tutto un insieme di singoli post di commento sui social (per essere chiari, personalmente neppure mi ci metto dietro ai singoli, che pur se spinti dalla denuncia di un estremo fastidio circa lo stato di cose, dicono parolacce e insulti verso questo o quel personaggio. Invece Palozzi ne tiene in gran conto. Non so perché, ma politicamente è davvero irrilevante e di malcostume prenderli come riferimento per esternazioni politiche); per poi unire questi post a diversi accenti critici che singole forze politiche hanno utilizzato sulle dimissioni di Silvagni. Può qualche forza politica esprimere gioia per le dimissioni? Se riferito al fatto dello “sblocco” della situazione di stallo si, secondo me. Se lo fa pensando di avere già vinto le prossime consultazioni, forse è un po’ puerile e comunque poco assennato come atteggiamento, ma sempre legittimo. Comunque sia, queste posizione di merito politica circa le dimissioni, non possono – è davvero disonesto intellettualmente! – essere messe in relazione diretta con i singoli commenti sui social. Per questo utilizzare la grettezza di questi ultimi, da parte di Palozzi, per far finta che siano i partiti, la Sinistra, a comportarsi così, è da maleducato politico. E’ da inquinatore della verità delle cose. E’ da qualunquista e fascista!
Come dimostrato, se vien fatta depositare la polvere, delle parole di Palozzi, non resta nulla con cui misurarsi politicamente, ancor meno culturalmente e idealmente.

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